_Big Data_ (libro)

[copertina] I Big Data sono l’araba fenice dell’informatica: che ci siano ognun lo dice, cosa siano nessun lo sa. O meglio, qualcuno lo sa ma si tiene ben stretta la nozione, e non riesco a dare loro tutti i torti. Devo però dire che leggendo questo libro (Viktor Mayer-Schönberger e Kenneth Cukier, Big Data : A Revolution That Will Transform How We Live, Work and Think, John Murray 2013. ISBN , pag. 257, Lst. 7,99, ISBN 9781848547933) qualche idea in più me la sono fatta. Innanzitutto, il concetto fondamentale da ricordare è che con i Big Data non si parla più di rapporto di causa-effetto ma semplicemente di correlazione; in secondo luogo che i Big Data buttano completamente all’aria l’approccio statistico usato in questi due secoli. Invece che fare fatica a cercare un campione ben rappresentativo si piglia tutto, compresi i dati errati, e si vede quello che si può tirare fuori. Tutto questo lo si trova nel primo capitolo del libro: se avete fretta potete fermarvi qua.
Gli altri capitoli sono un po’ ripetitivi: ci sono molti case study, soprattutto ma non solo sui Soliti Noti (Amazon e Google), e i concetti introdotti sono quelli dell’uso secondario dei dati (si prende tutto perché non si sa mai che correlazioni ci si possa inventare in futuro) e dei rischi per la privacy (anonimizzare i dati serve a poco, quando ce ne sono così tanti che alla fine si riesce a trovare una correlazione con altissima probabilità: ma questo era già noto a chi sapeva fare le ricerche in rete negli anni ’90). Una disamina più puntuale la potete leggere da Boris Limpopo; per quanto mi riguarda mi posso dire soddisfatto del libro.

L’algebra di Ezio Mauro

Andrea mi segnala questa frase dall’editoriale odierno di Ezio Mauro su Repubblica (grassetti miei):

«Tutto questo ha accentuato la fragilità congenita del ministero, forte dalla cintola in su (per il buon credito di Enrico Letta in Europa), debole in Italia per la gestione troppo prudente di una somma algebrica dei veti incrociati in una maggioranza spuria, con il minimo comun denominatore come risultato.»

Domanda: secondo voi Mauro sa di cosa sta parlando?

un math-o-gram per san Valentino

Desmos è una calcolatrice grafica online, che permette di fare cose piuttosto complicate, tipo animazioni (che matematicamente parlando sono funzioni parametriche nel tempo t). Per dimostrarlo, gli sviluppatori hanno pensato di creare un sito per inviare Valentines molto matematizzate.
Immagino che non siano per tutti, ma provate a dare loro un’occhiata…

Il sessismo di Facebook

Facebook ha deciso che una persona può essere limitata a doversi specificare o come “maschio” o come “femmina”, e ha così aggiunto una cinquantina di opzioni possibili (a scelta multipla), da Gender Nonconforming a Two-Spirit. E dopo tutte le discussioni con le associazioni LGBT hanno lasciato fuori l’unica vera denomimazione su cui non ci sono mai stati dubbi o diatribe: Whatever.

Carnevale della Matematica #70: GOTO Rudi Matematici

Chi è innamorato della matematica non può fare a meno di andare a leggere l’introduzione che i Rudi Mathematici (con l’acca) hanno fatto per il carnevale da loro ospitato su Rudi Matematici (senz’acca). Chi non è innamorato della matematica dovrebbe comunque andare a darci un’occhiata, per scoprire che nella matematica c’è qualcosa di più di quello che sembra.
(ah: quando scrivono che “se si sommano i primi 24 quadrati si ottiene 70 al quadrato” si sono dimenticati di dire che questo è l’unico modo, a parte quelli banali con zero quadrati e un quadrato, di sommare i primi k quadrati e ottenere ancora un quadrato. Ce l’aveva ricordato l’anno scorso Popinga

extraparlamentari

Enrico Letta: «A seguito delle decisioni assunte oggi dalla Direzione nazionale del Partito Democratico, ho informato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, della mia volontà di recarmi domani al Quirinale per rassegnare le dimissioni da presidente del Consiglio dei Ministri». (grassetto mio)
È chiaro che se l’è legata al dito.

quel guerrafondaio di Google Translate

La tata dei gemelli è ispanofona, e il duo è incuriosito dal fatto che a volte usi parole che non conoscono. Soprattutto Cecilia ogni tanto fa qualche domanda, anche se poi non si ricorda le parole in spagnolo. Ieri sera a un certo punto mi fa “papà, come si dice braccia in spagnolo?” Io rispondo “boh, andiamo a vedere”. La scelta era se prendere il vocabolarietto spagnolo o usare Google Translate; il pc era più vicino e così ho usato quello. Ho scritto “le braccia” e visto che in spagnolo usciva “armas”. Toh che strano, penso, usa la stessa radice dell’inglese e del tedesco.
Per fortuna Cecilia mi ha subito chiesto come si dice “braccia” in tedesco: non so perché il tedesco, ma tant’è. Sapevo che “braccio” al singolare è Arm come in inglese – a parte la maiuscola – ma non mi ricordavo se il plurale fosse Arme, Armen, Ärme o Ärmen; visto che tanto ero già al pc mi sono limitato a cambiare lingua di traduzione… e mi sono trovato come traduzione “Waffen”. A questo punto mi sono immediatamente fermato, ho aggiunto un po’ di contesto scrivendo “un braccio, due braccia” e ho visto che in spagnolo “le braccia” si dice “los brazos” (e in tedesco “die Arme”, se eravate curiosi). Mi sono corretto con Cecilia e la cosa è finita lì.
Non venitemi a dire tutte le solite cose, tipo che se cliccavo sopra la traduzione originale mi sarei trovato le alternative tra cui quella corretta, e che con una sola parola pretendo troppo da un traduttore che si basa fondamentalmente sui grandi numeri. Quello lo so benissimo anch’io. Ma in quali contesti e quali lingue la parola “braccio” corrisponde alla parola “arma” così tanto da decidere che quella è la prima ipotesi di traduzione fornita?
(ah: se scrivo solo “braccia” la traduzione proposta è “manos”)

stiamo insegnando agli americani

Nello stato dell’Ohio non vogliono che Tesla venda le sue auto elettriche. Ovviamente non riescono a farlo direttamente, e quindi si inventano varie cose: secondo Slashdot, è stata proposta una legge che impedisce allo stato di dare nuove licenze per concessionari d’auto (Tesla ha la sua rete di concessionari, e immagino che al momento non ne abbia in Ohio).
Fin qui nulla di davvero strano, ma i lobbisti hanno pensato bene di non presentare quel disegno di legge per conto suo, ma come emendamento di un’altra proposta che impone agli automobilisti di spostarsi dal lato opposto della strada quando ci sono mezzi di manutenzione :-) È vero che devono ancora imparare molto, perché da noi l’emendamento sarebbe stato proposto al contenuto di una legge sulle coltivazioni idroponiche, ma direi che sono sulla buona strada, no?