Il polverone sollevato dal mio post sui grafici farlocchi mi ha fatto venire l’uzzolo di controllare come sono calcolati i dati di inquinamento in Piemonte, e ho fatto delle scoperte interessanti.
I report giornalieri sui livelli di PM10 li trovate su questa pagina del sito dell’ARPA piemontese. Non occorre essere dei maghi dei numeri per accorgersi che sono quasi tutti uguali, il che significa che c’è qualcosa di strano. Be’, si può immaginare che non ci siano chissà quante centraline sul territorio regionale e quindi si aggreghino i comuni, cosa che di per sé ha anche un suo senso: non è che da una via all’altra cambi chissà cosa. E in effetti se si va a leggere il Protocollo operativo per l’attuazione delle misure urgenti antismog si trova che «I comuni dell’area metropolitana torinese (Torino, San Mauro, Settimo T.se, Borgaro T.se, Venaria, Collegno, Grugliasco, Rivoli, Orbassano, Beinasco, Nichelino e Moncalieri) […] sono considerati come un’unica entità al fine dell’attuazione del cruscotto». Così tutti questi comuni hanno come valore di riferimento il più alto misurato dalle quattro centraline di Torino Rebaudengo (nord-est), Torino Rubino (ovest), Torino Lingotto (sud), Beinasco (sud-ovest). Perfetto. Peccato che poi ci siano i dati degli altri comuni della provincia che sembrano tutti uguali. Come mai? Perché da Alpignano a Ciriè a Ivrea si prendono per buoni i dati di Leinì (con backup Torino Lingotto se quelli non sono disponibili). Ciriè con Leinì lo capisco anche, ma pensare che Alpignano e Ivrea possano essere modellati dalla stessa stazione meteorologica è come pensare che Dora Riparia e Dora Baltea siano lo stesso fiume, solo chiamato diversamente nei vari dialetti subalpini.
È possibile che i dati di quei comuni non servano a niente, e allora mi chiedo perché li abbiano messi nel cruscotto. Ma se i sindaci li usano per eventuali blocchi, sanno almeno di cosa si sta davvero parlando?

Francesco Sabatini è stato presidente della Crusca (il primo non toscano, almeno a detta di Wikipedia) ed è coautore di un vocabolario di italiano piuttosto noto (il Sabatini-Coletti). È anche più vicino ai novant’anni che agli ottanta. Eppure questa sua ultima fatica (Francesco Sabatini,
Non è mia abitudine seguire le pagine Facebook dei politici. Ma il mio ex collega Gianni Bestente – che sa bene che su queste cose sono prontissimo a inalberarmi – mi ha chiesto cosa ne pensassi