Probabilmente quando leggerete questo post lo conoscete già tutti: io sto scrivendo il 19 maggio per il 2 giugno (quando si dice portarsi avanti col lavoro…)
In Twenty, giochino di Stephen French, si ha un campo da gioco in stile Tetris con alcune caselline numerate che si possono spostare col dito o col mouse. Quando si avvicinano due caselline che hanno lo stesso numero, al loro posto rimane una casella con il numero successivo. C’è anche un timer: quando scade (o quando non ci sono più possibilità di unire caselle) appare dal basso una nuova riga. Scopo del gioco è arrivare a fare almeno un 20; in quel caso la tesserina viene tolta. Attenzione, però! Raggiunto il 10, alcune caselle cominciano ad avere dei legami e muoversi solo in coppia. Con il 15 la situazione è tragica, perché ho visto terzetti e anche quartetti che ovviamente sono molto più difficili da spostare: per fortuna che se una delle caselle cambia valore il suo legame si spezza. E inutile poi dire che man mano che si va avanti il timer è sempre più veloce.
È uno dei rari casi in cui sono riuscito ad arrivare a toccare il 20 (anzi un 20×2): quindi è alla portata di tutti. Lo potete giocare su pc, iPhone o Android. Buona perdita di tempo!
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il boom e lo sboom
Lo sboom naturalmente è quello di Matteo Renzi. Chiaramente ognuno avrà la sua spiegazione: la mia – che vale un po’ meno delle altre, visto che di politica ci ho sempre capito poco o punto – è che chi l’anno scorso votò PD come apertura di fiducia a Renzi abbia deciso che in quest’anno non ha combinato nulla di valido, e che un governo dei tweet non va da nessuna parte. Non che alternative a sinistra ce ne siano: basta vedere il risultato di Pastorino. Anche se si sommassero a Paita i voti disgiunti e quelli alla lista civatiana, sarebbe comunque rimasta dietro Toti, il che è tutto detto. Il centrodestra ha una maggioranza risicatissima (16 seggi su 31), in bocca al lupo.
Ma credo che sia molto più interessante osservare il risultato della Lega. In Liguria ha preso il 20%, in Umbria il 14% (!), in Toscana il 16% (!!), nelle Marche il 13%. Vero, Forza Italia si sta sciogliendo come un calippo al sole; ma non era detto che quei voti finissero a Salvini. Ecco, io mi preoccupo più di questo.
(Il M5S perde votanti esattamente come nella media nazionale, quindi le sue percentuali rimangono le stesse delle politiche: ma col 20% e se si sceglie di non fare nessuna alleanza nemmeno tattica sui singoli provvedimenti non si va da nessuna parte)
Addio SMS
Il signor Google Calendar mi ha scritto l’altro giorno segnalandomi che tra un mese eliminerà il servizio di reminder via SMS, per il quale usava non so quanti numeri di telefono diversi (ma non poteva fare direttamente un accordo con qualche operatore?) Motivo: ormai hanno tutti gli smartphone e quindi i messaggi se li possono leggere via mail.
Lavorando sul backoffice della gestione SMS, posso assicurare che i messaggi person-to-person spediti calano del 20% l’anno, presumibilmente in favore di Whatsapp (su, chi di voi usa Telegram?); però i messaggi application-to-person sono ancora in lieve crescita. La mossa di Google è insomma pittosto spiazzante, anche se immagino il mercato americano sia diverso da quello europeo e soprattutto inviare SMS era comunque un costo: se uno ha un piano Google a pagamento, le notifiche SMS restano eccome.
Quello che se volete trovo strano è che nonostante tutto l’email continui a seguire una sua strada: gli instant messages hanno infatti aggiunto di default le metainformazioni degli sms (avete presente le spunte semplici e doppia?) mentre le notifiche per le emailsono sempre rimaste facoltative e poco usate, anche quella di consegna al server che pure è immediata. Misteri…
Possibile?
D’accordo, io sono un matematto e pertanto sono mentalmente tarato. Però non vedo nulla di così sbagliato nel simbolo del movimento appena creato da Pippo “Tentenna” Civati. Ho enormi dubbi sull’idea di creare l’enne+unesima fazione a sinistra e trovo che quel color ciucch sia un’oscenità (hanno già occupato tutti i colori? Amen. Non ti dico di usarne due insieme solo perché poi fa tanto squadra di calcio). Ma il simbolo dell’uguaglianza mi pare chiarissimo, e non mi importa un fico secco che Riccardo Falcinelli scriva su Facebook che a lui ricordi un doppio divieto di aceesso (evidentemente molto scolorito, perché di rosso qui non vedo proprio nulla). Sarà anche uno dei più apprezzati designer italiani, ma credo che qui abbia esagerato davvero.
Certo, sono già partite le mille “rielaborazioni” – memorabile quella di Gattini per Civati – ma sarebbero comunque partite anche se Falcinelli avesse crreato il logo più bello che ci sia; anzi, l’assenza di prese in giro significherebbe che di quel logo non gliene può fregare nulla a nessuno. E voi, che ne pensate?
Quizzino della domenica: la scacchiera infetta
Avete una scacchiera 12×12, inizialmente con tutte le caselle bianche. Il vostro arcinemico infetta un certo numero di caselle, colorandole di nero. Una casella nera rimane tale: ogni giorno tutte le caselle bianche che toccano per almeno due lati (gli angoli non valgono) caselle nere vengono infettate e si anneriscono anch’esse.
Chiaramente un’unica casella infetta non farà nulla e resterà da sola, come anche succede se si colora di nero un quadrato 11×11. Una colorazione alternata come quella di una scacchiera normale porta invece in un singolo passo all’infezione di tutta la tastiera. Siete in grado di trovare una configurazione col minor numero di caselle inizialmente annerite che infettino tutta la tastiera? Se non sapete dimostrarlo, qual è il numero minore di caselle nere che vi servono?
![[una configurazione iniziale]](https://i0.wp.com/xmau.com/wp/notiziole/wp-content/uploads/sites/6/2015/05/q172a.png?resize=384%2C384)
(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p172.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema tratto dal libro di Béla Bollobás The Art of Mathematics: Coffee Time in Memphis)
Impresentabili
Ho trovato molto interessante che anziché degli impresentabili in sé si sia parlato soprattutto della Commissione Antimafia e di Rosi Bindi che la dirige, e che siano ripartite le stesse geremiadi apparse con la legge Severino, che cioè si voglia suggellare il predominio della magistratura sulla politica, dimenticandosi che nell’altro caso l’impedimento è attuale (non puoi essere eletto) mentre qui è solo morale. Insomma, io la vedo così: o le persone che non possono essere elette si eliminano esplicitamente dalle liste, oppure si sta parlando di opportunità, e per fare questo bisogna comunque avere non solo i nomi ma anche i motivi espliciti – che saranno sicuramente stati fatti, ma di cui una mia rapida ricerca non ha trovato traccia. Certo, una ricerca meno rapida probabilmente mi tirerebbe fuori quei dati, ma tanto non devo votare :-) D’altra parte se la stessa procedura fosse stata fatta cinque anni fa anche Berlusconi sarebbe finito in quella lista, per ragioni parallele a quelle di De Luca: penserete mica che sarebbe cambiato il suo risultato elettorale? Insomma, tanto rumore per nulla.
Ah: chi ci ha guadagnato in tutto questo sono evidentemente i partiti di destra, i cui impresentabili sono improvvisamente scomparsi dai radar. A volte mi chiedo se tutto ciò fa parte di una specifica strategia del PD per monopolizzare lo spazio sui media: la cosa avrebbe più senso di quanto sembri.
_Pensieri degli anni difficili_ (libro)
Questo libro (Albert Einstein, Pensieri degli anni difficili [Out of My Later Years], Bollati Boringhieri 2014 [1950, 1965], pag. 258, € 12, ISBN 9788833925318, trad. Luigi Bianchi) raccoglie vari brevi scritti non tecnici del grande fisico, composti tra il 1933 e il 1950 per un’opera pubblicata originariamente dall’Università Ebraica di Gerusalemme. Il contenuto è molto vario, e si può dividere in tre filoni principali, oltre ad alcune eulogie di colleghi e amici. Ci sono spiegazioni divulgative ad alto livello del percorso che lo ha portato a definire le teorie della relatività ristretta e generale; il loro interesse principale sta nel modo in cui Einstein spiega la sua linea di pensiero unificatrice, riguardando i principi della fisica classica da un punto di vista molto diverso da come vengono insegnati a scuola: più che fisica, insomma, fa (bene) filosofia della fisica. Poi ci sono gli scritti che potremmo definire etici: negli anni si vede la sua sempre maggiore preoccupazione per il nazismo prima e per la guerra fredda poi. Ho trovato interessante il fatto che non abbia mai dato un giudizio aprioristivamente negativo dell’economia comunista, pur avendo grandi dubbi sulla sua implementazione sovietica; d’altra parte era parallelamente preoccupato dalla concentrazione del potere economico statunitense in mano a poche persone (ricordiamoci che emigrò negli USA in piena Depressione…) Le sue idee per la creazione di un vero governo mondiale, ancora piu pressanti dopo l’uso della bomba atomica, sono sicuramente frutto di ottime intenzioni ma risultano a posteriori molto ingenue. Infine la parte che mi ha stupito di più: gli scritti sull’ebraicità. Einstein non era sicuramente credente, e credo non lo si possa nemmeno annoverare tra i deisti; ma sentiva comunque fortissima la sua identità come ebreo, membro di un popolo sparso tra le nazioni e sempre in pericolo: l’immigrazione in Palestina prima e la nascita di Israele dopo sono sempre stati guardati da lui con estremo interesse. In definitiva, un testo che dà da pensare.
Offerte commerciali
Vale la pena di leggere l’intervista a Gianfranco Battisti, direttore AV di Trenitalia, che è apparsa oggi sulla Stampa, riguardo all’aumento del costo dell’abbonamento Frecciarossa Torino-Milano (“ma la prenotazione sarà gratuita!”). Già è interessante la frase finale «Il nostro indice di puntualità sotto i 15 minuti è del 97%». Se quello è l’indice globale dei Frecciarossa, ai pendolari Torino-Milano la cosa è ininfluente; se è l’indice della tratta Torino-Milano (50 minuti di viaggio) non è che sia un bel risultato.
Quello che mi stupisce è che venga affermato che «I pendolari devono rimodulare le proprie abitudini in base al modello di offerta possibile. Non possiamo reggere economicamente un modello di trasporto ad alta velocità nato per collegare città a medio e lungo raggio solo con il servizio pendolare» e che «Dal punto di vista economico e di disponibilità della rete, in quella fascia oraria, non si può aumentare la frequenza o la composizione di un treno ad alta velocità nato per le lunghe distanze». Quanti treni ci sono sulla tratta AV Torino-Milano? Non sono capaci di farsi dare una traccia in più sulla parte storica? (visti i coefficienti di riempimento indicati da Battisti, non serve di più). Possiamo discutere su un modello in cui Torino è diventata la città-dormitorio di Milano, ma allora il problema nasce alla radice: Trenitalia non dovrebbe fare abbonamenti AV, e accettare l’assalto alle sue sedi. Oppure, visto che gli altri treni hanno un coefficiente di riempimento del 30% ed evidentemente non hanno a disposizione un treno da aggiungere, possono fare prezzi differenziati anche per gli abbonamenti: prezzo totale bloccato e cinque euro in più a tratta nell’orario di punta. Ma forse così non si guadagnerebbe abbastanza.