Nicola Latorre

Uno potrebbe pensare che il senatore diessino tanto amico di Minimo D’Alema l’avesse imparata, la lezione, dopo essere stato cuccato nelle intercettazioni Unipol. Ah, per la cronaca non era stato rinviato a giudizio, perché la Giunta per le Autorizzazioni ha scelto un’interpretazione molto estesa dell’articolo 68 della Costituzione. Invece a quanto pare no.
Come ormai sapete tutti, qualche giorno fa Latorre era a una trasmissione tv dove si parlava della commissione di vigilanza Rai. Con lui c’erano due deputati: il compagno di opposizione Massimo Donadi dell’Italia dei Valori, e il vicecapogruppo del PdL alla Camera Italo Bocchino. Donadi picchiava duro contro Bocchino, e Latorre – gli amici sono amici – è corso a favore dell’aennino prendendogli il giornale e la penna che aveva, e scrivendo sul margine la frase «Io non lo posso dire. E la Corte Costituzionale? E Pecorella?». Poi ha strappato via il pezzo di giornale: peccato che non se lo sia messo in tasca per eliminarlo del tutto, ma l’ha buttato per terra, da dove è stato prontamente raccolto alla fine della trasmissione. Come vedete, è molto importante imparare a non gettare i rifiuti per terra.
Il più bastardo a commentare il fatto stavolta è stato Jena (“Se non fosse Nicola Latorre verrebbe accusato di intelligenza col nemico”); ma anche Gramellini (“il senatore Latorre, che pur essendo dalemiano è di centro-sinistra”) ci ha messo del suo. Io non ho nemmeno la forza di commentare: tanto, in effetti, sarei costretto ad ammettere che Latorre è un perfetto rappresentante della nostra classe politica, e sono certo che sia benvoluto dai suoi sodali proprio per questo. Mi limito ad aggiungere che una persona intelligente come lui è… avvocato. Mi chiedo come consigli i suoi assistiti.

Il tempo continua ad essere relativo

[118 giorni, o quasi tre mesi] La segnalazione per la berlina odierna mi è arrivata da Licia, che mi ha fatto notare questo articolo del Corsera. Tralasciamo il “gli” al posto del “le”, tanto ormai nel parlato è una cosa normale. Ma se 118 giorni sono “quasi tre mesi”, ci sono due possibilità: che abbiano inventato i mesi di quaranta giorni – il che tra l’altro servirebbe a comprendere come mai c’è la “crisi dell’ultima settimana”: è ovvio che gli stipendi non bastino – oppure che nel periodo di tempo trascorso senza cuore non vengano considerati i weekend e le feste comandate. O magari agosto non è presente nei calendari dei giornalisti?
(per la cronaca, il “continua” del titolo si riferisce a questo. Sembra che la relatività sia bipartisan, insomma)

non è giornata

Stamattina ho perso, o più probabilmente mi hanno rubato, le fascette catarifrangenti per tenere fermi i pantaloni. La bici la lascio legata, ma il cancello Telecom è spesso aperto e secondo me qualcuno è passato.
Oggi avrei dovuto partecipare alla presentazione del MEI in qualità di componente del direttivo Wikimedia Italia: in effetti c’ero, ma si sono dimenticati di me.
Prima di uscire, decido di copiare sul palmare la nuova versione di un file, e invece riscrivo la vecchia versione perdendomi la nuova.
Stasera chiudo la borsa da bici, e si rompe la cerniera (ah sì, oggi ho anche perso un bottone del maglione).
Ci sono ancora 328 minuti a mezzanotte, non voglio pensare a cosa può capitarmi.

la velocità dell’Internette

Mi è appena arrivato un comunicato dell’Internet Society (no, non sono socio ISOC, ma semplicemente un iscritto alla mailing list internazionale) che mi dice di stare attento, perché «Email scam falsely claims ISOC connection» cioè ci sono delle mail farlocche che affermano di provenire dall’ISOC.
In effetti mi era arrivato un messaggio da tale "Internet Society (ISOC)" <roland.schimek@hotmail.co.uk> che affermava nel titolo “You will be paid asap..!!!“. Per la precisione dall’ISOC con sede a Ginevra (?) per un milione di sterline (??). Insomma, la solita truffa 419 nigeriana: nulla che valga la pena considerare.
Peccato solo che quel messaggio mi era arrivato il 10 novembre. O lo (pseudo)nigeriano è stato così fortunato (o lento) da non trovare nessun delatore verso ISOC, oppure gli amici ISOC non sono proprio dei fulmini di guerra…

“basta che telefona”

basta che telefona Ieri su Repubblica (cartaceo, comunque potete vedere la trascrizione qua) c’era un’intervista al commissario straordinario Alitalia. Non entro nel merito dell’intervista e delle risposte date, e mi limito a riportare una frase. Alla domanda del giornalista Roberto Mania se il povero passeggero colpito dallo sciopero bianco sia costretto a bivaccare in aeroporto, la risposta è stata «No, basta che telefona prima al call center».
Ora, è vero che il commissario Alitalia fa di cognome Fantozzi, e il congiuntivo fantozziano è ben noto a tutti noi. Ma non credo che questo erroraccio sia stato effettivamente pronunciato da lui; non foss’altro che perché ci sarebbe stata vicina la magica parolina “(sic)“. Quindi immagino che per il “giornalista” quell’espressione è perfettamente italiana. Inoltre è chiaro che nel secondo quotidiano italiano non esiste più un passaggio di correzione di bozze dal testo di un articolo all’impaginato. Ricordo che sto parlando della versione del quotidiano che si compra all’edicola, e di un’intervista che non è certo stata fatta all’ultimo momento: insomma, non c’è nemmeno la scusa della versione web dove qualcuno potrebbe pensare che l’immediatezza sia preferita alla grammatica italiana. Questa è l’italica stampa.

Il popolo sovrano

Fabio Forno aveva ragione.
Ricordate la storia del senatore alaskano corrotto? È notizia di oggi che l’ottantacinquenne Ted Stevens non è stato rieletto. La votazione è stata sul filo del rasoio, e infatti ci hanno messo due settimane per avere la certezza dell’esito, però gli elettori non l’hanno eletto per la settima volta al Senato USA.
In effetti però c’è un’altra piccola differenza con l’Italia: lì potevano scegliere tra due specifiche persone, mica come da noi.

che poi, cosa diavolo fa il presidente?

Per prima cosa, vi lascio un’anticipazione: tutto quello che sta accadendo sulla nomina del presidente della Commissione di vigilanza Rai [*] verrà riciclato dalla nostra emittente pubblica per fare una miniserie TV di quattro puntate da trasmettersi in primavera, durante il periodo in cui vengono calcolati ufficialmente gli ascolti. In questo modo si potrà evitare di spendere soldi nell’acquisto di format esterni, anche se alcuni disfattisti sussurrano che questa sarà la mossa definitiva per affossare la Rai.
A quanto si legge, dopo che Veltrusconi ha fatto fuori Leoluca Orlando, finalmente è stato trovato l’accordo su un giovanotto: Sergio Zavoli, classe 1923. Perlomeno, se non è stato colpito da Alzheimer o demenza senile, di televisione lui ne capisce. Rimane il piccolo problema che un presidente al momento c’è, e Villari da buon esponente cresciuto nel sottoscuola DC si è già avvitato alla poltrona. Certo, il PD potrebbe espellerlo dal partito: ma i suoi amici all’UDC lo prenderebbero a braccia aperte, e vi ricordo che l’UDC in questa legislatura è all’opposizione, quindi sarebbe tutto regolare come da prassi.
Detto tutto questo, c’è un punto che non mi torna. A che diavolo serve, questo presidente? Ovviamente nelle votazioni resta in minoranza, fin qua non ci piove. A me vengono in mente solo i nomi di due esponenti del centrodestra che in passato sono stati presidenti della Vigilanza: Storace e Landolfi. (Tra l’altro, erano entrambi di AN: si vede che il Capo non osava mettere uno dei suoi). Non ricordo assolutamente chi l’abbia fatto tra il 2001 e il 2006: forse Petruccioli prima di fare il presidente RAI, ma non ci giurerei. Insomma, una posizione assolutamente inutile, che può forse servire per mettere una medaglietta sul petto del fortunato, ma nulla più. Continuo a chiedermi che paura facesse Orlando.
[*] che poi ufficialmente non si dovrebbe occupare solo di RAI, come avevo già scritto.

un giochino (anche) matematico

Da God Plays Dice ho trovato un link a un giochino facile facile scritto in flash: Shinju. Scopo del gioco è trovare in quattro mosse al massimo quale delle ostriche presenti nel reticolo nasconde una perla. Quando si clicca su un’ostrica, i casi sono due: o c’è una perla – e allora si passa al livello successivo – oppure compare un numero che indica la distanza di Chebyshev tra la posizione scelta e la perla. Scritto così può spaventarvi, ma non è difficile: è il numero di passi che occorre a un re degli scacchi per spostarsi da una casella all’altra. Se siete un po’ più matematici, potete pensarla come il massimo tra la distanza in unità orizzontali e quella in unità verticali; se siete parecchio matematici, è quella data dalla norma L.
La parte matematica del tutto consiste nel dimostrare che è sempre possibile trovare la perla in quattro tentativi. È vero che così si perde il piacere di giocare al giochino, ma tanto dopo qualche schema ci si scoccerebbe comunque, e almeno si dovrebbe avere il piacere di mettersi alla prova con una dimostrazione. Confesso che non mi sono messo a trovare la dimostrazione nel caso pratico del gioco, ma al momento mi sono limitato al caso più semplice in cui sia possibile cliccare su una qualunque casella, anche se non ci sono perle. Volete provarci anche voi? E cosa succede se invece che la norma L abbiamo la norma L1, cioè calcoliamo la somma delle distanze orizzontali e verticali? Anche in questo caso si è sicuri di risolvere il gioco in quattro mosse al più? Buona dimostrazione: se proprio non ce la fa nessuno, posterò qualche aiutino. Un’unica avvertenza: se volete postare una soluzione, scrivete SPOILER in maiuscolo all’inizio del commento!