_Particelle familiari_ (libro)

[copertina]C’è una cosa che non mi piace in questo libro (Marco Delmastro, Particelle Familiari, Laterza 2014, pag. 203, € 16, ISBN 978-8858112274): gli spunti per spiegare la fisica delle particelle sono fatti in prima persona, con la famiglia di Marco Delmastro. Il punto è che non ci credo che ci siano davvero state quelle scene, che dano tanto l’aria da sitcom più che di vita reale. Se ci pensate bene su, però, questo significa che il libro è scritto così bene che ti fa pensare almeno per un attimo che queste cose potrebbero essere davvero successe. A parte questo, poi, la spiegazione di come (non?) funziona il Modello Standard e il LHC del Cern è la migliore che io abbia mai visto. Il vantaggio non sta solo nella chiarezza della spiegazione, ma nell’essere riuscito a mettere tutto insieme in un ragionamento coerente. È facile trovare alcune spiegazioni di singoli punti della teoria o della pratica della fisica delle particelle, ma avere la visione complessiva del puzzle non è affatto banale; Delmastro ci è riuscito pienamente. E non preoccupatevi: non ci sono né formule né tabelle, il libro è fondamntalmente un lungo racconto. Caldamente consigliato a tutti.

Ello

“The new kid in town”, come cantavano gli Eagles, è l’ultimo arrivato ma in senso positivo: “quello nuovo” che tutti vogliono conoscere. Stamattina per esempio abbiamo avuto Ello, un social network davvero minimale – e che funziona meglio su mobile che da desktop, per la cronaca. La sua interfaccia è piuttosto strana. Puoi suddividere chi segui solo come “friends” e “noise”; è difficile vedere a prima vista come si fa a scrivere e commentare; e il font monospaziato è davvero retrò. Meno strano che il sito sia a inviti, e soprattutto che mentre chi si era iscritto ieri sera come me avesse a disposizione una ventina di inviti chi l’ha fatto oggi ne ha avuti solo quattro: sono quelle cose che scoppiano nelle mani degli sviluppatori, come scritto qui.

Ello non ha pubblicità e afferma esplicitamente nel suo manifesto che non vuole vendere i dati degli utenti. Però è vero che si sono beccati 400.000 dollari da un fondo di Venture Capital (che immagino vorrà prima o poi rientrare dei soldi), e c’è gente con forti dubbi sul modello, specificatamente per quanto riguarda la privacy. E allora perché ci stanno andando tutti? Perché le usanze sono queste :-)

Il supermercato di viale Regina Giovanna

Nel 2007 mi chiedevo perché Caprotti volesse vendere il suo primo supermercato (risposta: perché era troppo piccolo, ma quello l’ho scoperto dopo). Adesso quel punto vendita, che era diventato un Billa, è diventato un Carrefour. Stavolta la ricerca l’ho fatta in anticipo: il gruppo Rewe (che possiede il marchio Billa) ha deciso che in Italia non valeva la pena di starci, e sta man mano vendendo i supermercati. D’altra parte, nonostante Billa fosse la contrazione del sintagma tedesco Billiger Laden (“beni economici”) è storicamente stato il supermercato più caro almeno da noi…

Il caso Wesolowski

L’arresto all’interno della Città del Vaticano dell’ex arcivescovo e nunzio apostolico Jozef Wesolowski è qualcosa di davvero incredibile nella storia recente della Santa Sede. Non rompiamo con la storia del maggiordomo di palazzo che duplicava i documenti di Benedetto XVI, e non guardiamo nemmeno alle dimissioni più o meno libere dei sacerdoti accusati di pedofilia – ce n’è stato uno anche oggi. Il vero punto è che papa Francesco ha esplicitamente ricordato che la giustizia divina e quella umana sono due cose distinte e che corrono ciascuna sui propri binari. Non ci dovrebbe essere nulla di così strano, almeno in teoria: ma la pratica in effetti è stata molto diversa, ed è difficile vedere il papa anche come sovrano assoluto del suo minuscolo regno. Il segnale è davvero forte, e spero non rimanga isolato.
(Poi però mi chiedo come avesse fatto Wesolowski a fare così carriera. Mica era un prete qualunque, che è molto meno visibile!)

gechi e zoom

[un geco] Ieri sera, mentre stavo andando a letto, Anna mi chiede cosa c’era sulla parete. Guardo (avevo ancora gli occhiali addosso) e dico “toh, un geco.” Prendo la macchina fotografica per fotografarlo, zumo (ho preso apposta una macchina con zoom ottico), metto a fuoco… e non ci riesco. La foto che vedete qui a fianco è il massimo che sono riuscito a fare, ed è comunque sfocata.
Subito dopo ho provato a fotografare Ariel, più o meno alla stessa distanza, e la messa a fuoco c’è stata; quindi il problema non dovrebbe essere semplicemente meccanico. Avevo provato a fotografare il geco con poca luce (e quindi flash) e con tanta luce, e persino bloccando l’apertura e giocando sui tempi: niente da fare. Qualche esperto di fotografia mi sa aiutare?

_Macedonia di matematica_ (ebook)

[copertina]Di Paolo Gangemi avevo letto (e apprezzato) uno dei volumi Insalate di matematica; sono molto contento insomma che la nuova stagione degli ebook di #40kmate si apra con un suo librino (Paolo Gangemi, Macedonia di matematica, 40k Unofficial “Altramatematica” 2014, pag. 59, 1,99€, ISBN 9788898001798; anche su BookRepublic e altri store).
Troviamo quattordici storielle, di varia ambientazione, ciascuna delle quali tratta di un concetto matematico visto “in pratica”. Così si parla di frattali mentre si cerca di misurare la lunghezza di una spiaggia, il raggruppamento delle opere di Picasso nei suoi vari periodi è un modo di spiegare cos’è un gruppo quoziente, la rivoluzione copernicana è vista come una guerra sulle orbite stellari, e così via. Come nella migliore tradizione della collana, non trovate dimostrazioni o formule: l’idea è di avere tanti pezzettini – una macedonia, appunto – di sapore diverso ma che tutti insieme contribuiscono a far vedere la bellezza della matematica.

Sono una persona orribile – 3

Per arrivare in bicicletta all’asilo dei bimbi, c’è un incrocio su piazzale Maciachini dove è disegnata una pista ciclabile che dopo sette metri si perde nel nulla (ok, tecnicamente si può andare sui giardini davanti all’asilo dove dall’altro lato hanno appena emendato il cartello di divieto di accesso permettendo alle bici di passare). Tipicamente i pedoni si piazzano più o meno ovunque, pista ciclabile o no.
Oggi pomeriggio al semaforo (verde per me che dovevo entrare nella pista ciclabile dalla via, rosso per i pedoni) c’era solo una tizia con trolley, piazzata esattamente nel mezzo della pista ciclabile. Io arrivo alla mia solita velocità e inchiodo a dieci centimetri da lei. La tipa sta per gridare qualcosa, poi guarda in basso e si sposta.
(Naturalmente non ha potuto fare a meno di dire “poteva fare il giro più largo”. Cretina, poi ti lamenti perché le bici sfrecciano sui marciapiedi?)

I ricconi delle mense

Sul dorso milanese del Corsera di oggi c’è un articolo che lamenta il buco nelle casse comunali dovuto alle rette non pagate a MilanoRistorazione per la refezione scolastica: il titolo è “Mense, cinque milioni di rette non pagate” (e qua da buon grammarnazi ho avuto un sussulto: avrebbero dovuto scrivere “Mense, rette non pagate per cinque milioni”) e catenaccio “Il cinquanta per cento degli insolventi sono cittadini nella fascia alta di reddito. «Furbetti e difficoltà burocratiche»”.

Naturalmente chi legge tutto l’articolo scopre che non è necessariamente vero che sono i “ricconi” a essere dei furbetti, ammesso che un ISEE di 27000 euro annui ti faccia diventare riccone. Banalmente, in quella categoria che paga il servizio a prezzo pieno ci sono tutti quelli che non hanno presentato l’ISEE: gente come me per cui tanto sarebbe stata una perdita di tempo, ma anche famiglie non italiane che non hanno capito che dovevano portarlo, e avrebbero pagato molto di meno. Se volete, chi ci guadagna sono quelli come me: se i conti di MilanoRistorazione sono fatti sulle rette teoriche, avere più gente a retta piena fa abbassare il totale, lasciando che sia il comune (cioè tutti) ad appianare il buco.

Quello che mi chiedo è: non sarebbe più semplice rendere obbligatoria la presentazione dell’ISEE o almeno di un’autodichiarazione nei casi come il mio in cui è comunque più alto? A questo punto magari è più facile spiegare la necessità di farlo…