Traduzioni automatiche

Forse a causa del post sul blog della Wikimedia Foundation a riguardo della milionesima voce di it.wikipedia, stanotte mi sono arrivate un paio di richieste di “amicizia” che ho al mio solito immediatamente cassato (non sopporto le richieste non personalizzate). La cosa buffa è che erano di due tizi tedeschi, e quindi erano scritte in tedesco: quello non è un grande problema, visto che qualcosicchia lo capisco e ad ogni modo quel tipo di richieste è così standard che probabilmente le capirei anche in ungherese (occhei, non esageriamo: diciamo in norvegese). La cosa più strana è che l’invito su Xing, pardon l'”Einladung in mein XING-Netzwerk”, aveva in cima la possibilità di tradurlo, per default in inglese ma presumo anche in italiano visto che l’interfaccia era chiaramente googliana.
Intendiamoci: non mi stupisce che Google “apra” la mail, veda che è in tedesco, e si offra di tradurmela. Quello che mi stupisce è che, almeno per messaggi di questo tipo che presumo siano tradotti perfettamente perché Google “sa” come prendere la stessa frase già tradotta dai signori di Xing, siamo arrivati al punto da accettare come normale una traduzione di un’email. Io sono vecchio e mi sono fatto un mazzo tanto per imparare quelle due fregnacce nelle principali lingue occidentali per tirare a indovinare con un minimo di cognizione di causa; è un’abilità che sta diventando oramai inutile? Ovviamente parlo di questo tipo di messaggi, non di testi di narrativa o anche solo manuali; però anche solo cinque anni fa non l’avrei affatto creduto possibile.

è stata tua la colpa

Il pensiero di Silvio Berlusconi sull’esclusione dei cosiddetti “incandidabili” (vedi qui, anzi guarda il video così lo senti dalla sua viva voce) è chiaro. «Abbiamo dovuto chiedere ai nostri amici e colleghi di rinunciare ad essere presenti nelle liste elettorali perché dei pm politicizzati li avevano attaccati e questo fatto è stato divulgato dai media ed era qualcosa che poteva diminuire il consenso.» Insomma, il problema non è tanto che gli amici e colleghi siano stati attaccati (leggasi inquisiti – e garantisco che non lo sto dicendo come giustizialista ma solo come dato di fatto, perlomeno fino a quando non ci sono condanne definitive), ma che i media l’hanno raccontato, e pertanto candidarli poteva diminuire il consenso. Ergo, se riusciremo a far tacere la stampa allora potremo di nuovo tornare a candidarli. Lineare, no?
(Poi è chiaro che questi qua sono dilettanti: Lui è attaccato dalla magistratura politizzata, i media divulgano tutto su di Lui, ma Lui il consenso lo porta, non lo toglie mica. E questo è indubbiamente vero: ma del resto non può essere un caso se Lui è Lui)

_Science4fun_ (video scientifici)

Io sono anzyano (con la ipsilon, sì – è una lunga storia) e per me l’internette è praticamente testuale: già le immagini sono state una grande conquista, ma non chiedetemi nulla a riguardo dei video. Richiedono troppa attenzione, che non riesco mai ad avere a sufficienza.
D’altra parte, so bene di essere in minoranza, e quindi non ho nulla contro i video: non solo quelli dei cartoni animati che mi permettono di respirare qualche momento quando sono da troppo tempo coi miei due tremezzenni, che con quelli di altro tipo.
Proprio “di altro tipo” è questa segnalazione di Science4Fun, un progetto che – mi ha spiegato Andrea, uno dei promotori dell’iniziativa – è «un’attività di video divulgazione “scientifica” su YouTube». Anche se il progetto è a budget 0, giusto con la sponsorizzazione in natura di qualche sponsor indicato poi tra i crediti, i due “video-aperitivi” che hanno prodotto e che potete vedere nel loro canale YouTube mi sono sembrati ben fatti. Non troverete certo i grandi temi matematici e non potrete sfruttare i video per riuscire finalmente a passare quell’esame di matematica sul quale siete bloccati da anni; ma direi che non è certo quello lo scopo dei video, quanto il far vedere come si possa fare scienza in maniera divertente (e questo l’hanno fatto in tanti) ma anche davvero terra-terra (e qua sono già in pochi).
Per gli amanti del genere sono stati anche inseriti i clip “backstage”, che fanno tanto Paperissima e mostrano come la serietà non è certo la seriosità. Dal canale YouTube trovate anche gli altri riferimenti al gruppo, per suggerimenti consigli e (sperabilmente no) pomodori da lanciare. Buona visione!
(occhei, ammetto anche che il loro essere torinesi gli ha dato qualche punto in più nella mia personale classifica, sono biecamente campanilista…)

Il posto smarrito

Sabato ho portato Jacopo a Chiavari dai nonni, per lasciarglielo una settimana a respirare aria un po’ meno inquinata. Per me è stata una toccata e fuga, visto che alle 17.21 avevo il treno per il rientro. Ero anche piacevolmente stupito che mercoledì scorso fossi riuscito a trovare il biglietto scontato a 9 euro, credo per la prima volta in vita mia, e così non mi sono nemmeno arrabbiato troppo nel vederlo arrivare con qualche minuto di ritardo.
L’arrabbiatura mi è arrivata una volta salito, mentre guardavo i vari scompartimenti chiusi da sei posti e dopo qualche istante mi sono reso conto che il mio posto era il 27. Non ho aspettato il capotreno per infilarmi nel primo posto libero, ma poi non ho resistito alla tentazione di chiedergli se i suoi colleghi sanno quali sono i treni che circolano. La sua risposta è stata che in questo periodo stanno revampizzando le carrozze pullman e quindi cambiano le composizioni dei treni; il mio pensiero che in ogni caso se magari si parlassero un po’ sarebbe meglio.

_What do an Infinite Tower, a Classic Physics Puzzle, and Coin Flipping Have in Common?_ (ebook)

[copertina]L’anno scorso avevo recensito (e apprezzato) il primo ebook di Presh Talwalkar, raccolta dei problemi logico-matematici che posta settimanalmente sul suo blog. Lui è più bravo di me a mettere a posto le cose, e così è già pronta la raccolta dei suoi problemi del 2012, dal titolo che sembra quello di un film della Wertmüller (Presh Talwalkar, What do an Infinite Tower, a Classic Physics Puzzle, and Coin Flipping Have in Common?, Kindle 2013, € 2,68).
Anche questo volume è piacevole come il primo. Stavolta i problemi non sono divisi in sezioni ma mischiati assieme; l’enfasi è indubbiamente sui problemi di tipo combinatorio e probabilistico, e questi ultimi prediligono le situazioni in cui la risposta è controintutiva.
Per la precisione, non si deve parlare tanto di “risposta” quanto di “soluzione”: non viene infatti dato semplicemente il risultato, ma Presh spiega come trovarlo, spesso partendo dall’osservazione di casi più semplici per riuscire ad avere un’idea di come quanto trovato si possa generalizzare. Spesso viene data più di una soluzione: c’è un problema – «A fun math sequence» – che è risolto in almeno tre modi diversi, a seconda di cosa voi intendete per “modo diverso”.
Tutto questo mostra l’amore di Talwalkar per la matematica, amore che ha anche spiegato all’interno del testo; per lui è naturale spiegare alla gente perché la matematica è bella. Non posso fare a meno di essere d’accordo con lui, e apprezzo la sua scelta di creare parecchi problemi partendo da cose che gli sono accadute nella vita di tutti i giorni. In fin dei conti, se qualcuno si abitua a cercare le connessioni matematiche in quello che fa, sarà presto in grado di capirlo meglio; allo stesso tempo poi riuscirà a capire meglio anche la matematica, perché la vedrà, non la starà semplicemente guardando. D’altro canto i problemi del libro li si può prima o poi risolvere, e se non ci si riesce c’è sempre la traduzione; ma tutti noi continueremo a trovarci di fronte ad altri problemi per tutta la vita…

_Dicono di oggi_ (sito)

«Era una notte buia e tempestosa. Va bene, ma in quale data?»
Questo è l’incipit di Dicono di oggi, un sito/blog (scegliete voi come chiamarlo… non è certo quella la cosa più importante) che per ogni giorno dell’anno dà una citazione letteraria in cui il giorno stesso appare.
L’idea non è nuova: nel sito si trova la fotocopia di una Bustina di Minerva dove Umberto Eco, ancora nel 1994, recensiva un libro fatto proprio con una pagina per “giorno”. La realizzazione in rete però ha molti vantaggi, a partire dal non avere limitazioni di spazio e dalla possibilità di fare crowddatation: c’è un modulo per fare segnalazioni. Buon calendario, insomma!

Reviewer rank: 5,928,664

Ho appena pubblicato una recensione su amazon.com (un ebook di problemini matematici: non affrettatevi ad andare a leggerla, tanto sabato ve la trovate qua sul blog scritta in italiano). L’anno scorso avevo pubblicato la recensione dell’ebook precedente, quindi il grand total delle mie recensioni in Bezoslandia è pari a 2 (due).
A differenza della sua versione italiana, Amazon mi ha scritto avvisandomi che il testo da me scritto è pubblico, e ha commentato che la mia posizione in classifica è la numero 5.928.664, come da titolo di questo post. Presumendo che sia l’ultima posizione per i birecensiori, questo significherebbe che ci sono più di cinque milioni di persone che hanno scritto almeno due recensioni, e se tanto mi dà tanto ce ne saranno almeno altrettanti ad averne scritta una sola.
È possibile che ci sia un gran numero di recensioni automatiche e di spam. Ma è comunque qualcosa di enorme: dal mio punto di vista molto più che sapere che c’è un miliardo di account su Facebook. Milioni di persone che perdono tempo a scrivere la recensione di un libro, di un videogioco, di chissà cosa; il tutto senza guadagnarci nulla. Ci pensate?