Archivi categoria: pipponi

Binetti e matrimoni gay

È da ieri che vedo battute su quanto Paola Binetti avrebbe detto a riguardo delle unioni civili tra omosessuali, e che sarebbe “qual è il problema? basta che uno vada all’anagrafe e dica di voler cambiare sesso, visto che non serve più l’intervento chirurgico” (vedi la sentenza di lunedì scorso). E giù (giusti) pipponi sul fatto che due persone possono benissimo voler restare anche ufficialmente maschi e avere una relazione tra di loro.
Però sono andato a leggere le dichiarazioni della Binetti (vabbè, sull’HuffPo) e a me pare che lei stia dicendo tutta un’altra cosa, che a suo parere quella decisione della Corte Costituzionale di Cassazione è ridicola e lo afferma con un paradosso – dal suo punto di vista. Non per nulla, la frase «Perché accontentarsi di una modesta unione civile, quando recandomi all’anagrafe per far registrare un mio desiderio, posso avere un matrimonio coi fiocchi?» è seguita da «Dobbiamo tornare al concetto di natura umana recuperando tutto il valore della identità sessuale nella sua specifica e ineludibile differenza e concretezza. La teoria del gender, che molti si affannano a negare, rende totalmente attuale tutta l’ambiguità del messaggio pirandelliano: così è se vi pare.» Insomma, nulla di diverso da quanto ha sempre affermato.
Ma a questo punto è chi si mette a fare disquisizioni sulla stupidità della frase prendendola come seria che fa una figuraccia…

Ultimo aggiornamento: 2015-07-23 17:19

Copyright automatico

[niente musica sotto copyright] Ieri, mentre stavo ascoltando la performance di sir Paul alla Casa Bianca, l’audio si è improvvisamente ammutolito. Sono andato a guardare il video (io YouTube lo uso solo come colonna sonora) e ho trovato il messaggio di cui nell’immagine.
I miei pensieri sono stati: (1) ma PBS aveva pagato i diritti per usare come sigla iniziale quella versione live di Band On The Run? (2) ma PBS lo sa che il suo video è stato pubblicato? (questo potrebbe essere irrilevante, magari PBS è come la NASA e questi video sono nel pubblico dominio). Ma soprattutto (3) ci sarà mai qualcuno che verifica queste segnalazioni automatiche, oppure abbiamo lasciato agli algoritmi anche questo pezzettino del nostro giudizio critico?

Ultimo aggiornamento: 2015-08-10 17:38

servi della gleba 2.0

Io sono perfettamente d’accordo che i profughi ospitati in Italia lavorino secondo le loro capacità. (Più precisamente “siano occupati”: seguire un corso di italiano è un’ottima cosa, se vuoi restare in Italia). Ma mi chiedo se il sindaco di Brescia Emilio Del Bono sappia che persino le ragazze alla pari hanno nel loro contratto dell’argent de poche, insomma non hanno solo vitto e alloggio. È vero che «[n]on possono restare settimane senza fare nulla», ma il lavoro deve essere correttamente retribuito. Altrimenti abbiamo davvero dei servi della gleba.
(Ah: ho il sospetto che l’«assenza di una formazione specifica» sia più alta tra gli italiani che tra i profughi, ma non ho le prove)

Aggiornamento: dimenticavo il link e la frase virgolettata «devono lavorare gratuitamente per la collettività, in cambio dell’ospitalità».

Ultimo aggiornamento: 2015-07-20 13:42

battutari profughi

Sabato sembrava che nella parte di italica Internet che mi capita di frequentare non ci fosse più nulla di importante sulla Grecia o sull’Isis, e persino l'”ondata eccezionale di caldo” pareva essere scemata. Tutti parlavano della vignetta di Giannelli sul Corriere (tanto per linkare la concorrenza, la vedete qui), con una famiglia che torna a casa, vede una serie di “negri mussulmani e affini” sul loro divano, che alla domanda “e voi?” rispondono “profughi”.
Ovviamente Giannelli ha affermato di essere stato frainteso, dicendo «Il mio intento era prendere in giro chi teme che i rifugiati arrivino a casa sua: la satira è anche paradosso». Ma il punto è un altro: molto banalmente, quella vignetta non fa per nulla ridere. Io sono notoriamente un esperto di vignette che non fanno ridere, ne produco tutti i giorni: e so bene che qui di paradossi non ce n’erano affatto, perché quello disegnato è semplicemente quello di cui tanta gente ha paura. Cosa c’è di satirico? nulla. L’unica cosa che mi chiedo è come mai ci sia stata tutta quella sollevazione popolare :-)

Ultimo aggiornamento: 2015-07-19 16:53

Finché prescrizione non vi cancelli

Toh. Silvio Berlusconi è stato condannato in primo grado per corruzione nella vicenda della compravendita dei senatori (ricordate De Gregorio e Lavitola?), ma tanto tra quattro mesi scatterà la prescrizione e i giudici di appello non faranno altro che prenderne atto. A pensar male si fa peccato, ma è difficile togliermi dalla testa che la Procura di Napoli si è giusto fatta un po’ di pubblicità, ben sapendo che alla fine non sarebbe certo stato questo un procedimento che avrebbe macchiato la fedina penale dell’ex PresConsMin: né serviva questo processo per modificare il giudizio storico su di lui.

Continuo a non comprendere perché non si riformi una volta per tutte l’istituto della prescrizione, tagliando i tempi ma limitandola al periodo da quando è stato commesso il fatto al momento del rinvio a giudizio. Aggiungiamo naturalmente a tutela dell’imputato dei tempi massimi per PM e giudice per quanto riguarda le loro operazioni, ma il punto di base dovrebbe essere che una volta che il processo è partito esso deve terminare seriamente, e non ai tarallucci e vino dello “scusate, si è fatto tardi”…

Ultimo aggiornamento: 2015-07-08 22:14

δημοκρατία

Non ho studiato abbastanza per stabilire quant’è la percentuale di ragione e quella di torto tra Tsipras e la Troika. Tanto per aggiungere dati, segnalo questo post su OneMoreBlog (e il Biraghi è sin troppo di sinistra per i miei gusti…).
Però una cosa la posso dire. Pensare di preparare in nove giorni un referendum non è democrazia, ma populismo. O siete davvero convinti che i greci – ma sarebbe lo stesso per noi italiani o qualunque altra nazione – possano avere il tempo di prendere una decisione informata?

Ultimo aggiornamento: 2015-06-29 20:08

EcOttimismo

Massimo mi ha risparmiato la fatica di scrivere il pippone sulla smentita-non-smentita di Umberto Eco, e non posso che ringraziarlo.

L’unica cosa che aggiungo è che non vedo come Eco possa pensare che i giornali (che almeno nella parte online guadagnano con il boxino morboso, non certo con il saggio critico) dovrebbero spendere soldi per pagare collaboratori che smentiscano le bufale sulle quali spesso vivono… oltre che naturalmente chiedermi chi sarebbero gli esperti in questione :-)

Poi sono ragionevolmente certo che buona parte delle bufale si possano scoprire anche senza essere esperti di teoria delle stringhe, teoria delle catastrofi e guerra dei trent’anni: il fatto che in genere le bufale su Wikipedia abbiano vita breve ne è una prova. (Sì, ci saranno sempre le eccezioni. Ma ci sono anche esperti che sbagliano l’attribuzione di un dipinto o di una scultura, se per questo). Ma mi sa questo sia troppo avanti per Eco.

Ultimo aggiornamento: 2015-06-28 23:00

Ancora sulla storia naturale

Gianluigi ha segnalato questo post di qualche giorno fa di @devicerandom. Lasciate perdere i commenti, a meno che non vi divertiate con il lancio di stracci, e leggete il post, dove l’autore riesce quasi a farci benvolere le zanzare – occhei, non esageriamo – e dà una visione della storia naturale migliore di quella che mi ha fatto imbufalire l’anno scorso.

La tesi di @devicerandom è che «la scienza o viene scambiata tra gli specialisti, o è di-vulgata perchè raggiunga il massimo numero di persone possibili […]. In entrambi i tipi di comunicazione si perde – o comunque si diluisce – il lato estetico, umano, lirico […] la scienza non si confronta. Non viene comunicata come una parte integrante di tutto il resto del mondo del pensiero.» Ora, posso in parte condividere l’inizio della sua conclusione, che «Ila scienza continua a non essere considerata cultura, perchè non è comunicata come tale» (corsivo e accento grave su “perché” sono suoi). Ma resto piuttosto scettico sulla seconda conclusione, che cioè «Il secondo impoverimento è la pratica della scienza che si priva del suo aspetto profondo di conoscenza del mondo: cessa di essere sapienza, cessa di essere filosofia naturale o storia naturale -ed è facile preda per essere mangiata, a questo punto, dall’irrazionalismo filosofico, dell’heideggeriano “la scienza non pensa”.» Occhei, può darsi che la mia visione sia viziata dal fatto che la matematica non è conoscenza del mondo (il mondo lo devi conoscere in altro modo, la matematica poi ti permette di fare previsioni su casi simili ma non uguali); ma provo ad argomentare meglio.

Innanzitutto, la scienza “scambiata tra gli specialisti” (quindi quella dei paperi) è appositamente ridotta all’osso per permettere ai tuoi pari di afferrare subito il punto in questione. Certo, il rischio della troppa parcellizzazione è praticamente una certezza, ma la quantità di scienza che si è potuta fare in questi decenni è anche frutto di questo stile. Ma non riesco a vedere nulla di male nella “divulgazione 2.0”, come la chiama @devicerandom. O meglio, non riesco a capire perché le sue pillole simpatiche e pop vadano poi così male. Certo, Carlo Rovelli con le sue Sette brevi lezioni di fisica ha sfiorato le 200.000 copie vendute con un testo che è indubbiamente catalogabile come storia naturale, se non filosofia naturale. Ma siete davvero convinti che chi l’ha letto ha non dico imparato qualcosa di scientifico – e passi – ma almeno abbia pensato che sì, in effetti la scienza può essere considerata cultura? Io dico di no. Tutta la saga di Harry Potter, lasciando perdere la parte di romanzo di formazione, non è certo “conoscenza del mondo”: eppure è stata letta da decine di milioni di persone. Calvino e Levi hanno scritto libri che possono essere considerati di storia naturale, e che sono sicuramente stati apprezzati da molti: peccato che quasi nessuno pensi alla scienza che sta loro dietro. Il problema della scienza è che in genere viene vista come “cosa di altri”: per combattere questa idea possono essere utili tante cose, ma non credo proprio che la storia naturale sia la soluzione vincente.

E voi, che ne pensate?