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matematto non praticante

il protagonismo di Ignazio Marino

Nella polemica arrivata fino al papa sulla presenza di Ignazio Marino a Philadelphia assieme – e vicino – a Bergoglio, a me innanzitutto piacerebbe sapere chi ha fatto al papa quella domanda.

Io non ho alcun problema a prendere per buona la spiegazione (della settimana scorsa, che non può quindi essere derubricata a “sono stato frainteso”) secondo la quale Marino era stato invitato dal sindaco di Philadelphia e il viaggio era stato pagato dalla città americana e non da Roma. Quello che però mi chiedo è se gli è venuto in mente che quello era il peggior momento possibile, perché nella migliore delle ipotesi sei completamente nascosto dal viaggio pontificale e nella peggiore qualcuno si chiede perché devi andare a trovare il papa negli USA quando ce l’hai sempre lì a due passi dal Campidoglio. È solo un problema di immagine, ma a certi livelli l’immagine è tanto importante quanto le azioni che vengono compiute.

Questione di misure

Sto leggendo Il GGG di Roald Dahl e sono arrivato al punto in cui il signor Tibbs, maggiordomo capo di Sua Maestà, deve preparare la tavola per il GGG. Correttamente il signor Tibbs moltiplica per quattro le dimensioni di sedia e tavolo, ma poi aggiunge: “bisogna moltiplicare tutto per quattro: otto uova in luogo di due, sedici fette di bacon al posto di quattro, dodici toast invece di tre, e così di seguito.”
Notate nulla di strano? Il cibo vale per volume, quindi il GGG non mangia quattro volte un essere umano ma 64. Certo, stiamo parlando di un romanzo e non sono certo che tutte le misure relative raccontate nel corso della storia siano corrette, né la cosa mi ha infastidito : ma in questo caso l’ostinarsi a indicare i rapporti delle dimensioni richiederebbe un controllo più preciso…
(Per amor di cronaca il GGG mangerà ben più di quanto il maggiordomo capo aveva fatto preparare, ma non viene spiegato che il motivo era proprio quello delle proporzioni)

Il peso degli elettroni

Grazie a MLOL mi sono preso in “prestito elettronico” Il museo dei numeri – si sa, bisogna sempre controllare cosa scrive la concorrenza. Bene, ho scoperto che l’epub del libro è di 123 megabyte. No, non è un problema di DRM: semplicemente questo è un libro con molte immagini che hanno il loro bel peso e quindi il risultato finale è diventato enorme.
Ora, io leggo il libro su un tablet da 10 pollici e tra quindici giorni esso svanirà come la carrozza di Cenerentola, a causa del DRM; in fin dei conti la cosa mi importa poco. Ma chi legge il libro sul Kobo [*] e quindi vedrà ben poco delle figure, oltre ad avere un dispositivo che magari ha solo 2 GB di spazio e quindi sarà occupato per il 6% da un singolo file, che farà? Non sarebbe stato più intelligente dare a disposizione due versioni, quella ad alta risoluzione e una a risoluzione minore?

[*] MLOL ha a disposizione solo la versione .epub, quindi il Kindle non lo può leggere

Quizzino della domenica: voglio il 10

Riuscite a ottenere 10 usando solo i numeri 1, 1, 5, 8 e le quattro operazioni? Tanto per essere specifici:

  • Ciascuno dei numeri deve essere usato una e una sola volta, quindi 8+1+1 non vale
  • I numeri devono venire usati come numeri, quindi scrivere 11 non vale (non che io sappia come ottenere 10 in questo modo)
  • Le uniche operazioni che si possono usare sono “+×−:”, niente elevazioni a potenza (8+1+1^5), radici quadrate, fattoriali, parti intere, arrotondamenti o cose simili: potete usare tutte le parentesi che volete per indicare l’ordine delle operazioni

(un aiutino lo trovate sul mio sito, alla pagina http://xmau.com/quizzini/p182.html; la risposta verrà postata lì il prossimo mercoledì. Problema da Numberplay del NYT)

_Il migliore dei mondi possibili_ (libro)

“Viviamo nel migliore dei mondi possibili”. Chiunque abbia letto il Candido si ricorda certamente di come Voltaire abbia messo quell’affermazione sulla bocca di Pangloss come un tormentone, per irriderla. Magari però non sa che nasceva da una polemica con lo scienziato Maupertuis. Io l’ho scoperto leggendo questo libro (Ivar Ekeland, Il migliore dei mondi possibili : Matematica e destino [Les Meilleur des mondes possibles], Bollati Boringhieri 2014 [2001, 2004], pag. 298, € 13, ISBN 978-88-339-2530-1, trad. Carlo Tatasciore) dove Ekeland parte da Galileo e Huygens per mostrare come nell’era moderna la scienza sia venuta in soccorso della filosofia antica: il principio di minima azione, definito per l’appunto da Maupertuis, porterebbe a dire che il nostro universo è fatto così perché Dio (o la Natura, o semplicemente l’autoorganizzazione delle cose) non può che scegliere la via più breve per fare le cose.
Gran parte del testo è una bellissima cavalcata tra la storia della scienza e la filosofia della scienza, e fa scoprire tantissime perle matematiche, compresi gli errori dei grandi, che non si trovano certo nei manuali scolastici. Un po’ più debole la parte finale, dove l’idea che noi viviamo nel migliore dei mondi possibili è vista attraverso la biologia (l’evoluzione delle specie), l’economia (i mercati che si regolano da soli) e l’etica (il bene comune). Ekeland risponde alla domanda in modo negativo, mostrando come i controesempi abbondano e tutt’al più possiamo immaginare di vivere in un mondo localmente migliore, il che è già meglio di nulla.
La traduzione di Carlo Tatasciore lascia alquanto a desiderare. La scelta di prendere un esperto di filosofia per la traduzione è sicuramente da apprezzare, perché altrimenti si rischiava di non riuscire a spiegare i ragionamenti dell’autore. Ma quando si trova scritto che un triangolo è isoscele sebbene i due angoli alla base sono uguali, o si confondono i poligoni coi poliedri, c’è qualcosa che non va.

bar con annessa libreria

Ho letto questo articolo del Post e mi sono restati una serie di dubbi. Premessa: non conosco la libreria citata nell’articolo (che è dalla parte opposta di Milano rispetto a casa e ufficio) e le auguro ogni bene. Però mi sembra strano che si scriva come una grande novità che «i libri che provengono direttamente dalle case editrici più piccole […] vengono venduti con la formula del conto deposito», cosa che credevo fosse lo standard editoriale – anche perché altrimenti si ha poca voglia di occupare spazio in libreria per un libro magari poco conosciuto che non si sa se si venderà. È più probabile che appunto la differenza con le altre librerie indipendenti stia nel fatto che trattino direttamente anche con i piccoli editori.
L’altra cosa che mi torna poco è che «la tavola fredda porta il 60 per cento degli incassi totali». Io non ho nulla contro i bar nelle librerie, anzi li trovo una cosa davvero carina. Però a questo punto non è la libreria che ha un bar associato, ma è il bar che ha associata una libreria, il che non è molto bello per il concetto di libreria in assoluto, indipendente o di catena. Che ne pensate?

Giorgio Israel

Giorgio Israel è stata una di quelle persone con cui non sarei probabilmente mai andato d’accordo, ma di cui ho sempre letto con piacere gli interventi sulla didattica della scienza e in particolar modo della matematica. Molto meno noto di Piergiorgio Odifreddi e sicuramente di idee politiche opposte rispetto a lui (collaborando con Il Foglio e Tempi io lo credevo erroneamente cattolico…), tanto che se non ricordo male è stato consulente di un qualche governo Berlusconi, la sua prosa era sanguigna e irruente, ma trattava i temi con competenza e senza preoccuparsi di mandarle a dire a qualcuno. Roars ripubblica il suo ultimo articolo, tanto per farvi un’idea. Israel era insomma una di quelle persone che leggevi perché sapevi che ti avrebbe dato qualcosa, anche se magari poi rimanevi della tua idea. Ce ne vorrebbero tante, di persone così.

Sembra facile timbrare un biglietto

Ieri dovevo fare un po’ di viaggi, compreso il tratto Repubblica-Porta Venezia, e visto il meteo mi sono preso un biglietto giornaliero. Al mattino faccio il cambio a Repubblica e timbro il biglietto sul passante: tutto ok. Alle 13:30 arrivo a Porta Venezia (lato VIII novembre): l’unica timbratrice che accetta i biglietti elettronici aveva sul display l’indicazione “Solo tessere”, quindi entro dal passaggio sempre aperto. Arrivo a Repubblica, ritimbro il biglietto lato metropolitana. Alle 14:30 sono di nuovo a Repubblica, faccio passare il biglietto sul passante e me lo sputa dicendo “Biglietto già convalidato” (tecnicamente corretto, ma a me avevano detto che il procedimento corretto consiste nel timbrare ogni volta). Vabbè, un passaggio aperto c’è comunque: entro e prendo il passante. Alle 17:30 riprendo il treno a Porta Venezia, senza nemmeno controllare se per puro caso avessero riparato la timbratrice, e vado fino a Porta Garibaldi. Arrivo, timbro il biglietto per uscire e mi dice qualcosa tipo “Senso errato”. Lì a fianco c’era un addetto Trenord che probabilmente stava multando una persona: in un momento in cui si era fermato gli mostro il biglietto e cerco di spiegargli la situazione, lui manco mi guarda e mi dice “l’ultimo tornello” (che effettivamente era ad accesso libero).

Non è che ci sia qualcosa che non funziona?