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io, io 2026, milano

Bivaccinato anche quest’anno

Mercoledì scorso mi sono ricordato che era possibile vaccinarsi per influenza e Covid – io sono un soggetto fragile, lo potevo fare gratuitamente già prima di arrivare a 60 anni – e così ho preso il PC e sono andato a prenotare. Eccovi la mia relazione, a bullet come se io fossi un LLM.

  • Trovare il sito corretto: migliorabile. Almeno nella stagione delle vaccinazioni mi sarei aspettato un link direttamente dalla home page del fascicolo sanitario, e invece ho dovuto scavare un po’ e capire che il link alle vaccinazioni per chi andava all’estero valeva anche per chi all’estero non ci andava.
  • Disponibilità: ottima. Avrei già potuto vaccinarmi il giorno dopo, ho scelto di farlo venerdì perché tanto ero a casa. C’erano anche farmacie vicino a casa, ma ho preferito andare a Villa Marelli che è un presidio distaccato del Niguarda.
  • Organizzazione di Villa Marelli: pessima. Avevo un appuntamento per le 8.15; ho poi visto che ne facevano quattro l’ora. Hanno cominciato a chiamare alle 8.35, nonostante il primo turno fosse alle 8, e io sono passato alle 9.10. Del resto c’era solo una coppia di incaricati, quindi eravamo tutti in fila.
  • Burocrazia interna: pessima. Ho scoperto che secondo loro io avevo residenza dove in effetti sto ma domicilio nel vecchio indirizzo che ho lasciato quasi 17 anni fa. Almeno metà delle domande è stata relativa a cose che dovrebbero già sapere, e non esiste il modo di scaricarsi a priori l’elenco delle domande così quando uno arriva può già dire cosa è cambiato.
  • Vaccinazione vera e propria: forse l’ho patita un po’ più del solito come fastidio. Sicuramente non ho avuto febbre, ma indolenzimento che poi nei due giorni successivi si è spostata tra collo e spalle probabilmente perché dormivo male.

In definitiva l’esperienza, come ormai si dice, deve essere parecchio migliorata se si vuole puntare a una maggior percentuale di vaccinati.

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Parlo dell’infinito

Anche quest’anno apro la stagione di conferenze al Circolo Filologico Milanese. Sabato prossimo, 5 settembre, alle 15 racconterò dell’infinito, o almeno di una sua parte finita. L’indirizzo è via Clerici 10 (dietro la Scala, per dare un’idea), l’ingresso è libero, avete il diritto di fare domande al relatore.

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I data center a Pregnana Milanese

Mi sbaglierò, ma il fatto che a Pregnana Milanese si stiano costruendo tre (enormi) data center non mi pare troppo un male. Se quello che scrive il Post è vero, non si toglie terreno agricolo ma si riedifica dove c’erano capannoni industriali dismessi da tempo, dove tanto non c’era nessuno che avesse i soldi per bonificare. Poi magari anche i data center tra qualche anno finiranno a pezzi, ma questo non lo possiamo sapere…

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Tropicale?

temperatura odiernaLa definizione di “notte tropicale” è quella in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi Celsius. Oggi la stazione meteo vicino a casa mia ha segnato una massima di 37,9 (alle 17:15, il che se ci pensate è già qualcosa di inaspettato); sempre meglio dei 41,7 gradi misurati nel Brandeburgo, al confine con la Polonia, d’accordo. Ma il problema è che la temperatura minima, registrata alle 6:13, è stata di 29,2 gradi. Sì, il punto di rugiada è stato intorno ai 20 gradi per tutta la giornata, e quindi c’era qualche possibilità di far evaporare il sudore, ma comunque non sono temperature consone alla mia personale vita.

Ultimo aggiornamento: 2026-06-28 22:25

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L’assoluzione per Ristrutturopoli

La prima sentenza sugli abusi edilizi milanesi con ristrutturazioni che trasformano un capannone di tre piani in un grattacielo da 15 (la Torre Stresa a Milano) è stata di assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”. C’è gente che ci è rimasta molto male: tanto per dire, il Fatto Quotidiano ha tolto dal paywall il suo articolo a riguardo.

Io non sono certo un esperto legale, e di qualcuno mi devo fidare: ho scelto il manifesto. Nel loro articolo innanzitutto spiegano che il fatto per definizione sussiste, d’altra parte il grattacielo c’è e lo vediamo tutti. Però, secondo la nota preparata dal giudice monocratico, per tutti gli imputati «difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e le pronunce della Corte costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione». Quello che insomma capisco io è che quando le autorizzazioni sono state date lo è stato fatto “perché si faceva così”, e di per sé non solo a Milano, anche se qui lo si vedeva molto di più; solo dopo le prime inchieste c’è stato un “contrordine compagni” e quindi si è fermato tutto.

Non so voi, ma io ci vedo un problema. Come mai ai tempi la prassi non prevedeva verifiche su quanta gente in più sarebbe venuta ad abitare nel posto dove si fa la costruzione? È vero che credo che ormai occorra costruire un bel numero di posti auto – non necessariamente sufficienti, ma tant’è – e quindi si può sperare che la situazione parcheggi sia rimasta stabile; ma radunare qualche centinaio di persone in un unico punto dà anche dei problemi di gestione del traffico automobilistico, e almeno quello bisognerebbe considerarlo. Che poi il comune di Milano abbia perso soldi di opere di urbanizzazione è un fatto, ma non un mio problema. Vediamo adesso cosa succederà alla prevista palazzina di cinque piani a fianco di casa mia, che dovrebbe prendere il posto di due fabbrichètte e i cui lavori stavano per cominciare quando è partita Ristrutturopoli.

P.S.: La richiesta della PM di confiscare il palazzo secondo me non stava né in cielo né in terra. Già ho dei dubbi nel caso di cantieri bloccati e anticipi già pagati, ma qua che si voleva fare? Buttare giù il grattacielo?

milano, trasporti

Anatomia di un incidente stradale

il punto dell'incidente (cartina di OpenStreetMap)
Ieri c’è stato un incidente mortale in piazza Carbonari a Milano. Non so quale dei due articoli di Repubblica e Corriere; forse Il Giorno è visibile.

Conosco molto bene quel tratto di strada, e se posso lo evito, sia in auto che in bicicletta; posso immaginare cosa sia successo. Premessa: in quel tratto di strada c’è esattamente lo spazio per due automobili affiancate, e c’è sempre coda, tanto che sono in molti a scendere per piazza Carbonari, passare per via Bizzoni e via Fortis, fregarsene dell’obbligo di svolta a destra e girare a sinistra in via Arbe. (Tra l’altro, quand’è che il comune si decide a cambiare il senso di marcia in quell’isolato?) Immagino che l’Audi volesse fare proprio quello. Ma checché scriva il Corriere, non è che l’automobilista “avrebbe svoltato a destra senza mantenersi vicino al margine destro della carreggiata”, per la banale ragione che sul margine destro della carreggiata c’è una pista ciclabile. C’è solo un piccolo guaio: quella pista è semplicemente disegnata sull’asfalto, il che significa che è piena di scooter e di moto che pensano di essere molto intelligenti. E proprio perché pensano di essere molto intelligenti non è che vadano a quindici-venti all’ora come una bicicletta, ma a tutta velocità. Del resto, se sbatti a 20 all’ora contro uno specchietto laterale caschi e ti fai anche parecchio male, ma non abbatti un segnale stradale e spacchi a metà la moto contro un palo della luce.

La mia domanda è perché quella pista ciclabile non è messa in sicurezza, con cordolo e tutto? O almeno – piano B – perché non si mette in quei tratti una pletora di telecamere e si comincia a dare multe a chi la usa senza averne diritto? Guardate, io mi accontenterei anche di un piano C: eliminare quel simulacro di pista ciclabile, così i poveri automobilisti potranno finalmente usare il margine della carreggiata per parcheggiare lasciando libero il marciapiede. Certo, i poveri motociclisti non avranno più la possibilità di passare – come ho scritto, viale Lunigiana e viale Marche sono quello che sono, due macchine che si muovono una parcheggiata e una bici/moto non ci stanno – ma non si può avere tutto dalla vita.

Ultimo aggiornamento: 2026-05-22 10:03

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Fine di un’era

scaffali semivuoti L’altra settimana sono passato dalla libreria Hoepli, che come sapete è in chiusura. Al piano terreno c’era molta gente, ma sono andato su al quarto piano, sezione “scienze”, e il risultato è quello che vedete nelle foto. Per chi non è mai stato in Hoepli, gli scaffali, sia quelli a muro che le strutture sotto i tavolini, erano sempre zeppe di libri esteri, ordinati per editore: al lettore di narrativa può sembrare una stupidaggine, ma nella saggistica tecnica era fondamentale per andare più o meno a colpo sicuro. Adesso quegli scaffali sono semivuoti, ma soprattutto si trovavano solo libri in italiano usciti da poco, che chiaramente posso trovare in qualunque altra libreria. Vi assicuro che vedere quest’aria di smobilitazione è stato un brutto colpo, e penso alla situazione di quei poveri dipendenti.

scaffali semivuoti

Ultimo aggiornamento: 2026-07-01 23:19

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La nuova “piazza Arcobalena”

Il mio percorso ciclistico per arrivare in ufficio passa da piazza Spoleto, una di quelle zone di Milano inizio Novecento che non sono nate per il traffico automobilistico, e che si trova un tram che va a fare capolinea e una scuola che dà sulla piazza. Alcuni anni fa il comune di Milano decise di fare uno dei suoi esperimenti di “urbanistica tattica”: in pratica divise in due la piazza (e tagliò quindi i flussi veicolari), lasciando una zona centrale come area pedonale. Inoltre definì anche un percorso ciclabile contromano in un tratto di via Spoleto e via Popoli uniti: nella prima fece una vera pista ciclabile separata dall’altra carreggiata da una fila di parcheggi, nella seconda che è più stretta fece quello che credo sia l’unico esempio milanese di “senso unico eccetto bici” (ci sono i cartelli apposta, oltre che la segnaletica orizzontale). Risultato? In via Spoleto le auto parcheggiano sul marciapiede destro, oltre che sull’area a fianco della pista ciclabile e in via Martiri Oscuri parcheggiano a metà tra marciapiede e strada dal lato dove arrivano le bici contromano. Questo nel pomeriggio: al mattino abbiamo semplicemente decinaia di auto parcheggiate a caso per fare scendere i poveri pargoletti che non possono muoversi a piedi.

Adesso però c’è una novità: da lunedì cominceranno i lavori per la sua sistemazione definitiva, compreso un nuovo nome “piazza Arcobalena” che mi sembra parecchio stupido. Ma a parte la toponomastica, quello che non sono riuscito a capire è cosa succederà esattamente. L’unica cosa chiara è che sarà messo un semaforo alla fine del tunnel ferroviario, il che è cosa buona e giusta, visto che passare sotto quel tunnel in direzione viale Monza è una tragedia. Occhei, in bicicletta ci si riesce, ma in auto conviene fare un giro più lungo, prendere un tunnel più a sud e rientrare. O meglio: ho più o meno capito come cambieranno i sensi unici, in modo probabilmente più logico perché dal tunnel si farà tutta via Popoli Uniti per arrivare in viale Monza: ma se ho ben capito quel tratto di via Martiri Oscuri rimarrà pericoloso come e più di oggi. Mi chiedo se valesse la pena di fare tutto questo…

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