“ma io mi sono fermata!”

Per portare all’asilo i bimbi ne metto uno sul portapacchi della bici che porto a mano, mentre con l’altra mano tengo il secondo bimbo. Il corteo procede quindi a velocità ovviamente non eccessiva fino a metà circa del percorso, quando il bimbo che ha camminato viene messo sul portapacchi dopo avere fatto scendere l’altro. Il percorso prevede l’attraversamento dell’incrocio tra via Murat e via Populonia, dove il verde per il lato dove passiamo noi è piuttosto breve, per lasciare la possibilità al flusso delle auto dirette verso via Fermi e l’autostrada di passare.

Stamattina arriviamo al semaforo, che è verde per noi pedoni, e iniziamo ad attraversare. Dall’altra parte una [expletive deleted] su una Bmw bianca decide che aspettare che si accenda la freccia per svoltare a sinistra le farebbe rovinare la giornata e parte sgommando, anche perché dall’altra parte stavano passando anche delle macchine (ho sentito distintamente un colpo di clacson). Poi si accorge del terzetto che sta attraversando e inchioda. Io, che ovviamente ero ben attento alla situazione, le urlo “cogliona!” (mi spiace per i bimbi, ma d’altra parte devono imparare anche questo), faccio ancora due metri e mi fermo sulle strisce esattamente davanti a lei. Intanto la freccia a sinistra diventa verde e gli altri automobilisti svoltano: via Populonia è sufficientemnnte larga per far passare tutti tranquillamente, ed è per questo che mi sono permesso il lusso di fermarmi e costringerla a perdere il doppio del tempo che sperava di guadagnare con la sua intelligente manovra. Quando sono passati tutti e mi sono spostato verso lo spartitraffico centrale, ha ancora avuto il coraggio di dire “Ma io mi sono fermata!” Certo, volevi prenderci sotto tutti e tre?

(anche se il premio forse dovrebbe andare a quello che mentre poi passava ha detto “lasci stare, può succedere”. Certo, può succedere di essere messi sotto sulle strisce mentre si sta passando tranquillamente col verde…)

Si stava meglio quando si stava peggio

In una delle oziose discussioni che ogni tanto capitano su Friendfeed, è arrivata la domanda “ma chi è stato a usare per primo l’espressione ‘si stava meglio quando si stava peggio’?” Il consenso generale era che tale espressione fosse nata subito dopo la seconda guerra mondiale, da Leo Longanesi oppure Guglielmo Giannini (il fondatore dell’Uomo Qualunque).
Invece una ricerca su Google Libri ha recuperato questo pamphlet di Stanislao Bianciardi, un educatore e scrittore dall’interessante biografia: il testo in questione è datato 1868.
Che commento si può fare? “Nulla di nuovo sotto il sole” :-)

Logistica postale 2

[girotondo] Torniamo alla logistica di Posteitaliane. Non stiamo a considerare la topologica che trova più semplice andare a Bologna che a Peschiera Borromeo, né stiamo a considerare gli arrivi-e-partenze immediati che potrebbero essere solo degli effetti collaterali del software che usano. Ma perché ieri alle 10:12 il pacco è partito da Bologna per ritornare allo stesso punto alle 15:55? Peggio ancora: perché alle 20:01 è partito da Peschiera Borromeo per ritornarvici a mezzanotte e un quarto? Aveva paura della pioggia?

Logistica postale

[logistica] Avevo due ordini Amazon in attesa di spedizione: uno per un libro che uscirà a settembre e un altro per un libro che è uscito giovedì scorso. Quest’ultimo libro non è ancora stato visto nei magazzini Amazon; così Bezos ha pensato bene di prendere i due “libri di scorta” che avevo aggiunto, uno per ordine, per saltare le spese di spedizioni e di inviarmeli.
Entrambi i libri sono stati stampati in UK: così venerdì a mezzogiorno sono atterrati a Malpensa per essere presi in carico – immagino – da Posteitaliane. E loro che ti fanno? li mandano a Bologna, per rimandarli – forse – a Milano oggi. Quello che mi chiedo è come sia possibile che un pacco arrivato da Malpensa per Milano non possa andare direttamente a Milano, e debba farsi 400 chilometri in più tra andata e ritorno… (Che la spedizione parta due volte, una sabato mattina e una lunedì mattina, è una di quelle cose che non mi chiedo nemmeno)

Test della domenica: che tipo di cervello hai?

Test rapido, nove domande, questo a quizony.com. Mi dovrei lamentare perché a certe domande, come la prima su come preferisco rilassarmi, io avrei risposto “in tutti e tre i modi!”, ma lasciamo perdere. Il mio risultato è Creative Thinking:

You can easily visualize objects in three dimensions. You tend to think best when you are moving and you are likely to be particularly skilled at working with your hands. You may enjoy building models and making maps.

Ovviamente io non sono capace a visualizzare oggetti in 3D, e la mia capacità di costruire modelli e mappe, per non dire di lavorare con le mani, è nulla :-) Se volete provarci voi, e se avete voglia di tradurre il test…

_Noi che abbiamo l’animo libero_ (libro)

[copertina] Sarà sicuramente colpa mia, ma dopo aver letto questo libro (Giulio Giorello ed Edoardo Boncinelli, Noi che abbiamo l’animo libero : quando Amleto incontra Cleopatra, Longanesi 2014, pag. 184, € 14,90, ISBN 9788830438323) non sono riuscito a cogliere il punto che ha portato alla creazione di questo saggio.

Cominciamo con le cose facili: Giorello e Boncinelli hanno entrambi scelto una tragedia di Shakespeare (il primo Antonio e Cleopatra, il secondo Amleto) e ne hanno parlato; poi hano fatto una chiacchierata insieme. Però non sono riuscito a capire tutti gli accenni alli’nfinito nel testo di Giorello, accenni che non si sono poi materializzati in alcun modo (a meno che per infinito si intenda la libertà: tutto è possibile). I brani più interessanti sono quelli in cui fa la disamina delle fonti e di come il bardo scelga di seguirle o no. La sezione di Boncinelli – che va anch’egli alle fonti originali scespiriane – è più chiara, ma principalmente racconta cosa succede nella tragedia. Più interessante l’ultima parte, quella dove i due autori dialogano tra di loro. Ci sono vari spunti interessanti, per esempio le considerazioni sulla storia dell’Inghilterra del tempo che era ovviamente ben nota agli spettatori ma non lo è necessariamente a noi, e che ci fa capire che si possono leggere le vicende delle due tragedie come un prolungamento di quelle sui re britannici. Però rimane il dubbio di fondo. Io leggo volentieri un filosofo e un biologo che parlano di qualcosa fuori dai loro campi, ma mi aspetto che comunque portino esempi legati ai loro studi. La commistione è interessante perché mi fa vedere punti di vista diversi: in questo caso non sono riuscito a vederla, ed è un peccato.

Abbiamo eletto Mineo o Renzi?

Premessa: questa riforma del Senato proposta da Renzi è una porcata; non so se più o meno porcata dell’Italicum, perché a certi livelli le analisi quantitative servono a poco. Con la scusa di eliminare il bicameralismo perfetto (su cui sono anche d’accordo) e tagliare i costi della politica (cosa che in realtà non si farebbe) in pratica si eliminerebbe un ramo del Parlamento senza colpo ferire.

Detto questo, però, non trovo nulla di strano che in Commissione Affari Costituzionali un partito sostituisca il relatore che non segue la maggioranza del partito stesso: le commissioni, salvo in casi particolari votati dal Parlamento volta per volta, non hanno potere legislativo e quindi dovrebbero portare le voci dei partiti, non quelle dei singoli. Sarà poi l’aula a votare a favore o contro il provvedimento uscito dalla commissione. Sarebbe poi stato più serio che i quattordici senatori aventiniani avessero costituito un loro gruppo autonomo: se non ricordo male bastano dieci senatori. A questo punto Mineo avrebbe tranquillamente potuto rimanere nella commissione :-)

Infine un semplice reminder: Corradino Mineo non è stato eletto (nel senso che il Porcellum non prevede di eleggere nessuno se non chi è stato messo in lista in posizione opportuna dai capipartito), ma neppure Matteo Renzi è stato eletto (perché la Costituzione, almeno quella che è in vigore fino a oggi, prevede che il PresConsMin sia nominato dal PresRep). Quindi lasciate perdere le pippe di quel tipo.

_Di 28 ce n’è 1_ (ebook)

[copertina] È stata dura riuscire ad avere i Rudi Mathematici nel catalogo di Altramatematica, o #40kmate che dir si voglia. Non che loro non fossero interessati, ma chi li conosce sa bene come il loro concetto di tempistica non sia esattamente ottimale. Forse per contrappasso, il loro libro (in formato Kindle su Amazon o in epub su BookRepublic e altri store: prezzo 1,99€) parla proprio del calendario, o per meglio dire della storia del calendario.

Il problema – dal punto di vista della matematica – è che ci sono almeno tre unità di tempo “naturali”: giorno, mese e anno. Peccato che il rapporto tra le loro durate non sia un numero intero, e quindi da vari millenni tutti (no, diciamolo meglio: sacerdoti e/o politici) hanno cercato di trovare la quadra, ciascuno a modo suo. Così esistono calendari lunari, solari e lunisolari; si sono aggiunti e tolti giorni in modo più o meno “scientifico” (lo sapevate, per esempio, che nell’era moderna c’è stata una nazione che in un certo anno ha avuto il 30 febbraio? No, non vi dico quale, ma nell’ebook è spiegato). Paradossalmente, l’unica misura di tempo rimasta stoicamente intatta è stata la settimana, che invece è un’invenzione tipicamente umana: solo i soviet russi tentarono per un paio d’anni di eliminare questo residuo capitalistico, per poi dover soccombere alle abitudini di tutti.

Come sempre, i Rudi Mathematici scrivono in maniera molto piacevole e con una visione non certo ristretta al nostro mondo occidentale: come bonus, poi, avrete la possibilità di scoprire come usare il Giorno del Giudizio per trovare al volo a mente il giorno della settimana corrispondente a una data. Cosa volete di più dalla vita?