La guerra dei tre giorni

Stanotte è morto il cardinale Pio Laghi. È tutto il giorno che nei GR Radio Popolare continua a dire che “è stato nunzio apostolico in Terra Santa durante la guerra dei tre giorni” (grassetto mio). Ho provato a fare una ricerca su quella locuzione, e tutti i risultati sensati sono appunto legati al coccodrillo riguardante Laghi, si veda ad esempio Kataweb (“ardinale dal 1991, era stato infatti delegato apostolico in Terra Santa all’epoca delle guerra dei tre giorni e amico personale di Golda Meir”) o il Corriere (“Laghi, cardinale dal 1991, è stato delegato apostolico in Terra Santa all’epoca delle guerra dei tre giorni e amico personale di Golda Meir”); a questo punto posso immaginare che una qualche agenzia abbia tirato fuori questa locuzione e tutti l’abbiano copiata amabilmente, mentre lasciavano il cervello all’ammasso.
Perché io ho sentito parlare della guerra dei sei giorni, che però non c’entra nulla: non tanto perché di giorni ne è durata sei (ma la parte contro la Giordania è durata tre giorni, si legge qua), ma perché è del 1967 mentre Laghi fu in Terra Santa dal 1969 al 1973 quando lo spostarono a Cipro. In quel periodo c’è stata in effetti una guerra, ma era la guerra del Kippur che di giorni ne è durata diciannove.
Ma il vostro affezionato tenutario di queste notiziole ne sa una più del diavolo, ed è risucito a fare una bella scoperta. Se si fa la ricerca in inglese, “Three-day War”, si può ad esempio finire su questa pagina di Time. Toh: a Cipro nel 1974 c’è stata una guerra dei tre giorni, dal 20 al 23 luglio, e Laghi era stato pronunzio a Cipro. Tutto a posto? No, purtroppo: secondo la biografia ufficiale, Laghi fu nominato nunzio per l’Argentina il 27 aprile 1974, e la guerra turco-cipriota avvenne a luglio.
Insomma, un bel minestrone, no?

bottegai dentro

Non so se vi eravate accorti della proposta fatta da un sindacato di base romano: “boicottiamo i negozi gestiti da ebrei”. Nel caso, trovate qualche articolo su La Stampa e sul Corriere. Repubblica ne ha parlato solo sulle pagine locali, ma in compenso ha pubblicato il comunicato del FLAICA.
Secondo me, la colpa più grave dei sindacati “storici” in Italia è di essere stati così ignavi da aver fatto nascere e prosperare i sindacati di base, che nel mondo del lavoro sono l’equivalente di beppegrillo™ sull’internette. Questo a prima vista si direbbe un esempio preclaro: già avrei dei dubbi sull’effettiva utilità di un boicottaggio dei prodotti provenienti da Israele, ma qua il volantino parla specificatamente di «BOICOTTAGGIO degli acquisti nei negozi DEL COMMERCIO A ROMA che si rifanno alla Comunità Israelitica romana». Insomma, un po’ come se qualche Workers’ Union statunitense, dopo l’elezione di Berlusconi, invitasse a boicottare i negozi newyorkesi che si rifanno alla comunità di Little Italy. Una qualunque persona con un minimo di intelligenza capisce che a Israele dei negozi degli ebrei romani non gliene può fregare di meno, e che al limite prefererirebbe quasi che fallissero e costringessero i proprietari a emigrare in Israele e aumentare la popolazione di religione ebraica.
L’unica cosa che mi domando, notando che questo sindacato è di lavoratori del commercio, è se questi intelligentoni abbiano pensato che facendo boicottare la concorrenza in periodo di crisi avrebbero potuto beneficiare di qualche acquirente in più. Ma immagino che sia un pensiero troppo profondo per loro.

Peggio el tacon del buso

Rosetta Iervolino ha iniziato a registrare cosa si raccontava con i colleghi di partito: si sa, dai nemici mi guardi Iddio. Poi è andata a spiattellare che quelle registrazioni le avrebbe tirate fuori e fatte sentire a chi di dovere. Poi si è accorta che forse c’erano dei piccoli problemucci legali, e così ha indetto una bella conferenza stampa dove ha fatto vedere i registratori usati (due, uno analogico e uno digitale, evidentemente perché non era sicura se ci fosse già stato lo switch-off), ha fatto ascoltare dei brani scelti, e poi ha platealmente tagliuzzato il nastro… e premuto “ERASE” per eliminare il file digitale.
Visto che tanto nessuno crede che non ci siano altre copie dei file, forse sarebbe stato meglio evitare tutta la sceneggiata napoletana, no?

Letizia è stata accontentata!

Bisogna dire che Ignazietto La Russa vuole bene alla sindaca di Milano. La Moratti aveva chiesto l’intervento dell’esercito per togliere la neve, e in questo momento i solerti soldati stanno lavorando sotto il mio ufficio (facendo anche abbastanza rumore, altrimenti mica me ne sarei accorto!)
Non potevo esimermi da fare un reportage fotografico delle operazioni: in fin dei conti non capita così spesso di essere in un’emergenza così emergenziale, vero?
Per la cronaca: l’auto sul marciapiede è ancora bloccata :-)

Una volta c’erano i redazionali

Uno dà una rapida occhiata al feed di repubblica.it, sezione “tecnologia”, e legge “Usa, bimba rapita dalla nonna / la ritrovano con Google Street”; e si chiede cosa diavolo c’entri StreetView, che se va bene mostra immagini di qualche mese fa (oltre che chiedersi chi sia stato a sbagliare persino il nome del prodotto). Poi clicca sull’articolo, e scopre che in realtà hanno fatto una geotracciatura sul cellulare della nonna della bambina, e StreetView c’entrava solo perché in quella zona “c’era una struttura col tetto rosso”.
A onor del vero, visto che anche in UK il titolo dato alla notizia è lo stesso, immagino che l’agenzia di stampa che ha preso la notizia originale abbia deciso autonomamente di dare tutto il merito alla grande G… o magari la polizia non vuole che la gente si renda conto di com’è facile seguire una persona che ha il proprio cellulare acceso, e dia la colpa a Page e Brin.

Ci vuol poco a sentirsi felici

Premessa 1: i marciapiedi di via Pietro Crespi sono relativamente stretti, diciamo due metri e mezzo scarsi.
Premessa 2: nelle vie limitrofe il venerdì c’è mercato, e c’è sempre qualche persona che si ritiene più intelligente degli altri e parcheggia sul marciapiede davanti al mio ufficio, facendo smadonnare tutti quelli che vorrebbero usare il marciapiede per camminarci su (se uno stronzo lascia la macchina sul marciapiede, tu passi a fatica a piedi, non passi se hai un passeggino)
Premessa 3: al piano sopra il nostro lavora un handicappato, con forti problemi di deambulazione; nel cortile sotto c’è naturalmente un posto auto riservato a lui.
Bene. Stamattina, dopo aver preso il caffè ed essere rientrato in ufficio, vedo che il collega sta cercando di entrare nel cortile, ma non funziona il cancello automatico, come del resto capita spesso. A mezzogiorno e mezzo sento un continuo clacsonio: guardo fuori e noto che il collega alla fine ha lasciato l’auto davanti al nostro passo carraio, e l’intelligentone che stamattina aveva lasciato l’auto sul marciapiede ha scoperto che era impossibilitato a uscire. Venti minuti dopo siamo usciti a pranzo e passati davanti al tipozzo: nessuno di noi gli ha detto chi avrebbe potuto contattare. Adesso l’auto è ancora lì ferma sul marciapiede, e noi stiamo sorridendo.

(Quasi) tutto il mondo è paese

Non so se tra i miei ventun lettori ci sia qualcuno che vive in Sardegna, regione che è stata scelta come cavia per il passaggio forzato al digitale terrestre: leggo in giro che in mezza regione non si riesce più a vedere nulla e che c’è gente piuttosto arrabbiata, e mi piacerebbe saperne qualcosa in più.
Ma mentre noi siamo abituati dai tempi dei Savoia a considerare la Sardegna come un povero avamposto semicivilizzato dove si può fare di tutto compresi i vertici G8, se andate a leggere il NYT scoprirete che non siamo i soli a lamentarci. Anche nei grandi Stati Uniti il passaggio al digitale terrestre è imminente, e il 17 febbraio prossimo deve essere completato. Peccato che secondo John Podesta, pezzo grosso della squadra di transizione preparata da Obama, non stia funzionando nulla e il Congresso USA dovrebbe spostare ben in avanti la data di chiusura delle trasmissioni televisive analogiche. Verrebbe quasi (quasi) da rivalutare Gasparri, insomma.
Eppure, sempre a quanto ne so, in Svizzera il passaggio l’hanno fatto tranquillamente senza tante storie, e non è che la geografia elvetica aiutasse così tanto. Come hanno fatto?

vivere pericolosamente con Windows

Nella più o meno spasmodica attesa che arrivi Windows 7 (qui una delle primissime recensioni della nuova beta) stamattina mi sono accorto che il disco C: del PC di ufficio aveva solo 200 mega liberi. Anche facendo un po’ di pulizia standard ero salito solo a 600 mega, e quindi ho pensato “in fin dei conti è una partizione logica, e il disco D: ha quasi 40 giga liberi; che ci vuole a spostare un po’ il limite della partizione?”
Executive summary: è tutto a posto, e ho 7 giga di spazio in più. Ma la storia non è così semplice.
Innanzitutto, occorre ovviamente avere a disposizione un gestore di partizioni. Casualmente, grazie a una vecchia offerta del beneamato GiveAwayOfTheDay, ne avevo uno installato. Le operazioni logiche da fare non sono difficili: si sposta a destra il limite della partizione D:, si fanno spostare i file, si verifica che sia tutto a posto, si sposta a destra il limite della partizione C:, e siamo a posto. Il tutto “a cuore aperto”, senza nemmeno un backup. In effetti è stato così: un po’ di lavorio di spostamento dati, ma per il resto nulla di male. L’unica cosa che non ho capito è come mai abbia dovuto far ripartire il PC cinque volte, invece che le due che mi sarei aspettato: però in fin dei conti è sempre Windows…