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[WIKIPEDIA] La nuova vita degli archivi Alinari: bene, ma non benissimo

[pubblicato originariamente sul blog Wikimedia.it]

Gli archivi Alinari sono una delle maggiori raccolte di immagini fotografiche, con reperti che coprono un secolo e mezzo di storia. È stata dunque una bella notizia sapere che non sarà disperso: all’inizio del 2020 la regione Toscana ha acquisito la collezione completa, con un valore complessivo dell’operazione di circa 15 milioni di euro, e nei mesi successivi ha completato l’opera ottenendo anche i diritti sulle immagini già digitalizzate. I numeri sono impressionanti: più di cinque milioni di esemplari, di cui tre milioni e mezzo fanno parte dei loro fondi fotografici, partendo dai dagherrotipi per arrivare alle immagini attuali, e quasi un milione e mezzo di foto e album provenienti da donazioni. Infine ci sono anche circa 250.000 libri e riviste di fotografia. Le opere attualmente in formato digitale sono poco più di 200.000, e la Fondazione creata ad hoc e che avrà sede a villa Fabbricotti dovrà fare un lungo lavoro di digitalizzazione, oltre all’imperativo restauro e cura delle immagini che si stanno deteriorando. I piani per la fruizione sono ambiziosi e prevedono un museo fisico, oltre a un innovativo sito web.

Tutto bene, insomma? Beh, non proprio del tutto. Leggendo un articolo apparso un paio di settimane fa sull’inserto Robinson di Repubblica, si scopre che il neopresidente della Fondazione Alinari per la Fotografia ha promesso «Apriremo gli archivi a chiunque ne vorrà fare un uso culturale». Andando più nel dettaglio, si ipotizza la «cessione gratuita del diritto di riproduzione per utilizzi culturali, ma con pagamento di una quota di servizio (che potrà scendere a pochi euro per uno studente alle prese con la tesi), e una sorveglianza sugli usi commerciali, per evitare il rischio della banalizzazione. Insomma, non un self-service, ma una gestione culturale.» Lasciamo per il momento da parte l’ossimoro “cessione gratuita dietro pagamento di una quota”, e guardiamo a quello che succede nel mondo. Nell’articolo, Michele Smargiassi nota che ci sono due modelli: quello delle agenzie stock come Getty, che si fanno pagare (bene) per praticamente tutto, e quello della Library of Congress statunitense, che in omaggio alla visione americana “i contribuenti hanno già pagato con le loro tasse” consente a tutti l’uso libero di tutto il loro catalogo di immagini storiche, anche in alta definizione. La terza via proposta si limita a quanto pare a “facciamo pagare un po’ di meno”; non pare neppure prevista un’esenzione per usi non commerciali, visto l’esempio della tesi di laurea che è stato fatto. Diciamo che è una terza via piuttosto sbilanciata…

Questa visione nasce dalle idee del ministro della Cultura Dario Franceschini – non so se ricordate la “Netflix della cultura”. Secondo Franceschini la cultura, o almeno quella italiana che è “la più migliore del mondo”, deve diventare una fonte diretta di guadagni. Potremmo essere caritatevoli e considerare che in fin dei conti questo approccio è migliore dell’appaltare a Google la digitalizzazione, ma a me la cosa pare una magra consolazione. Se proprio c’è qualcuno convinto che questa è finalmente la volta buona dopo tanti insuccessi e abbiamo trovato il sistema di fare più soldi con la cultura che quelli che ci costa mantenere la struttura burocratica corrispondente, non sarebbe possibile fare una vera terza via e liberalizzare l’uso di immagini con una dimensione massima di 1000 pixel, ovviamente citando la Fondazione Alinari come titolare dei diritti per le immagini ad alta risoluzione?

[WIKIPEDIA] Libertà di panorama in Italia: ultimi aggiornamenti

[post pubblicato sul blog di Wikimedia Italia]

Mentre continua l’esame della legge di delegazione europea, che dovrà anche implementare la direttiva europea sul copyright approvata l’anno scorso, il Parlamento si sta occupando anche di altri temi collegati alla possibilità di libera condivisione delle opere prodotte dalle persone. La Commissione Cultura della Camera dovrà infatti deliberare sulla Risoluzione, presentata da Gianluca Vacca, che prevede di inserire nell’ordinamento italiano la cosiddetta libertà di panorama: cioè relativa a tutti gli usi di oggetti fatti apposta per stare sempre nella pubblica via. Una statua o un ponte sarebbero pertanto ok, mentre un’installazione temporanea o un quadro in una pinacoteca che si vede dalla finestra rimarrebbero nella situazione attuale.

Le proposte di Vacca consistono: 

  • nel favorire rimozione dei cosiddetti diritti connessi, nel caso di riproduzione di opere delle arti visive di pubblico dominio, non aventi carattere originale;
  • nel favorire la libera divulgazione di immagini di beni culturali pubblici visibili dalla pubblica via, per qualsiasi finalità, anche commerciale, nel rispetto della normativa sul diritto d’autore; rispetto alla libertà di panorama completa, pertanto, resterebbero comunque escluse le opere per cui vige il diritto d’autore.
  • nel chiarire e se necessario adottare iniziative normative in modo da permettere la libera riproduzione e divulgazione di immagini di beni culturali pubblici per mezzo delle licenze Creative Commons più libere;
  • nel riconoscere formalmente la facoltà dei singoli direttori MiBACT di concedere l’utilizzo di immagini in rete, attraverso licenze Creative Commons di libero riuso, anche commerciale.

Vacca propone infine di costituire un gruppo di lavoro che valuti l’impatto culturale ed economico sotteso all’applicazione delle licenze Creative Commons nella digitalizzazione e condivisione del patrimonio culturale. In realtà sono state presentate varie risoluzioni da parte di esponenti di vari partiti, le quali riprendono alcuni di questi punti: la Commissione cultura ha scelto di accorparle tutte.

In un’audizione informale svoltasi il 10 novembre, due tra gli esperti convocati hanno presentato un punto di vista simile a quello che Wikimedia Italia sta portando avanti da anni. Daniele Manacorda, già professore ordinario di Metodologie della ricerca archeologica presso l’Università degli studi Roma Tre, ha spiegato come occorra distinguere tra le opere che per loro stessa natura sono uniche e le loro riproduzioni. Per Manacorda è giusto chiedere un canone per l’uso privato delle sale di un museo come luogo per un incontro, e anzi sarebbe opportuno aumentare tale canone; l’uso privato riduce infatti la fruizione del bene per tutti. Nel caso di una riproduzione non artistica, invece, la liberalizzazione serve proprio ad aumentare la fruizione del bene senza toglierlo a nessuno. Christian Greco, direttore del Museo egizio di Torino che ha già permesso l’uso commerciale delle immagini del museo, ha portato un esempio pratico che smentisce la vulgata secondo la quale con la liberalizzazione dell’uso delle immagini si perderebbe una fonte di introito per i musei. Nel suo caso – e si sta parlando di uno dei principali musei italiani – Greco ha rinunciato a circa 13.000 euro l’anno di diritti; ha però potuto destinare a un altro scopo la persona che era dedicata alla gestione di questi diritti, il cui costo annuo è quattro volte tanto. In definitiva il bilancio del museo è migliorato, anche senza contare i guadagni indotti dalla maggiore pubblicità che ora può avere, visto che le immagini di quanto in esso contenuto circolano molto di più.

Era prevista anche un’audizione informale di Wikimedia Italia, oltre che di altri soggetti interessati; purtroppo però è stata rimandata per motivi tecnici e in questo periodo il Parlamento è impegnato con la legge di bilancio. Speriamo di poter aggiungere anche la nostra voce; soprattutto speriamo che anche l’Italia si aggiunga alle nazioni europee che permettono di condividere le immagini delle opere artistiche pubbliche per renderle sempre più note.

[ENGRISH] “per la tua brughiera”

["for your heath"]

Vabbè, il saturimetro funziona correttamente ed è quello che conta. Però il fatto che sia per la mia brughiera mi lascia un poco perplesso…

[ERORI] Localizzazione

[francese?]

Oserei dire che per gli amici di Time tutto quello che è fuori dagli USA (e dall’UK) è un minestrone unico…

[pubblicità che – nomen omen – era allegata a Internazionale]

[HOWTO] connettersi a una VPN via L2TP/IPsec su Windows 10

Questo me lo devo salvare, perché non ci arriverei mai. Non riuscivo a connettermi via VPN al server del mio provider con il computer nuovo, mentre col vecchio non c’erano problemi. Soluzione: lanciare regedt32 e vedere dentro HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\Services\PolicyAgent qual è il valore di AssumeUDPEncapsulationContextOnSendRule. Probabilmente è 2, e in effetti deve esserlo; però per far funzionare tutto l’ambaradan bisogna cambiarlo a 1, fare reboot, cambiarlo di nuovo a 2, e fare un nuovo reboot.

(per sicurezza, nelle Adapter options, tab security, permettete i protocolli CHAP e MS CHAP v2; male non fa)

[RACCONTO] La svolta sbagliata… ma non troppo

(post pubblicato originariamente su Il Tamburo Riparato per il compleanno del blog)

– “EeeeEEEEK!”

– “Come, a destra? La volta scorsa siamo andati a sinistra! Non è vero, professore di Geografia Crudele e Inusuale?” Si può dire di tutto su Ridcully, o almeno lo si può dire quando lui si trova ad almeno cento metri di distanza e preferibilmente non c’è null’altro intorno; ma è certo che quando si tratta di avere ragione, è sempre pronto a chiedere il parere favorevole di chiunque, anche se in qualunque altra occasione disprezzerebbe il suo interlocutore.

– “Non lo so. Io non controllo mai in quale direzione mi dirigo: è molto più importante sapere da quale direzione devo scappare!”

– “Beh, da quale direzione scappavi?”

– “Non lo so. Avevo troppa paura per verificare dove stavo andando!” Una cosa che non si può onestamente dire su Rincewind è che sia un fifone. In effetti, verificando tutto ciò con cui ha avuto a che fare, occorre ammettere che è uno tra gli esseri più coraggiosi del Discworld: chiunque altro sarebbe svenuto di fronte a certe apparizioni. Bisogna però anche riconoscere che la velocità con cui Rincewind riesce a fuggire da un pericolo è tale che vede le apparizioni in questione per un tempo così minuscolo da rendere impossibile uno svenimento.

– “Ook. Ook?”

– “D’accordo, Bibliotecario. In effetti il mio taumometro tascabile segnala che l’L-space si è riorganizzato dall’ultima volta in cui l’abbiamo usato per recarci al Tamburo Riparato; è possibile che ora bisogna girare a destra. Non riuscirò mai a capire perché questi libri non riescano a stare sempre in un posto… tranne quelli dello scaffale al Tamburo Riparato: l’unica possibilità per loro di spostarsi è quando decidono di suicidarsi perché nessun avventore osa anche solo avvicinarsi.”

– “A proposito: ma perché non possiamo andarci come tutti gli altri abitanti, passando per le strade di Ankh-Morpork?”

– “Semplice: perché noi siamo maghi, e non possiamo mischiarci con i comuni mortali.”

– “E con gli zombie?”

– “E con gli zombie, certo.”

– “Ook?”

– “E con i primati superiori, ovvio! Niente scimmie! Solo primati superiori! Vabbè, oramai ci siamo.”, mentre gli scaffali lì intorno si assestavano con un rumore che fece sobbalzare Rincewind. “Basta prendere questo passaggio e…”

La sala dove i due maghi in forma umana e l’orango si trovavano aveva qualcosa di strano e non facilmente riconoscibile. Non era il disordine, che appariva assolutamente identico a quello che c’era sempre stato; ma sicuramente le bandierine appese al soffitto che formavano la scritta “Buon Compleanno” non erano mai state parte dell’arredamento; e anche i pochi libri presenti non avevano i soliti titoli “Come Obnubilarsi La Mente A Un Equo Prezzo” e “Tagliatemi La Gola Se Queste Ricette Non Contengono Reale Succedaneo Di Porco”, ma nomi tipo “Zappatores Canari et Piemonteis” e “Fisica Quantistica de Piobes”.

– “Ma che è successo? L’avevo detto io che dovevamo andare a sinistra! Che razza di posto è questo?”

– “Ook ook ooook… Eek ook. Ook?”

– “Arcicancelliere, il Bibliotecario ipotizza che l’ultimo smottamento dei volumi possa avere aperto un varco tra il nostro Discworld e il Roundworld, e quindi ora ci troviamo in un altro Tamburo Riparato che aveva anch’esso una libreria connessa all’L-Space. Guardando bene, riconosco un certo tipo di struttura del Roundworld. Beh, basta tornare indietro”

– “Un attimo. Qui un po’ di roba da mangiare c’è, e mi parrebbe brutto andarcene senza avere favorito, non trovate?”

– “Ook!”

– “Come, ci vuole un regalo se vogliamo partecipare alla festa? E non possiamo usare la magia, solo perché il Roundworld non contiene narrativium? Non è possibile!”

In quel momento Rincewind sentì una silenziosa presenza alle sue spalle. Furtivamente girò il capo con estrema lentezza, fino a che si accorse del nuovo arrivato e tirò un sospiro di sollievo.

– “Ah, Bagaglio, sei tu! Era un po’ che non ti vedevo, in effetti. Però adesso non ho bisogno di vestiti puliti…” rivolgendosi al coperchio che si stava sollevando. Ma una volta aperto, i tre rimasero a bocca aperta. Il contenuto non era infatti della biancheria, ma una grande torta decorata, con la scritta “Tanti auguri, Tamburo!” disegnata col cioccolato.

– “Bene bene. Abbiamo anche il regalo. Possiamo cominciare a mangiare, ora?”

– “Ma non dovremmo aspettare gli altri festeggianti, Arcicancelliere?”

In effetti mancate solo voi. TANTI AUGURI AL TAMBURO RIPARATO!

[WIKIPEDIA] Quindici anni fa…

Versione originale del post pubblicato sul blog di Wikimedia Italia.

Quindici anni fa è il titolo di una vecchia canzone di Vasco Rossi. Quindici anni fa, per la precisione venerdì 17 giugno 2005, diciassette persone si ritrovarono nel viterbese, a Canino, e fondarono ufficialmente l’Associazione Wikimedia Italia per la conoscenza libera.
Noi diciotto soci fondatori (avevamo anche una procura) non eravamo certo superstiziosi: ma non avevamo nemmeno le idee troppo chiare su quello che volevamo fare. Avevamo però in comune due cose: l’amore per la conoscenza e il desiderio di renderla disponibile a tutti. Nell’anno appena trascorso, le voci su Wikipedia in lingua italiana erano più che quadruplicate, passando da 10000 a 42000; ma l’enciclopedia era ancora sconosciuta ai più. Fare un’associazione nazionale – la terza, dopo quella tedesca e francese – ci sembrò una buona idea che ci avrebbe permesso di presentarci come un’entità vera e propria e non un gruppetto di amici.

Che possiamo dire in occasione di questo sesquidecennale, che non possiamo festeggiare dal vivo come ci sarebbe piaciuto a causa della pandemia? Guardando indietro abbiamo fatto un bel po’ di strada. Tenendo fede alla nostra idea di operare a 360 gradi, non ci siamo limitati ai progetti Wikimedia ma siamo diventati un chapter per OpenStreetMap, la mappa pubblica; siamo diventati un’APS e quindi abbiamo avuto accesso ai fondi del 5×1000; abbiamo raccontato agli studenti come si può produrre conoscenza; abbiamo formato il personale di tanti musei e biblioteche; siamo diventati un riferimento quando i media vogliono capire cosa succede nel mondo Wikipedia; siamo stati ufficialmente ricevuti e auditi in Parlamento; infine – notizia di questi giorni – abbiamo completato l’iter burocratico ottenendo la personalità giuridica. Non più un gruppo di amici, insomma, ma una vera entità ufficiale.

Cosa ci riserverà questo futuro così incerto? Non lo sappiamo. Sappiamo però che – ancor più ora che la riforma del Terzo Settore è ormai in marcia – il pallino è in mano a noi soci, con il nostro lavoro a favore della conoscenza libera e con la nostra volontà di fare qualcosa. Non penso toccheremo mai i grandi numeri di altre organizzazioni: spero e credo però che il nostro impegno non finisce col versamento della quota sociale, ma continua nella costruzione della conoscenza libera, mattoncino per mattoncino.

[STAMPA] Distanziamenti e quadrati


Questa immagine si trova sul Gazzettino di oggi. Come potete leggere, le nuove norme di distanziamento dicono che ogni cliente dovrà avere a disposizione quattro metri quadrati. Per il disegnatore quindi dovrà trovarsi all’interno di un quadrato di lato… quattro metri. Torna tutto, no?

[CARTELLI] 96 al giorno

Questo cartello è affisso sulla porta di un franchising Acqua e Sapone in via Imbonati. Nulla da eccepire sul fatto che il parcheggio nello slargo interno servirebbe ai clienti e non a chi prima del lockdown andava alla palestra Virgin lì davanti e non voleva pagare il parcheggio. C’è però una cosa che dovrebbe saltarvi subito all’occhio, e non sono i “15 minuti” di un acquirente tipo – che sono un tempo incredibilmente basso, ma che immaginiamo corretto per amor di discussione.

Chi ha scritto il cartello ha preso la calcolatrice, diviso 24 ore per un quarto d’ora, e ottenuto come risultato 96. Ma non ha pensato che il negozio non è aperto 24 ore su 24. Se uno parcheggiasse da mezzanotte alle 6 del mattino, non toglie nessun posto ai clienti… La matematica non è un’opinione, ma nemmeno uno strumento fuori dal mondo!

(foto scattata l’11 aprile 2020)

[MEDIUM] Giù le mani da Wikipedia

Repubblica oggi ritorna sulle minacce di morte arrivate domenica via Twitter a Carlo Verdelli in maniera peculiare. Cito dall’articolo:

L’ultima minaccia è, se possibile, ancora più inquietante delle precedenti. Mostra lo screenshot della pagina Wikipedia relativa a Carlo Verdelli, manipolata da una mano ignota. Accanto alla data di nascita, è stata inserita quella di morte: 23 aprile 2020. E la sintesi della bio recita: “È stato un giornalista italiano, direttore del quotidiano la Repubblica”. Declinata al passato. E rilanciata su Twitter da un profilo anonimo che, nonostante le segnalazioni, risulta tuttora attivo e vomitante insulti.

(per la cronaca, oggi pomeriggio quell’account Twitter era stato cancellato). Qualcuno, leggendo l’articolo, avrà sicuramente pensato che la persona in questione aveva modificato la voce dell’enciclopedia per poi fare la schermata e pubblicarla. Bene, non è successo nulla di tutto questo, come potete vedere voi stessi guardando la pagina con l’elenco delle modifiche sulla voce. Per i curiosi, è possibile per i sysop cancellare versioni della voce che contengano insulti o bestemmie, in modo che sia impossibile vedere cosa c’è scritto: ma l’esistenza di una modifica rimane comunque visibile, con la modifica in questione con una riga sopra (strikethrough) per ricordare che qualcosa c’era stato.

Una pagina fake di Giulio Cesare

Giulio Cesare è ancora vivo e lotta insieme a noi!

Una volta i più ingenui detrattori di Wikipedia facevano una modifica, scattavano l’immagine e poi si lanciavano a denunciare gli errori dell’enciclopedia — errori che magari erano stati corretti un paio di minuti dopo, alle due del mattino. Ora evidentemente queste persone si sono un po’ più evolute, e hanno scoperto come creare una voce fasulla senza lasciare nessuna traccia. Ci ho provato io, e in cinque minuti ho prodotto uno screenshot simile a quello ora non più visibile: solo che mi sembrava macabro far morire qualcuno e ho preferito rendere ancora vivo Giulio Cesare, come vedete qui sopra. Segnalo anche ai giornalisti di Repubblica che leggere la voce del loro direttore “declinata al passato” è un semplice sottoprodotto dell’avere inserito una data di morte; avendola io tolta dalla voce sul Divus Iulius, essa è magicamente passata al presente.

Detto in altri termini, quello che è successo è l’equivalente di una busta contenente un proiettile e recapitata con la posta; con il lockdown probabilmente è in effetti più semplice mettersi al computer e falsificare una schermata. Al massimo si può chiedere alla Polizia postale di andare dal signor Twitter e chiedere i dati sulla connessione dell’utente che aveva postato lo screenshot, dati che immagino non verranno consegnati, ma nulla di più. Eppure, leggendo l’articolo, Twitter pare semplicemente essere un complice neppure tanto importante del vero sito perpetratore, il che la dice lunga sulla capacità di “leggere” un testo in rete.

(Per la cronaca, che io sappia non è stato chiesto a nessun esperto wikipediano cosa poteva essere successo. Eppure a me continuano ad arrivare richieste di persone che pretendono che io aggiusti un danno fatto a loro su Wikipedia… Si vede che non ne valeva la pena).

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