Occhei. Se uno legge il titolo di questo libro (Walter Moers, Ensel e Krete [Ensel und Krete], Salani 2012 [2000], pag. 258, € 9, ISBN 9788862566483, trad. Umberto Gandini) gli viene immediatamente in mente la favola di Hansel e Gretel, e immagino che l’idea di Walter Moers fosse quella, anche se i protagonisti sono due orsetti (come? non l’avevate capito dal nome Ensel?). Ma la storia è molto più complicata. Ildebrando de’ Sventramitis, il dinosauro di Zamonia le cui opere sono tradotte da Moers, non si accontenta infatti di infilare specie senzienti dei più svariati tipi ma introduce (con una font diversa, sia mai che il lettore si confonda!) le “divagazioni sventramitiche”, considerazioni che non hanno nulla a che fare con la storia vera e propria e che parecchi lettori potranno ritenere inutili e noiose. Io, da buon matemattio divagatore, non mi sono certo fatto di questi problemi: in realtà le divagazioni, come del resto le note a piè di pagina sulle creature fantastiche di Zamonia, servono spesso per contibuire alla creazione del mondo tutto intorno, un po’ come Pratchett faceva per il Discworld. Sono come sempre solidale con Umberto Gandini che nel tradurre si è dovuto inventare non so quanti nomi: spero per lui che la struttura del tedesco, dove le parole si compongono, l’abbia aiutato un poco.
Archivi autore: .mau.
“stimati con precisione”
Stavo riguardando il post sul blog di Facebook su qual è il nostro grado di separazione con gli altri iscritti al sito. Per la cronaca il mio è 3,27, persino sotto la moda e non solo sotto la media che è 3,57, nonostante il mio numero di amici sulla piattaforma zuccherberghiana non sia così elevato. Evidentemente i miei amici hanno più amici di me :-)
Stavolta però mi sono accorto dell’ultima frase: «Calculating this number across billions of people and hundreds of billions of friendship connections is challenging; we use statistical techniques described below to precisely estimate distance based on de-identified, aggregate data.» Non mi lamento dello split infinitive (“to precisely estimate” anziché “to estimate precisely”): ci sono linguisti che affermano che la cosa si può fare, e la mia conoscenza della grammatica inglese non è certo perfetta. Non mi lamento che quel numerello sia una stima: tra l’altro spero di trovare il tempo di studiare l’algoritmo di Flajolet-Martin, che deve essere simpatico. Quello di cui mi lamento è il concetto di una stima precisa. Una stima può essere al più accurata, ma non precisa: sennò non è una stima. Non trovate?
Il menu Carlo Cracco
Mercoledì sera, tornando da Roma col Frecciarossa, mi è stato consegnato un volantino con il menu “Easy Gourmet”. Sono decenni che mi capita di vedere cibo e prezzi delle carrozze ristoranti, quindi sono abbastanza preparato: ma il “menu Carlo Cracco” del mese di aprile mi ha lasciato basito. Per 18 euro ti vengono dati un calice di vino, una bottiglietta d’acqua (da 25 cc, se non ho visto male dal vicino che ha preso un altro menu: sicuramente meno di mezzo litro), un caffè, un dolce (“by Carlo Cracco”) e poi il piatto forte: un Club Sandwich con maionese al Parmigiano Reggiano DOP, broccolo, mela e roast beef (sempre “by Carlo Cracco”), accompagnato da… patatine (San Carlo, qui si fanno le sinergie).
D’accordo che Carlo Cracco fa anche la pubblicità dei bagni (Scavolini), ma qui mi pare che si stia oltrepassando un bel po’ di limiti…
Astensioni referendarie
Premetto: non votare è pienamente lecito, persino alle elezioni politiche, figuriamoci ai referendum. Se uno non vuole votare, è una sua scelta legittima. Quello che però penso io è che l’unico motivo serio per cui non voterei a un referendum è perché ritengo il quesito così irrilevante che non vale la pena di rispondere. (Poi probabilmente andrei e annullerei la scheda perché ritengo un mio dovere votare, ma quella è una mania mia). Il quorum indica insomma l’indifferenza, non un no surrettizio… anche perché sennò si potrebbero schedare i votanti, e non sarebbe una bella cosa.
Quindi, in questo come negli altri referendum, chi chiede di non votare non per l’inutilità del quesito ma perché non gli piace può farlo ma è disonesto.
Notizie che non lo erano: la moneta tedesca da 5 euro
Stamattina mi è rimbalzata su Facebook una notizia di TGCom secondo cui la Bundesbank avrebbe coniato “una moneta da cinque euro, che potrà essere usata solo in Germania”; e subito i commentatori hanno cominciato a dire “sono i primi tentativi per uscire dall’euro”, “chissà che sarebbe accaduto se l’avessero fatto i greci” e via discorrendo.
Ora, la notizia è verissima, come può vedere chiunque sul sito della Bundesbank. Quello che non sembra essere stato compreso è che quelle sono monete da collezione, coniate dalle varie nazioni europee – per l’Italia dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato – e che appunto avrebbero valore legale solo nella nazione emittente, anche se in realtà nessuno le usa davvero. Per dire, l’anno scorso c’è stata una diatriba tra Francia e Belgio su una commemorazione della battaglia di Waterloo: la Francia si è lamentata perché non voleva che il Belgio facesse una moneta commemorativa da due euro (che invece può circolare su tutta la zona euro) e quelli hanno replicato con una moneta da 2,5 euro. Al limite mi stupisce che ne coniino due milioni di esemplari: ma visto che le monete in oro da 20 euro le coniano in 200.000 esemplari per anno, magari la cosa ci può stare.
Io non sono un esperto numismatico, ma queste nozioni sono abbastanza note. Solo su Facebook (e su TGCom) si perdono…
Carnevale della matematica #96: GOTO MaddMaths!
Questo mese, come è d’abitudine per aprile (mese della consapevolezza matematica), il Carnevale della matematica è ospitato dagli amici di MaddMaths!. Voi siete matematico-consapevoli? :-)
(Io ho scoperto che 96 è un numero pratico, e la mia vita è cambiata… non scherzo: ma se volete saperne di più andate a leggere di là)
Eruv
Ho scoperto via frenf.it che il sindaco di Venezia ha firmato un’autorizzazione che definisce Venezia “un unico ambiente” e quindi permette agli ebrei osservanti di portare in giro oggetti durante lo Shabbat (occhei, è un po’ più complicato: è “spostare oggetti da un dominio di un certo tipo a un dominio di un altro tipo”). Non ho ben capito perché a Venezia (“caso unico in tutta Italia”) è il sindaco che può dare questa definizione: forse perché la città è un’isola e quindi i confini sono chiaramente definiti? In compenso mi sono messo a leggere la voce di en.wiki sugli eruvin e mi si è aperto un mondo. Soprattutto, sapevo che Gerusalemme per esempio ha un eruv – un filo di lana tutto intorno alla città: può anche essere rituale – ma non sapevo che venisse controllato regolarmente soprattutto in caso di tempeste e che attivassero delle hotline il venerdì pomeriggio per permettere di sapere se sarà permesso portare con sé oggetti…
P.S.: la voce di Wikipedia in inglese afferma che Venezia aveva già un eruv. La mia ipotesi è che la notizia sul sito del comune di Venezia sia un po’ taroccata, nel senso che è stata rinnovata (e non “creata”) l’autorizzazione. O meglio: su shabbat.it affermano che il Ghetto Vecchio e il Ghetto Nuovo avevano un eruv già nel 2013…
E dopo Casaleggio?
(no, questo non è un obituary. Di Gianroberto Casaleggio, quando si dice ch’è morto, è detto tutto.)
Io non credo alla possibilità che M5S faccia un botto alle prossime elezioni locali sfruttando l’equivalente dell’effetto Berlinguer. Non tanto perché mancano quasi due mesi al voto, quanto perché Casaleggio non è mai stato un leader carismatico verso l’esterno. Con Grillo e Berlusconi forse potrebbe capitare, già con Renzi avrei forti dubbi, con lui proprio no. (Ah, giusto per completezza: già prima della morte di Casaleggio pensavo che Roma quasi sicuramente e Torino con buona probabilità sarebbero finite a M5S. Il botto sarebbe per me vedere il loro candidato arrivare al ballottaggio a Milano o essere il più votato al primo turno a Roma e Torino)
Quello che secondo me è invece possibile è che il MoVimento 5 Stelle imploda in tempi molto brevi (un anno al massimo). Beppe Grillo è un trascinatore, è uno che ci mette la faccia, ma non è mai stato un leader politico: le polemiche sulla prima del suo show, con la fila dei maggiorenti torinesi M5S a sgranocchiare grilli fritti, nascondono il fatto che si stia sempre più sfilando dalla guida. Il punto è che dall’esterno non mi pare che Davide Casaleggio abbia la stretta che aveva il padre sul MoVimento, e la “classe dirigente M5S” (parlo di Di Maio Dibba Taverna Sibilia e compagnia bella) mi ha sempre dato l’idea di andare avanti seguendo la linea di Gianroberto più che un loro pensiero proprio. Ma magari mi sbaglio: si vedrà cosa succederà.