E il premio “bicicletta improbabile” oggi va a…

Io mi ostino a percorrere qualche centinaio di metri della pseudopista ciclabile di viale Marche tutte le mattine. D’altra parte dopo che ho lasciato a scuola i bimbi non è che abbia chissà quali alternative per andare in ufficio (Farini-Stelvio? ecco, lasciamo perdere). La pista in questione è stata semplicemente disegnata sull’asfalto senza nessuna protezione, a nessuno è venuto in mente di mettere almeno qualche telecamera dissuasiva, e così è tipicamente il percorso preferenziale di non so quante centinaia di scooter al giorno, scooter che nell’altro lato spesso si lamentano perché la loro strada è bloccata dalle automobili che parcheggiano davanti al bingo. Insomma, una tipica palestra di vita.

Insomma, non dovrei stupirmi più di tanto. E invece stamattina alle 8:35 ho visto – un po’ a fatica, visto il sole negli occhi – nientemeno che un’ambulanza, targata EP203RV. Starete sicuramente pensando che l’ambulanza in questione stesse viaggiando a sirene spiegate per una qualche emergenza: per nulla. Si muoveva lemme lemme giusto con i lampeggianti accesi (che come spiegava il mio istruttore di scuola guida sono semplicemente il modo per dire di essere in servizio), anche perché lo spazio non è che poi sia chissà quanto, tanto che sono riuscito a raggiungerla quando ha deciso di svoltare in via Lario. Niente male, vero?

Commercianti intelligenti

Sabato siamo stati a fare una gitarella ad Orta. Dopo pranzo, ho pensato di prendere un ditale di ceramica per mia zia che ne fa collezione; in piazza Motta c’era un negozio di souvenir, entro e chiedo. Il negoziante (un tipo giovane) mi dice che li ha finiti, e aggiunge “può però provare a vedere se ne hanno ancora nel negozio all’inizio della via a destra oppure all’edicola nella piazzetta più avanti”.

Pensateci un attimo. Razionalmente è chiaro che se io entro per cercare una cosa specifica e non la trovo, il commerciante non perde nulla a darmi un consiglio: chissà quando mi capiterà di passare di nuovo di là. Quindi ha senso segnalare la “concorrenza”. Però vedere applicato in pratica questo ragionamento non è così comune: un applauso a quel negoziante, insomma, e se vi capita di passare in piazzetta davanti all’imbarcadero per l’isola sceglietelo per acquistare i souvenir :-)

l’utilità di questo referendum

Alla fine non sono andato a votare per i referendum sulla richiesta di autonomia (non “sull’autonomia”, ricordo). Era anche uscito un po’ di sole, Anna e i gemelli erano al cinema, sapevo non ci sarebbero state code ;-), ma mi sono detto “chi me lo fa fare?”.

Devo però dire che questa consultazione una certa qual utilità ce l’ha avuta: dimostrare che il tanto costoso voto elettronico sbandierato da Maroni non funziona. Non è possibile che in questo momento non si conosca ancora l’affluenza effettiva al voto, per le «criticità tecniche» riscontrate nel riversamento dei dati. Per il resto, non credo che sia un caso che l’affluenza a Milano sia stata ancora più bassa della media…

Attenzione al cliente

I preservativi personalizzati che sono ora in commercio – e che sono prodotti da MyONE Perfect Fit – sono disponibili in lunghezze da 12,4 a 23,8 centimetri e circonferenze da 8,8 a 12,7 centimetri. I diversi modelli non prevedono però misurazioni in pollici o centimetri, ma combinazioni di lettere numeri casuali che corrispondono a una precisa dimensione e misura: un uomo potrebbe essere E99, un altro Z22.

(dal Post)

_Il CronoWeb_ (ebook)

Il CronoWeb (Sergio Failla, Il CronoWeb, ZeroBook 20174, pag. 317, € 0,99, ISBN 9788867110971, link Amazon) è un progetto nato da Paolo Attivissimo e gestito poi da Sergio Failla che come dice il nome stesso raccoglie una cronologia della Rete, intesa in senso molto ampio (si parte da Leibniz e l’idea di computazione…) Il grande vantaggio di questo testo è il poter vedere come si è sviluppato il concetto stesso di Internet; spesso si fa fatica a mettere nella giusta relazione tutte le cose che abbiamo visto negli anni, e trovarsele in ordine cronologico (e con una caterva di collegamenti!) è davvero utile.
Io ho letto in anteprima la versione 2017: se mi è consentito un appunto, secondo me è stato dato troppo spazio all’elenco di attacchi di Anonymous, che sembrano quasi un libro nel libro. Immagino che la cosa sia voluta, ma un vecchietto come me preferisce una narrazione più sul positivo che sul negativo…

Con Internet è troppo facile

Come parecchi di voi forse sanno, negli anni ’90 del secolo scorso trascrissi un bel po’ di accordi di canzoni, soprattutto anni ’60 – ognuno ha le sue manie. Ai tempi “tirare giù gli accordi” significava impazzire con un registratore a nastro che dovevi fermare ogni momento, trovare una successione che più o meno funzionasse bene all’orecchio e poi postarla su Usenet per la gioja degli altri pazzoidi come te. (L’opzione “comprare gli spartiti” l’ho anche seguita; ma non era detto che quanto pubblicato coincidesse con gli accordi che ascoltavo)

Ho poi praticamente smesso di suonare la chitarra e quindi di trovare accordi: ma ogni tanto la fiamma si riaccende e oggi, mentre fischiettavo “Walk Away Renee” dei Left Banke (qualcuno magari si ricorda anche la cover italiana “L’arcobaleno”) mi sono detto “vediamo quali sono gli accordi”. Oggi, a differenza di vent’anni fa, è banale trovare il video oppure il sito con gli accordi. Tutto a posto, insomma? Macché. Il sito di accordi è quasi tutto a pagamento, ma soprattutto ci sono tre versioni e nessuna di esse si accorge dell’accordo di bVII all’inizio (per i poco musicisti: se la suoni in la maggiore la strofa comincia con La, Mi/Sol$, Sol. Quel sol è l’accordo di subtonica, o settimo grado ribassato, o bVII). Non si può pretendere tutto dalla vita.

Bocciatura annullata: sarà proprio così?

Mi è capitato di leggere sul Fatto Quotidiano questo articolo: «Scuola media, Tar annulla bocciatura: “Il padre dell’alunno non era stato informato dell’andamento scolastico”».

Io ho una certa età e non mi fido di come la stampa riporti le sentenze del Tar: valutando esso il metodo e non il merito, posso immaginare che il padre abbia sfruttato a suo favore la mancanza formale in cui la scuola è incorsa, non comunicando a entrambi i genitori (separati ma con affido congiunto) ma solo alla madre l’andamento scolastico del figlio. Ma quando leggo una frase come «i professori avevano motivato la bocciatura spiegando che il ragazzo “manifestava poco impegno, scarso interesse e atteggiamenti poco collaborativi” in classe, peggiorando ulteriormente nel corso dell’anno e accumulando sempre più assenze.» mi domando che razza di affidamento congiunto fosse quello per cui il padre non si accorgeva che il figlio non andava a lezione. Comunque credo che il ragazzo una cosa l’ha sicuramente imparata: farsi furbo e trovare la gabola. Spiace solo che il giornalista abbia scelto il solito sistema “cacca pupù” per mostrare l’accaduto.

Aggiornamento: la notizia è anche presente sulla Stampa, dove scopriamo che l’avvocato del padre del ragazzo ha affermato che il suo assistito «alla fine ha scelto di dare battaglia per l’amore che nutre nei confronti di questo ragazzino, che avrebbe voluto aiutare. Una circostanza che gli è stata impedita dalla totale assenza di comunicazioni.» Certo, virgola, certo.