Bebras dell’informatica 2016

Mattia Monga mi segnala come già nel 2015, anche quest’anno il dipartimento di informatica dell’Università di Milano e il laboratorio Aladdin organizzano il Bebras dell’Informatica, il concorso non competitivo a squadre per bambini e ragazzi dalla terza elementare alla fine delle superiori. (Occhei, una classifica c’è, ma non ci sono premi). Le iscrizioni sono possibili fino al primo novembre, e le gare si svolgeranno la seconda settimana di novembre.

Generalmente io cerco di spiegare come avere una conoscenza di base della matematica sia fondamentale anche per chi non la userà mai, ma la stessa cosa si può dire per l’informatica. Tra l’altro la mia generazione si era trovata i primi home computer, nei quali la programmazione veniva quasi naturale, mentre oggi la tecnologia è arrivata al punto che hai già tutto bello pronto, il che toglie la possibilità di trovarsi naturalmente di fronte a un problema di programmazione: ben vengano dunque questi concorsi, che avvicinano i giovani a un modo di pensare che potranno utilmente sfruttare nella vita per accorgersi delle bufale e di come certe reboanti affermazioni, una volta analizzate come fa un informatico per costruire un programma, si rivelino senza alcun fondamento. E dite poco?

_Matematica in pausa pranzo_ (libro)

copertina-615ptSquadra che vince non si cambia. Visto il successo di Matematica in pausa caffè – successo nella nicchia delle nicchie che è la divulgazione scientifica in Italia – ho scritto un sequel, come si dice oggi: Matematica in pausa pranzo, che esce oggi.

La mia filosofia di base resta immutata. Nel libro non intendo affatto insegnare matematica, né devo fare sfoggio di formule intimidenti come quelle che ogni tanto trovate nelle pagine dei quotidiani: “la formula dell’amicizia perfetta” o giù di lì. Una dimostrazione a dirla tutta l’ho scritta, ma solo perché volevo mostrare come un matematico può affrontare un problema. Per il resto ho cercato di limitarmi a quella che chiamo matematica qualitativa: capire come si può arrivare a una formulazione matematica di un problema lasciando i conti a qualcun altro, o magari a qualcos’altro. I computer sono bravi a fare i conti: lasciamoglieli e dedichiamoci alla parte più creativa. Nelle quattro sezioni del libro parlo di paradossi, rubando spesso la scena ai filosofi; di applicazioni della matematica nella vita di tutti i giorni che diamo per scontate; di un po’ di matematica che qualche professore illuminato potrebbe tranquillamente usare a lezione per attirare l’attenzione dei propri allievi; infine di curiosità che non hanno alcuna utilità pratica ma hanno la loro bella utilità per passare il tempo nell’attesa che arrivino i piatti ordinati per pranzo.

Garantisco che da questo libro non imparerete a essere matematici. Però spero possiate accorgervi che la matematica non è così brutta come la si dipinge a scuola. P.S.: se ne volete sapere di più, leggete il miniblog a http://xmau.com/wp/caffe/ .

Commentatori

Oggi parlo di due episodi che sembrano slegati, ma dal mio punto di vista hanno parecchio in comune.

Domenica scorsa Gianni Morandi ha pubblicato la sua solita foto su Facebook: stavolta era fuori da un supermercato con la borsa della spesa. Apriti cielo: mi dicono che non so quante persone l’hanno virtualmente linciato perché non si può andare a fare la spesa la domenica e costringere così i lavoratori del commercio a non santificare le feste. (Poi c’è stato il rimbalzo di chi sta a dire “e tutti quelli che hanno sempre lavorato la domenica?” Inutile dire che vista la mia Filter Bubble sulla mia bacheca Facebook sono arrivati solo questi ultimi)

Tra i collaboratori del nuovo quotidiano di Maurizio Belpietro c’è anche “il Disinformatico / trovabufale” Paolo Attivissimo. Lui ha spiegato il perché nel suo blog: fondamentalmente vuole raggiungere un pubblico più abituato alla carta che alla rete, e gli hanno promesso che non toccheranno i suoi testi e presumo lo pagheranno anche. Apriti cielo: leggendo i commenti al post scopriamo che Attivissimo ha perso credibilità a mettersi insieme a cotanta congrega.

Quello che vedo io di comune tra i due casi è il ruolo che i commentatori si sono ormai ritagliati. Non è che si entri nel merito della questione, se il considerare cosa normale fare la spesa a qualunque ora di qualunque giorno è un bene o un male, oppure se un autore ha degli obblighi morali. No, il Commentatore ha la sua idea insindacabile, e non si perita di annunciarla al popolo. A volte, si parva licet, può capitare di vedere le stesse dinamiche qui su queste notiziole: ma naturalmente l’effetto è molto diverso perché io non sono famoso. La mia impressione è infatti che il Commentatore sia passato a uno stadio successivo a quello in cui si sentiva realizzato perché il VIP l’aveva omaggiato di un like o un retweet; ora ritiene di avere lo stesso diritto di rendere note le sue opinioni al riguardo di tutto, soprattutto quando sono in contrasto a quelle del VIP, tralasciando il particolare che i lettori sono interessati a quest’ultimo e non certo al Commentatore. Vabbè, basta sapere che da certe parti i commenti sono da leggere solo ogni tanto per ricordarsi di come è fatto il paese reale.

(Ah, un’ultima noticina. Ammiro sempre più Morandi che continua a rispondere. Io ormai – a meno che non abbia scritto qualcosa di sbagliato, nel qual caso ringrazio – tendo a lasciare l’ultima parola al commentatore. Tanto non cambierebbe nulla)

Meno 2

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Ho scoperto oggi che Matematica in pausa pranzo esce dopodomani. (Occhei, poteva uscire il 22 o il 29, ma non avevo visto nulla in giro quindi pensavo sarebbe stato la settimana prossima)
No, non ho ancora nessuna copia in mano. No, non è ancora uscita la versione in ebook – immagino aspetteranno qualche settimana. Sì, è già in classifica di Amazon, ma se lo pigliate da lì forse è meglio che lo facciate tutti insieme giovedì, ché così balza tra le prime posizioni e c’è un minimo effetto valanga.

Negozi

Il palazzo vicino a casa mia ha una serie di negozi. Quando sette anni fa siamo arrivati, c’era una filiale di una banca, un centro massaggi e un negozio vuoto che un tempo era la sede di una società di spedizioni, almeno a giudicare dalla targhetta che c’era. La banca continua ad esserci; il centro massaggi pure. Un anno e mezzo fa il terzo negozio è stato ripulito e imbiancato, e vi si è insediato uno di quei centri cinesi dove ti pittano e ti riaggiustano le unghie. Solo che per una serie di motivi, tra cui probabilmente il fatto che la mia non è propriamente una via di grande traffico, il negozio era quasi sempre vuoto e a fine febbraio ha chiuso.
Ora ci stanno di nuovo lavorando su. Il guaio è che ci finirà un punto di Stanleybet, cioè un centro scommesse. Devo dire che la cosa non mi piace per nulla. (Del centro massaggi non mi importa una cippa, visto che sono ovviamente molto discreti e silenziosi, e soprattutto la loro clientela arriva, fa e se ne va via. La banca ha uno sportello bancomat, quindi è utile)

Museo botanico di Milano

Oggi pomeriggio abbiamo portato i bimbi a fare una lunga (per loro) pedalata. Tornando a casa abbiamo costeggiato il retro dell’ospedale Niguarda: a un certo punto Anna ha notato che erano aperte sia Villa Lonati (sede del Settore Verde e Agricoltura del Comune di Milano, anche se da quanto ho capito non so bene se coltivino davvero le piante da trapiantare in città) che il giardino davanti, che ricordavo tristemente chiuso e malmesso. Ho così scoperto (a) che in queste settimane a Milano c’è il Festival delle Biodiversità e (b) che dall’anno scorso quel giardino è diventato il Museo Botanico. Non che sia ancora così conosciuto, tanto che appunto in queste tre domeniche l’hanno aperto in via eccezionale: oggi c’era anche il Ludobus con tanti giochi “semipoveri” in legno (carini…) e il Bibliobus che ho visto per la prima volta in azione (e che avrebbe però bisogno di un controllo serio ai gas di scarico). Diciamo che l’apertura invernale solo il martedì, mercoledì e giovedì mattina non aiuta molto: ma magari col tempo si riuscirà a fare di meglio.

solita truffa telefonica

Sabato mattina, mentre stiamo per uscire, Anna riceve una telefonata dal numero 0683802835. Risponde, e le viene detto che la chiamavano da A2A e che avevano bisogno del numero dell’ultima bolletta. Anna naturalmente non è una stupida, chiede per prima cosa se davvero chiamano (di sabato…) da A2A, poi mi passa la chiamata. A me dicono di chiamare da un operatore mai sentito, e alla mia richiesta di come hanno avuto quel numero di telefonino buttano giù la linea.
Nulla di strano. (Nel caso uno si chiedesse come fanno a sapere il nostro fornitore di energia, la risposta è semplice: tirano a indovinare). Quello che non riesco a capire è come mai non sembri possibile denunciare questa gente, e come mai – nonostante precchi siti affermino che l’Autorità per l’energia elettrica pubblichi una black list di operatori “cattivi” – tutto quello che ho trovato è una lista di operatori “buoni” che accolgono i reclami.

controllori

Oggi pomeriggio stavo andando da mia zia con i gemelli. Ero sovrappensiero, perché stavo rispondendo a una mail, e quando siamo arrivati in piazzale Baiamonti mi sono ricordato di colpo che dovevamo scendere una fermata prima del solito per passare in farmacia, e così ci siamo catapultati giù dal tram prima che chiudesse le porte. Una volta sceso, mi sono accorto che c’era una squadra di controllori – direi almeno sei: in effetti è un posto dove li si trova spesso. Uno di loro era lì al mio fianco e aveva fermato un tipo di una famiglia diversamente magra che avevo visto salire. Mi fermo, tiro fuori il portafoglio dove ho la tessera RicaricaMI – tanto aveva la macchinetta per leggerla – e lui mi dice di andare pure.
Ho la faccia così da bravo ragazzo, o preferiva tenere d’occhio quello che con ogni probabilità aveva viaggiato a scrocco?