Assistenza tecnica

Lunedì mattina arrivo in ufficio, accendo il calcolatore, e scopro di non potermi autenticare. Orpo, penso, sta a vedere che mi è scaduta la password: eppure ero abbastanza convinto che mancasse ancora qualche giorno… Vabbè, chiamo l’assistenza per farmi resettare la password e scopro che devo inviare un fax con fotocopia di un mio documento di identità. Ottempero agli obblighi, uso il pc di un collega per cambiare la password monouso come da direttive aziendali, torno al mio pc, e scopro di non potere ancora entrare. Dopo un po’ noto che in effetti l’errore è diverso da quello classico di password sbagliata, e sembra dovuto a un problema con il domain controller. In effetti posso leggere la posta via telefonino, quindi la password è corretta. Apro un nuovo ticket. Passa tutto il giorno senza che nessuno mi ricontatti: tra l’altro non posso nemmeno connettermi in locale, tanto che torno a casa a prendere il mio netbook per avere almeno un minimo supporto informatico. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Martedì mattina arrivo in ufficio ricordandomi che in effetti, dopo i primi minacciosi avvisi “la tua password scade tra 14 / 13 / 12 giorni. Vuoi cambiarla ora?” non avevo più visto nulla, e quindi il problema non era nato il giorno prima: solo che durante la settimana io lascio il pc in stand-by e quindi non mi ero mai dovuto riautenticare. Arriva una chiamata dall’assistenza, racconto la rava e la fava, scopro che togliendo il cavo di rete posso accedere al mio pc (naturalmente in locale, ma tanto parte del mio lavoro lo posso fare così) e aspetto che arrivi il tecnico. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Mercoledì mattina arrivo in ufficio e dopo un po’ mi chiamano avvisando che il tecnico sarebbe passato in mattinata. Arriva, aggiunge un po’ di file di configurazione, ed effettivamente mi collego. Non faccio caso all’errore “duplicate name found” al login; sono però costretto a far caso alle segnalazioni di errore di Symantec, che afferma che il mio PC è stato messo in quarantena perché ha dei rischi di sicurezza. La quarantena, oltre che rompere le scatole perché ogni due-tre minuti mi arriva una schermata di errore, ha un effetto interessante: non posso accedere alle risorse aziendali. Insomma, posso navigare tranquillamente sull’internet, almeno finché non accedo a siti pericolosi come youporn oppure 4squared, ma non posso leggere la posta aziendale: nemmeno via webmail, perché il sistema è molto intelligente e se ne accorge lo stesso. Chiamo l’assistenza, e mi dicono che quella non è roba loro (HP-DCS) ma è di SSC, che è un altro pezzo di Telecom deputato alla gestione delle risorse informatiche. L'”assistente virtuale” Lara mi spiega in effetti che a SSC sanno già del problema e basta aspettare un po’, e che non bisogna chiamare HP-DCS. Io aspetto, ma non succede nulla; a un certo punto mi scoccio e stoppo il processo di Symantec e i servizi che controllano se il mio PC è compliant. Torna più o meno a funzionare tutto. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Stamattina arrivo in ufficio, lavoro tutta la mattinata, e alle 12:30 torna il tecnico. Sì, mi ero scordato di dire che avevo scoperto che il nome del mio PC non era quello corretto! Le nostre macchine hanno un nome che corrisponde al codice asset (il che ha senso); l’asset del mio PC finisce in -82 mentre il nome finisce in -83. Il tecnico si assicura che io non abbia mai avuto un -83, e incrocia il mio sguardo da pesce lesso: con un po’ di telefonate a Torino elimina il record spurio sul server e finalmente ho il nome corretto per il pc… ma non il problema del PC in quarantena.
Ora sono qua, di nuovo senza antivirus e coi servizi disabilitati, però con il computer funzionante. Aspetto che qualcuno si accorga che ho una sistema non compliant, ma mi sa che non c’è fretta… in che giorno potrò riposarmi?

Cara Michela…

(il post esiste ancora, ma non a questa URL. Non mi piace cancellare cose, però posso ammettere una non-indicizzazione)

_Aristotele e la favola dei due corvi bianchi_ (libro)

[copertina] Margaret Doody ha scritto molti gialli ambientati nell’antica Grecia, e aventi come detective protagonista nientemeno che Aristotele. In questo libriccino (Margaret Doody, Aristotele e la favola dei due corvi bianchi [Aristotle and the fable of two white crows], Sellerio “La memoria – 885” 2012 [2011], pag. 95, € 11, ISBN 978-88-389-2643-3, trad. Rosalia Coci) però la parte del mistero è davvero misera, e soprattutto non può essere risolta se non si hanno nozioni piuttosto approfondite di storia antica. In questo senso, insomma, si avvicina più a Conan Doyle che a Ellery Queen. Altra simiglianza con i gialli scherlockiani è nella presenza di una spalla che fa da narratore, anche se Stefanos sembra almeno qui un po’ più sveglio di Watson… e non dite che non è che ci voglia molto.
Come dicevo all’inizio, questo libro non è tanto un giallo quanto il racconto di un lunghissimo apologo, la storia dei due corvi bianchi, che come l’autrice stessa spiega nella postfazione raffigura il comportamento dei cittadini sia ai tempi dello Stagirita che al giorno d’oggi. Mi sa che parlare di queste cose mentre la Grecia moderna è ormai affondata non porti così bene, ma tant’è… Buona la traduzione di Rosalia Coci.

Code che spariscono

Ieri Anna e io stavamo rientrando dal Südtirol (Alto Adige, insomma), dopo aver sbolognato in albergo i bimbi con i loro nonni. In autostrada appaiono avvisi che danno 4 km di coda per incidente tra Egna e Mezzacorona, se non ricordo male. Decidiamo di rischiare la sorte e non uscire: in 18 minuti abbiamo percorso 800 metri, dal km 119,1 al km 119,9. Beh, una dozzina di quei minuti non sono stati di movimento; alla fine persino qualche auto oltre alla nostra aveva capito che spegnere il motore non era poi così grave. Alla fine dei 18 minuti siamo ripartiti: a velocità normale. E al km 123 (né al 122 né al 124) c’era traccia dell’incidente.
Di per sé il ripartire di colpo come nulla fosse non è così strano: immaginate di essere alla partenza della Marcialonga o della Stramilano e di avere un bel po’ di persone davanti pronte anch’esse a partire. Quando la fila davanti a voi si muove, ostacoli non ce ne sono più, come si può facilmente dimostrare per induzione; quindi potete rapidamente raggiungere la velocità di crociera.
Però in un incidente il modello dovrebbe essere diverso: prima che tutta la carreggiata sia liberata si cerca di permettere il transito almeno in una corsia, con un rivolo di auto che man mano passano. Il risultato pratico resta un lento movimento finché si è lontani (le due corsie si muovono più o meno alla stessa velocità, perché gli effetti si sono persi nel tempo) e uno stop-and-go più pronunciato quando si è vicini, proprio perché la corsia che si muove diventa importante. Invece nulla. Forse che sull’Autobrennero vaporizzano le auto incidentate?

Cyaltroni

Scopro da Leonardo che i radicali, per bocca di Emma Bonino, hanno votato a favore dell’arresto del senatore Luigi Lusi: quello che ha rubato i soldi al (non più esistente) partito, insomma. Il tutto dopo che ci hanno sfracassato i maroni per anni e anni e anni (o decenni e decenni e decenni, non ricordo nemmeno più) con il garantismo più spinto, soprattutto quando erano l’ago della bilancia (Cosentino, chi era costui?).
Cialtronismo allo stato puro.

_La matematica delle Olimpiadi_ (libro)

[copertina] Sono vecchio. Il giovane autore di questo libro (Giovanni Paolini, La matematica delle Olimpiadi, La Scuola 2012, pag. 128, € 8.50, ISBN 978-88-350-2971-7) è il figlio di un mio compagno di università. Occhei, è un normalista con padre normalista e zio normalista – a volte uno si chiede se esiste un gene della matematica, o più facilmente se l’amore per la matematica si passa molto facilmente in famiglia – però la cosa fa davvero sentire out.
Venendo al libro (poche pagine ma di grande formato, visto il prezzo contenuto è un affare) Paolini riporta in cinque capitoli una serie di esercizi spesso tratti dai problemi dati alle gare matematiche per le scuole superiori. Ciascuno dei capitoli – Induzione, polinomi e disuguaglianze; Numeri interi, numeri primi e divisibilità; L’aritmetica dell’orologio; Calcolo combinatorio; Angoli e triangoli – si apre con una sezione teorica che dà un’idea del contenuto matematico e delle tecniche che si possono sare per approcciare i problemi. Se posso fare un appunto, questa parte è piuttosto arida, e si direbbe più diretta ai professori che agli studenti o alle persone appassionate di questi giochi. Ma tanto ci sono poi i problemi, che vi faranno anche capire come il senso dell’umorismo dei Veri Matematici sia perverso… In definitiva, un ottimo testo per chi ama risolvere problemi matematici.

la figuraccia di Pisapia

Più che beppegrillo(tm), preferisco il commento di Makkox. Resta il fatto che quella del primo cittadino milanese è davvero una figuraccia. Possiamo discutere se ha senso dare la cittadinanza onoraria milanese al Dalai Lama: fosse per me abolirei questa usanza, che tanto è solo un modo per procacciarsi pubblicità. Ma una volta che si è fatta la scelta non puoi calare le braghe solo perché il governo cinese ti avvisa informalmente che col cavolo che poi loro vengono a Expo 2015 (sì, quell’Expo di cui il sindaco prima ha spergiurato di non voler più fare il commissario straordinario, salvo poi cambiare idea dopo tre giorni: un po’ più lento di san Pietro, ma nemmeno troppo). E invece è quanto successo. Come si dice nei socialcosi, #FAIL.