Come si forma il consenso

Come forse non sapete, il contratto delle telecomunicazioni è stato prorogato di tre anni e mezzo, nel senso che era scaduto tre anni fa e dopo un’impasse aziende e sindacati hanno deciso di far finta di nulla, lasciare intatta la parte normativa e dare un tozzo di pane (50 euro lordi al mese al quinto livello, non tutti assieme perché sennò saremmo andati a folleggiare, e con dieci di questi euro che non finiscono nemmeno nei minimi ma in una voce che non entra per esempio nel conteggio del TFR). Io sono un tipo pragmatico, parto dal principio che altrimenti non avremmo avuto nemmeno quel tozzo di pane e che non abbiamo perso nessun diritto, e quindi ho votato a favore, come del resto ha fatto la maggior parte dei lavoratori.

Guardando i risultati delle votazioni qui in Lombardia ho però notato che il voto era tutto tranne che univoco: c’erano sedi dove i SÌ hanno stravinto e altre dove a stravincere sono stati i NO. Per curiosità, ho chiesto al mio sindacalista di riferimento se questa differenza dipendesse dai reparti (chessò, noi impiegati eravamo a favore mentre i tecnici contro) oppure dall’orientamento dato dai rappresentanti sindacali locali; la risposta è stata “entrambe le cose”. Ecco. A pensare a come una singola persona, probabilmente nemmeno ferrata in tecniche di comunicazione e/o manipolazione, può dirigere il consenso mi sono sentito ancora più scoraggiato nel pensare alle prossime elezioni politiche.

puntualità non proprio teutonica

Due mesi fa Anna era andata per lavoro a Bolzano e aveva comprato in un supermercato alcuni preparati per dolci di un’azienda tedesca, la RUF. Visto che c’erano piaciuti, avevo provato a fare una ricerca in rete per vedere se c’era qualche distributore italiano ma non li avevo trovati; scrissi allora direttamente all’azienda per avere informazioni. La risposta (negativa) è arrivata ieri.

(Però devo aggiungere una cosa divertente. Io avevo scritto in inglese, cominciando però con una frase più o meno in tedesco dove mi scusavo per non scrivere in quella lingua perché la conosco troppo poco. La risposta mi è arrivata in inglese, ma cominciava con una frase in italiano dove il tipo diceva che anche il suo italiano non era il massimo quindi preferiva l’inglese)