Se qualcuno si stesse ancora chiedendo dove sono finiti tutti i voti che ad aprile la Sinistra – l’Arcobaleno ha perso, o peggio ancora se qualcuno fosse convinto che siano finiti tutti da Uòlter, sarebbe meglio che leggesse la “verità dell’Ernesto“, il capo del raid al Pigneto. (Prima di andare avanti: lo so che la persona ha un nome e cognome, che è già stato spiattellato pubblicamente almeno da rep.it. Il non indicarlo è una mia scelta precisa).
Il tipo arriva, mostra il suo bel tatuaggio col Che, spiega di essere nato il primo maggio (il che non si capisce bene che c’entri con il non essere di destra) ed è il prototipo del borgataro sinistrorso. Però ti metti poi a leggere che ce l’ha col “Mustafà” (il magrebino che avrebbe rubato il portafoglio alla tipa), Mustafà che se ne sta sempre lì dall'”infame” (il bengalese cui hanno sfasciato il negozio), e quindi è andato a farsi giustizia da sé: casualmente si è trovato una ventina di gente che sicuramente conosceva Ernesto – perché al Pigneto Ernesto lo conoscono tutti – e che però non sa dire chi siano perché erano tutti a volto coperto; ma sicuramente non erano nazisti, perché non avevano addosso un badge con la svastica.
Una volta forse la sinistra aveva abbastanza carisma per tenere a bada persone come Ernesto, o comunque riusciva a incanalarli a pestare i fasci (che tanto erano perfettamente d’accordo a pensare che un bel pestaggio fa sempre bene). Oggi non più, la patina è stata tolta, e rimane quello che stava sotto: ras di quartiere che sono convinti di essere perfettamente in grado di gestire tutto da loro. Dati certi leader della sinistra, in effetti non posso nemmeno dare a questi ex-sinistrorsi tutti i torti, a dire il vero; ad ogni modo, forse qualcuno dovrebbe iniziare a chiedersi quando ha iniziato a sbagliare, politicamente parlando.
Anche i komunisti ormai asserviti all’imperialismo USA
Ho appena sentito il notiziario in breve di Radio Popolare, dove hanno annunciato che a Dublino più di cento nazioni (ma purtroppo non i paesi principali produttori) hanno annunciato di firmare un documento per mettere al bando le “cluster bomb”.
Sono subito andato a controllare come i maggiori quotidiani non sportivi italiani hanno scritto la notizia (avrei anche preso il Giornale, ma in prima pagina non ne parla affatto). Corsera: Accordo tra oltre 100 Paesi per la messa al bando delle bombe a grappolo (titoletto minore in prima pagina). Rep.: Bombe a grappolo al bando – a Dublino accordo sul trattato” (titolo grande, molto in fondo alla pagina iniziale). Busiarda: C’è l’accordo sul trattato contro le bombe a grappolo (titolo grande, abbastanza in alto).
Come potete notare, i tre grandi quotidiani usano il termine italiano, che io nella mia beata ignoranza credevo essere quello di uso più comune. Poi all’interno degli articoli viene usata l’espressione inglese, con o senza virgolette, ma non c’è nulla di male, anzi è bello acculturare le persone, oltre che spiegando loro come e perché le bombe a grappolo siano ancora peggio delle bombe normali, specificando il loro nome inglese. Ma è appunto una specificazione. L’ascoltatore medio di Radiopop non credo sappia cosa sia una “cluster bomb”, né riesce a farsi un’idea che probabilmente l’espressione “bomba a grappolo” gli dà. Gli americani hanno davvero vinto e stravinto, sappiatelo anche a sinistra.
è state
Scajola illegale
Non ho commentato sulla scajolata “in cinque anni avremo di nuovo le centrali nucleari” (in realtà, in cinque anni si poserebbe la prima pietra di una centrale nucleare che se va bene sarà pronta tra quindici-vent’anni) perché non ho un’opinione precisa in proposito.
Però una cosa non la posso tacere, ed è relativa alla promessa di fare uno sconto sulle bollette a chi si troverebbe in giardino una centrale nucleare. Quando nel 1987 ci sono stati i “referendum sul nucleare”, non è stata affatto abrogata una legge che permetteva di avere centrali nucleari, anche perché probabilmente una legge non c’era. Sono stati invece fatti tre referendum “fiancheggiatori”, come potete vedere. Più precisamente, è stata negata la possibilità per l’Enel di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all’estero (anche se poi in questi anni si sono comprate società elettriche straniere che gestivano centrali nucleari), si è tolta la possibilità allo stato di bypassare i comuni che non volevano concedere territori per le centrali, e si sono aboliti i contributi ai comuni che avevano nel loro territorio le centrali nucleari.
In pratica l’affermazione di Scajola va contro il terzo di questi referendum, anche se in realtà i soldi non vanno ai comuni ma agli abitanti. Qualcuno glielo andrebbe a dire?
maturo inside
via Ipazia, ho fatto il test sull’età mentale.
Risultato: la mia età mentale è di 47 anni. Iniziate a portarmi rispetto, insomma… e pensate al mio Alzheimer ormai prossimo venturo.
Net To Be è viva e lotta con noi
Non ci potevo credere, quando R:ob Grassilli me lo ha comunicato. C’è una nuova striscia di Net To Be. La 559, per la precisione. Tanto per dare un’idea, la 558 è datata 10 dicembre (2007, adesso non esageriamo con il passato)…
Nel frattempo sono successe tante cose, compreso l’arrivo del primo erede maschio di casa Grassilli: ma cinque mesi sono davvero tanti. Ora R:ob ha affermato che vorrebbe riprendere a disegnare la striscia: ragaSSi, mandategli un (bel) po’ di sostegno morale! :-)
Rigirare le notizie
Repubblica.it pubblica un’analisi di Mediobanca, col rassicurante titolo “Banche, per quelle italiane meno perdite ma più sofferenze”. Rassicurante per chi non sa cosa siano le sofferenze: crediti che non si spera praticamente più di recuperare. Detto in altro modo: le banche all’estero hanno messo in bilancio come perdita una serie di cose; le banche italiane preferiscono fare finta di nulla e sperare nello stellone. Vi ricorda qualcosa?
(che poi è ovvio che nel 2006 le banche hanno avuto i massimi guadagni: prestavano soldi allegramente a chi non era detto che li potesse restituire. Non è poi così diverso dal Multi-Level Marketing: finché dura, va bene; poi crolla tutto)
quanta fatica per uno sfondo
Come ho già scritto, il mio pc aziendale è gestito remotamente. Nulla di male in generale. Però tra le policy di dominio, su cui io non posso fare nulla pur avendo i diritti di amministratore, c’è anche quella sullo sfondo del PC. Fino alla scorsa settimana, avevo perlomento la possibilità di non avere uno sfondo, ma semplicemente un colore uniforme, e mi accontentavo. Ma lunedì, in un tentativo da remoto per permettermi di accedere alla posta aziendale all’avvio del pc – non che ci siano riusciti, ma visto che poi ho scoperto che la colpa è di ZoneAlarm che blocca non riesco a capire quale processo, e visto che io ufficialmente non dovrei avere un firewall aggiuntivo, me lo tengo così – sono stato forzato ad avere lo Sfondo Telecom Ufficiale, con una bella barra rossa in cima comprendente il logo e un disegno in mezzo che non mi fa più distinguere le icone.
A questo punto mi sono scocciato. Sono andato su C:/WINDOWS e come prima cosa ho sostituito il file NewSfondo.jpg con l’immagine che volevo io (la foto della blogosfera che era uscita a suo tempo su Nòva : tranne che al centro è praticamente tutta nera, l’ideale). Togliere la barra è stato un po’ più complicato: alla fine ho scoperto che il colpevole era il file desk.htm, sempre nella directory di Windows, che è stato pertanto opportunamente modificato.
A parte queste operazioni illegali che ho compiuto, capisco che forse lo sfondo uniforme è stato pensato per le segretarie, e che le segretarie probabilmente non si darebbero la pena di fare tutte queste modifiche (a parte che mi sa che non abbiano nemmeno i diritti di accesso a quei file). Però qual è la vera ragione logica di avere una policy per gli sfondi? Fanno forse male a qualcuno?
Aggiornamento: (12:30) tra le altre “novità” dopo l’intervento remoto c’è stata la modifica della home page di Internet Explorer (che avevo settato ad http://localhost/) Cosa c’è adesso? Il sito Telecom? l’intranet? No. http://it.msn.com/. Giusto per dire come sono fatte le policy aziendali.