Archivi autore: .mau.

Informazioni su .mau.

matematto non praticante

0,15%

La sera di venerdì 12, mentre tutti pensavano al povero cuore di Silvio che grondava sangue, Bernabè ha perfezionato la vendita di Loquendo a Nuance, nonostante per tutta la settimana ci fossero stati sette emissari della concorrente Avaya a valutare l’azienda, pronti a fare un’offerta per mercoledì 17. Gli affari sono affari, e da questo punto di vista il presidente di Telecom può dirsi soddisfatto: una rivalutazione di più di sette volte rispetto al valore segnato a bilancio per l’azienda. Credo anche che al di fuori di Torino la cosa sia importata a ben poche persone.
Ma vediamo le cose in un altro modo: la plusvalenza è stata di 46 milioni di euro, pari circa allo 0,15% (non ho i dati precisi sottomano) del debito complessivo di Telecom Italia. È vero che i milioni si fanno iniziando dal centesimo, come zio Paperone sa bene; ed è anche vero che le tecnologie vocali non sono esattamente il core business dell’azienda (se lo ricordino anche quelli di Telecom Italia Media: io forse per il momento mi salvo ancora). Ma mi sa che non è così che si potrà tagliare il debito, e il risultato finale è stato far preoccupare moltissimo cento famiglie e parecchio tanti lavoratori che fanno parte del core business aziendale. Sarà valsa la pena per quello 0,15%?

149

sono i thread di posta che avevo in attesa dopo dieci giorni senza usare l’internette. Non so quanti siano esattamente i messaggi. Adesso mi dedico a scremare la posta: intanto su Google Reader per la prima volta ho cliccato su “mark all as read”, senza prima scegliere qualche feed interessante. Bisogna fare delle scelte.

Chiusi fuori

Usseglio, ultimo giorno del mio soggiorno montano coi giovini. Dopo essere rientrati dal pomeriggio passato al parco giochi, la mia idea era quella di portare i bimbi a giocare di sopra. Mi ero già tolto le scarpe e avevo detto a Jacopo di salire; intanto sono uscito a chiamare Cecilia e mia mamma che erano fuori. Rientro, e mi trovo la porta chiusa. A chiave. Il vandalo aveva chiuso una delle porte della bussola che aveva disgraziatamente la chiave nella toppa; una di quelle chiavi delle porte interne, ma tant’è. Inutile dire che tutto il resto, compreso il mio telefono, era in casa.
Mia madre è uscita in ciabatte – per fortuna le chiavi del portone esterno non le tolgo mai dalla tasca – a chiamare il figlio dei suoi amici. Io intanto cercavo di convincere Jacopo non tanto a girare di nuovo la chiave – impresa impossibile, anche perché quella porta ha sì un vetro ma non trasparente – quanto salire sulla macchina da cucire e girare la maniglia della finestra. Purtroppo c’erano troppi diversivi, come appunto il mio telefono e il palmare: a un certo punto il giovine ha anche messo la mano sulla maniglia muovendola un po’, ma provateci voi a spiegare a un neanche duenne di spingere in basso da un lato!
Intanto era arrivato Andrea con una scala, ed è salito sul tetto: io lascio infatti l’abbaino della camera dove dormiamo sempre aaperto, per cambiare un po’ l’aria durante la giornata. L’ingresso non è stato semplice, visto che ha dovuto smontare scure e finestra, e quest’ultima non si riusciva a spostare via, ma alla fine è riuscito a entrare e aprirci, con Jacopo che per festeggiare la liberazione stava per spaccare la campanella esterna mentre veniva tenuto in braccio.
Io ho un ricordo di aver chiuso l’automobile di mio padre con le chiavi dentro e un ricordo forse indotto di essermi chiuso a chiave dentro il bagno; ma nel primo caso avrò avuto sette anni e nel secondo quattro. Certo che le nuove generazioni sono ben più precoci!

Elementi (libro)

[copertina] Anche se il titolo italiano non lo mostra, questo libro (Philip Ball, Elementi [The Elements – A Very Short Introduction], Codice 2007 [2002], pag. 197, € 12, ISBN 978-88-7578-080-7, trad. Susanna Bourlot) è la traduzione italiana di un volume della meritoria serie dell’Oxford University Press, dedicata per l’appunto alla chimica: inorganica, per gli amanti della precisione. Anzi no, perché la storia – a parte un’introduzione col pensiero degli antichi greci – prende l’abbrivio col ‘700 e quindi dal lento passaggio dall’alchimia alla chimica, con il lento definirsi degli elementi e la scomparsa di altri che elementi non lo erano (l’aria) o proprio non esistevano (il flogisto).
Il libro riesce ad arrivare a trattare anche la fisica atomica, vista chiaramente dal punto di vista chimico come la generazione di nuovi elementi e le lotte tra i vari gruppi di ricerca per assicurarsi la priorità delle scoperte, e ai radioisotopi; la prosa è coinvolgente e permette di farsi un’idea non scolastica di cosa possa essere la chimica degli elementi. La traduzione è scorrevole: certo che verificare le date, che in un paio di punti sono chiaramente errate, sarebbe stato meglio!

The Prime Pages

A Chris K. Caldwell piacciono i numeri primi. E piacciono anche le classifiche, direi. Infatti nel suo sito The Prime Pages raccoglie informazioni di ogni tipo sui numeri primi, dalle classifiche di ogni tipo (non solo i 5000 numeri primi più grandi trovati, ma anche molte Top 20 per categorie specifiche) ad alcune informazioni di base sull’ipotesi di Riemann, dalle congetture sui primi a un test di primalità per numeri (relativamente) piccoli – per esempio 20110811070001 non è primo, anche se il programma non indica i suoi fattori ma solo che non ha passato un test di primalità.
A cosa serve tutto questo? A nulla, ma volete mettere scoprire che 11333555557777777 è un numero primo? (e peccato per l’1 di troppo…) Potete sempre fare figura al bar con gli amici!

I numeri primi (libro)

[copertina]Questa volta il titolo della collana Mondo Matematico si occupa dei numeri primi. Di numeri primi ce ne sono tanti, in fin dei conti, e raccontare come i matematici li hanno trattati è sempre interessante, anche se il misticismo che pervade il libro (Enrique Gracián, I numeri primi – un lungo cammino verso l’infinito, RBA – Mondo Matematico 3, pag. 143, € 9.99, trad. Simonetta Onesti) non mi piace affatto. Ma quello sarebbe semplicemente un mio problema, e non dovrebbe influire sulla mia valutazione se non in piccola parte. Quello che però non va affatto bene è la sciatteria ancora maggiore dell’usuale. Passino i refusi, ma l’autore – o molto più probabilmente la traduttrice – non può scrivere castronerie che si notano a una banale lettura, come a pagina 106 dove poche righe dopo avere affermato che gli zeri della zeta di Riemann (pardon, di Euler. Gracián ha le sue idiosincrasie) sulla retta critica sono infiniti aggiunge che ce ne sono circa 10 milioni; o peggio ancora a pagina 86 dove invece che fare un controesempio si fa un esempio che segue la regola… dicendo naturalmente che è un controesempio. Il libro di Marcel Du Sautoy “L’enigma dei numeri primi” è sì più difficile da seguire e comunque un po’ mistico – ma sarà colpa dei numeri primi? davvero? – ma dà molte soddisfazioni in più.