(il grassetto è mio)
(a): «Ieri il governo ha approvato il federalismo municipale. Lo ha fatto con una apparente forzatura, non tenendo conto del parere negativo della commissione bicamerale. Ma sulle riforme il governo non si può fermare. Deve andare avanti, senza farsi imbrigliare dalle procedure parlamentari. In nome e per conto dei cittadini che chiedono uno stato più agile.»
(b): Quando mancasse il consenso, c’è la forza. Per tutti i provvedimenti anche i più duri che il Governo prenderà, metteremo i cittadini davanti a questo dilemma: o accettarli per alto spirito di patriottismo o subirli.
Poi non venitemi a dire che Vico non aveva ragione.
(Credits: Galatea, ziomau e wikiquote)
P.S.: in molti mi avevano suggerito «Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco per i miei manipoli.»; peccato che la citazione corretta sarebbe allora stata qualcosa tipo «Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un residence per le mie amichette», e soprattutto che in parte Lui (l’altro Lui, ovvio) l’abbia già fatto.
Archivi autore: .mau.
Hosni
Occhei, ditemi quanti di voi fino all’inizio di questa settimana avevano mai sentito nominare il Rais egiziano altro che con il suo cognome. Non è mica facile passare al nome proprio: pensate solo ai nostri Pierluigi, Massimo, financo Romano… ma anche negli USA nessuno parlerebbe di Barack, no?
Ah, a questo riguardo vorrei compiere un’operazione enigmistico-divinatoria. Se togliete da BARACK HUSSEIN OBAMA le lettere di HOSNI MUBARAK, quello che rimarrà è «B.: È CASA». Le lettere non sbagliano mai: è proprio vero che Silvio credeva che Ruby fosse la nipote di Mubarak!
La creazione della verità
La scorsa settimana ricevo un’email in cui una laureanda mi chiede lumi su quanto scrissi nel 2005 (!) alla voce di wikipedia su Ciuffettino, e cioè che il protagonista del libro di Yambo divenne persino re del paese delle fate. Federica (così si chiama la laureanda) mi chiede la fonte dell’informazione, visto che tutte le altre occorrenze che aveva trovato sembravano derivare appunto dal testo wikipediano.
Inutile dire che io non mi ricordo cosa ho mangiato ieri sera, figuriamoci cosa avevo scritto sei anni fa. Ad ogni buon conto faccio un po’ di ricerche in rete anch’io e trovo quello che probabilmente è stato il punto da cui sono partito: nella trama di Ciottolino a un certo punto si legge che il nonno racconta al bimbo e a sua sorella «la fiaba di Ciuffettino, il bimbo che come uno e due fan tre diventa re del Paese delle Fate». Da lì devo aver deciso che quel metaCiuffettino fosse lo stesso Ciuffettino e quindi ho inserito l’informazione nella voce. Sfruttando il fatto che la mia biblioteca di quartiere ha la ristampa anastatica del libro, sono poi passato a vedere il testo, e ho potuto verificare de visu che Ciuffettino diventa in effetti l’Imperatore dei Pappagalli, prendendo l’augusto nome di Ciuffettino XXXV; tutt’un’altra cosa, insomma.
Che si può evincere? varie cose. Innanzitutto, non fidarsi mai dell’enciclopedia; è vero che una modifica del genere fatta oggi sarebbe stata immediatamente etichettata come “senza fonte” e quindi il lettore causale verrebbe avvertito, ma chissà quanti casi simili esistono ancora. Molto peggiore il vedere come il meme “l’ha scritto wikipedia” implica che un’informazione viene copincollata tranquillamente (senza citare la fonte, ma quello è ben noto: non lo fanno Repubblica e il Corriere, perché mai l’ultimo sitino dovrebbe ottemperare a un obbligo che pur non costandogli nulla è pur sempre un obbligo?) e quindi assume una realtà assolutamente staccata da quanto capita nel mondo reale. Insomma, chi collabora all’enciclopedia libera deve sermpre ricordarsi quali responsabilità ha. Dal punto di vista positivo adesso la voce è a posto :-) (e aggiungo un bravo a Federica che la sua tesi la sta facendo in maniera davvero ottima!)
il grande Googlello
Quando Google creò la Priority Inbox in Gmail, io provai a installarla. Ci pacioccai per qualche giorno, poi mi accorsi che tanto non avevo nessun interesse a perdere tempo ad affinare algoritimi per decidere quali messaggi leggere per primi, e quindi la lasciai perdere; rimaneva lì il tab ma tanto non gli cliccavo sopra.
Oggi pomeriggio vedo per caso nella barra degli avvisi un “Take Priority Inbox Survey”; essendo io malato di sondaggite mi dico “vabbè, facciamoli contenti” e ci clicco su. Mi appare una schermata con una sola domanda:
Feedback on the Priority Inbox
We’ve noticed that you’ve recently stopped using Priority Inbox. Is there a particular reason why you’ve stopped using it?
Sì, lo so che l'”abbiamo notato” è puramente statistico, bla bla bla; resta il fatto che non solo vengono verificate statisticamente le parole chiave nelle mail che ricevi (altrimenti come farebbero a mandarti la pubblicità contestuale) ma anche i link e i pulsanti che tu scegli di solito. Non è che forse sia un po’ esagerato?
c’è qualcuno che compra Libero?
Statisticamente è possibile che tra gli affezionati lettori delle mie notiziole ci sia qualcuno che acquista il quotidiano fondato da Vittorio Feltri e attualmente diretto da Maurizio Belpietro. Oppure magari qualcuno potrà finire qua da un motore di ricerca, oppure leggermi via Facebook. Vabbè: se c’è qualcuno di lorsignori, sarebbe così gentile da spiegarmi cosa può importare loro che Piero Marrazzo sia stato fermato a un posto di blocco con un trans, ma importare così tanto da pensare che sia Una Buona Cosa metterlo come titolono a tre quarti di pagina in una giornata in cui non è che non fosse successo proprio nulla?
Che uno fosse stato candidato come governatore di una regione solo perché era un giornalista che conduceva una trasmissione di inchiesta piuttosto seguita a me è sempre sembrata una grande idiozia. Ma in questo momento – e spero che l’ipotetico acquirente di Libero lo sappia – non ha alcun incarico politico, quindi non deve rispondere nemmeno moralmente all’opinione pubblica di quello che sta facendo (per quanto riguarda la responsabilità penale, persino a Libero sono stati costretti a scrivere che il fermo è semplicemente stato fatto per un controllo di routine e non è stata imputata alcuna accusa al giornalista Rai). Quindi il solito tentativo di caciara “ma tanto sono tutti uguali” non è che funzioni così bene, almeno fino a quando anche a destra non inizieranno a lasciare la politica. Tralascio il banale fatto che i dati relativi alle preferenze sessuali di una persona sono dati sensibili e quindi non dovrebbero nemmeno essere pubblicati: se uno compra certa stampa, credo non ci faccia molto caso. Altre possibilità non è che mi vengano in mente: è proprio per questo che chiedo lumi!
per la santa Candelora
de l’inverno semo fora:
ma se piove o tira vento
ne l’inverno semo drento.
Essendoché io sono italiano e di pianura, le marmotte non le considero.
C’è solo un piccolo problema: stamattina c’era il nebiun che mi lasciava persino goccioline d’acqua mentre pedalavo verso l’ufficio, e lo stupido proverbio non ha specificato cosa succede in questo caso…
quando si è liberisti sul serio
È notizia di oggi (o di ieri, a seconda del fuso orario): un altro giudice federale statunitense ha definito incostituzionale la riforma sanitaria promulgata l’anno scorso da Obama dopo un eterno tiraemolla. Il motivo della sua bocciatura è semplice: questa riforma obbliga i cittadini americani a contrarre una polizza assicurativa sanitaria.
Conoscendo i miei ventun lettori, so perfettamente che ce n’è più di uno che ritiene la cosa assolutamente normale e corretta, e anzi si lamenta a ogni piè sospinto che non si fa la stessa cosa qui in Italia. So anche che alcuni di loro troveranno la cosa scioccante, ma sono anche convinto che per la maggior parte degli americani è scioccante il concetto europeo contemporaneo di “governo normativo”, e che la Corte Suprema USA con buona probabilità sancirà l’effettiva incostituzionalità della norma.
Che ne penso io? Beh, non sono per nulla un liberista. La mia filosofia è che la gente è fondamentalmente stupida e quindi debba essere costretta a fare certe cose. Lasciamo stare gli iperultraliberisti che immagino siano anche contrari alle assicurazioni di responsabilità civile autoveicoli, e che meriterebbero di essere messi sotto da un’auto senza assicurazione guidata da un nullatenente; e limitiamoci alle cose che si direbbero toccare la singola persona. Non so se il liberista standard accetterebbe di fare la colletta per quelli che hanno pensato “ma chisseffrega dell’assicurazione sanitaria, io tanto sto bene” e poi scoprono di aver bisogno di un’operazione che costerà duecentomila euro. Io personalmente no, ma accetto di pagare più di uno che guadagna meno di me per il servizio sanitario nazionale. È un modo diverso di vedere le cose; ma è il mio modo.
fossero solo cinquanta miliardi
Stavolta il problema non è dell’italica stampa: l’articolo di Repubblica è sufficientemente chiaro. Ma se uno si limitasse a leggere la BBC (la BBC!), magari non capirebbe molto. Il titolo è abbastanza corretto, «Italy tax police hunt 50bn euros undeclared income», ma l’occhiello racconta come «Italians failed to declare almost 50bn euros (£43bn; $68bn) in income in 2010, according to the tax authorities, a rise of 46% on the previous year.».
Fossero solo cinquanta miliardi i redditi non dichiarati, non varrebbe nemmeno la pena di affaticarsi così tanto. La pressione fiscale è intorno al 43%. Facciamo 50% per arrotondare (i poveri tanto non hanno nemmeno la possibilità di evadere le tasse) e arriviamo a 25 miliardi di imposte non pagate; meno del 2% del PIL. Questo nella migliore – si fa per dire – ipotesi, che cioè tutti quei soldi siano finiti all’estero e quindi non abbiano mosso l’economia. Lo so, cinquanta miliardi di euro sono tanti e non si riesce a visualizzarli bene (sono 800 euro a testa, neonati e ultracentenari compresi, se può dare un’idea), ma questa non è un’ottima ragione per mischiare le carte in tavola.