È davvero ingiusto definire Massimo Mantellini “il Gramellini del web”, anche se i due sono più o meno coetanei e hanno lo stesso nome. Mantellini non è un addetto ai lavori dell’italico web in senso stretto (e mi sa che questo sia un punto a suo favore, visti tanti sedicenti guru…), ma la sua esperienza quasi ventennale di commentatore gli permette di parlare della rete con cognizione di causa ma allo stesso tempo in modo comprensibile al navigatore della domenica. Insomma il titolo di questo suo libro (Massimo Mantellini, La vista da qui, minimum fax 2014, pag. 140, € 10, ISBN 9788875215965) è stato scelto molto bene.
Tra i vari capitoli del libro, che pur essendo interconnessi da un fil rouge sono fondamentalmente indipendenti, consiglio caldamente di assaporarvi quelli che raccontano come i politici si sono avvicinati alla rete (male, e questo lo sapevamo tutti: ma c’è un perché) e sul rapporto tra gli italiani e la tecnologia, con le frasi trionfalistiche dell’allora ministro Cardinale e il confronto con la dura realtà. L’appunto maggiore che faccio a Massimo è il suo essere ancora ottimista nonostante tutto. A differenza sua, non penso che le cose meravigliose che si possono fare sulla rete serviranno a qualcosa: passeggiare virtualmente per le vie di Parigi attraverso una LIM non ha nessun effetto su uno studente, né tantomeno gli farà comprendere quante possibilità ha a disposizione se solo smette di usare Whatsapp o Telegram o qualcuno dei giardinetti recintati che stanno sostituendo la Rete di tanti anni fa e dai quali Mantellini ci mette in guardia.
“al netto dei ritardi”
Sul forum di MilanoTrasporti è stato segnalato questo articolo de L’Inkiesta che racconta di come sia possibile usare il passante ferroviario per attraversare Milano velocemente e soprattutto gratuitamente, visto che i controlli sono inesistenti non solo a bordo ma anche ai tornelli. Sulla mancanza di controlli sono perfettamente d’accordo: venerdì scorso ho preso il passante da Repubblica a Segrate con la mia bici (per la quale ho regolamente pagato un altro biglietto), e la controllora sul treno mi ha semplicemente detto “su questo treno non c’è il posto per bici, la metta dove trova spazio”.
Quello su cui non sono d’accordo – e che mostra che Fabrizio Marino qualche problema con la matematica ce l’ha – è questa frase:
La frequenza di ogni linea è di trenta minuti per direzione, ma utilizzando la rete per spostarsi solo all’interno della città, grazie a tutte le coincidenze di linee presenti, è possibile arrivare ad una frequenza di passaggio di un treno ogni 6 minuti. Al netto dei ritardi ovviamente.
Certo, i ritardi ci sono sempre, magari anche solo di un minuto, più spesso di cinque o sei. Peccato che la cosa non abbia nessuna importanza per chi usa il passante “per spostarsi solo all’interno della città”. Mi spiego. Dal punto di vista del pendolare che prende il treno a Novara, Varese, Lodi o Treviglio per arrivare a Milano, se il treno ha un ritardo di quindici minuti lui si trova a stare un quarto d’ora in più sul treno (o ad aspettarlo in banchina, nel caso salga in una stazione intermedia: visto che i treni hanno una frequenza di una corsa ogni mezz’ora uno arriva in stazione all’ora giusta). Dal punto di vista di uno come me che usa il passante all’interno della città, non mi cambia nulla se il treno che prendo è quello di Novara in orario o quello di Varese in ritardo di un quarto d’ora: sempre un treno è. Se dunque i ritardi sono più o meno coerenti – e la mia frequentazione mi permette di dire che solitamente lo sono – io continuerò ad avere una frequenza di un treno ogni sei minuti. Se i ritardi non sono coerenti posso essere sfigato e avere un po’ più di sei minuti di attesa, ma in media i treni continueranno a passare ogni sei minuti. Insomma, anche in questo caso si verifica la solita fonte di incomprensione matematica: bisogna capire qual è il corretto punto di vista da cui fare i conti.
Il vero problema del passante è al limite la possibilità che i treni vengano soppressi: in quel caso sì che le attese si allungano, anche se comunque meno di quanto capiti ai poveretti che devono prendere il treno da fuori… ma questo con la “povera matematica” c’entra poco o nulla.
Ricerca per parole specifiche in Google
La ricerca di Google ha una caratteristica “interessante”: se uno fa una ricerca con una parola, tra i risultati ci possono essere anche quelli di parole simili oppure sinonimi, soprattutto in inglese. Un tempo esisteva una scorciatoia molto semplice per spiegargli che volevamo proprio quella parola: invece che scrivere pippo si scriveva +pippo, e quel segno più bloccava il termine di ricerca. Ma poi è nato Google+, e quindi adesso +pippo significa tutta un’altra cosa. Certo, c’era una seconda possibilità : scrivere il termine tra virgolette. Con "pippo" si è ancora adesso certi di limitare la ricerca. Peccato che le virgolette servano anche per dire che si vuole ricercare la frase esatta, e non un insieme di parole: con "topolino e pippo" per esempio non può arrivare come risposta un documento con la frase “Pippo è il migliore amico di Topolino”.
Bene: come fare a mettere insieme i due significati semantici delle virgolette? Non l’avrei mai creduto (ci sono arrivato oggi per disperazione): li si usa entrambi! Così la ricerca "Topolino e "pippo"" farà quello che vogliamo, nonostante le virgolette a noi sembrino logicamente mal poste. Misteri googliani.
Quizzino della domenica: perimetri e circonferenze
Nella figura qui sotto vedete un quadrato ABCD e un cerchio che passa per i punti B, C e per il punto medio E del lato AD. Qual è la figura col perimetro maggiore? Il quadrato o il cerchio?
![[un cerchio e un quadrato]](https://i0.wp.com/xmau.com/wp/notiziole/wp-content/uploads/sites/6/2015/03/q166a.png?resize=504%2C374)
(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p166.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto da Math StackExchange
_Martin Gardner in the Twenty-First Century_ (libro)
Chiunque parli di matematica ricreativa non può non parlare di Martin Gardner. Quello che è incredibile è che la sua influenza è arrivata anche nel ventunesimo secolo. Questa raccolta (Michael Henle e Brian Hopkins (ed.), Martin Gardner in the Twenty-First Century, MAA 2012, pag. 274, $40, ISBN 978-0-61444-801-3) contiene appunto vari testi pubblicati dal 2000 al 2010 che partono dai temi trattati da Gardner nella sua rubrica sullo Scientific American e presentano nuovi risultati che espandono quanto scritto al tempo. Ma ci sono anche alcuni articoli dello stesso Martin Gardner, che ben dopo aver compiuto novant’anni (era del 1914) continuava a collaborare con la Mathematical Association of America; aveva inviato l’ultimo suo racconto, Superstrings and Thelma, anch’esso presente in questa raccolta, qualche settimana prima della sua morte.
Come doveroso, gli argomenti trattati nel libro sono tra i più svariati: per chi ha una formazione matematica di base, è molto piacevole riprendere i temi che Gardner presentò mezzo secolo fa e scoprire i nuovi sviluppi teorici – e anche pratici… – che sono avvenuti. La lettura è sicuramente consigliata per tutti i fan della matematica ricreativa, e non preoccupatevi se non comprenderete tutto! Come dice lo stesso Gardner – la citazione la si trova nella prefazione – sul motivo per cui quello che scriveva era così chiaro:
I took no math in college. I’m like a person who loves music but can’t hum a tune or play an instrument. My understanding of math does not go beyond a minimal understanding of calculus. I hasten to add that I consider this one reason for the success of my Scientific American column. I had to work hard to understand whatever I wrote about, and this made it much easier for me to write in a way that readers could understand.
Competenze digitali
Ieri mi è stato mandato l’elenco dei membri aderenti alla Coalizione Nazionale per le Competenze Digitali: «una iniziativa promossa dall’Agenzia per l’Italia Digitale con l’obiettivo di migliorare le competenze digitali». – se volete sapere cos’è potete leggerne la strategia. Il link era http://www.agid.gov.it/sites/default/files/documenti_indirizzo/agid_-_membri_aderenti_alla_coalizione_nazionale_per_le_competenze_digitali_al_19.3.2015.pdf: ho cliccato e mi sono trovato un errore 404.
Grazie alle mie competenze digitali :-) sono andato a guardare il sito dell’Agenzia Digitale e ho trovato il link corretto: http://www.agid.gov.it/sites/default/files/documenti_indirizzo/agid_-_membri_aderenti_alla_coalizione_nazionale_per_le_competenze_digitali_al_20.3.2015_0.pdf. In effetti oggi è il 20 marzo, non il 19.
Michaela Biancofiore e i bias statistici
Dopo tre giorni continuano ad avere eco le affermazioni dell’onorevole Biancofiore, che nell’illuminata trasmissione radiofonica La zanzara avrebbe affermato «Perchè secondo voi queste donne proliferano in Italia e in tutto il mondo? Con chi vanno, con le donne? Almeno per l’iniziazione, tutti gli uomini sono andati con le prostitute, è sempre stato così».
Il problema dell’onorevole Biancofiore è che nella scuola italiana – e finanche in quella sudtirolese, direi – non si insegna normalmente probabilità e statistica. Non ho dubbi che gli uomini che lei conosce siano andati tutti a prostitute: ma è ben noto che le conoscenze di una singola persona sono un campione distorto e quindi non dovrebbero essere prese come base per un’affermazione sull’intera popolazione. Già i sondaggisti sbagliano: figuriamoci questo tipo di generalizzazioni!
Pro-Test e divulgazione scientifica
Ieri ho perso un po’ della mia vita a vedere i commenti a questo status Facebook dove Beatrice Mautino si lamentava di un video – lo trovate in questo post di se-dicente “divulgazione scientifica” fatto dall’associazione Pro-Test.
Da quanto ho capito leggendo i commenti (io il video non l’ho guardato) questo video dovrebbe essere a favore della sperimentazione animale e contro tale Edoardo Stoppa e i suoi servizi televisivi a Striscia la notizia (inutile aggiungere che non guardo né la trasmissione né tanto meno quei servizi) contro i ricercatori che fanno appunto sperimentazione animale. Prima di proseguire, specifico un paio di cose: in questo post non prendo una posizione riguardo alla sperimentazione sugli animali e (ovviamente, visto che non l’ho guardato) non parlo del video in sé ma di come ne hanno parlato quelli di Pro-Test.
Secondo gli esponenti di Pro-Test, il fine giustifica i mezzi: detto in altri termini, le 60.000 visite al video a ieri contano proprio perché sono molte più delle duemila copie che un libro può fare quando gli va bene, e queste visite arrivano proprio perché il video ha come target le persone che guardano Striscia e si abbeverano ai loro servizi malfatti: insomma li si ripaga con la stessa moneta. Rispetto a queste affermazioni ho solo due punti da precisare. Il primo è che le 60.000 visite a quel video sono una goccia rispetto ai tre-quattro milioni di persone che guardano i servizi di Stoppa, e quindi si può fare pari pari lo stesso ragionamento che fanno loro rispetto ai poveri scrittori. Ma soprattutto, non puoi chiamare quel video “divulgazione scientifica”. Lo puoi definire controdisinformazione; lo puoi proporre come un modo per scardinare il monopolio Mediaset. Ma quella non è divulgazione, e chiamarla in quel modo rovina la reputazoine a tutta la categoria dei poveretti che cercano di spiegare le cose sapendo che stanno svuotando il mare con il cucchiaino ma sperando in realtà di insegnare alla gente ad usare anch’essa il cucchiaio, fino a quando ci saranno dieci, cento, mille, un milione di cucchiaini. Probabilmente è un compito impossibile: ma se non ci si prova sarà sicuramente impossibile, e se la gente penserà che video come quello di Pro-Test è divulgazione scientifica avremo sicuramente perso la nostra scommessa.