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matematto non praticante

L’algebra di Ezio Mauro

Andrea mi segnala questa frase dall’editoriale odierno di Ezio Mauro su Repubblica (grassetti miei):

«Tutto questo ha accentuato la fragilità congenita del ministero, forte dalla cintola in su (per il buon credito di Enrico Letta in Europa), debole in Italia per la gestione troppo prudente di una somma algebrica dei veti incrociati in una maggioranza spuria, con il minimo comun denominatore come risultato.»

Domanda: secondo voi Mauro sa di cosa sta parlando?

un math-o-gram per san Valentino

Desmos è una calcolatrice grafica online, che permette di fare cose piuttosto complicate, tipo animazioni (che matematicamente parlando sono funzioni parametriche nel tempo t). Per dimostrarlo, gli sviluppatori hanno pensato di creare un sito per inviare Valentines molto matematizzate.
Immagino che non siano per tutti, ma provate a dare loro un’occhiata…

Il sessismo di Facebook

Facebook ha deciso che una persona può essere limitata a doversi specificare o come “maschio” o come “femmina”, e ha così aggiunto una cinquantina di opzioni possibili (a scelta multipla), da Gender Nonconforming a Two-Spirit. E dopo tutte le discussioni con le associazioni LGBT hanno lasciato fuori l’unica vera denomimazione su cui non ci sono mai stati dubbi o diatribe: Whatever.

Carnevale della Matematica #70: GOTO Rudi Matematici

Chi è innamorato della matematica non può fare a meno di andare a leggere l’introduzione che i Rudi Mathematici (con l’acca) hanno fatto per il carnevale da loro ospitato su Rudi Matematici (senz’acca). Chi non è innamorato della matematica dovrebbe comunque andare a darci un’occhiata, per scoprire che nella matematica c’è qualcosa di più di quello che sembra.
(ah: quando scrivono che “se si sommano i primi 24 quadrati si ottiene 70 al quadrato” si sono dimenticati di dire che questo è l’unico modo, a parte quelli banali con zero quadrati e un quadrato, di sommare i primi k quadrati e ottenere ancora un quadrato. Ce l’aveva ricordato l’anno scorso Popinga

extraparlamentari

Enrico Letta: «A seguito delle decisioni assunte oggi dalla Direzione nazionale del Partito Democratico, ho informato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, della mia volontà di recarmi domani al Quirinale per rassegnare le dimissioni da presidente del Consiglio dei Ministri». (grassetto mio)
È chiaro che se l’è legata al dito.

quel guerrafondaio di Google Translate

La tata dei gemelli è ispanofona, e il duo è incuriosito dal fatto che a volte usi parole che non conoscono. Soprattutto Cecilia ogni tanto fa qualche domanda, anche se poi non si ricorda le parole in spagnolo. Ieri sera a un certo punto mi fa “papà, come si dice braccia in spagnolo?” Io rispondo “boh, andiamo a vedere”. La scelta era se prendere il vocabolarietto spagnolo o usare Google Translate; il pc era più vicino e così ho usato quello. Ho scritto “le braccia” e visto che in spagnolo usciva “armas”. Toh che strano, penso, usa la stessa radice dell’inglese e del tedesco.
Per fortuna Cecilia mi ha subito chiesto come si dice “braccia” in tedesco: non so perché il tedesco, ma tant’è. Sapevo che “braccio” al singolare è Arm come in inglese – a parte la maiuscola – ma non mi ricordavo se il plurale fosse Arme, Armen, Ärme o Ärmen; visto che tanto ero già al pc mi sono limitato a cambiare lingua di traduzione… e mi sono trovato come traduzione “Waffen”. A questo punto mi sono immediatamente fermato, ho aggiunto un po’ di contesto scrivendo “un braccio, due braccia” e ho visto che in spagnolo “le braccia” si dice “los brazos” (e in tedesco “die Arme”, se eravate curiosi). Mi sono corretto con Cecilia e la cosa è finita lì.
Non venitemi a dire tutte le solite cose, tipo che se cliccavo sopra la traduzione originale mi sarei trovato le alternative tra cui quella corretta, e che con una sola parola pretendo troppo da un traduttore che si basa fondamentalmente sui grandi numeri. Quello lo so benissimo anch’io. Ma in quali contesti e quali lingue la parola “braccio” corrisponde alla parola “arma” così tanto da decidere che quella è la prima ipotesi di traduzione fornita?
(ah: se scrivo solo “braccia” la traduzione proposta è “manos”)

stiamo insegnando agli americani

Nello stato dell’Ohio non vogliono che Tesla venda le sue auto elettriche. Ovviamente non riescono a farlo direttamente, e quindi si inventano varie cose: secondo Slashdot, è stata proposta una legge che impedisce allo stato di dare nuove licenze per concessionari d’auto (Tesla ha la sua rete di concessionari, e immagino che al momento non ne abbia in Ohio).
Fin qui nulla di davvero strano, ma i lobbisti hanno pensato bene di non presentare quel disegno di legge per conto suo, ma come emendamento di un’altra proposta che impone agli automobilisti di spostarsi dal lato opposto della strada quando ci sono mezzi di manutenzione :-) È vero che devono ancora imparare molto, perché da noi l’emendamento sarebbe stato proposto al contenuto di una legge sulle coltivazioni idroponiche, ma direi che sono sulla buona strada, no?

Nuovo modello per i quotidiani?

Stamattina ho scoperto – ma solo perché me l’hanno detto in altra sede – che La Stampa ha attivato l'”Offerta La Stampa Premium“. In pratica, per vedere buona parte degli articoli del sito, devi avere pagato un abbonamento.
Attenzione: non so, e non penso nemmeno, che il quotidiano torinese abbia ridotto il numero di notizie direttamente visibili: è da una vita che, come del resto fanno gli altri quotidiani, il sito mostra solo poche e “selezionate” notizie, con qualche copertura in più sulle cosiddette breaking news ma praticamente nulla del resto del giornale. Insomma, La Stampa segue la strada di Repubblica+, almeno dall’esterno: non saprei dire se l’unificazione delle redazioni cartacea e web fa la differenza dall’interno.
Ma qui siamo messi ancora bene: il mio conoscente Franz che mi ha segnalato questa novità raccontava l’altro giorno di come il manifesto (inteso come quotidiano) abbia scientemente deciso di tarpare la fruizione digitale dei suoi articoli. Spero che Franz non si arrabbi se copincollo direttamente quello che ha scritto: «Hanno quindi cancellato l’edizione elettronica in pdf (“per evitare copie illegali”), inoltre non è più possibile leggere on line neppure una selezione di articoli fino in fondo (per leggere l’articolo fino alla fine occorre comprare l’edizione digitale), l’edizione digitale viene fornita con un pessimo sfogliatore home-made ed occorre essere on line.»
Quello che in pratica sta succedendo è che mi pare che i grandi quotidiani, che si vedono sempre più erodere la base cartacea – sia come numero di copie vendute che come pubblicità – cerchino di ovviare a questa crisi cercando di ottenere una fidelizzazione almeno parziale degli utenti in rete. (No, questo non è il caso del manifesto, ma lasciamo stare). In un certo senso i veri capostipite sono stati quelli del Fatto Quotidiano, che ha subito puntato sull’abbonamento online al PDF: ma il loro bacino di utenza è molto schierato, e quindi hanno probabilmente meno problemi dei grandi quotidiani. Ma questo tentativo funzionerà? In effetti, un precedente al riguardo esiste: la televisione. Sento tanta gente dire che se vogliono vedere qualcosa di decente sono costretti a sintonizzarsi Sky, perché nella tv generalista non c’è più nulla che valga la pena guardare. Non so se sia vero, visto che la mia televisione è sempre solo su Rai YoYo: riconosco che l’indigestione di Peppa Pig potrebbe far venire voglia di cercare un’offerta a pagamento, ma dal mio punto di vista è solo un modo per far sì che i bimbi smettano di guardare la tv.
Insomma, almeno in teoria la mossa dei quotidiani potrebbe avere un senso: ma la mia sensazione è che non sarà così. Gli articoli di scienza, tecnologia e cultura sono spesso traduzioni sotto mentite spoglie e gli interessati faranno più in fretta a cercarsi gli originali; tutte le analisi politiche sono spesso così autocontenute che le si può saltare a piè pari; per il resto è meglio usare un sito specifico sul tema piuttosto che un giornale generalista (ed è questa la vera differenza con il modello televisivo: l’offerta a pagamento è così segmentata che ognuno può trovare le sue nicchie). Vedremo che succederà.