Oggi è san Maurizio. Se non fosse che una Maurizia mi ha fatto gli auguri, me ne sarei dimenticato anch’io. Ma secondo voi ha ancora senso festeggiare un onomastico?
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Google Play Books: Douglas Adams ne sarebbe stato deliziato
Non so se vi ricordate dei miei problemi con Google Play Books, che non mi permetteva di scaricare i libri protetti da DRM che avevo comprato: potevo leggerli dalla loro app, ma se cercavo di aprirli Adobe Digital Edition mi dava un errore chiaramente farlocco, E_ADEPT_DOCUMENT_TYPE_UNKNOWN. Il supporto Google non ha cavato un ragno dal buco, nemmeno con telefonate varie.
Orbene, grazie all’utente Shino2017 che dev’essere più testardo di un mulo e ci ha passato tre mesi su, sono finalmente riuscito a scaricare i file. La procedura era indubbiamente semplicissima, un po’ come quella che era stata necessaria perché Arthur Dent riuscisse a scoprire che casa sua sarebbe stata buttata giù da un bulldozer per fare posto a uno svincolo autostradale. Nel suo caso, i documenti erano in fondo a un casellario chiuso a chiave che si trovava in un gabinetto inservibile sulla cui porta era stato affisso il cartello ‘Attenti al leopardo’; nel mio caso è stato banalmente sufficiente installare un software client per VPN – per gli interessati, questo, connettersi su un server giapponese, scaricare il file .acsm e aprirlo con Adobe Digital Edition. Come potete capire, una banale operazione alla portata di chiunque, e soprattutto la prima idea che viene in mente di provare in casi simili.
Dovrebbe essere ovvia a tutti la nocività, a parte l’inutilità pratica, dei DRM; ma forse quello che è peggio è l’incapacità di Google di ammettere che da qualche parte c’è un problema loro, e di ribaltarlo su Adobe, nonostante le proteste non solo mie ma anche di tanti altri utenti, come si può scoprire facendo una ricerca con quella stringa di errore. Evidentemente Play Books non è un progetto che porta loro soldi…
Perché tanto odio?
Ieri sera abbiamo ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto. Ha risposto Anna, e una signora (con forte accento napoletano, capirete dopo il perché è importante) le ha detto che la nostra promozione Tim era quasi scaduta. Anna è subito salita da me dicendo (con voce un po’ troppo stentorea, in effetti) “Mau! Qui mi stanno dicendo una cosa incredibile! La nostra promozione Tim è quasi scaduta!” al che io rispondo “Mannò, mi sembra strano. Chiedi quale sarebbe la promozione”. Risposta: “Tim Smart Casa”. Mia controrisposta “no, guardi, quello non è il nostro contratto. È possibile che ci sia stato un errore, chiedi che ricontrollino”. La tipa ha detto che “al terminale dice questo”, Anna ha continuato sempre con la voce falsamente stupita, e alla fine quella le ha sputato una raffica di insulti in napoletano stretto e ha buttato giù.
Immagino che gli insulti siano dovuti al fatto che abbiamo fatto durare la telefonata troppo tempo, anziché buttare giù subito noi, e quindi abbiamo ridotto il guadagno della telefonista: non ho nessun problema a confessare che la cosa non mi fa sentire affatto in colpa. Non mi chiedo nemmeno come mai queste sedicenti “aziende” il cui unico scopo è carpirti il codice per il cambio operatore in bolletta siano ancora presenti sul mercato: ormai sono disilluso. L’unica curiosità che mi resta è capire se questa gente prova numeri a caso, perché finché lo fanno con mia mamma quasi ottantenne è un conto, ma con i cinquantenni forse le cose sono un po’ diverse anche per loro… (I trentenni probabilmente non hanno una linea telefonica fissa :-) )
Scuola: anche quest’anno c’è il Bebras dell’informatica
Se tra i miei ventun lettori c’è qualcuno che insegna matematica, scienze o informatica (dalla quarta della scuola primaria fino alla fine della secondaria)? C’è qualcuno che conosce bene uno dei suddetti insegnanti? Se sì, è il vostro giorno fortunato!
Scherzi a parte, sono aperte le iscrizioni al Bebras, che è una gara a squadre non competitiva (ma con attestato di partecipazione, che serve sempre a fare gruppo…) dedicata all’informatica non tanto come programmazione quanto come capacità di comprendere e usare i suoi concetti di base come la codifica delle informazioni, la logica, il pensiero algoritmico, l’elaborazione dei dati. Il Bebras è un progetto internazionale; i curatori dell’edizione italiana (docenti di informatica…) scelgono di non forzare l’aspetto sulla competitività troppo spinta proprio perché pensano che sia più importante un’educazione di base al pensiero logico che la formazione di piccoli programmatori; i più bravi possono sempre continuare per conto loro, ma è bene che tutti sappiano almeno riconoscere le basi :-)
Trovate qui il volantino ufficiale; potete trovare il regolamento completo nel sito Bebras italiano, dove sono anche presenti esercizi di allenamento. Ah: il tutto è gratuito. Buona informatica!
_L’Islam : Una religione, un’etica, una prassi politica_ (libro)
In questo periodo alla parola “islamico” si associa tipicamente “fondamentalismo” oppure “terrorista”. È chiaro che ci deve essere qualcosa in più, ma come trovarlo? Questo libro (Alessandro Bausani, L’Islam : Una religione, un’etica, una prassi politica, Garzanti 1999 [1980], pag. 222, € 13,50, ISBN 9788811674191) è un po’ datato – anche se ci sono un paio di appendici scritte alla fine degli anni ’90, la prima edizione è del 1980, e trovarsi dei “pel/pei” nel testo è abbastanza straniante – e sicuramente non dà risposte sul terrorismo e ne dà molto poche sul fondamentalismo, ma nondimeno è essenziale per avere un’idea di quali siano i punti alla base dell’Islam. La seconda parte, quella sulla storia, è forse un po’ meno chiara; ma l’inizio che parla della religione mostrando come si muova non solo teologicamente ma anche filosoficamente in modo ben lontano dal cristianesimo (che anche se ormai non pratichiamo più, permea comunque il nostro modo di vedere il mondo) è un must per chiunque voglia capire perché l’Isis ha bisogno di un califfato per dichiarare la guerra santa, mentre uno sciita non potrebbe comunque farla perché il loro capo spirituale è “nascosto”, oppure per comprendere la dicotomia tra il presidente e gli ayatollah iraniani e perché questa dicotomia non funziona con i sunniti.
Giornalismo d’accatto
Supponiamo che un giornalista d’inchiesta riceva un dossier esplosivo da qualcuno che potrebbe effettivamente essere in una posizione tale da prenderlo e farne una copia. Supponiamo anche che il dossier però non sia firmato né protocollato. Cosa fa un giornalista d’inchiesta? Cerca faticosamente altre fonti che confermino oppure smentiscano il dossier. Nel secondo caso si intristisce un po’ perché ha perso del tempo inutilmente; nel primo caso si frega le mani e si prepara al colpo della sua vita.
Cosa fa invece Emiliano Fittipaldi? Prende il dossier, forse cerca altre fonti che però non trova, e a questo punto grida al mondo che ha un documento che «Se è vero, apre squarci clamorosi[…]. Se falso, segnala uno scontro di potere senza precedenti». Da questo punto di vista persino Wikileaks è eticamente più corretto, perché butta fuori la roba senza aggiungere commenti. Leggendo l’articolo troviamo un’arrampicata sugli specchi dall’inizio alla fine, anche perché una volta gli è andata bene con i giudici del Vaticano ma non è detto che la seconda sarà ancora così.
Sulla vicenda Emanuela Orlandi io non so quanto sappia la Santa Sede: presumibilmente più di quello che afferma pubblicamente, probabilmente nulla che possa davvero servire (salvo al limite per mettere una lapide su una tomba). O magari non è così, e non ne sa davvero nulla. Quello che però posso dire è che un giornalismo d’accatto come questo non porterà assolutamente a nulla, se non a qualche clic in più.
Quizzino della domenica: quasi Vitruvio
Nella figura qui sotto vedete un quadrato e un cerchio: il cerchio passa per due vertici del quadrato ed è tangente al lato opposto. Se il lato del quadrato è 2 cm, quanto misura il raggio del cerchio?

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p269.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Solve My Maths)
_Dizionario di linguistica_ (libro)
La linguistica è una scienza complicata. Ci si perde facilmente, e chi come me non è certo un esperto del campo si confonde molto spesso. Ecco quindi l’utilità di questo dizionario (Gian Luigi Beccaria (ed.), Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi 2007, pag. 882, € 30, ISBN 9788806169428), con un gruppo di studiosi capitanato da Gian Luigi Beccaria, che raccoglie non solo le voci di linguistica ma anche quelle di filologia, metrica, retorica, come indicato nel titolo. Lo stile è molto asciutto, appunto da dizionario; per fortuna che proprio come nei dizionari gli esempi spesso abbondano e permettono di intuire i concetti anche senza una competenza specifica (Sì, l’ho letto tutto, da cima a fondo: ci ho messo sei mesi a spizzichi e bocconi, ma l’ho letto). A mio parere la complessità delle singole voci è disuguale: quelle di linguistica teorica per esempio mi sono risultate più ostiche, ma il risultato complessivo permette di accettare tali differenze e farsi un’idea dei temi trattati anche per chi come me ne è abbastanza a digiuno. Un’ultima curiosità: l’origine di Beccaria si vede dai tanti esempi presenti in piemontese.