Prezzi fissi sugli ebook anche da noi?

Leggo sul Post che in Germania la legge sul prezzo fisso dei libri sarà applicata anche agli ebook; o meglio, sembrerebbe che Amazon sia stata dichiarata colpevole perché non aveva applicato la legge anche agli ebook, e sembra che la legge emendata sarà in vigore da settembre, anche Spiegel non specifica una data (io l’ho trovata su Wikipedia).

Dal mio punto di vista mi sembra giusto che sia l’editore a fissare il prezzo di un libro, e capisco che soprattutto per gli ebook, dove il rivenditore non ha magazzino e quindi può giostrare molto di più, risulta troppo facile fare politiche di vendita al margine. Mi chiedo solo se l’editore avrà sempre la possibilità di fare campagne promozionali per i suoi ebook, campagne che a questo punto sarebbero neutrali rispetto ai rivenditori e quindi non dovrebbero turbare il mercato. Ma magari c’è qualcoa che mi sfugge. Voi che ne pensate?

mail in modalità write only

Io ho anche un account su gmail che è semplicemente Codogno. Non lo uso mai, l’ho preso come segnaposto. Oggi mi sono casualmente collegato e ho visto un centinaio di messaggi in coda da un paio d’anni. C’è la mailing list di una che si è iscritta con il mio indirizzo, alla faccia della conferma del messaggio. C’è una Jamila, immagino brasiliana (ci sono parecchi Codogno in Brasile, a mia conoscenza nessun parente) che ha deciso di iscriversi a Twitter. Ci sono un po’ di messaggi singoli, che capisco. Poi c’è gente (Luigi Merli, Federico Grolla, Crebiart, fornitori020) che ha spedito dieci e più messaggi a quella casella. Ma non richieste “ha ricevuto la mia email?”. Proprio fatture – vere, non cryptolocker – e segnalazioni che continuavano a essere inviate, evidentemente perché la posta elettronica è qualcosa che una volta scritta è a posto. Svegliarsi ogni tanto?

(il massimo è stato un MMS con testo “Ciao Paolo ma lo sai che sei proprio stronzo”. In effetti se le ha dato quella email un po’ stronzo lo è)

Da Amazon a Palazzo Chigi

Sono certo che mentre sto scrivendo questo post ci sarà qualcuno che starà tuonando contro la scelta di Matteo Renzi di nominare Diego Piacentini, attuale pezzo molto grosso di Amazon, commissario al digitale: Piacentini ha un incarico della durata di due anni e dovrà coordinare le politiche innovative per conto del governo. Quei qualcuno tuoneranno perché Renzi si è dimostrato un servo delle multinazionali prono ai loro diktat. Io personalmente non trovo invece nulla di strano a prendere qualcuno che evidentemente ha dimostrato di avere le competenze necessarie: posso al più chiedermi se avrà anche le capacità di ottenere qualcosa in un ambiente come la politica italiana, ma quello varrebbe comunque per tutti.

L’unica cosa che mi lascia perplesso è quanto ha anche segnalato Stefano Epifani: perché un incarico a titolo gratuito? Smettiamola di rompere le palle con i costi della politica. Io voglio che le cose si facciano, e dire che si fa qualcosa gratuitamente mi dà sempre l’aria di roba fatta nei ritagli di tempo, che non è quello che ci serve.

Il Diario di Anna Frank e i copyright

Come si può leggere sul blog della Wikimedia Foundation, la versione olandese del Diario di Anna Frank è stata rimossa dalla versione olandese di Wikisource, il progetto Wikimedia che conserva le opere (pubblicate ufficialmente, non il vostro romanzo nel cassetto…) libere da copyright. Il motivo? Non sono le pretese dell’Anna Frank Fonds di cui parlavo a novembre ma l’altra parte del mio post. Gli olandesi hanno messo il Diario in linea perché dal loro punto di vista il copyright è scaduto 70 anni dopo la morte dell’autore: gli americani, che gestiscono i server di Wikisource come quelli di Wikipedia, hanno però detto “qui da noi il copyright dura 95 anni dalla data di produzione dell’opera, quindi per la nostra legge è ancora protetto”.

Chi ha ragione? Entrambi. Banalmente il problema è che le leggi sul copyright sono nate in un periodo storico in cui la possibilità di diffusione dei contenuti era molto ridotta, e quindi ogni nazione ha fatto a modo suo, creando sistemi incompatibili tra di loro. (Ah, ve l’avevo già detto che a fine ‘800 gli USA non riconoscevano il copyright per le opere pubblicate all’estero e quindi se le scopiazzavano senza problemi?) Se volete, è la stessa storia delle imposte dirette e indirette che sono diverse da nazione a nazione, e che oggi portano a tutte le ben note tecniche di elusione fiscale: solo che in questo caso capita il rovescio perché i soldi stanno dall’altra parte del mercato. Noi in Wikimedia Italia avevamo pensato a creare un server locale con le opere in questa situazione, ma non avevamo le forze pratiche per gestire la cosa. In linea di principio la soluzione sarebbe riuscire ad avere uno standard mondiale per il copyright, ma sappiamo tutti fin troppo bene che se mai si facesse la soluzione scelta sarebbe allungarlo ancora di più, quindi è meglio lasciar perdere. La soluzione pragmatica è che queste opere tanto continueranno ad essere distribuite su altri canali (anche ufficiali: ribadisco che in Europa la versione olandese del Diario è fuori copyright, come del resto il Piccolo Principe). Basta saperlo.

Percentuali e PIL

Oggi al Sole-24 Ore è stata pubblicata questa infografica, che io ho prontamente salvato. (Ora l’articolo è stato corretto, ma dalla sua URL si può ancora intuire la genesi iniziale).

Il grafico di quell’articolo mostra come è aumentato il debito pubblico dei PIGS (stranamente senza l’Irlanda) e per confronto quello di Germania e Francia a partire dal 2007, cioè prima della crisi. Si può vedere come l’Italia non ha poi fatto troppo male: risulta messa un po’ meglio della Francia e un po’ peggio della Germania, soprattutto a causa degli ultimi tre anni, ma molto meglio degli altri malati economici europei. Peccato che appunto quell’infografica mostra l’incremento del debito e non il rapporto debito/PIL, come invece era scritto nel titolo iniziale («Debito pubblico in Europa. Italia al 133,20% del Pil, peggiore la Francia con 149,38%») e corretto in corsa («Debito pubblico in Europa: la corsa di Spagna, Portogallo e Grecia.»). Addirittura nell’articolo originale si affermava che «Il debito italiano, infatti, dai 133,20 punti percentuali sul Pil del 2015», cioè il numeretto che hanno visto nel grafico (il vero valore è 12,8%). Il nostro grande problema è appunto che partiamo da un debito altissimo, e quindi anche un incremento percentuale ridotto porta gravi danni, mentre per esempio la Spagna nel 2007 aveva un rapporto deficit/PIL molto basso (il 34%) e ha potuto così permettersi una crescita percentuale enorme.

Ho due domande, una ai miei lettori e una invece retorica. Qualcuno ha copia dell’articolo apparso sulla versione cartacea del Sole-24 Ore, per capire chi è stato a fare quello svarione? E come è possibile che il maggior quotidiano economico italiano riesca a pubblicare qualcosa del genere, proprio sul loro campo? Non hanno nessuno che legga quello che viene scritto?

Aggiornamento: nel corpo dell’articolo avevo erroneamente scritto “deficit” al posto di “debito”.

And another one bites the dust

copy Come potete vedere dall’immagine qui a fianco, copy.com terminerà di esistere il prossimo primo maggio: non solo per gli utenti che usavano un piano gratuito come me, ma anche per quelli che pagavano per il servizio (e a cui verrà rimborsata la quota parte non usata). Immagino che il problema sia il solito: l’hosting di file costa, e non è facile trovare fondi. Al momento resistono solo i grandissimi player, come Google, Dropbox e Box.com: persino OneDrive di Microsoft ha ridotto lo spazio lasciato a disposizione gratuitamente.

Io usavo copy.com per tenere le mie foto, e mi sa che le sposterò (senza troppa voglia) su Google Immagini, soprattutto se riuscirò a capire come farlo sul mio account secondario (quello primario è pieno di mail e file…). Qualcuno conosce altri siti che offrano generosamente spazio disco, pur sapendo the TNSTAAFL?

Opportunity

Tra venerdì e sabato mi sono arrivate due mail il cui titolo recitava “Your professional contact XY invites you…”. L’invito era a fare parte dell’Opportunity network (notate come il nome del sito non abbia la seconda o). Secondo le mail,

Use Opportunity to discover sales leads and job opportunities or to network with the exact types of people you would like to meet based on interests, age, gender and more.

Già venti milioni di professionisti sarebbero iscritti a questo social network. Ora, io già non sopporto Linkedin che per quanto mi riguarda è un generatore di spam e clickbait. Perché mai dovrei impelagarmi in un altro di quei siti?