Roberto Zanasi, meglio noto in rete come Zar, è un professore di matematica; di quella specie purtroppo non così comune che la matematica la ama (cosa credete? Dietro ogni persona che dice di odiare la matematica c’è stato un professore che non l’amava neppure lui). Qualche anno fa Zanasi scrisse sul suo blog una serie di post in forma dialogica, dove un Vero Matematico – mi raccomando le maiuscole! – porta un suo discepolo a scoprire il paradiso che a detta di Hilbert è stato offerto a tutti i matematici da Cantor. Ora questi dialoghi sono raccolti in un libro (Roberto Zanasi, Verso l’infinito ma con calma, Scienza Express 2011, pag. 136, € 12, ISBN 978-88-96973-00-4) per i tipi di Scienza Express.
Della teoria dei numeri infiniti ne hanno parlato in tanti, l’ho fatto anch’io. I punti di forza di questo libro sono innanzitutto il farlo appunto con calma, permettendo al lettore di afferrare man mano i vari concetti presentati, e il non nascondere sotto il tappeto i problemi che i matematici stessi hanno quando si tratta di fondamenti. Beh, diciamola meglio: li mette sotto il tappeto, ma almeno ti avvisa che lo sta facendo. Anche la trattazione degli ordinali transfiniti non è poi così facile da trovare, e per chi ne vuol sapere qualcosa il libro sarà utile; ma a parte tutto questo la carta vincente è che è scritto bene!
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Assistenza (si fa per dire)
Due settimane fa tiro fuori la mia Lumix per fare una foto, e mi accorgo che vedo per metà nero. Controllo cosa è successo: la tendina dell’otturatore rimane bloccata a metà. Vabbè, mi dico, è un banale guasto meccanico, basta far cambiare quel pezzetto: e il Centro Pilota lombardo di assistenza è a due passi dall’ufficio, in via Termopili. Il 30 marzo consegno la macchina, gli dico il problema, dico anche che l’obiettivo esce (altrimenti sapevo già che sarebbe stato un macello), pago i 24 euro di preventivo, e mi dicono che ci vuole una settimana perché venga verificata.
Già l’idea di aspettare una settimana per un controllo mi pare esagerata, ma vabbè. Torno dopo una settimana, e mi fanno “ah no, se non le abbiamo mandato l’sms vuol dire che non è ancora stata verificata. Vuole che sollecitiamo?”. No, io volevo che fossero rispettati i tempi definiti da voi.
Ieri pomeriggio, cioè l’11 aprile, cioè 12 giorni dopo la consegna, alle 15 mi arriva l’sms. Costo della riparazione: 112.82 euro, si prega di chiamare”. Vabbè, cosa chiamo che sono a cinque minuti a piedi? quando esco dall’ufficio passo, gli dico che è stato un moderato piacere, e mi riprendo la macchina scassata. No, non si poteva: perché per vedere se funzionava gli avevano messo un pezzo nuovo e adesso non avrebbero fatto a tempo, visto che tra venti minuti il centro chiude. Vabbè, sono passato oggi alle 13, c’era un’altra persona che mi ha guardato strano e mi ha chiesto “ma lei l’aveva detto che sarebbe passato oggi?”; però la macchina in effetti c’era.
Ho qua tra le mani la scheda di lavoro. Ecco cosa c’è scritto, a parte i dati personali.
COD. DIFETTO F8/4
DESCRIZIONE BENI:
VXP2912 1ST LENS FRAME UNIT
M MANODOPERA
(entrambe le voci a 0,0 euro, visto che non ho accettato il preventivo)
Ora, mi sa che per qualunque marca di macchina fotografica il concetto di “riparazione” ormai sia diventato “buttiamo via il pezzo scassato e mettiamone uno nuovo”. Per quanto riguarda l’estrema simpatia del personale non posso farci nulla, non credo che sia compresa nel servizio assistenza; comunque la mia prossima fotocamera non sarà Panasonic.
Ma qualcuno riesce a spiegarmi perché adesso la mia macchina fotografica funziona correttamente?
lumpenrealproletariat
Rilancio da Killeader: sembra che a Mediaset stiano cercando dieci professori precari (come se ultimamente fosse una merce rara) per un reality in cui dovrebbero tenere a bada una classe di vip scelti tra i più somari passati per i reality show stessi.
È un’altra tappa verso la definitiva annessione dell’insegnamento nel gruppo dei lavori (ammesso che si possa lavorare) da sfigati.
santo subito, ma anche no
Qualcuno va a spiegare ai senzadio di Repubblica.it che Giovanni Paolo II al momento viene solo beatificato e non santificato?
algo-ritmi
Vi siete mai chiesti come funzionano gli algoritmi di ordinamento? Che succede dentro una CPU? Beh, non credo proprio che le cose funzionino come in questi video, segnalatimi dal mio collega Fabio. Gli algoritmi vengono rappresentati come danze popolari mitteleuropee: ciascun danzatore ha una pettorina con un numero, due di loro escono dalla fila e danzano, scambiandosi o no di posto.
Sì, sono pazzi.
gioco della domenica: Tetris Labs
No, non è un Tetris, o qualcosa di simile. In Tetris Labs, di Tetris ci sono solo i pezzi che cascano e che servono all’omino (in stile Commodore o Atari…) come ausilii per andare a raggiungere il fiorellino che è il punto di arrivo in ogni schema. Nulla di trascendentale, ma l’idea di mischiare due cose completamente diverse è carina.
(via Passion for Puzzles)
_Giovanni Keplero aveva un gatto nero_ (libro)
L’autore del libro (Marco Fulvio Barozzi (Popinga), Giovanni Keplero aveva un gatto nero – Matematica e fisica in versi , Scienza Express “narrazioni”, pag. 132, € 9, ISBN 978-88-96973-02-8) in quarta di copertina si definisce così: “Popinga insegna davanti a una platea disattenza quando non intimamente ostile e si consola con la letteratura”. Conoscendolo, mi sa che anche la prima parte della frase sia vera. In questa sua raccolta di poesie matematiche e fisiche – ma forse “poesia” è un termine riduttivo: nelle prime pagine si spiega quali tipi di versi ha usato, dai limerick alle incarrighiane, dagli haiku ai maltusiani ai fib – Popinga mette la scienza in una posizione buffa: il significato di quello che scrive è indubbiamente vero, ma il significante spiazza il lettore. O magari a volte è il significante a dare la forma più importante, come in questo esempio che riporto più giù in interezza perché mi è piaciuto davvero: se il tutto non fosse chiaro, andate a cercare che cos’è la contrazione di Lorentz, e poi rileggete il limerick (ricordandovi che le rime dovrebbero essere AABBA)
I limerick relativistici hanno la distinzione
di essere affetti da una contrazione,
che di Lorentz è detta:
non è barzelletta,
né finz.
Se devo fare un appunto alla vena poetica del nostro, sperando lui non sia come il personaggio simenoniano da cui prende il nome d’arte, è che i suoi maltusiani non hanno il ritmo che mi aspetterei da loro: anche l’orecchio vuole la sua parte. Detto ciò, correte a ripassare la vostra fisica e matematica!
Manifestando 2
Per la cronaca, i manifesti appiccicati l’altro giorno sono già tutti strappati.