Sul dorso milanese del Corsera di oggi c’è un articolo che lamenta il buco nelle casse comunali dovuto alle rette non pagate a MilanoRistorazione per la refezione scolastica: il titolo è “Mense, cinque milioni di rette non pagate” (e qua da buon grammarnazi ho avuto un sussulto: avrebbero dovuto scrivere “Mense, rette non pagate per cinque milioni”) e catenaccio “Il cinquanta per cento degli insolventi sono cittadini nella fascia alta di reddito. «Furbetti e difficoltà burocratiche»”.
Naturalmente chi legge tutto l’articolo scopre che non è necessariamente vero che sono i “ricconi” a essere dei furbetti, ammesso che un ISEE di 27000 euro annui ti faccia diventare riccone. Banalmente, in quella categoria che paga il servizio a prezzo pieno ci sono tutti quelli che non hanno presentato l’ISEE: gente come me per cui tanto sarebbe stata una perdita di tempo, ma anche famiglie non italiane che non hanno capito che dovevano portarlo, e avrebbero pagato molto di meno. Se volete, chi ci guadagna sono quelli come me: se i conti di MilanoRistorazione sono fatti sulle rette teoriche, avere più gente a retta piena fa abbassare il totale, lasciando che sia il comune (cioè tutti) ad appianare il buco.
Quello che mi chiedo è: non sarebbe più semplice rendere obbligatoria la presentazione dell’ISEE o almeno di un’autodichiarazione nei casi come il mio in cui è comunque più alto? A questo punto magari è più facile spiegare la necessità di farlo…
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Scopo dichiarato di questo libro (Piero Rattalino, 
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