Io e LinkedIn non è che poi andiamo così d’accordo. Ogni tanto arriva qualcuno che chiede il collegamento: se lo conosco, a volte accetto e a volte no (tanto non lo uso mai, quindi non vedo un grande valore aggiunto) e magari scorro la lista di quelli che dovrei conoscere per vedere se c’è qualcuno a cui ho voglia di chiedere il collegamento. Se il qualcuno non lo conosco o non mi ricordo chi sia – sapete, l’età… – ignoro e via. Ma voi ventun miei lettori lo sapete che io sono un orso.
Però mi fa un po’ specie che (nome oscurato) mi abbia chiesto il collegamento sia sul mio usuale indirizzo di posta elettronica che su un indirizzo di Libero che uso praticamente quasi solo come spamtrap. La mia memoria esterna (l’archivio gmail) mi dice che cinque anni fa abbiamo avuto un breve scambio di mail, e quindi la richiesta di contatto su quell’indirizzo ha un certo senso. Ma quello su libero?
(Ad ogni buon conto: se qualcuno ritiene che avermi come contatto su Linkedin sia Una Buona Cosa, sappia che le probabilità che io risponda positivamente crescono e di molto se il messaggio che mi arriva non è precotto. Altrimenti parto dall’assunto che il messaggio sia stato spedito per caso)
Archivi autore: .mau.
ignavia
Certe cose le si viene a sapere anche se non si trovano scritte sui socialcosi. Solo gli imbecilli possono credere che quello che si legge su un sito più o meno pubblico sia davvero tutto quello che passa per la testa delle persone; e ci sono cento altri modi per comunicare le notizie davvero importanti, al di là delle battute.
Però dopo che vieni a sapere qualcosa per un po’ chiedi aggiornamenti, ma ti sembra che dall’altra parte si abbia voglia di sviare il discorso – in fin dei conti è una triangolazione, non chiedi nemmeno direttamente – e così pian piano lasci perdere, ti accontenti di guardare i messaggi e inferire che sì, le cose vanno meglio. E invece no.
Scusami, M, se puoi.
solo per insonni
Sembra che domani mattina metterò il cappellino di portavoce di Wikimedia Italia e verrò intervistato per ben quattro minuti su Radiouno Rai (a proposito del DDL intercettazioni, se ho ben capito). L’unico piccolo problema è che i quattro minuti in questione saranno tra le 05:40 e le 05:44. E sì, parlo in diretta, sperando di riuscire a tirare fuori un po’ di voce.
Se recupererò il podcast ve lo farò sapere :-)
[ps: in teoria un mesetto fa ero stato invitato a parlare di matematica: avevo declinato, perché mi sa che sarei stato ancora più incomprensibile del solito…]
La rinchiccola del Blasco
Oggi stanno parlando tutti della (auto)sospensione di Nonciclopedia causa Vasco Rossi. Non posso garantire che la storia funzioni come l’hanno scritta i nonciclopedisti (mi sembra strana una chiusura completa solo dopo una visita di gruppo agli uffici di Escopost), ma è sufficientemente verosimile.
Ovvio che nonciclopedia stia sulle palle a molta gente, se per questo ha preso a pesci in faccia anche il sottoscritto perché in quanto wikipediano non avrebbe dovuto osare postare qualcosa lì. Non chiamandomi vascorossi™, ho semplicemente pensato “chissenefrega” e lasciato perdere, tanto di cose da fare ne ho sempre tante. Egli (e i Suoi avvocati) invece sono molto più importanti di me, e quindi si sono attivati.
Immagino che questo non c’entri proprio nulla, però: in fin dei conti manca ancora un mese.
[No, non esiste la parola “rinchiccola”, c’è solo il verbo “rinchiccolarsi” che mi sa sia anche difficile da usare parlando dello Zocchese che ormai mi assomiglia più che altro a Boldi]
gioco della domenica: Cut&Shine
In Cut&Shine, gioco della scuola dei puzzle fisici, occorre far uscire un povero girasole dalla porta del tunnel spaziotemporale, o magari semplicemente infilarlo in una specie di nido: mica ho capito cosa dovrebbe essere il traguardo. L’unico strumento a disposizione è una sega, che serve per segare il segabile: ovviamente occorre tagliare nel punto o nei punti giusti perché la gravità faccia il suo corso e permetta di superare il livello.
(via Passion for Puzzles)
Terre di confine… (libro)
Nei primi anni 1990, con il decentramento amministrativo, molti quartieri periferici delle grandi città italiane commissionarono libri che raccogliessero le testimonianze del locale passato: tali opere venivano pubblicate in tiratura limitata a spese delle circoscrizioni e adesso si possono trovare a far polvere nelle biblioteche locali. Questo libro (Edo Bricchetti, Terre di confine…, Associazione “Gorla domani” 1994, pag. 120, s.i.p., no ISBN), che racconta dei vecchi comuni a nord-nordest di Milano inglobati nella città all’inizio del secolo scorso, non fa eccezione. I borghi milanesi considerati sono Turro, Gorla, Precotto, Greco, Crescenzago: oggi semplici nomi di stazioni metropolitane o ferroviarie, un tempo comunità di campagna o al più preindustriali e poi fagocitate dall’ampliarsi della metropoli. A parte le prime pagine con le cartine topografiche dei secoli passati e il racconto della nascita del Naviglio della Martesana, il libro è però deludente. Posso capire le ultime pagine di autocelebrazione per l’appena creato – siamo nel 1994 – percorso ciclopedonale della Martesana, ma la parte centrale è poco più di un elenco di nomi e indirizzi, a parte le fotografie d’epoca. Non è insomma che si impari nulla di nuovo.
La gente e la strada
Stamattina, per una serie di cause indipententi dalla mia volontà, sono uscito un quarto d’ora dopo il solito. Peggio ancora, ho portato i bimbi al nido e preso la bici che era stata opportunamente lasciata là, quindi il secondo tratto di strada è stato percorso mezz’ora dopo. Non che siano orari così di mezza mattina, nel senso che sono uscito di casa alle 8.45 e arrivato in ufficio alle 9.22: però la solita gimcana per usare il marciapiede di via Farini, largo due metri, senza sfruttare la notevole quantità di moto del sistema .mau.+passeggino non mi è stata possibile causa automobilista parcheggiato storto sul marciapiede all’altezza di un passo carraio (automobilista anche piuttosto incazzato perché gli ho bussato sul finestrino facendogli notare che se lascia quaranta centimetri di spazio un pedone ci passa, ma non molto di più), a parte la gente che esce dai bar pensando non esista nessun altro nel raggio di dieci metri. E anche il pezzo in bici non è stato molto meglio, nonostante il presidio in via dei Transiti che mi stava preoccupando era composto da non più di dieci-quindici persone.
Mi chiedo se effettivamente il problema siano quei pochi minuti, se oggi sia statisticamente stata una brutta giornata, oppure il compleanno congiunto del capo del governo e del supposto capo dell’opposizione abbia contribuito a questo rincoglionimento.
io gioco da solo
C’è una sola cosa che mi stupisce nella bagarre di ieri tra i vertici del PD e i Radicali che non hanno votato la sfiducia al ministro Romano: che i suddetti radicali siano nel gruppo parlamentare PD.
Un qualunque osservatore, di destra o di sinistra o di centro, di sopra o di sotto, sa perfettamente qual è la linea del partito: fare quello che ritiene opportuno per farsi notare. È una situazione ancora diversa da quella della sinistra italiana (no, non sto parlando del PD), che fa di tutto per perdere le elezioni altrimenti sarebbe costretta a governare. Pannella&friends al momento delle elezioni possono allearsi con uno o con l’altro schieramento, semplicemente contando il numero di parlamentari che possono essere eletti. Posso capire il ragionamento di Uòlter tre anni fa: con una legge elettorale come il Porcellum potrei guadagnare più onorevoli “miei” imbarcando i radicali, quindi tanto vale farlo. Ma il giorno dopo le elezioni ci si saluta virilmente e ognuno a casa propria, no? No, a quanto pare.
La situazione di ieri è stata poi assolutamente comica: la pattuglia radicale si è astenuta “perché è a favore dell’amnistia”. Una bellissima battaglia di principio che si può approvare oppure no; un tema legato alla situazione impossibile delle carceri italiane (a proposito, nel programma elettorale del centrodestra non c’era la costruzione di nuove case di reclusione e la formazione di nuove guardie carcerarie? Gli stanziamenti sono stati dirottati verso il ponte sullo Stretto di Messina o sul pagamento delle multe per le quote latte?). Ma una cosa che non c’entrava una cippa con il voto di ieri, che non era per l’autorizzazione all’arresto del ministro Francesco Saverio Romano ma una mozione di sfiducia individuale. Detto in altre parole, anche se avessero votato contro lui non sarebbe comunque finito in galera, e se mai ci dovrà andare non lo sarebbe stato per questo voto.
(e poi andate a vedere i conti: la maggioranza assoluta della Camera ha votato a favore del ministro, quindi il (non)voto dei radicali è stato ininfluente. L’unico risultato del PD è stato insomma fare loro un po’ di pubblicità…)