Essendoché siamo in piena estate, bisogna trovare un sistema per riempire le pagine web dei quotidiani online. Fanciulle in abiti succinti ci sono tutto l’anno, e l’estate ha il grande svantaggio che di suddette fanciulle se ne vedono più o meno ovunque; insomma ci vuole qualcosa d’altro. Fattostà che mi è capitato di trovare questa polemica sul casco sì – casco no per i ciclisti (immagino urbani).
Io giro per Milano in bicicletta. Giro col casco. Vedo cose (di ciclisti e non-ciclisti) che mi fanno pensare che il casco non sarà l’ultimo dei problemi, ma comunque è ben giù nella lista. Ma una polemica è una polemica, si sa. Io non mi sento poi per nulla rappresentato da #salvaciclisti, talebani convinti di essere sempre e ovunque nel giusto; ma mi spiegate perché a sproloquiare su cosa devono fare i ciclisti dev’essere il direttore di Quattroruote? (no, non spiegatemelo perché poi mi arrabbio ancora di più)
accordi virtuosi
Ho appena firmato (lo si fa online, la cosa più difficile è ricordarsi la password per accedere al sito specifico) per devolvere un’ora del mio stipendio alla ricostruzione dopo i terremoti in Emilia dello scorso maggio. Telecom ha infatti aderito alla proposta congiunta di Confindustria e della Triplice, che lascia facoltà ai dipendenti di partecipare alla sottoscrizione; l’azienda si impegna ad aggiungere la stessa somma di denaro raccolta dai lavoratori.
A me piacciono questo tipo di iniziative, dove non paga solo pantalone: un altro esempio virtuoso è quello di Esselunga, che fino a domani per ogni persona che devolverà 500 punti Fìdaty (valore commerciale 5 euro) donerà 10 euro per la ricostruzione di una scuola. Insomma, l’azienda si fa sì pubblicità, ma ci mette anche del suo; mica come capitava qualche anno fa in una catena di alberghi, che al momento del conto ti chiedeva se volevi aggiungere un euro da dare in beneficenza a non ricordo chi. No, cara catena di alberghi. Perché mai dovresti farti bella con i miei soldi?
Detto questo, vi confesso che io sono un inguaribile ottimista, e mi piacerebbe che un accordo di questo tipo fosse replicato in altri campi. Vi faccio un esempio praticissimo. Il 17 settembre ci sarà uno sciopero nazionale del comparto telecomunicazioni: non se ne accorgerà praticamente nessuno, tranne quelli che avranno la sfiga di avere la linea telefonica interrotta proprio quel giorno, o chi vorrà per forza comprarsi una SIM nuova. Sicuramente che io lavori o no quel giorno non cambierà molto: non tanto perché il mio lavoro potrebbe essere sostanzialmente inutile, quanto perché quello che ho da fare lo recupererò nei giorni seguenti. Però gli stantii riti prevedono che ci sia uno sciopero “per contarsi”, col risultato che le aziende ci guadagnano. Ecco. Perché non è possibile dire “io lavoro regolarmente, però il corrispettivo della mia giornata viene devoluto a un progetto scelto dai sindacati”? (no, non chiedo che anche l’azienda versi la stessa cifra!). Sarebbe lo stesso un modo per contarsi, e io lo preferirei. Però la cosa sembra impossibile… :-(
Quizzino della domenica: Biroulette russa
Abbiamo due pistole giocattolo e dodici bambini. A turno, ciascuno di loro spara un colpo con una pistola a sua scelta; l’ordine dei tentativi è sorteggiato preventivamente. Se la pistola fa clic, non succede nulla; se esce fuori una bandierina con su scritto “BANG!”, il fortunato bambino vince una tavoletta di cioccolato. Immaginando che i bambini scelgano la strategia migliore e quindi scelgano la pistola con le maggiori probabilità di sparare la bandierina, chi sarà quello con la maggior possibilità di vincere? E il più sfortunato?
(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p045.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì.)
_Il riparatore di reputazioni_ (ebook)
Robert Chambers è un precursore di H.P. Lovecraft, mi dicono. In effetti non è il mio stile preferito, per usare un eufemismo: devo dire però che in questo racconto breve (Robert W. Chambers, Il riparatore di reputazioni [The Repairer of Reputations], Dragomanni 2012 [1895], 69 KB, € 1.99, ISBN 9788867550159, trad. Daniele A. Gewurz) ho apprezzato abbastanza la storia, anche se la mia impressione è che Chambers si fosse bevuto qualcosa di davvero buono mentre la scriveva: capisco l’oscillare tra la realtà e la pazzia, ma non sono proprio riuscito a capire come si collocano le reputazioni da riparare – che bello, sembra di essere nel presente con la pulizia delle reputazioni online! – nel contesto.
A proposito di contesto, l’enorme apparato di note di Daniele Gewurz, che non solo è il traduttore ma anche il curatore, ha alzato il punteggio che do al libro. Ammetto che le scelte di traduzione interesseranno solo pochi patiti come il sottoscritto, che sa bene quali mal di pancia può dare la ricerca della frase “giusta” (che non necessariamente è la traduzione letterale). Ma garantisco che la prefazione con il contesto storico da un lato e letterario dall’altro raddoppia il piacere della lettura, ed è l’indubbio valore aggiunto dell’opera… il che del resto è l’esplicito mandato dei Dragomanni.
parliamo bene delle Poste
Ricordate il mio post dell’altro ieri con la spedizione di un libro, tempo di consegna stimato 13 giorni? Bene, stamattina il libro – spedito come piego di libri – è arrivato.
Ma la parte migliore non sono i due giorni tra l’invio e la ricezione, quanto che il postino ha citofonato a casa per avvisare che c’era un pacchetto. Non era obbligato a farlo, visto che le caselle per la posta sono prima del cancelletto del condominio: ho apprezzato molto quest’attenzione non dovuta, e mi sembra giusto segnalarlo.
Monaco 1972: un minuto di silenzio
Io nel 1972 ero piccolo, ma non così piccolo da non capire che cosa fosse successo: undici tra atleti e allenatori della squadra olimpica israeliana furono ammazzati da terroristi palestinesi, per l'”ottima ragione” (almeno immagino che chi sparò la pensasse così) che erano israeliani. Quello fu il primo vero momento in cui le Olimpiadi persero la loro (supposta, intendiamoci) verginità: più ancora che le edizioni annullate per le guerre, più che quando Hitler si rifiutò di premiare Jesse Owens perché era uno sporco negro. Quella non è stata neppure rappresaglia: che cosa avevano fatto quelle persone?
La proposta di osservare un minuto di silenzio in ricordo delle vittime durante le Olimpiadi di Londra è stata cassata; ci sono però alcune iniziative su Facebook per un ricordo fai-da-te, pubblico se possibile ma anche solo privato. Il tutto tra dodici ore, alle 20 (ora italiana). Come sapete, a me non piace invitare la gente agli “eventi”. Però posso segnalarlo :-)
@commerce
Occhei. È fine luglio. Posteitaliane non è espressamente nota per la velocità degli invii, soprattutto quando si parla come in questo caso di piego di libri. Però tredici giorni stimati di spedizione di un libro (in Italia, non guardate il testo in inglese: semplicemente io uso l’interfaccia inglese) non sono un po’ tantini? Quando ordino da Bookdepository loro usano la Royal Mail e la roba mi arriva in una settimana…
I follower dei bot su Twitter – un’anticipazione
Sono certo che tutti voi avete sentito parlare – non foss’altro che per le polemiche che sono esondate anche sui media mainstream – della ricerca di Marco Camisari Calzolari intitolata «Analisi sui follower di Beppe Grillo su Twitter» e di cui potete per esempio vedere un abstract su Lettera43. Il tema mi ha stranamente appassionato – dico “stranamente” perché queste beghe da pollaio in genere mi stufano – e così negli ultimi giorni ho approfondito la questione, soprattutto da un punto di vista statistico. La prossima settimana pubblicherò su un importante sito il mio saggio «Bot e umani su Twitter: una relazione multilaterale»: ma sono certo che i miei ventun lettori umani (non saprei dire i miei 153 lettori bot) apprezzeranno questo abstract.
Come molti – per fare solo un esempio, Gianluca Neri – hanno fatto notare, Twitter è un social media che rende molto semplice creare finti account, siano essi vettori di spam oppure semplici mattoni per dare l’illusione di avere un certo numero di follower (“seguaci”); ma la cosa non è così semplice. Tra gli ultimi miei follower ci sono infatti per esempio “salto in alto” e “Babbo Diminchia” che presumibilmente sono persone reali. D’altra parte comprare un certo numero di finti follower è così economico che si può persino immaginare qualcuno che decida di rovinare l’immagine di un suo rivale comprando un pacchetto di seguaci per l’account dell’avversario e poi andando a gridare contro i presunti suoi maneggi. La mia metodologia di ricerca è stata pertanto completamente diversa: data una definizione di bot come “account senza avatar (la loro immagine appare come un uovo) né contenuto nemmeno retwittato, salvo un eventuale picco nel primo giorno”, sono andato a studiare i follower di questi account.
La mia ipotesi iniziale era che gli account bot si potessero clusterizzare: in pratica, era possibile trovare vari gruppi di account con le caratteristiche di cui sopra che si seguivano a vicenda. Se la mia ipotesi fosse stata vera, le successive analisi statistiche sarebbero state molto più semplici, visto che il numero di variabili da studiare sarebbe diminuito drasticamente. I cluster in parte ci sono, ma non hanno una significanza statistica sufficiente; in compenso ho scoperto che ci sono account “umani” (i pattern di interazione sono quelli tipici di un essere umano, perlomeno) che interagiscono con gli account bot. A questo punto ho allargato il mio campo di ricerca e ho scoperto l’esistenza di siti che permettono di “comprare follower umani”. Il prezzo è molto più alto che l’acquisto di bot, o più precisamente il numero di follower che si possono comprare è drasticamente più basso; però c’è un indubbio vantaggio nel poter dimostrare che i propri seguaci seguono davvero, e non si limitano a far numero.
Il servizio è al momento disponibile solo per messaggi in inglese e cinese mandarino, ma uno di quei siti afferma che a breve lo sarà anche per l’italiano: attenzione quindi alle nuove dinamiche di traffico. C’è solo una cosa che mi ha lasciato perplesso. Ho avuto una sessione di chat con il gestore del sito, e le risposte sono state velocissime, anzi troppo veloci: schiacciavo return e c’era già una risposta. Inoltre spesso erano risposte fuori tema, e dovevo parafrasare la domanda per sapere quello che mi serviva. Non è che a gestire quel sito ci sia un bot?