Corrado Augias e il phishing


Quello che vedete qui sopra è il ritaglio di un brano dell’articolo di ieri di Corrado Augias. Nel caso vi chiedeste cosa sia esattamente successo, allego qui a destra l’inizio del brano della rubrica di ieri.

phishing Augias è del 1935. Posso comprendere che non sia abituato a vedere messaggi di phishing. Comprendo un po’ meno che scriva che il messaggio era “ben camuffato”, quando tutto il suo pezzo del giorno prima mostrava tutti gli errori di ortografia e di parole non tradotte in italiano, che aveva ovviamente notato perché è una persona di cultura. Ok, diciamo che per tutti noi vale l’effetto Fonzie e non è facile dire “oops, ci ero cascato come un pollo”. Prendiamo atto che si è scusato con i lettori; possiamo anche immaginare che ci sarà qualcuno che grazie a questi articoli avrà capito meglio che cosa è il phishing. Capisco un po’ meno il dileggio che c’è stato tutta la giornata di sabato su Twitter: d’altra parte la Schadenfreude è un concetto ben noto, soprattutto in un ambiente nerd.

Quello che io mi chiedo però è un’altra cosa. Perché gli articoli dei Grandi Vecchi non vengono mai verificati da nessuno prima di essere messi in linea e sull’edizione cartacea? Si eviterebbero tante figuracce e saremmo tutti più contenti. Non è un lavorone, nessuno chiede di correggere prosa oppure stile… ma forse anche questo è un segno di come il mondo della stampa si ponga oggi in Italia.

I gradi sono tanti, milioni di milioni

Se leggete questo articolo della Stampa, non trovate nulla di particolare, a parte la chiosa “vuoi vedere che i Magi finirono attratti proprio da questa, e non dalla Cometa di Halley?” che non ha un grande senso (la cometa di Halley passò nel 12 a.C., quindi ben prima delle date possibili per la nascita di Cristo). Del resto, l’ipotesi di una congiunzione stellare e non di una cometa c’era già quando ero ragazzo io. Anche dire “Ma il fenomeno si potrà osservare con in mano il telescopio giusto” è un po’ fuorviante: qui a Milano secondo me non si vede nulla in ogni caso, ma in un posto con meno inquinamento luminoso basta l’occhio nudo per accorgersi dei due pianeti vicini.

Ma come mi ha segnalato Fernando Fiorenzano, questa non era la versione iniziale dell’articolo, che potete trovare su Web Archive. Le differenze? Principalmente due. La prima è che non era indicato da nessuna parte che il post era una scopiazzatura, ehm, ripresa del lancio di agenzia AGI, che oggettivamente era fatta molto meglio; la seconda è che l’ignoto estensore, per mostrare che c’era anche farina del suo sacco, ha aggiunto la frase «inezia tra le migliaia di milioni di miliardi di trilioni di gradi per i quali spazia la nostra capacità di scrutare l’immensità». Forse sono un po’ tanti, non trovate? (E anche immaginando che l’ignoto estensore abbia fatto confusione con le distanze intergalattiche, forse bisognerebbe ricordargli che i pianeti si trovano tutt’al più a qualche miliardo di chilometri di distanza tra di loro…)

Ma a parte i pensieri piuttosto confusi, quello che trovo inqualificabile è che questi articoli vengano modificati silenziosamente, senza nemmeno una frasetta tipo “in una versione precedente dell’articolo era stata inserito un valore errato” che non dice nulla se non la correttezza degli editor. Chissa se tra migliaia di milioni di miliardi di trilioni di modifiche ce ne sarà mai qualcuna evidenziata…

La querelle Boldrini-Feltri, o di come tutti hanno torto

Il 25 novembre è stata la giornata di contrasto alla violenza sulle donne. Laura Boldrini aveva scritto un post per il blog che tiene sull’Huffington Post, ma il direttore Mattia Feltri ha bloccato la pubblicazione. Da qui è nato un battibecco tutto a mezzo stampa: Boldrini ha poi visto pubblicato il suo post dal manifesto, Feltri ha replicato adducendo le sue ragioni e tirando in ballo il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che subito ha ribattuto piccato. In tutto questo è anche apparso un comunicato del CdR dell’HuffPost, che però possiamo tranquillamente trascurare.

Secondo Boldrini, la censura di Feltri jr è legata a una frase dove lei se la prendeva con Vittorio Feltri, il padre di Mattia; la frase in questione è «Cosa dire del resto dell’intervento di Feltri su Libero, in cui si attribuiva la responsabilità dello stupro non all’imprenditore Genovese ma alla ragazza diciottenne vittima?». Ovviamente Feltri sr è furbo, e non ha scritto quella cosa ma l’ha semplicemente insinuata, almeno a quanto ho letto dalle trascrizioni in giro (di nuovo, “stranamente” sul sito di Libero non si trova il testo dell’editoriale. Ripeto: mai sottovalutare certa gente).

Secondo Feltri jr non è così. Devo dire che non ho esattamente capito quale sia il suo punto: comincia dicendo «Non ne parlo [di suo padre] e non voglio che se ne parli sul giornale che dirigo» ma continua con «Di sicuro non deleghiamo la pratica a un blogger, cioè a un ospite: se nel blog di Laura Boldrini il bersaglio fosse stato Luciano Fontana o Maurizio Belpietro, avrei fatto una telefonata molto simile», chiedendo di togliere il riferimento. Dal mio umile punto di vista è lapalissiano che un direttore ha pieno diritto di non pubblicare il post di un blogger. Se il peraltro direttore del Post volesse cassare qualcosa che ho scritto sul blog che tengo là, non batterei ciglio; mi limiterei a ripostarlo qui nel mio blog personale, dove sono il padrone di casa. Probabilmente comincerei a pensare di chiudere il blog sul Post, ma sicuramente non mi lamenterei di una censura che per me sarebbe una mera scelta editoriale. (Poi vabbè, parlando di matematica non so cosa potrei scrivere di così offensivo… anche se effettivamente su Gallera e la sua spiegazione dell’indice Rt ho sparato a zero). La mia sensazione è che Boldrini abbia voluto mettere apposta il riferimento a Feltri sr – sarebbe bastato non mettere il nome e parlare di un direttore di quotidiano, e il post avrebbe funzionato allo stesso modo; e anche lei non è certo stupida – e che Feltri jr abbia perso la lucidità; altrimenti avrebbe scritto un commento lungo un terzo, limitandosi appunto a scrivere che non poteva né voleva permettere che un blogger sparlasse di un qualsivoglia collega.

Anche il testo di Carlo Verna non è così lineare come auspicabile; inoltre pare dimenticarsi che la sua “semplice critica” non era così semplice, visto che non è un “semplice giornalista”; e che la sua definizione di blog è abbastanza ambivalente, oltre ad avere un concetto di libertà di stampa che assomiglia più alla libertà del singolo giornalista. Insomma, a me pare tanto che tutti abbiano torto, nelle migliori tradizioni di queste liti. Certo però che l’Huffington avrà avuto un balzo del numero di lettori :-)

la colpa non è tua ma di chi ti intervista

quanti sono gli asintomatici?Venerdì scorso il Corsera ha pubblicato un’intervista a Giorgio Palù: «un’autorità indiscussa nel campo della virologia, professore emerito dell’Università di Padova e past-president della Società italiana ed europea di Virologia.» (tradotto: un pensionato.) Palù comincia affermando «Ecco, parliamo di “casi”, intendendo le persone positive al tampone. Fra questi, il 95 per cento non ha sintomi e quindi non si può definire malato, punto primo.»

Bene. Come scrive per esempio su Twitter Lorenzo Ruffino, basta andare a prendere il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità al 13 ottobre (PDF) e a pagina 21 si legge che a quella data gli asintomatici erano il 55,9%. Non esattamente il 95%, nemmeno sommando i paucisintomatici (che non capisco perché separare da quelli con i sintomi lievi), che sono il 15,7%. È comprensibile che a Palù mancasse il frisson dell’intervista, e quindi si sia subito fiondato a rispondere. È deprecabile che non abbia neppure controllato i dati reali prima di parlare. Ma è inaccettabile che una giornalista del principale quotidiano italiano non abbia pensato di verificare i dati prima di pubblicare l’intervista, dati che per l’appunto non erano poi così difficili da trovare. Ed è inammissibile che a questo momento – e ormai direi in saecula saeculorum – la versione web dell’articolo non abbia una nota in cui si avvisi l’incauto lettore che i dati ivi riportati non corrispondono a verità, nonostante la polemica sia divampata su Twitter. Sì, è anche vero che non è affatto detto che chi ha davvero potere al Corsera legga Twitter, o gliene importi alcunché. Però capite anche voi che non è che si possa piangere per il giornalismo morente quando abbiamo già gli zombie…

alla faccia degli acchiappaclic

Quando preparo le mie vignette che non fanno ridere, prendo spunto dalle notizie del giorno. Tipicamente uso Repubblica per abitudine, ma a volte mi avventuro su altri quotidiani. Stamattina ho provato a guardare Libero: qui la schermata che ho salvato. Ecco i titoli delle notizie, fino alla sezione “qui dentro solo stile Libero!” che direi essere l’equivalente dei colonnini morbosi.

– [A] Egiziano minaccia di sgozzare la guardia giurata? La risposta del vicesindaco del Pd: roba da non credere
– “Lockdown inevitabili, in Italia guai seri”. Coronavirus, parla il big del Comitato tecnico scientifico: si ricomincia da zero
– [A] Sta cambiando qualcosa nel contagio? Impressionante: le cifre rivelano un dettaglio inquietante
– [A] L’indiscrezione-terremoto sulla Boschi: “Sicurissimo, è lei la chiave”. Rimpasto? Chi salta nel governo
– #LIBERO – In Italia troppi parassiti, ma se non lavora nessuno chi ci salverà dalla crisi?
– [A] Silvio Berlusconi, nelle liste di Forza Italia entra anche lei: chi è la nota conduttrice tv
– [A] Matteo Salvini “non è sositituibile”. Sondaggi Lega e malumori interni? Pesante spifferata: “Nel 2021…”
– [A] L’alleanza meridionalista che imbarazza il PD. Senaldi, losce [sic] manovre in aula: giù tutto?
– Pozzallo, specchio di Pd e M5s. Immigrati e coronavirus, i numeri di un suicidio italiano
– “Conte ruba ai poveri per dare ai ricchi”. Feltri, la verità sui papponi e la genialata del “gabinetto foggiano”.
– [A] “Cosa dicono questi dati”. Zangrillo, l’ultima teoria sul coronavirus infuria gli allarmisti: “Una bestemmia”
– [a] Foulard, tappeti, borse, bottiglie, la Farnesina ricoperta di regali (costosi): ecco cosa vantano Di Maio e la vice
– [a] La figlia di Putin prende il vaccino anti-Covid: occhio agli effetti collaterali
– “Butta il coltello”. Video-choc: l’egiziano nel Duomo, il vigilantes a terra. Così lo disarmano
– [A] “È parecchio tempo che sono in disparte”. Grillo, frecciatina al M5s: perché preferisce “non…”

Su quindici titoli, ce ne sono cinque che permettono di capire di che si parla, due – quelli che ho indicato con [a] – su cui ho dei dubbi, e otto – quelli con [A] – che sono puri acchiappaclic, nel senso che non ti dicono assolutamente nulla a meno che tu clicchi e leggi l’articolo.

Di per sé la cosa non mi importa molto: io sono della scuola “se mi vuoi costringere ad aprire un articolo a scatola chiusa, con ogni probabilità non dirà nulla di importante nemmeno l’articolo e quindi te lo puoi tenere”. Spero solo che Senaldi non sia tra quelli che chiagn’e’fott perché la direttiva copyright non è ancora stata recepita e quindi i poveri giornali non possono avere i loro dovuti incassi, perché quegli snippet non possono certo togliere accessi alle pagine…

ah, questi ladri di giornali

Sabato scorso Repubblica aveva un articolo a tutta pagina, con richiamo in prima, dal titolo “Lo studente, l’ingegnere – Nuovo colpo alla rete dei ladri di giornali”. Purtroppo non l’ho trovato in rete, evidentemente i ladri non sono riusciti a rubarlo. (Ci sarebbe anche l’elzeviro di Bonini che ricorda al colto e all’inclita che gli editori stanno ancora aspettando il recepimento della direttiva europea per farsi dare i soldi da Google, ma per stavolta soprassediamo). Poi uno legge l’articolo e scopre che delle otto persone che si sono viste arrivare la Guardia di Finanza che ha loro sequestrato tutto, al momento a essere accusati di violazione di copyright sono solo in due, e l’unico di cui è certa l’occupazione fa il pescivendolo. Capisco che in effetti dire “un pescivendolo ladro di giornali” farebbe immediatamente venire in mente una sfilza di battute e quindi qualcuno ha pensato bene di glissare.

Detto che – almeno secondo quanto scritto – il pescivendolo in questione chiedeva proprio degli abbonamenti e quindi non ha nessun tipo di scusante, mi chiedo esattamente cosa pensava Chiara Spagnolo quando ha scritto che “un altro modo per conseguire profitti illeciti potrebbe esere il collegamento ad Amazon”: libri e giornali erano usati “come esche” per mandare i malcapitati utenti sul sito della multinazionale, “che per ogni acquisto effettuato passando da quel link riconosceva commissioni fino al 10%”. Immagino che anch’io mi troverò insomma una visita degli uomini in grigio: è chiaro che le recensioni dei libri che ho letto, e che hanno anch’esse un link ad Amazon con il mio referrer, sono delle esche. Ancora poco tempo e potrò ritirarmi alle Bahamas… Ma è ovvio che GEDI e Caltagirone sono entrati in guerra, e la propaganda non si ferma certo di fronte alle idiozie.

La Lettura

In questi giorni di vacanza ho un po’ più di voglia di stare lontano dal computer: così domenica scorsa avevo pensato di acquistare il numero di La Lettura assieme alla Stampa (sono su nelle valli torinesi, gioco in casa). Peccato che Francesca, la co-titolare del bar-ristorante-emporio quassù in montagna – mi abbia fermato dicendomi “non si può più, è in abbinamento obbligatorio con il Corriere dalla scorsa settimana. Il distributore ci ha già cazziato l’altro giorno”.

In effetti per tutta l’estate comprare Corsera e Lettura costa due euro, formalmente meno di prima (il settimanale costava un euro). Ma dal punto di vista di Cairo il ricavo con me è stato zero, visto che non avevo nessuna voglia di cambiare quotidiano. L’unica idea che mi viene in mente è che in realtà vendesse troppo poco e si voglia eliminarla del tutto almeno in formato cartaceo: in effetti è stata contemporaneamente lanciata l’app digitale (3 euro e 99 al mese, praticamente quanto il cartaceo…) che avrà sì il vantaggio di far accedere a tutta la collezione ma mi pare di una scomodità unica per la lettura senza maiuscola.

Se aggiungiamo che l’ultimo Tuttolibri (che non leggevo da un pezzo) mi è sembrato davvero loffio, comicio a chiedermi se sono loro o sono io…