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matematto non praticante

Nicola Arigliano

Chi ha la mia età associa inevitabilmente al nome di Nicola Arigliano la frase “Gruppo vacanze Piemonte, si parte!”, dai Caroselli del digestivo Antonetto. Pe chi è più giovane il suo nome non dice assolutamente nulla, anche se negli anni ’90 era tornato ad apparire anche in televisione.
Ma Nicola Arigliano, morto stanotte, era molto di più: non solo un crooner ma anche un jazzista, con uno stile di antan che era assolutamente piacevole all’ascolto. Eppure è sempre la tv, anzi la pubblicità, quella per cui vieni ricordato…

Quanto è difficile processare dati online

Ricordate il treno che abbiamo preso domenica con ritardo maggiore di un’ora? Con le nuove norme (“ah, signora mia, è l’Europa che ci ha costretto a seguirle!”) In teoria avremmo diritto a un rimborso di ben il 25% del prezzo del biglietto. Addirittura (e qui in effetti c’è un obbligo europeo, mi sa) non come bonus ma come rimborso sulla carta di credito. In pratica?
La mia richiesta online ha dato questa risposta: «Il viaggio da lei effettuato non ha diritto ad un indennizzo. Di seguito il dettaglio: Evento non elaborato»
In effetti, leggendo attentamente qui, è chiarissimo che «Trascorsi 20 giorni dalla data del tuo viaggio (successivo al 13 dicembre 2009) puoi interrogare direttamente i sistemi informativi Trenitalia per verificare l’ammissibilità o meno del diritto all’indennità (biglietterie, agenzie di viaggio, self-service, internet, Call Center) e poi chiedere presso le biglietterie di stazione o l’ agenzia di viaggio presso cui hai acquistato il biglietto:» [ecc.ecc.: il grassetto è mio]
Capisco ventiquattr’ore di attesa, ma VENTI GIORNI? Con dati che si suppone siano già disponibili online, visto che il ritardo me lo sono visto man mano con il telefonino? Faccio il dietrologo: secondo me è un gomblotto perché la gente così si dimentica di fare la richiesta.

Contro il doppio lavoro

Le sconfitte alle comunali del mininistro Brunetta a Venezia e del sottosegretario ingegner Castelli a Lecco mi paiono un’ottima cosa.
Nel caso ve lo chiedeste, la mia gioia non è per la vittoria del centrosinistra, ma per una questione molto più generale. I rappresentanti del Popolo della Libertà e della Lega erano infatti stati pronti a render noto che in caso di vittoria loro non si sarebbero affatto dimessi dal governo, perché tanto sarebbero stati in grado di svolgere al meglio i due lavori. Ecco: io sono contento perché cotale protervia è stata punita. Già ho dei dubbi sul doppio lavoro di parlamentare e membro del governo, ma almeno sono compiti complementari; voler dirigere contemporaneamente una città e lo stato è però uno schiaffo a chi magari il lavoro lo cerca e non lo trova. Lasciatemi sperare che molti elettori di centrodestra l’abbiano capito – per quelli di centrosinistra credo il problema non si porrà per molto, molto tempo.

Aiuto! Firefox e charset

A quanto pare, questo problema ce l’hanno in tanti e nessuno riesce a risolverlo, o perlomeno io non sono riuscito a trovare una risposta. Però magari qualcuno dei miei lettori sa che cosa fare.
Ogni tanto mi capita un messaggio illeggibile su GMail, visto da Firefox (3.6, su macchine XP). Ad esempio, la newsletter di Meridiano Zero mi arriva con dei rettangolini che corrispondono agli apostrofi; Chrome in compenso visualizza il tutto bene. Ho provato a toccare View → Character Encoding, mettendo di tutto (Universal/Off, ISO-8859-1/UTF-8), ma niente da fare. Guardando i sorgenti della newsletter, vedo che è un MIME multipart: la parte testuale ha come header
  Content-transfer-encoding: quoted-printable
e quella HTML
  Content-type: text/html; charset=iso-8859-1
  Content-transfer-encoding: quoted-printable
mentre però la pagina inizia con
  <!DOCTYPE HTML PUBLIC "-//W3C//DTD HTML 4.01 Transitional//EN"
"http://www.w3.org/TR/html4/loose.dtd">

  <html>
  <head>
  <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=UTF-8">
il che mi può far immaginare che ci sia un problema di contrasto tra i due content type.
Ma ci sono cose peggiori: provate a guardare questi due messaggi che sono arrivati sul blog: good e bad. Io non riesco a vedere alcuna differenza, però il bad mostra le lettere accentate come se fossero scritte in ISO-8859-2, insomma con le lettere degli alfabeti slavi, mentre il good è perfetto.
Qualche idea, qualcuno?

epperò!

Non mi sarei aspettato la vittoria di Cota in Piemonte, ma sono contento per i miei corregionali che finalmente avranno quello che bramavano da un pezzo. (Ah, non è colpa di beppegrillo™ se la Bresso ha perso. Se uno ha votato il movimento a 5 stelle, non era certo uno che si sarebbe mosso per votare la Mercedes).
Non mi sarei aspettato una vittoria così ampia di Vendola in Puglia. E la divisione del centro-destra conta poco, perché molti ex AN non avrebbero comunque votato la traditrice Poli Bortone. Ma mi sa che sia vero che ormai la politica è protagonismo dei leader, da Silvio a Di Pietro financo a Casini – che però è rimasto fregato con la sua politica dei due forni – e l’unico vero leader che ha il PD è D’Alema, il che fa capire come la sigla sta per Party Doomed.
Sul risultato del Lazio resto agnostico, nel senso che non avevo grosse previsioni.
Sul risultato di Penati in compenso non avevo dubbi. Vedere come, pure in mezzo alla disfatta del centrosinistra (la sinistra non è pervenuta, ma tanto quelli sono troppo fuori dal mondo), sia riuscito a prendere otto punti percentuali in meno di quanto fece Sarfatti cinque anni fa dovrebbe voler dire qualcosa. Ma non lo dirà.
Ad ogni modo queste elezioni hanno dimostrato che la televisione non conta poi molto. Confrontate il risultato della Lega con lo spazio lasciato al Fedele Alleaten da RaiSet.

Gli alberi di Silvio

Ruphus mi segnala questo post di Alessandro Robecchi, dove l’indimenticata voce di Piovono pietre sbertuccia la promessa elettorale di Silvio Berlusconi: no, non “in tre anni sconfiggeremo il cancro” ma l’apparentemente più fattibile “pianteremo cento milioni di alberi”. Non so se la stima dei costi prospettati dal non meglio identificato professore (dai 25 ai 100 miliardi di euro) sia corretta: però anche supponendo un costo di cento euro a pianta si arriverebbe comunque a 10 miliardi di euro da spalmare in tre anni, che non sono certo pochi.
Quello su cui però Robecchi mi casca è un’altra frase: «E soprattutto non si saprebbe dove piantarli: escludendo i boschi che ci sono già, le cime delle montagne e le spiagge dove non crescerebbero, avremmo un albero ogni metro e mezzo di terreno, comprese le autostrade, le piste degli aeroporti, i parcheggi dei supermercati, gli stadi, le ferrovie e gli ospedali.» Innanzitutto, che cosa significa “un albero ogni metro e mezzo”? Gli alberi non si mettono in un unico filare, per quanto convoluto come quando si giocava a Snake!, ma occupano una superficie. Immagino che la frase sia quindi da leggere come “un albero ogni metro quadrato e mezzo”. Il punto è che mettendo cento milioni di alberi uno per ogni metro quadrato e mezzo otterremo centocinquanta milioni di metri quadrati, che probabilmente per Robecchi fanno 150000 chilometri quadrati, cioè metà della superficie italiana.
Ma per i miei ventun lettori centocinquanta milioni di metri quadrati sono solo 150 chilometri quadrati. È vero che probabilmente un metro quadrato e mezzo per pianta sono pochi, ma possiamo tranquillamente triplicare lo spazio per le piante e rimanere sotto i 500 km2, che si potranno ben trovare nella nostra grande nazione! Insomma, i numeri di Berlusconi non sono di per sé campati in aria.
Come Ruphus mi ha fatto notare, è vero che da uno scrittore satirico non possiamo aspettarci un’aderenza alle regole della matematica, proprio come da un caricaturista non possiamo aspettarci un’aderenza alle regole della prospettiva; però in questo caso il conto è funzionale alla battuta, quindi l’errore è vero e non un modo per far ridere.
Aggiornamento: (30 marzo) Su istigazione faccialibresca, ho scoperto questo articolo in cui si dice che nel 2007 in tutto il mondo è stato piantato più di un miliardo di alberi, e ad esempio in Tunisia ne sono stati piantati 21 milioni. Come si vede, l’obiettivo di 100 milioni di alberi in tre anni è assolutamente alla portata.

arrampicate sugli specchi

[questa notiziola l’ho scritta mercoledì scorso: postarla a urne chiuse è una scelta specifica perché non è pensata come campagna elettorale]
Martedì il sito di Beppe Grillo ha postato un video dove si sente la candidata governatrice del Piemonte Mercedes Bresso augurare la morte a una signora 80enne. Peccato che l’ufficio stampa della Bresso abbia un altro video, dove si senta esattamente l’opposto, e l’abbia reso pubblico dopo un paio d’ore non appena insomma visto cos’era successo. La cronaca è raccontata da Daniele Sensi.
Bene, guardate ora i commenti sull’accaduto nella pagina Facebook di Vittorio Bertola. vb lo conosco da quindici anni, abbiamo fatto cose insieme e cose uno contro l’altro, ricordo bene il periodo in cui prendeva per i fondelli beppegrillo™ prima di rimanere fulminato sulla via di Sant’Ilario. Vedergli scrivere «Il vero punto è che, al di là che abbia detto “muoia signora” o “non muoia signora”, la Bresso è stata comunque molto arrogante con persone che esprimevano un loro sentimento e una loro opinione legittima. E’ questo genere di arroganza del potere che rende il centrosinistra così lontano dagli elettori» a me fa cascare le braccia. È un misto tra sindrome di Fonzie e maanchismo; se l’idea di fare politica è dire “non importa se abbiamo sbagliato, perché tanto le cose sono comunque così” allora non riesco proprio a vedere quale politica nuova ci sia.
La cosa si può anche vedere sul post ufficiale al riguardo: «Nessuno del Movimento 5 Stelle era presente all’incontro e dunque noi non abbiamo modo di sapere cosa sia successo esattamente»; «Crediamo che la verità difficilmente potrà essere accertata, e che la tensione accumulata tra l’attuale amministrazione regionale e il movimento No Tav renda facili gli equivoci. Sospendiamo dunque il giudizio sulla frase in questione e condanniamo qualsiasi manipolazione da chiunque effettuata, in attesa di capirne di più.» E poi giù a lamentarsi dell’arroganza della Bresso che comunque c’è, qualunque cosa abbia effettivamente detto.
Ribadisco: il mio punto di vista è che se fai una cappella la prima cosa che fai è scusarti per la cappella e basta; puoi tranquillamente continuare a lamentarti delle altre cose, ma se vuoi conservare la credibilità lo fai separatamente. Ma magari hanno ragione loro: la credibilità oggi come oggi non conta nulla e non sposta voti.