I ricconi delle mense

Sul dorso milanese del Corsera di oggi c’è un articolo che lamenta il buco nelle casse comunali dovuto alle rette non pagate a MilanoRistorazione per la refezione scolastica: il titolo è “Mense, cinque milioni di rette non pagate” (e qua da buon grammarnazi ho avuto un sussulto: avrebbero dovuto scrivere “Mense, rette non pagate per cinque milioni”) e catenaccio “Il cinquanta per cento degli insolventi sono cittadini nella fascia alta di reddito. «Furbetti e difficoltà burocratiche»”.

Naturalmente chi legge tutto l’articolo scopre che non è necessariamente vero che sono i “ricconi” a essere dei furbetti, ammesso che un ISEE di 27000 euro annui ti faccia diventare riccone. Banalmente, in quella categoria che paga il servizio a prezzo pieno ci sono tutti quelli che non hanno presentato l’ISEE: gente come me per cui tanto sarebbe stata una perdita di tempo, ma anche famiglie non italiane che non hanno capito che dovevano portarlo, e avrebbero pagato molto di meno. Se volete, chi ci guadagna sono quelli come me: se i conti di MilanoRistorazione sono fatti sulle rette teoriche, avere più gente a retta piena fa abbassare il totale, lasciando che sia il comune (cioè tutti) ad appianare il buco.

Quello che mi chiedo è: non sarebbe più semplice rendere obbligatoria la presentazione dell’ISEE o almeno di un’autodichiarazione nei casi come il mio in cui è comunque più alto? A questo punto magari è più facile spiegare la necessità di farlo…

Curzio Maltese, lo stakanovista

[vignetta] Diamo il beneficio d’inventario a questa notizia, che Libernazione recupera da Dagospia: Curzio Maltese, fresco europarlamentare, ha fatto non proprio gentilmente notare a Repubblica che non il quotidiano non può metterlo in aspettativa – e senza stipendio – durante il suo mandato. Lui gli editoriali glieli scriverà, e quindi vuole essere pagato.

Quello che non mi va giù di tutta questa storia, se è vera, è semplice. Se uno fa il parlamentare lo dovrebbe fare a tempo pieno: paradossalmente la parte meno importante del lavoro è quella che si fa in aula, ma uno deve capire cosa vuole la gente, studiarsi le leggi che vuole proporre e capire quelle proposte dagli altri, e così via. Per quello è giusto che sia pagato, e anche parecchio; ma se si mette a fare un secondo lavoro significa che non sta facendo bene il suo primo.

(O forse qualcuno vuole insinuare che dopo anni e anni e anni di duro lavoro Maltese i suoi editoriali li scrive in mezz’ora scarsa mentre guarda la partita?)

Aggiornamento: (22 settembre) Trovate qui i comunicati ufficiali del CdR di Repubblica.

_Il linguaggio della musica_ (libro)

9788811598523Scopo dichiarato di questo libro (Piero Rattalino, Il linguaggio della musica, Garzanti 1997, pag. 309, ISBN 978-88-1159852-3) è cercare di spiegare a chi ama la musica “colta” (classica e operistica) ma non ha fondamenti di teoria della musica le sue basi, per poter poi apprezzare al meglio come i grandi compositori abbiano preso le regole dell’armonia del loro tempo e le abbiano rigirate come pareva loro. Il tentativo è stato lodevole, ma secondo me non ha raggiunto il suo scopo, nonostante l’ottima idea di aggiungere un cd audio per poter anche ascoltare gli esempi scritti dal maestro Rattalino.
La scelta di non trattare il ritmo, ma anche la banale suddivisione delle note, se non nelle ultime sezioni del libro può avere un senso: il problema è che anche le parti di spiegazione dell’armonia mi sembrano un po’ messe a caso, senza un ordine logico o anche illogico. Dal punto di vista di chi come me un minimo di nozioni le ha, anche se non sono certo un esperto di teoria musicale, ci ho trovato qualche idea interessante sul come vedere la musica (e le parole nel caso dei libretti d’opera), ma non credo sarei riuscito a cavarci qualcosa se fossi dovuto partire da zero. Altre cose, come la ricerca di divisioni secondo la sezione aurea in Bach ma non solo, mi sembrano invece idee molto personali di Rattalino, senza un vero riscontro pratico. In definitiva, il testo è poco più di una curiosità.

IWBank e gli F24 comunali

Il diciassette settembre ho pagato la prima rata della TARI. L’ho pagata in ritardo di un giorno e alla posta. Il punto è che il 12 settembre avevo preparato il modulo F24 dal mio conto su IWBank, stando anche attento a non spuntare la casella “acconto”. Mi era arrivata la schermata che diceva che il bollettino era stato preso in carico e sarebbe stato pagato nel giorno indicato; il riepilogo indicava che il modulo era in stato INVIATO. Poi ieri sera sono andato a controllare sul sito, non avendo ricevuto il messaggio di notifica di pagamento: infilandosi tra i menu e cercando il riepilogo, ho scoperto che il modulo era in stato RIFIUTATO. Motivo? Lo potete vedere qui sotto.

iwbank-f24

Naturalmente uno può anche pensare che uno dei due campi “acconto” e “saldo” dovrebbe avere un valore; uno potrebbe persino immaginare che il campo “numero fabbricati” dovrebbe avere un valore. Beh, non è così: ieri sera avevo poi provato a inserire quei valori, e – giustamente – il modello non mi era stato accettato. Io ora non so se il problema è mio che non so copiare i dati nella sezione giusta (eppure a me pare che debba inseriro come “tributi locali”, tanto che il modello ha il codice EL), di IWBank che non ha mai aggiornato il suo software (mi è successo lo stesso lo scorso dicembre, sempre con la tassa rifiuti), o dell’Agenzia delle Entrate che non capisce il formato con cui i dati sono inviati; mi piacerebbe in effetti prima o poi saperlo. Ma quello che non capisco davvero è “perché se il bollettino è rifiutato non mi si manda nessun messaggio di avviso”? Quando pago un bonifico mi arrivano due mail: una di presa in carico e una di esecuzione (più quella di pagamento effettuato). Perché qua nulla?

Google Maps e gli indirizzi milanesi

Non ho mai capito perché se uno deve cercare su Google Maps una via di Milano intitolata a una persona debba metterci anche il nome e non solo il cognome. (Meglio: è così perché la base dati comunale porta giustamente nome e cognome a differenza di quella di tanti altri comuni. Non capisco perché nessuno abbia mai pensato di aggiungere degli alias). Vabbè, ci sono sporchi trucchi come quello di scrivere nello spazio per la ricerca “Near via pincopallino” e scoprire qual è il nome da aggiungere al cognome.

In compenso ieri dovevo geolocalizzare la chiesa di Santa Maria Incoronata e quindi ho cercato corso Garibaldi. Facile, penso: Garibaldi è Giuseppe, glielo aggiungo subito. E invece no: a Milano esiste “Corso Garibaldi” e non “Corso Giuseppe Garibaldi”.

[P.S. per mestesso: non me la sto prendendo con Google, mi ha solo fatto sorridere questa cosa]

Google+ e le mie foto

Stamattina mi è comparsa questa notifica di Google+: «Some photos that you made public on Google+ have been selected to appear on Views and Google Maps.» Sono andato a vedere che foto fossero: sono queste due (si vedono?), che avevo scattato durante un corteo cui avevo partecipato nel 2008.

Sgombriamo il campo dagli equivoci. Quelle foto sono pubbliche, e se Google vuole usarle lo può tranquillamente fare; non me ne può importare di meno. Non mi chieda però dove le ho scattate – non scherzo: quando le ho visualizzate mi ha chiesto «Was this image taken at Lor. Al Sas?» che non so nemmeno cosa sia. Gli basti la geolocalizzazione. Quello che però mi dà fastidio è che in queste foto “generate dall’utente”, a differenza da quelle che usa con Google Maps, le facce non sono mica oscurate. Una bella paraculata, non trovate? (Tra l’altro le foto non hanno nulla di davvero interessante neppure per chi debba usare le mappe, perché naturalmente non erano state fatte per mostrare le vie o i palazzi…)

ottimismo

[ottimismo] Quello che vedete qui a fianco è il codice di una raccomandata che ho ricevuto da uno dei millanta servizi nati dopo la liberalizzazione del servizio (in questo caso, Nexive). Con buona probabilità, 88763 è il numero progressivo della raccomandata spedita via loro, e i dodici zero che precedono sono tenuti da parte per le successive raccomandate.

Facciamo un po’ di compiti spannometrici. Abbiamo un numero di diciassette cifre. Se processassero tre raccomandate al secondo, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, in un anno avrebbero quasi cento milioni di raccomandate, cioè un numero di nove cifre. Per sforare le diciassette cifre, e quindi arrivare a diciotto, occorrerà loro un miliardo di anni a quel flusso di dati. Certo, magari il campo è così lungo perché si aspettano di usare parte delle posizioni per codificare chissà che cosa, proprio come nell’H3R iniziale. Però sarebbe stato molto più semplice usare caratteri diversi come segnaposto, per semplicità di lettura da parte di un essere umano (il codice a barre corrispondente è irrilevante). Non trovate?

Google e DMCA

Stavo cercando di trovare l’ISBN di un libro, e ho fatto una banale ricerca con Google: isbn "Mathematical Puzzles for the Connoisseur". Ho trovato l’ISBN che cercavo, ma in fondo alla pagina c’era questo commento:

dmca

Cliccando sul link, si arriva a questa pagina, che mostra in chiaro tutti i link dove immagino si possa scaricare illegalmente il libro. Il risultato pratico della “cancellazione” dei link è quindi semplicemente aggiungere un passaggio in più…

(poi in realtà, spulciando i risultati della ricerca, immagino che il libro sia scaricabile da http://www.katshore.nl/mathematical-puzzles-for-the-connoisseur-t7724794.html – non lo garantisco, perché il sito è bloccato dal mio proxy come «Potential Illegal Software», e mi sa che non posso dargli torto.