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matematto non praticante

Thyssen, tanto per cambiare

Come sempre, leggere le sentenze della Cassazione è interessante, ma lo è ancora di più leggere i commenti alle sentenze stesse. Intendiamoci, io non sono un avvocato (IANAL, si diceva un tempo) e anch’io indulgo in questo piacere, ma almeno cerco di evitare le trappole più banali. Prendiamo la sentenza sul rogo Thyssen-Krupp. Devo averlo scritto già qua, ma non sono mai riuscito a capire come si potesse condannare i dirigenti Thyssen per omicidio volontario. Omicidio volontario è quando imbraccio un mitra e sparo ad altezza uomo tra la folla: certo, posso essere così fortunato da non ammazzare nessuno, ma non è quello che volevo fare. Qui non penso che nessuno creda che alla Thyssen volessero un bell’incendio per risparmiare sullo smantellamento: certo, confidavano nello stellone e avevano istruito gli operai a tenere d’occhio le possibilità di incendio invece che rimettere in sesto le attrezzature di sicurezza, ma lì si parla chiaramente di omicidio colposo (è successo per colpa di quello che i dirigenti hanno fatto), a cui si può cercare di aggiungere come aggravante la colpa cosciente (e non il dolo eventuale, come mi è stato fatto notare in separata sede). La differenza tra le due aggravanti? Wikipedia la spiega bene. Nel dolo eventuale chi commette il reato prevede che l’evento si verifichi e accetta la possibilità che tale fatto si verifichi: voglio passare il posto di blocco, accelero a tutta birra, e se il poliziotto non si sposta è un suo problema. Nella colpa cosciente chi agisce prevede sì l’evento, ma è convinto che non si realizzerà: prendo una curva a tutta velocità pensando di essere un nuovo Nuvolari e invece sbando, oppure appunto lascio andare a ramengo le strutture di sicurezza dopo aver detto agli operai di tenere sempre pronto un estintore perché non si sa mai.

(poi qualcuno mi spiegherà perché il procuratore del primo grado del processo rilasci un’intervista, vero?)

ATM e la santificazione dei papi

Marco Mazzei segnala su Facebook come ATM abbia inaugurato una “emissione speciale” di biglietti celebranti la prossima canonizzazione dei papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.

Io non ho nulla contro la loro canonizzazione (ci mancherebbe altro) e non ho nemmeno nulla contro questi biglietti celebrativi, il cui costo marginale è virtualmente nullo – basta che qualcuno programmi la parte da stampare. Però un dubbio in effetti mi è rimasto: perché mai Milano dovrebbe celebrare questa canonizzazione sui biglietti del tram? Avrebbe avuto senso per esempio a Bergamo, essendo stato Roncalli un bergamasco. Avrebbe avuto senso a Roma, visto che la canonizzazione è là. Ma qua a Milano non riesco proprio a trovare alcun motivo. Tanto per dire, se tra due anni facessero un’emissione speciale “Milano per i novant’anni della Regina Elisabetta II d’Inghilterra” il problema sarebbe esattamente lo stesso, mentre se adesso facessero un’emissione con la silhouette di un cestista e la scritta “Final Four 2014” (Milano ospiterà la fase finale della coppa europea di basket, per la cronaca) non ci troverei nulla di male, così come non troverei nulla di male in un’emissione per la beatificazione del cardinal Martini. Ma perché questa emissione?

e i concorsi di colpa?

Insomma Davide Vannoni e altre diciannove persone sono ufficialmente indagate per il caso Stamina, e si spera che la giustizia faccia presto il suo corso. Se volete, potete leggere le controdeduzioni di Vannoni: che non si dica che qui non vale la par condicio.

Però la storia di Stamina sarebbe finita molto, molto prima se non ci fosse stata tutta una campagna pubblicitaria a suo favore da parte della trasmissione televisiva Le Iene. Bene. Autori e protagonisti della trasmissione si sentono anche loro a posto con la coscienza, almeno fino a quando ci sarà una sentenza della Cassazione (e probabilmente anche oltre)?

chissenefrega dell’innovatività

Mi è capitato di leggere questo post di Alessandro Gilioli. Potrei già lamentarmi di un giornalista che si lamenta di quello che viene scritto su un quotidiano concorrente, ma non sono problemi miei; preferisco entrare nel merito, perché c’è una frase che proprio non mi è andata giù. Eccola qua:

«È più innovativo introdurre il recall del parlamentare da parte dei cittadini (proposta M5S integrativa del testo Chiti) o al contrario aumentare l’intermediazione tra cittadini e parlamentari (liste bloccate del’Italicum e tre quarti di parlamentari scelti dai partiti o dal Quirinale nella proposta governativa per il Senato)?»

La mia prima risposta, così di pelle, è stata “Questa è una domanda del tipo se è meglio il marcio o la muffa”. Io sono accanitamente contrario alle liste bloccate: accetto l’uninominale perché comunque il candidato ci mette la faccia, sennò va bene la preferenza singola. Ma detto questo, qualcuno con un minimo di sale in zucca ha presente cosa significa che un parlamentare (eletto con i voti di un singolo partito) possa essere sfiduciato da una votazione tra tutti i cittadini? Cosa succederebbe secondo voi se c’è un parlamentare della minoranza che non piace alla maggioranza? Capisco che una proposta del genere non possa che arrivare dai pentastellati, in effetti. Ma non è questo il vero problema.

Il vero problema è che Gilioli, retoricamente (nel senso neutro del termine), ha scelto di contrapporre le due proposte di riforma del Senato sotto il segno di “innovatività contro retroguardia”, riprendendo i termini usati dalla Stampa. Peccato che così sposti completamente i termini del problema. A me dell’innovatività o meno di una proposta non interessa assolutamente nulla, e non capisco perché l’innovatività sia un valore. Il valore dovrebbe essere dato dalla valutazione se quello di nuovo che viene proposto è meglio di quello di vecchio che c’è ora. Il problema è l’immobilismo a propri, nel senso “si fa così perché si è sempre fatto così, ed è inutile che si proponga qualcosa di nuovo perché non lo guardo proprio”. Peccato che – in Parlamento come nei blog – si preferiscano le contrapposizioni… che probabilmente fanno più audience, ma non risolvono certo i guai.

diecimila

Mentre stavo scrivendo il post precedente e segnalavo che c’era un problema (che spero di riuscire a correggere stasera…) ho dato un’occhiata in basso e ho scoperto che quello era il post numero 9999 sulla piattaforma, cioè su tutti i blog che io ho su questo sito (le Notiziole da sole ne fanno 7800, poi ci sono blog vecchi e nuovi, pubblici e privati). Questo significa che state leggendo il decimillesimo mio post.

Che dire? Innanzitutto che evidentemente non solo sono un logorroico, ma anche un logorroico costante: sono tredici anni che scrivo notiziole di ogni genere, e non ho ancora smesso. Aggiungo poi che i miei ventun lettori sono stoici per continuare a leggermi – anche se è abbastanza vero che spesso scrivo più che altro per me stesso: ma il narcisismo conta. Infine devo confessare che nonostante io non abbia praticamente mai sofferto della sindrome della pagina bianca ogni tanto trovo pesante mettermi a scrivere: non so se sia la vecchiaia, l’inaridimento personale o cos’altro.

Ma non preoccupatevi, oppure preoccupatevi: ho buttato giù questo post solo perché ne avevo un altro in canna ma non volevo occupasse il posto numero 10000.

commenti spariti

Lo so, non si vedono più i commenti. No, non so perché. Stiamo lavorando per voi (a tempo perso).
Aggiornamento: spostando il tema da SimpleX child a SimpleX originale si rivedono i commenti. Stasera provo a capire qualcosa in più.

mukki.it – com’è finita

Se qualcuno si stesse ancora chiedendo com’è finita la vicenda Mukki, ho casualmente scoperto domenica da Anna che il customer care le aveva ritelefonato dicendo che a loro non risultava nessuna segnalazione su quella partita di confezioni, e questa era la fine della storia.

Io mi limito a prendere atto.