Cosa dicono quei comunisti del Financial Times

Lo so che a leggere i giornali stranieri si fa peccato e il buon Silvio piange, però mi è capitato questo articolo del Financial Times, noto quotidiano britannico di estrema sinistra che è contro la proprietà privata e quindi specifica con sdegno che Il Giornale è «the Berlusconi family-run newspaper».
Ho scoperto così che in Italia le immatricolazioni di automobili lo scorso mese sono scese del 20% rispetto a novembre 2007: strano che non l’abbia letto su Cor&Rep[*]. Ma ho anche scoperto che Terna ha comunicato che in ottobre e novembre il consumo di corrente elettrica è calato del 30%. È vero che sono stati due mesi non troppo freddi, ma un calo così forte in un paese dove le politiche di risparmio energetico non esistono se non come scherzo di carnevale è sintomo di una recessione pesantissima. Ma gli italici quotidiani continuano a sfornare titoloni sull’aumento dell’Iva a Sky, seguendo evidentemente i nostri politici: notiziole come questa non meritano nemmeno una righetta nel feed RSS.
Ah, su una cosa il FT dà ragione a Tremonti. Secondo loro, infatti, «Analysts say conservative lending practices have helped shelter Italian banks from the worst of the global financial storm». Peccato che la crisi globale non sia ormai più finanziaria, ma reale: ma quello non è colpa sua.
[*] ho appena fatto una ricerchina: Repubblica.it ne ha parlato, relegandolo però nella sezione Motori che non leggo mai e non in quella Economia. L’ultima notizia contenente “immatricolazioni” del Corriere è quella con i dati di ottobre.
Aggiornamento: (15:00) Sono andato sul sito di Terna, e i dati sono ben diversi. Non si parla di novembre, ma per ottobre il calo è stato del 2.8% – con un picco del 6.9% in Lombardia. Mo’ scrivo ai comunisti.

estremi

Tornare a casa tutto adrenalinico dopo aver cantato l’Inno alla Gioia e venire a sapere che è morto il bimbo di un tuo amico.

b-trail

Dalle 23:00 di ieri sera (immagino CET, cioè mezzanotte ora di Mosca) è ufficialmente funzionante b-trail, il nuovo aggregatore di notizie di Paul The Wine Guy.
Rispetto agli altri aggregatori, ci sono varie differenze. Innanzitutto non c’è una classifica, il che aiuta molto. In secondo luogo, la scelta dei post non dipende da link interni o esterni, ma dal fatto che i post sono stati condivisi via Google Reader. Inoltre i post rimangono in prima pagina al massimo per 18 ore da quando sono stati scritti, quindi il ricambio dovrebbe essere abbastanza veloce (oltre a non creare memi, visto che per il modo stesso in cui i post sono recuperati non si può avere un cluster su uno stesso tema).
Secondo le intenzioni di PTWG, il sistema dovrebbe reggersi molto di più sulla collaborazione tra gli utenti, che dopo un mese hanno anche la possibilità di nascondere notizie che ritengono poco importanti. Vedremo che succede!

si può davvero?

Leggo dai komunisti di Repubblica che il nostro PresConsMin, durante un’intervista congiunta col primo ministro albanese, avrebbe detto «”Se la sinistra e qualcuno della maggioranza insiste affinché l’Iva sia al 50% come prevede l’Unione europea io non ho nulla da obiettare.»
Non avendo seguito la polemicuccia, non saprei dire chi nella maggioranza sta insistendo, ma non importa. Quello che mi interessa è che Silvio – che notoriamente è uno che queste cose le sa bene – ha affermato che l’Unione europea dà la possibilità agli stati membri di avere un’aliquota Iva al 50%, presumibilmente per generi di lusso; non credo l’uso sia limitato agli abbonamenti alle tv satellitari. Quand’è che si comincia? Tanto chi compra le cose di lusso i soldi ce li ha :-)
Aggiornamento: (14:50) sgrunt, Repubblica ha frainteso; il 50% era “rispetto al 20% attuale“. Qui la schermata che avevo commentato: ecco cosa succede a fidarsi di certi giornalacci.

Niente discriminazioni contro la pizza ai frutti di mare!

Sono convinto che la pizza ai frutti di mare sia un’aberrazione. Quando qualcuno con me la ordina, gli spiego che non ha nessun senso, né storicamente né come mescolanza di gusti, ed è stata inventata da qualcuno che voleva semplicemente spennare i gonzi. Ma sono buono: mi dicono che in certi comuni del Napoletano se un pizzaiolo prova ad aggiungere al proprio menu la pizza ai frutti di mare i carabinieri arrivano e sbattono in prigione il malcapitato per violazione della legge regionale sulla composizione della pizza: in questo modo sono certi che imparerà la lezione. Intendiamoci: pur non apprezzando la pizza ai frutti di mare, non sono affatto d’accordo con punizioni così gravi. Di per sé le cose potrebbero cambiare: è in discussione un disegno di legge che impedirà di vietare la pizza ai frutti di mare. Tutto bene, no? Beh, no. Sono contrarissimo a un simile disegno di legge: che poi va a finire che saremo costretti a indire il Premio Per La Miglior Pizza Ai Frutti Di Mare, come stanno già facendo negli USA. Siamo matti? La pizza ai frutti di mare è un abominio, e devo fare tutto perché non ci siano premi a favore di quella sconcezza!
Inutile dire che sto parlando delle affermazioni dell’osservatore della Santa Sede presso l’ONU contro la proposta francese di una dichiarazione per la depenalizzazione universale dell’omosessualità (tradotto in italiano: una dichiarazione – che tanto non è vincolante per nessuno ma almeno è un punto di principio – che affermi che non si può imprigionare o peggio una persona solo perché fa sesso con un’altra persona del suo stesso sesso). Questo perché con la scusa di tutelare gli omosessuali «si creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni».
Ecco. Quando leggo affermazioni del genere, non credo che in Vaticano si sia davvero convinti che «nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione.», come da Catechismo della Chiesa Cattolica. Mettere sullo stesso piano la depenalizzazione e i matrimoni monosessuali mi dà più l’idea che qualche enforcement statale contro l’omosessualità non sarebbe poi visto così male. (Una precisazione: la Chiesa Cattolica ha pienamente diritto di affermare che gli omosessuali debbano pentirsi ed essere casti, se non vogliono finire all’inferno per l’eternità. Ma questo riguarda appunto l’altro mondo, non quello in cui viviamo noi. In questo mondo io voglio che una persona possa fare quello che vuole, finché non fa del male agli altri.)
(che poi, come al solito, Leonardo lo spiega molto meglio)

Rudi Ludi (libro)

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va’ su Galileo!)
Non è piaggeria, anche se gli autori mi sono ben noti. Non è nemmeno un tentativo della serie “io ho sprecato i soldi del libro, e per ripicca li faccio sprecare a voi”. L’opera seconda del terzetto dei Rudi Mathematici (Rodolfo Clerico, Piero Fabbri, Francesca Ortenzio, Rudi Ludi, CS_libri 2008, pag. 228, € 24.50, ISBN 978-88-95526-12-6) è proprio bella. Intanto, a differenza dl precedente Rudi Simmetrie, è un libro vero, non una raccolta di materiale già pubblicato: e questo è già meritevole, considerata la difficoltà di scrivere un testo coerente. Il bello è che l’amalgama dei vari temi è venuto fuori davvero bene. Si tratta di teoria dei giochi, anzi di teorie, visto che oltre a quella per così dire “economica” c’è anche quella “giocosa” di Conway e Berlekamp, vale a dire i “play” contrapposti ai “game”. Si raccontano aneddoti su tanti matematici, con divagazioni assolutamente incredibili. E c’è il collante di tutto, vale a dire un weekend passato dai tre in Svizzera. In complesso, un vero libro di divulgazione matematica, di quelli che ti fanno vedere le cose e ti danno un’idea di come ci si arriva senza essere un testo ufficiale e necessariamente pesante. Non scherzo quando affermo che finalmente possiamo fregiarci anche in Italia di divulgatori di questo tipo, cosa che ho sempre invidiato agli anglofoni (però confesso che la parte sul nucleo dei giochi non è venuta così bene). Prendetelo: non ve ne pentirete.

silenzio-dissenso

Leggo dal Corsera che il decreto anticrisi ha messo dei paletti sugli sgravi fiscali per chi fa operazioni per ridurre il costo energetico a casa: mettere pannelli solari, ma anche cambiare caldaia oppure infissi. Lo sgravio del 55% resta, però bisogna fare «un’apposita istanza» (telematica, claro) all’Agenzia delle Entrate «per consentire il monitoraggio della spesa e la verifica del rispetto dei limiti di spesa complessivi». Fin qua nulla di male. Peccato che se entro trenta giorni l’Agenzia non dà esplicita risposta positiva allora «l’assenso si intende non fornito». È su questo che io non sono affatto d’accordo. Non per me, che tanto non avevo in mente nessuna operazione di questo tipo, ma per principio.
Capisco che il nostro governo è del “fare”. Ad esempio, questa manovra che “muove 80 miliardi” è stata approvata in dieci minuti, il che significa che i corsi di lettura veloce devono funzionare, visto che il decreto è composto di 70 schermate: facendo i conti, non si può perdere più di 8 secondi e 57 centesimi su ciascuna di esse. Ma questo non significa che tutta la funzione pubblica sia così efficiente, e che quindi il 100% delle domande sarà esaminata nei tempi dovuti. Non per nulla, il principio che è sempre stato usato è quello del “silenzio-assenso”, che è un modo come un altro per dire che le colpe dello Stato non debbono ricadere sui cittadini. Stavolta, invece, si è (scientemente?) scelto l’opposto. Bel colpo, direi.