Alex Zanardi
Io posso capire le battute di Zanardi su sé stesso, come quella “sono talmente emozionato che mi tremano le gambe” in una delle sue prime apparizioni dopo la loro amputazione: magari gli servivano per esorcizzare la perdita. Lo stesso vale per aver voluto tornare a gareggiare nell’automobilismo dopo l’incidente. Ma quello che mi ha sempre lasciato basito è la sua tigna che l’ha portato a diventare un campione di handbike, tanto da vincere due medaglie d’oro paralimpiche (a 50 anni!) Quello non è stato semplicemente un modo per non lasciarsi andare, ma una vera e propria sfida al mondo. E il destino gli è stato doppiamente crudele, con l’incidente del 2020 in allenamento che gli ha fatto passare gli ultimi anni in un modo che non augurerei a nessuno. Forse la morte è stata la fine delle sue sofferenze, ma è comunque un momento di tristezza pensando a quanto ha fatto e quanto avrebbe potuto fare.

Io non sono un grafico. Sono stato a contatto con grafici, però, e quindi almeno qualche idea di base ce l’ho. Questo volume raccoglie vari testi scritti nel corso di più di cinque secoli dove i creatori di font spiegano quali sono i motivi delle scelte che hanno fatto. Non si parla tanto delle comuni relazioni tra caratteri con o senza grazie o monospaziati, ma dei piccoli particolari che distinguono le varie font (tipicamente serif, nel testo). Le tavole finali che mostrano appunto diverse font graziate potevano forse avere qualche spiegazione in più; il glossario finale è però davvero utile per avere un’idea della terminologia usata.

Premessa: chi ha tirato fuori il titolo qui a sinistra è una merdaccia. Ma non è di questo che volevo parlare, bensì della 