i guadagni di Google Opinion Rewards
Come tanta gente io ho due numeri di telefono, uno che uso davvero – è quello di lavoro – e uno che sta lì a fare praticamente nulla se non essere ricaricato una volta l’anno. Ho anche due istanze di Google Opinion Rewards, che tipicamente ricevono domande completamente diverse: non chiedetemi perché.
La scorsa settimana però, dopo che sono andato a pranzare da Eataly a Genova, entrambi mi hanno chiesto se ero stato là e se avevo con me lo scontrino da fotografare. Stranamente non l’avevo ancora buttato: così alla prima richiesta ho diligentemente fotografato lo scontrino. Solo che non potevo farlo anche col secondo – e comunque nel frattempo l’avevo finalmente buttato via – e così ho detto “no, non ce l’ho”. La cosa che non mi aspettavo è che in entrambi i casi mi è stata accreditata la stessa cifra (29 centesimi, che per gli standard di Google Opinion Rewards sono parecchi). Confesso che a questo punto mi sfuggono le strategie di Mountain View…

Il problema della ludopatia – o meglio dell’azzardopatia, come Federico Benuzzi scrive in questo libro – è che non è affatto facile curarla, perché non è una dipendenza da qualcosa di fisico. Inoltre i giochi d’azzardo, soprattutto le lotterie istantanee che sono fiorite in questi ultimi anni, sono costruiti in maniera subdola non solo dal punto di vista della matematica ma anche da quello della psicologia, il che significa che dare una spiegazione abbastanza convincente per togliere qualcuno dal gorgo del gioco è doppiamente complicato.
Anna mi ha detto che
Devo dire che gli esempi matematici che François Sauvageot ha portato in questo suo libro mi erano in buona parte nuovi. E chi mi conosce sa che questa non è una cosa così semplice. Da questo punto di vista, insomma, mi sento di consigliare caldamente a tutti gli appassionati di matematica (e professori alle superiori…) di prendersi questo libretto, perché ne saranno deliziati. Quello che però ho notato è che il libro mi pare parlare agli iniziati, e non penso che la colpa sia della traduzione di Gianna Cernuschi, che è poi anche scorrevole. Non sono insomma così sicuro che possa interessare a chi al più si diverte ogni tanto a risolvere qualche problemino di argomento matematico. Insomma, caro lettore, sta a te decidere se vuoi avventurarti nella matematica non troppo difficile ma nemmeno troppo simile a quella scolastica!
D’accordo: via Benefattori dell’Ospedale non è così larga. Ma leggere – nonostante la virgola di troppo – che davanti a Niguarda c’è così tanto traffico
Pensavate che le scoperte matematiche siano davvero fatte da coloro a cui sono intitolate? I matematici ci hanno sempre scherzato su: esiste la legge dell’eponimia di Stigler che afferma «A una scoperta scientifica non si dà mai il nome del suo autore». In questo caso, però, Bruno D’Amore e Martha Isabel Fandiño Pinilla portano la legge alle sue estreme conseguenze, mostrando gli sconosciuti amici e parenti che hanno dato più o meno consapevolmente ai grandi matematici le loro idee. Troviamo così nella prima parte del libro la nonna del giovane Pitagora, ma anche la sorella maggiore di Archimede e tanti altri personaggi, con storie che a mio parere sono davvero divertenti e dovrebbero appassionare i ragazzi. Ma anche la seconda parte, dove gli autori raccontano qualcosa in più dei veri personaggi, è interessante; i ragazzi di cui sopra non scapperanno comunque, anche perché non si parla di matematica vera e propria ma appunto delle vite di quelle persone. Regalatelo a chi pensa di odiare la matematica: magari non cambierà del tutto idea, ma almeno vedrà le cose sotto un’altra luce.