A quanto pare, una delle grandi battaglie del governo Meloni in quest’ultimo anno di legislatura sarà convincere il Bureau International des Poids et Mesures a cambiare il nome dell’unità di misura per la tensione elettrica: non più volt ma volta, evitando di troncare il nome di Alessandro. A parte il mio tono scherzoso, devo dire che ha ragione: non si capisce perché il volt sia l’unica unità di misura che prende il nome di una persona ma arbitrariamente accorciato. Al limite posso dire che mandare Alessio Butti è tutto fuorché una garanzia di successo.
A proposito di unità di misura, la sapete la storia del litro? In generale, se il nome dell’unità deriva da una persona (Coulomb, Hertz, Bequerel…) l’unità comincia con la maiuscola, mentre in caso contrario (metro, grammo, secondo…) si usa la minuscola. Solo che c’è un problema con il litro: la l minuscola si confonde troppo facilmente con un 1 o una I maiuscola, e la cosa infastidiva molti. Il chimico canadese Kenneth Woolley decise così di fare un estremo tentativo, e nel numero di aprile 1978 della rivista CHEM 13 News pubblicò un articolo in cui affermava che in realtà il litro prendeva il nome da un certo Claude Émile Jean-Baptiste Litre, figlio di un produttore di bottiglie di vino, che inventò un’unità di misura per i volumi che poi fu incorporato nel sistema internazionale di misure. La bufala finì persino nella rivista IUPAC Chemistry International, prima di venire ritrattata. Comunque adesso è “temporaneamente” possibile usare sia l che L per indicare il litro, in vista di una decisione ufficiale che chissà se arriverà mai.

Se vai alla stazione di Cadorna e prendi un treno, sul muro alla tua destra troverai un enorme scritta sbiadita 3000 Volta. Perché è cambiato? Perché italiani ed europei sono stati travolti tecnologicamente dagli USA che hanno imposto la loro dizione. Non è stata la prima volta e non sarà l’ultima…
In italiano volt è in uso dal 1895 e il nome ha origine nel Regno Unito (nulla a che vedere con imposizioni degli Stati Uniti). Inizialmente volta coesisteva con volt, poi è prevalsa la forma meno ambigua. Ne ho scritto in Proposta del governo: da volt a volta (punto di vista terminologico, ho volutamente evitato altre considerazioni!).
«come ipotizzato in History in the Toolbox: The Vocabulary of Electrical Units, è possibile che Clark e Bright vi abbiano fatto ricorso per evitare di ricorrere a composti neoclassici»
L’articolista riporta due sue ipotesi sul mancato rispetto di regole etimologiche:
«I’m intrigued by the authors’ rejection of “etymological rules”, which seems to me might mean either that they’re eschewing Latin and Greek, or possibly that they’re slightly altering the names for convenience.
(Curioso che i due avevano proposto ohm per la tensione e volt per la resistenza e che la storia abbia portato all’inversione dei due nomi delle unità di misura).
«a forme abbreviate (ad es. baud da M.E. Baudot e poise da L. M. Poiseuille)»
Sono entrambe unità che non appartengono al sistema internazionale (che per inciso usa proprio poiseuille), e il Governo la proposta la sta facendo al BIPM.
Gamba, qui nei commenti, ha già ricordato che il BIPM usa però farad, che è un’abbreviazione, e ce n’è almeno un’altra: il coulomb (abbreviazione di de Coulomb).
«A quanto pare non è stata considerata l’ipotesi di prestiti adattati (voltio, voltti, wolt…) e di lingue flessive che declinano i sostantivi, inclusi i nomi propri e i forestierismi»
Anche qui non si sta centrando il punto. La proposta è al BIPM e non ai singoli paesi: anche un polacco dovrà scrivere volt, se intende riportare l’unità di misura con il nome intero (cosa assai improbabile) e non con il suo simbolo, se per esempio fa riferimento a una misurazione in qualità di membro di un istituto metrologico o più banalmente in un articolo scientifico. Nulla toglie che poi in un articolo di altro tipo potrà adattare o flettere come prevede la sua lingua.
«né volt né altri nomi di unità di misura nascono specificamente come celebrazioni»
Considerando che i due inglesi scrivevano: «let us derive terms from the names of some of our most eminent philosophers» non vedo perché non si possa parlare di celebrazioni.
«In ogni caso, in forma scritta si ricorre principalmente al simbolo V e non alla parola intera, per cui un eventuale cambiamento non sarebbe comunque molto visibile»
Su questo, come scritto già prima, concordo appieno: sarebbe sostanzialmente inutile perché praticamente nessuno lo scrive senza usare il simbolo.
Volt non è un caso unico. Il farad e il poise sono due unità di misura il cui nome è una troncatura di un cognome (Faraday e Poiseuille).
Farad avrei dovuto ricordarmelo, Poise non l’ho mai sentito…
Ma il poise non è un’unità di misura del sistema internazionale di unità di misura (e il Governo la proposta la sta facendo all’«Ufficio internazionale dei pesi e delle misure»), che infatti usa poiseuille.
Le uniche eccezioni che mi vengono in mente al cognome intero sono farad, che hai già ricordato, e coulomb (il cognome dello scienziato era de Coulomb), due eccezioni che rendono molto difficoltoso il ragionamento governativo.
Farad è stato troncato per non confonderlo con il faraday, vecchia unità di misura della carica elettrica oggi sostituita dal Coulomb.
Speriamo che non tronchino Butti…