Distanziamento sui mezzi pubblici

La telenovela del distanziamento sui mezzi pubblici continua. Quando Italo e Trenitalia hanno contemporaneamente deciso di seguire la direttiva di metà luglio e permettere di nuovo l’uso di tutti i posti a sedere e parte di quelli in piedi nei treni ad alta velocità, il trambusto è stato tale che il ministro Speranza ha subito emanato una nuova circolare (di sabato!) per bloccare il tutto, costringendo NTV a cancellare alcuni treni. Perché, vi chiederete? Da quanto ho capito, perché erano stati già riempiti oltre il 50% e quindi era più semplice cancellarli e al limite riprogrammarne degli altri.

Ma questo vale solo per l’alta velocità, visto che per il traffico locale le regioni se ne fregano. La Lombardia ha la faccia tosta di affermare che

“Le decisioni assunte ieri dalla Regione […] puntano a un allineamento con quanto già posto in essere da tempo, in materia di trasporto pubblico locale, da Regioni confinanti con la Lombardia”

o detto in altri termini “Signora maestra! Io ho fatto come il mio amichetto!”. Il Piemonte preferisce ammettere che non ce la fa; altri – come ATM a Milano – fanno la mossa dell’opossum, lasciando gli adesivi sui posti ma mi sa facendo finta di nulla se vengono occupati.

Mi chiedo solo se c’è qualcuno che ha davvero un’idea di cosa si possa o non si possa fare con sicurezza non dico assoluta ma abbastanza alta, oppure ci si limita a fare affermazioni politiche. D’altra parte c’è anche la storia dei verbali del comitato tecnico-scientifico sulla pandemia secretati. La mia sensazione è che non si voglia avere un caso l’Aquila alla rovescia, e qualcuno sia pronto ad accusare esperti e governo di avere esagerato con la prudenza; ma sono convinto che sarebbe meglio trovare un altro sistema per tutelare chi ha espresso le sue considerazioni che poi sono arrivate al governo.

ma anche no


Anche se (cito dalle note in corpo 5 della mail)

«Le Parole di Papa Francesco è un regalo del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa, il cui impegno, tra gli altri, è promuovere la raccolta delle Offerte per il sostentamento dei sacerdoti diocesani. Questo regalo non comporta nessun impegno ne obbligo futuro: l’indirizzo che ci darai verrà utilizzato esclusivamente per inviarti il volume in regalo oltre a informazioni sulla raccolta delle Offerte per i sacerdoti.»

non credo che il Sommo Pontefice apprezzi così tanto che una mail sia spedita a nome suo. Vediamo se DADOPAY srl mi dice da dove ha preso i dati.

una telefonata allungherebbe la vita

Fino a ieri ero in montagna da mia mamma. Sabato pomeriggio è arrivato un bel lungo temporale, e a un certo punto è saltata la corrente. Poiché l’evento non è così inusuale, mia mamma ha un gruppo elettrogeno che è regolarmente partito, quindi non c’erano grossi problemi. Alle 19:30 arriva una telefonata. È un messaggio registrato del vicesindaco, che dice che l’Enel ha comunicato che in alcune frazioni non c’era corrente ma assicurava che per le 21 al massimo sarebbe tornato tutto a posto. Per la cronaca, la corrente è tornata alle 20:30.

Tutto bellissimo. Ma da decenni, da quando insomma non c’è più il telefono “bigrigio” con cornetta, filo e presa tripolare, i telefoni non prendono elettricità dalla rete telefonica ma da quella elettrica. In pratica quindi chi era senza luce non avrebbe nemmeno potuto ricevere la telefonata. Utile, no?

Pensare l’infosfera (ebook)

Come sapete, Luciano Floridi ormai scrive direttamente in inglese, tradotto da Massimo Durante che ormai lo conosce abbastanza bene da riuscire a orizzontarsi tra secche e rapide della filosofia contemporanea. Questo libro (Luciano Floridi, Pensare l’infosfera : La filosofia come design concettuale [The Logic of Information], Raffaello Cortina 2020, pag. 152, € 10,99 (cartaceo: € 16), ISBN 978-88-6030-608-1, trad. Massimo Durante) è in realtà solo la metà del volume inglese corrispondente, “The Logic of Information”; manca la parte in cui la metateoria della filosofia dell’informazione viene applicata. Devo dire che introduzione e primo capitolo, in cui Floridi spiega cosa fa la filosofia, scorrono bene. Per i curiosi, la filosofia si pone “domande aperte”, quelle cioè alle quali due persone colte e intelligenti possono dare risposte differenti (sì, mi pare un modo molto furbo di eludere il problema). E naturalmente le domande aperte di questo inizio del terzo millennio non sono più quelle di una volta, e quindi bisogna “riavviare” la filosofia: secondo Floridi è la teoria dell’informazione la base da cui partire. Sono anche arrivato a comprendere la necessità di stabilire il livello di astrazione (LdA) per dare le risposte più adatte a una domanda. Ma dopo di quello mi sono perso del tutto: per esempio la differenza tra la filosofia costruzionista propugnata da Floridi e il costruttivismo mi resta ignota. L’ultimo capitolo è dedicato a incensare Alan Turing come capostipite della “quarta rivoluzione” (dopo Copernico, Darwin e Freud); non che Turing abbia fatto filosofia, ma del resto Floridi non apprezza Freud se non come archetipo per la terza rivoluzione; almeno con Turing c’è un apprezzamento di base. In definitiva resta il mio solito problema dell’incapacità di comprendere la filosofia…

La Lettura

In questi giorni di vacanza ho un po’ più di voglia di stare lontano dal computer: così domenica scorsa avevo pensato di acquistare il numero di La Lettura assieme alla Stampa (sono su nelle valli torinesi, gioco in casa). Peccato che Francesca, la co-titolare del bar-ristorante-emporio quassù in montagna – mi abbia fermato dicendomi “non si può più, è in abbinamento obbligatorio con il Corriere dalla scorsa settimana. Il distributore ci ha già cazziato l’altro giorno”.

In effetti per tutta l’estate comprare Corsera e Lettura costa due euro, formalmente meno di prima (il settimanale costava un euro). Ma dal punto di vista di Cairo il ricavo con me è stato zero, visto che non avevo nessuna voglia di cambiare quotidiano. L’unica idea che mi viene in mente è che in realtà vendesse troppo poco e si voglia eliminarla del tutto almeno in formato cartaceo: in effetti è stata contemporaneamente lanciata l’app digitale (3 euro e 99 al mese, praticamente quanto il cartaceo…) che avrà sì il vantaggio di far accedere a tutta la collezione ma mi pare di una scomodità unica per la lettura senza maiuscola.

Se aggiungiamo che l’ultimo Tuttolibri (che non leggevo da un pezzo) mi è sembrato davvero loffio, comicio a chiedermi se sono loro o sono io…

Processo Open Arms

Non c’è nulla da gioire nel sapere che Matteo Salvini sarà processato per il caso Open Arms. Semplicemente, avremo dei giudici che faranno il loro mestiere: stabilire se Matteo Salvini ha davvero preso una decisione per conto suo e se quella decisione è o no contro la legge italiana. A me sembra una cosa normalissima. Possiamo discutere se la sostanziale impunità dei politici per quanto riguarda le loro affermazioni sia o no accettabile (io penso che debba esserlo solo nei confronti di altri politici per ragioni di parità, ma credo di essere in minoranza), ma le azioni devono essere giudicate da una terza parte.

Però ripeto: gioire di questo voto mi pare fuori luogo. (Né gioirò qualunque sarà l’esito del processo; solo mi rattristerò se risulterà che quei comportamenti furono corretti)

OPA Intesa-Sanpaolo su UBI

Insomma, l’OPA più entusiasmante dell’anno è terminata. Beh, no, termina stasera – dopo che la Consob ha concesso i tempi supplementari – ma già martedì sera l’adesione aveva superato il 72%, più che sufficiente per un’assemblea straordinaria.

A me la cosa importava poco, non avendo azioni di nessuna delle due banche: ho più o meno seguito le richieste dell’antitrust di alienare qualche centinaio di sportelli, ma mi sono soprattutto divertito a leggere i paginoni pubblicitari dei due contendenti. Ha cominciato UBI che ha tirato fuori lo slogan “La fiducia non si compra” che la dice lunga sulle beghe interne al CdA, tanto che alla fine c’è stato il liberi tutti se accettare o no l’offerta. Ma il meglio è stato sicuramente la controproposta, che nella miglior tradizione non solo finalmente dava dei soldi veri agli aderenti, oltre al concambio azionario, ma soprattutto minacciava nemmeno tanto velatamente chi non avrebbe accettato volontariamente: in caso di vittoria, il concambio ovviamente ci sarebbe stato, ma quei soldi no. La classica offerta che non si può rifiutare, insomma.

E adesso? Trovo interessante il fatto che Intesa-Sanpaolo abbia scelto di rafforzarsi in Italia, a differenza di quanto fatto in passato e quanto mi pare continuerebbe a fare il suo concorrente diretto Unicredit. Non mi è molto chiaro perché tenere le uova tutte nello stesso paniere sia un’ottima idea, ma la mia conoscenza del mondo della finanza è così infima che sicuramente qualcuno me lo spiegherà…