Ricordate la storia del Norton Antivirus sul PC di Anna? Beh, visto che il pc era sempre in uno stato pietoso, ieri ho pensato bene di fare una pulizia completa, formattare tutto il disco e ripartire da capo. Ieri sera ho così fatto una faticaccia per infilare tutti i suoi dati in un hard disk esterno, e oggi l’ho lasciato girare un po’ per riuscire a scaricare il metaaggiornamento di Windows Update e i 79 aggiornamenti necessari – e fortuna che era già un XP Service Pack 2.
Peccato che fatte tutte queste operazioni… mi sono trovato l’antivirus installato. Beh, non proprio l’antivirus, ma tutta una serie di roba della Symantec che ovviamente non avevo mai nemmeno pensato di aggiungere. Ma la cosa peggiore è che se da pannello di controllo lanciavo il programma per la rimozione del software, non trova nulla!
Fortuna che esiste Spybot, che mi ha fatto trovare, ben nascosto sotto cinque o sei directory dal nome improbabile, quale fosse il comando da lanciare. Forse stavolta andrà meglio :-)
le frequenze più pregiate
Leggo via Quintarelli questo post, che comunica che Wind ha presentato ricorso contro l’opzione “Vodafone Casa” (e a questo punto immagino contro la parallela TIM Home Zone). L’opzione in questione dovrebbe permetterti di telefonare quando sei “a casa” (cioè servito dalle celle vicino a casa tua) a una tariffa più bassa, e di avere un numero di telefono “fisso” (nel senso che gli altri ti possono chiamare con quel numero). Wind si lamenta perché loro nelle grandi città non hanno a disposizione frequenze a 900 MHz, quindi i loro telefonini prendono peggio all’interno della casa, e pertanto non possono fare un’offerta simile.
A differenza di Stefano e di Gianmarco Carnovale di Morse, non credo che una linea di questo tipo regga: a questo punto, Tre potrebbe lamentarsi perché non ha frequenze GSM e così via. Se poi il tutto è una manovra difensiva per pietire un po’ di frequenze pregiate… boh, vedremo intanto che cosa dirà domani il Tar.
umorismo
“Riforme: via libera ai parlamentari diciottenni”. E lo dicono senza sghignazzare.
gigantesco effetto di magnetoresistenza
Martino F. mi fa notare come il Corsera, nello spiegare al volgo le ricerche che hanno portato al Nobel 2007 per la fisica, affermi come Fert e Grünberg sono stati premiati per le loro «scoperte del gigantesco effetto di magnetoresistenza» (virgolettato loro).
Se uno fa una googlata sulla frase “gigantesco effetto di magnetoresistenza” (comprese le virgolette), scopre che la fonte è Adnkronos. Come esserne certi? Come ha notato Martino, gli unici risultati della ricerca sono la pagina dell’agenzia e quella del Corsera, e non occorre essere dei filologi per capire chi ha creato il neologismo, traducendo “Giant Magnetoresistance Effect” parola per parola e non facendo nemmeno la fatica di provare a cercare in rete come i fisici lo denominano (il mio primo risultato con “magnetoresistenza” è ad esempio “Magnetoresistenza Gigante” scritto dai fisici di Roma 3).
Però volete mettere la bellezza di inventare un neologismo (per Adnkronos) e copiare la frase lettera per lettera (per il Corsera)?
ora di punta
oggi mi è capitato di uscire in macchina alle 14:30. Sono stato più bloccato di quando ero in auto alle 8:30, o alle 18:30. Il problema così ad occhio è dovuto a una serie di fattori: una quantità abnorme di auto e camion in doppia fila, un tasso di idozia maggiore della gente che è convinta che tanto a quell’ora si possono fare i propri comodi perché non c’è nessuno, e una quantità maggiore di agenzie di consegna rapida documenti, che sono convinte che il loro furgone abbia le dimensioni di una bicicletta appena un po’ più larga.
Il risultato pratico è che mi sa che ormai l’ora di punta duri davvero dalle sette e mezzo del mattino alle otto e mezzo di sera. Modulo 12, è sempre un’ora.
Filosofia della matematica (libro)
La filosofia della matematica è un campo molto infido. Il problema è che spesso i filosofi non sanno di matematica e quindi scrivono cose che vanno per conto loro, e i matematici non sanno nulla di filosofia né vogliono saperne: così quando parlano di filosofia fanno degli strafalcioni incredibili. In questo libro (Gabriele Lolli, Filosofia della matematica, Il Mulino – Saggi 2002, pag. 264, € 19, ISBN 9788815085108) Lolli si propone di dare un resoconto delle principali filosofie della matematica del ventesimo secolo, facendomi scoprire che ce ne sono davvero tante! Per quello che ho capito, abbiamo il nominalismo (non esistono entità astratte, nemmeno in matematica); il realismo (l’opposto: gli enti idealizzati sono idee innate, indipendenti dall’esperienza), e la sua sua variante platonismo (non sono idee, ma esistono davvero); la fenomenologia (quello che riusciamo a fare è categorizzare quello che troviamo con l’esperienza); il naturalismo (la metodologia matematica deve essere valutata dalla matematica, non dalla filosofia o altro); il logicismo (le verità matematiche sono oggettive perché le entità matematiche sono logicamente definite); il formalismo (la matematica è solo un gioco fatto con simboli e formule senza significato); il costruttivismo (la vera matematica è solo quella costruttiva, i teoremi di esistenza non valgono); strutturalismo e deduttivismo (la matematica sono rispettivamente le strutture o i teoremi); fallibilismo ed empirismo (basta con le dimostrazioni, la matematica si fa dal basso!). Come di solito fanno i filosofi, tutte queste correnti, tranne forse il costruttivismo, sono sbertucciate da Lolli; il tutto purtroppo in maniera un po’ troppo complicata per un poveretto come me che di filosofia è sempre stato un asino. Almeno mi sono divertito a leggere le battute che il nostro semina qua e là con aria assolutamente serafica, tipo il fatto che il platonismo è un realismo ontologico matematico che i suoi sostenitori dicono essere la posizione preferita dalla maggioranza dei matematici contemporanei ;-)
Quanti angeli danzano sulla punta di uno spillo?
La matematica che faccio io, qui sul blog o comunque in giro, è sempre “di basso livello”: per quanto strano possa sembrare, non sono mai stato molto bravo con la teoria, e mi trovo più a mio agio con la pratica. Pratica matematica, d’accordo, che per chi matematica non ne fa è già abbastanza astrusa di suo, ma comunque relativamente meno teorica.
Bene, leggo su Ars Mathematica di un teorema, di cui confesso non capire una singola parola tecnica dell’enunciato, che è stato “dimostrato” in questo modo.
(a) Il teorema viene dimostrato supponendo che sia vera l’ipotesi del continuo. (Ipotesi che, come scrivevo qua, si può accettare oppure rifiutare senza che la matematica crolli; quindi fin qua siamo a una dimostrazione per così dire in ambito ristretto)
(b) Dimostrano un metateorema, che dice più o meno “per tutti i teoremi di una certa forma – teoremi tra i quali c’è il nostro – se esiste una dimostrazione che richiede l’ipotesi del continuo allora esiste un’altra dimostrazione che non ha bisogno dell’ipotesi del continuo”… ça va sans dire, la dimostrazione non è costruttiva, ma si limita a dire che una qualche dimostrazione deve esistere, senza mostrarla.
(c) Dal “teorema ristretto” (a) e dal metateorema si ottiene la dimostrazione del nostro teorema.
Essendo buono, vi faccio un paragone terra-terra :-) che dovrebbe rendere l’idea.
Teorema: una persona può andare per strada da Milano a Torino.
Dimostrazione: (a) se supponiamo che questa persona possieda un mezzo cui è permesso di percorrere le autostrade, c’è un’autostrada Milano-Torino: lui la prende ed è a posto. (b) Per tutti i tratti autostradali esistenti, si sa che esiste un’altra strada che non è un’autostrada, e che ha lo stesso percorso dell’autostrada corrispondente. (c) Quindi deve esistere una strada normale da Milano a Torino. QED.
Messa così, in effetti, la cosa ha un po’ più senso, almeno per me (e sono fiero del paragone!). Resta il fatto che a certi livelli a mio parere non si fa più matematica ma metafisica, e che uno inizia a capire il punto di vista di Brouwer quando si è scocciato delle dimostrazioni di semplice esistenza e ha iniziato a pretendere che si può parlare di matematica solo quando costruisci il tuo risultato.
Com’è difficile divulgare
Da qualche mese, con i miei tempi da bradipo, ogni tanto faccio un post di “matematica light”. Oggi ad esempio ho pubblicato la seconda parte della mia trattazione dei vari tipi di media, e tra qualche giorno metterò il tutto nella parte matematica del mio sito.
Però c’è un problema. Questi post ricevono qualche commento, sono tutti commenti entusiastici, ma sono di persone che generalmente sono abituate a vedersi della matematica. Sono contento che loro apprezzino i miei sforzi, ma mi piacerebbe sentire qualcosa di più dalle persone che sarebbero il mio target: gente intelligente – e questo è automatico, visto che mi leggono :-) che però sia convinta che la matematica non possa essere loro spiegata. Anche un feedback negativo, se costruttivo, è utile: anzi, lo è ancora di più, visto che può aiutarmi a comprendere come riuscire a spiegare meglio le cose. Non riuscite proprio a mettervi una mano sulla coscienza e provare a leggere i pipponi di tipo matematico? Secondo me sono anche più comprensibili dei pipponi veri e propri!