Gaiman ha un problema, quando scrive i suoi libri fantasy. Per le prime 150 pagine o giù di lì il protagonista è sfigato oltre che imbranato, e gliene capitano di tutti i colori. Anche in questo libro (Neil Gaiman, I ragazzi di Anansi, Mondadori – Piccola Biblioteca Oscar 2001 [2005], pag. 360, € 10, ISBN 9788804567967, trad. Katia Bagnoli) la situazione è la stessa, e la cosa inizia a scocciarmi un po’. Poi Gaiman scrive sempre bene, tradotto scorrevolmente da Katia Bagnoli (che però avrebbe potuto verificare cos’è una novelty song, e ricordarsi che un weasel è una donnola solo letteralmente, e nonostante le pagine finali del libro parlare di “faina” sarebbe stato meglio) e uno si diverte a vedere come le storie dell’inizio del mondo vengono declinate nel ventunesimo secolo, con il povero Charlie “Ciccio” Nancy che sembra tanto l’equivalente del bozzettiano Minivip: il figlio del dio Anansi che però non ha preso nulla della sua divinità, a differenza del fratello Ragno. (Ma è proprio un fratello? lo si vedrà alla fine del libro) Come sempre, i vari personaggi sono da un lato completamente improbabili, e dall’altro ci si aspetterebbe di vederli passare per strada, magari facendoci cambiare strada per evitarli.
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Telecom e costi del personale
Non so se lo sapete, ma è apparso il nuovo piano industriale Telecom, da cui si vede che per tagliare i costi l’azienda intende far fuori 5500 persone in due anni. Con che guadagno?
Andando a vedere il bilancio 2011, si può vedere come aver ridotto di quasi 4000 unità il numero di dipendenti ha abbassato il costo del personale di circa 250 milioni di euro. Possiamo dunque immaginare un nuovo calo di circa 350 milioni di euro, che se non erro è l’utile trimestrale aziendale (escludendo svalutazioni e simili, che sono spesso manovre di finanza)
il blog è morto (ma anche il web personale…)
Io ho delle statistiche sul mio sito. Beh, ce le ho quando mi ricordo di controllare se girano, il che non capita molto spesso. Comunque stamattina ho guardato che succedeva: rispetto ai 30000 hit giornalieri medi che avevo due anni fa ora sono sceso sotto i 20000. Naturalmente la cosa non mi cambia molto, visto che l’incasso pubblicitario è sempre lo stesso: però è un segnale interessante. Poi possiamo discutere se sono io a essere diventato fuorimoda oppure questo calo è generalizzato: voi che ne pensate?
voti utili
Stamattina, mentre sotto il nevischio spingevo il passeggino per portare i gemelli all’asilo, ho visto che gli spazi vicino a casa mia per la propaganda elettorale erano stati riempiti da manifesti della Lega Nord. Nulla di strano fin qui: ma ci sono due peculiarità. Innanzitutto i manifesti non erano verdi Padania, ma gialli (che cercassero di intortare qualche grillino?); inoltre sotto il simbolone del partito c’era scritto (in quello che mi pare essere Comic Sans, lo sdoganamento di quello che dovrebbe essere un font solo per i fumetti è ormai completo) “Il voto utile”. La teoria di manifesti era interrotta solo da un solitario manifesto (di soldi ne devono avere pochini) di Fratelli d’Italia, la sottomarca del PdL: quel manifesto aveva uno sfondo verde, ma a essere più interessante era ancora una volta il testo, che faceva «Il tuo voto utile nel centrodestra».
Come penso ricordate, la metafora del “voto utile” è sostanzialmente piddina, e probabilmente è figlia delle due grandi linee del primo quarantennio della Repubblica italiana: i “compagni di strada” dei comunisti e il “baluardo” della diccì. È buffo notare come si sia diffusa ovunque a macchia d’olio, no?
carte truccate
Un tempo Oscar Giannino e Libero andavano d’amore e d’accordo. Poi il variopinto giornalista ha deciso di mettersi in proprio alle elezioni, e subito il quotidiano ossimorico ha disconosciuto il passato, schierandosi immediatamente contro di lui. Vi lascio immaginare la gioia nell’aver scoperto che il master millantato da Giannino non esisteva affatto. Però mi pare che ora stiano esagerando un po’. Qui sopra vedete il titolo in prima pagina, che lascia intuire al lettore che anche le sue due lauree siano farlocche. Io non so se sia vero o no: però “casualmente” nell’articolo vero e proprio di questa inesistenza delle lauree non se ne parla affatto. L’unica frase che trovo è «Quanto alle due lauree, sul sito noisefromamerika il 3 giugno 2009 scriveva: “Scusate se dichiaro di restare un poco stupito dal più dei commenti. Mi confermano che la separazione tra diritto ed economia non fa bene a nessuno, cosa che mi spinse decenni fa a sommare le due lauree”.».
Ma sono sempre io che penso male.
devo essere geloso?
Io speravo che la busta arrivata oggi a nome di mia moglie fosse la letterona con cui Silvio B. promette di restituire i soldi dell’IMU. Invece no: l’unica cosa in comune è che il Responsabile del Trattamento è lo stesso: Cemit Interactive Media spa, Corso Giulio Cesare 268 10154 Torino (TO). Questa lettera infatti arriva da nientepopodimeno che Matteo Salvini, “segretario nazionale Lega Nord Lega Lombarda”, che mi spiega – ma la pubblicità con il Corriere della Sera non era stata oggetto di diffida? – cosa lui e Maroni farebbero con i sedici miliardi di euro l’anno che Roma ladrona dà alle altre regioni. Non capisco esattamente perché un cittadino qualunque dovrebbe essere felice che metà di quei soldi servirebbero per abolire l’Irap. Non capisco perché io dovrei essere felice che un miliardo di euro verrebbero usati per cancellare il bollo auto, invece che per costruire infrastrutture di trasporto pubblico; non capisco perché Roberto Maroni sarebbe stato “il ministro che più di ogni altro ha contrastato le mafie”.
Ma soprattutto non capisco perché scriva a mia moglie e non a me.
google anonima
Io ho una certa età, e mica mi ricordo i compleanni della gente. Così è un po’ di tempo che ho creato un Google Calendar con le date importanti, e intorno a quest’ora mi faccio inviare un SMS con le ricorrenze per il giorno dopo. Generalmente il mittente di questi messaggi è www.google.com, ma oggi è stato +447797880250: chissà che è successo!
(per la cronaca, avevo già fatto gli auguri-di-vigilia-di-compleanno alla festeggiata: qualche data me la ricordo ancora :-) )
io e Panebianco
Ieri sulla prima pagina del Corsera è apparso un articolo di Angelo Panebianco che si lamentava della legge che vieta la pubblicazione dei sondaggi elettorali nelle due settimane che precedono il voto. Notate che il divieto si estende persino ai “vecchi” sondaggi: basta andare su http://sondaggipoliticoelettorali.it/ per accorgersene.
Io non sono d’accordo sulla spiegazione che dà Panebianco, «Il divieto di pubblicazione dei sondaggi è possibile dove non si ha paura di stabilire per legge che l’elettore è un bambinone immaturo, che va protetto dalle (supposte) cattive influenze dei sondaggi.» (scusate la sintassi, non è mia ma sua). Però sono d’accordo con il suo punto di vista, che cioè la legge è – scusate il francesismo – un’enorme cazzata. Se i sondaggi fossero davvero il male, la legge dovrebbe impedire i sondaggi stessi, non la loro pubblicazione. Invece no: chi paga può tranquillamente continuare a commissionare un sondaggio, basta che poi non venga reso pubblico. In tutto questo chi ha il coltello dalla parte del manico è l’AGCom, una delle tante “Autorità Garanti” italiane la cui esistenza è sancita per legge ma la cui effettiva importanza è solamente autodefinita. Si arriva così al paradosso che prima AGCom dà l’ok a SWG per vendere (a 9,99 euro…) un’app che permette di vedere i risultati dei sondaggi “perché il costo dell’acquisto non la fa diventare pubblica” per poi fare dopo qualche giorno un voltafaccia (no, non “clamoroso”. Stiamo parlando dell’AGCom) essendosi probabilmente accorta che troppa gente se la stava comprando, e dando così un duro colpo se non al PIL italiano almeno al bilancio della società triestina di sondaggi.
Detto questo, sono anni che chiunque bazzichi anche solo un po’ con la rete sa dove trovare i risultati di qualcosa che non è un sondaggio ma gli assomiglia moltissimo: i pionieri sono stati quelli di Nota Politica con le loro cronache dai vari ippodromi, ma in passato ci sono anche state gare di Formula 1 e quest’anno possiamo dilettarci con il conclave di YouTrend. Persino l’Economist ci ha fatto un articolo, tanto per dire. Ora, è vero che – se eccettuiamo YouPorn – gli italiani hanno in genere poca dimestichezza con internet. È anche vero che hanno forse ancor meno dimestichezza con l’inglese. Però le voci circolano, e alla fine dovrebbe essere chiaro che l’articolo 8 comma 1 della legge 22 febbraio 2000 numero 28 è assolutamente inutile. No, non è vero: è dannoso. Perché il comma 3, quello che è valido lontano dalle elezioni, costringe il committente a dare tutta una serie di dati aggiuntivi che permettono a chi ha voglia di valutare la serietà del sondaggio: ora invece dobbiamo fidarci della buona fede di chi fa le cronache ippiche o vaticane.
Aggiornamento (15:45): mi è stato fatto notare che l’url corretta non è http://sondaggipoliticoelettorali.it/ ma http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/, e da lì effettivamente si possono vedere i sondaggi fino all’8 febbraio. Mi scuso coi miei ventun lettori per non aver pensato che l’esistenza del sito senza il www iniziale potesse portare a una vecchia versione del sito. (Il *mio* sito ha un redirect da www.xmau.com a xmau.com; capisco già meno che youtrend.it senza www dia errore, ma almeno si capisce che c’è qualcosa che non va; ma questa è davvero cattiveria)