Avete una bilancia a due piatti e quattro monete, sulla cui faccia c’è rispettivamente scritto 1, 2, 3, 5. I numeri dovrebbero indicare i pesi delle monete, ma ce n’è una più leggera. Riuscite a scoprire qual è con due sole pesate?
(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p107.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Il problema è di Tanya Khovanova
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_Simon’s Cat contro tutti_ (libro)
Questa nuova raccolta di vignette di Simon Tofield (Simon Tofield, Simon’s Cat contro tutti [Simon’s Cat vs. the World], Tea 2012 [2012], pag. 96, € 13, ISBN 9788850226016) vede come in passato il gatto più visualizzato su YouTube fare tutti i danni possibili e immaginabili, almeno quando non dorme; come sempre accompagnato da una caterva di personaggi secondari, dal micino ai porcospini, dal suo povero padrone allo gnomo da giardino che essendo di gesso può essere messo in una serie di posizioni incongrue ma plausibili.
Io continuo a pensare che siano più divertenti i video, perché non è possibile riprendere bene un gatto con immagini statiche; in questo caso, però, c’è un valore aggiunto dato sia dal colore che vivacizza sicuramente le grandi tavole che dallo stile di riempimento delle pagine che è completamente diverso (e ci credo, visto che Tofield non deve fare dieci frame per secondo).
Aggiungo che i miei gemelli quasiquattrenni hanno apprezzato anche loro “il libro coi gatti”… tanto ci sono solo delle didascalie, quindi possono goderselo anche da soli.
falafel halal
Ringraziamo Rosaria Talarico che sulle colonne (elettroniche) della Stampa ci spiega come vengono i terroristi islamici vengano reclutati nei negozi di alimentari islamici: “Vai a comprare un felafel fatto con carne «halal» (lunica che i musulmani osservanti possono mangiare perché macellata secondo le regole della legge islamica) ed esci con un volantino.”
Che i falafel non contengano carne, halal o no che sia, è solo un particolare.
Dido Guerrieri
Giuseppe “Dido” Guerrieri è morto il primo febbraio, ma la notizia è stata nascosta così bene che l’ho scoperto solo adesso consultando la santa Wikipedia. Quando ero giovane e seguivo un po’ la pallacanestro italiana, persino prendendo il Superbasket di Aldo Giordani, Dido allenava l’Auxilium Torino; una squadra onesta ma nulla più, che pure lui riuscì a portare per tre volte di fila in finale scudetto (e una la perse solo perché del quintetto base quattro erano fuori per infortunio e l’immenso Scott May era mezzo scassato pure lui). Ma poi c’era anche la sua rubrica settimanale su Torino7, che mostrava il suo lato più divertente e irrequieto… una bella figura davvero.
mica solo l’italica stampa!
Scopro su Google+, via Fernando Santagata, questo articolo di Wired (edizione inglese), che racconta di come un team di “ricercatori tedeschi” abbia avuto una Grande Idea per evitare il commercio illegale di ebook. L’idea è semplice: fare delle piccole modifiche a ciascuna copia del testo, e tenere traccia delle modifiche stesse, in modo che i pirati di libri abbiano paura di essere pescati perché ogni copia è tracciabile. Numericamente parlando, il conto è presto fatto: basta avere venti modifiche possibili per ottenere più di un milione di “copie uniche”.
Sul merito io ho dei grossi dubbi: in questo modo forse blocchi lo spacciatore di libri per lucro, ma a chi si scambia il testo con gli amici ovviamente la cosa non farà né caldo né freddo. Ma magari questo significa che gli editori sanno cose che io non so, e che esistono davvero questi mercati nascosti di copie piratate di libri. Sul metodo, nulla da eccepire: io stesso ho tentato, ahimè con ben scarsi risultati, di creare copie univoche del mio ebook autoprodotto come “valore aggiunto” (nel senso che l’ebook standard è liberamente scaricabile, quello personalizzato con e-dedica no). In un mondo dove una copia ha costo marginale nullo, sono convinto che l’unica via pratica sia appunto creare qualcosa “su misura”. Qui ovviamente il risultato voluto è completamente diverso, ma il principio resta.
Ma quello che mi ha fatto ridere è stato leggere questa frase: «By studying a list of example words and phrases that could be changed in purchased books, you can see that the changes are minor like from very disturbing to not disturbing.». Credo che sia chiaro che cambiare “very disturbing” in “not disturbing” sia non sia proprio una modifica minore, no? E in effetti, andando a vedere il documento citato, le cose sono un po’ diverse. Ci sono quindici esempi di testo originale e modificato: il test è capire qual è il testo modificato e quanto – da “molto” a “per nulla” la modifica dia fastidio. Per dare un’idea delle modifiche: nel primo esempio un “unsichtbar” (invisibile) diventa “nicht sichtbar” (non visibile); nel terzo esempio, “ohne Tyrannei und Hunger” (senza tirannia e fame) diventa “ohne Hunger und Tyrannei”. Capirete che bastava guardare il documento, anche senza sapere una parola di tedesco, per immaginare cosa si fa. Però il problema era appunto quello: il documento è in tedesco, e Roberto Baldwin al limite l’ha fatto passare per Google Translate :-)
Qual è l’unico vantaggio rispetto all’italica stampa? Beh, dovreste averlo capito: perlomeno il link al documento c’era, e così ho potuto farmi un’idea da solo :-)
Windows 8: troppa internet fa male
Ieri pomeriggio Anna mi chiama dicendomi “ho un problema col mio pc”. Cosa era successo? Il computer, con windows 8, aveva deciso che era tempo di aggiornamenti. All’aggiornamento 2 di 2 era saltata la connessione internet. Risultato? Anche quando un paio d’ore dopo è ripartita il pc era rimasto sulla schermata “aggiornamento 2 di 2”, girava il fattapposta dueppuntozzero che ha sostituito la clessidra per avvisare il proprietario “rilassati, sto lavorando per te”, ma non succedeva nulla.
Che fa un informatico in questi casi? quello che fa persino Daddy Pig: spegne e riaccende il computer. Niente da fare: non appena si riaccendeva il pc, riappariva la stessa schermata. Ho persino provato a spegnere il pc, inserire una chiavetta usb con una distro live di Linux, e farlo ripartire. Il pc vedeva la chiavetta che si illuminava tutta allegra… e ripartiva con la schermata “aggiornamento 2 di 2″.
L’unica soluzione che ho trovato è stata un’escalation niente male. Ho spento il pc, staccato la spina, tolto la batteria, e aspettato una decina di secondi – non fosse mai che qualche condensatore volesse giocarmi brutti scherzi. A questo punto il pc si è riacceso più o meno normalmente, giusto con un rapido controllo iniziale. Non è che l'”always on” sia un po’ troppo always?
avrà proprio detto così?
Ieri Repubblica aveva un articolo sulla chiusura della Brockhaus, l’equivalente tedesco della Treccani (anzi, direi che è più corretto dire che la Treccani è l’equivalente italiano della Brockhaus): io ieri stavo tinteggiando casa, quindi l’ho visto solo oggi.
Ovviamente il titolone è «un mito del Sapere ucciso da Wikipedia». Vabbè. Però c’è una cosa che a me, come al solito, infastidisce davvero. Andrea Tarquini cita ampiamente un articolo di Peter Praschl sul Welt am Sonntag: peccato che chi ha preparato la pagina web si sia “dimenticato” di inserire un link all’articolo di Praschl. (Per i curiosi, lo trovate a questo). Certo, il testo è in tedesco, e non è che Google Translate funzioni così bene: ma io resto della posizione che un media debba dare al lettore la possibilità di risalire alle fonti, almeno quando sono pubbliche.
È anche vero che leggendo le fonti originali magari si scopre che le cose sono un po’ più complicate, e la colpa non è tutta di Wikipedia… ma questo sono certo è irrilevante, tanto nessuno leggerebbe mai un articolo in tedesco.
coscenze
Come forse sapete, la versione mobile di Facebook prevede di infilarti nello stream delle “suggested pages”; pubblicità – immagino a pagamento – con la scusa che qualcuno dei tuoi amici ha messo un “mi piace” sulla pagina in questione. Nonostante i miei amici faccialibro siano ben pochi, ogni tanto mi capitano cose strane, come la pagina di Michela Vittoria Brambilla.
Vabbè, uno può anche farsene una ragione. Peccato che la foto presa per pubblicizzare la pagina fosse questa: garantisco che anche da furbofono il “coscenza” del cartello dietro la ex ministro era ben visibile.
Certo, il cartello non è stato scritto da MVB: però la foto nella sua bacheca se l’è tenuta lei…