Da quando a luglio è entrata in vigore la tassa europea di 3 euro sugli acquisti da fuori UE sotto i 150 euro ho smesso di comprare le robette da poco da Aliexpress: la tassa infatti è sul singolo oggetto e non sulla spedizione. Mi chiedo come mai i cinesi non si siano inventati un passaggio con un “bundle acquisti” per avere un solo pacco spedito, visto che tanto li mettono già insieme, ma non è un mio problema. [A dire il vero ho poi visto che le “offferte a pacchetto” dicono che con tre o più oggetti non si pagano i dazi…] L’altro giorno però mi serviva uno zainetto leggero, e anche con la tassa mi conveniva prenderlo lì; così ho fatto l’acquisto, e ho scoperto che le spese doganali erano… 3,66 euro.
Perché non tre euro? Ci ho pensato un attimo e ho capito che ai tre euro veniva aggiunto il 22% di IVA. Avrei dovuto immaginarmelo, visto che succede la stessa cosa con le accise sulla benzina. Ma continuo a non capire. Cinquant’anni fa, quando avevamo l’IGE, quella era un’imposta generale sulle entrate, e quindi non era illogico metterla sulle tasse. Ma l’Iva è un’imposta sul valore aggiunto: che valore si aggiunge mettendo un dazio?
Ultimo aggiornamento:: 2026-08-16
“Mi chiedo come mai i cinesi non si siano inventati un passaggio con un “bundle acquisti” per avere un solo pacco spedito”
Appunto perché il pizz… dazio “la tassa infatti è sul singolo oggetto e non sulla spedizione”.
Quindi se tu ordini 3 oggetti diversi pagherai comunque 3,66×3 euro in più, anche se ti viene spedito un solo pacchetto.
Riguardo a “le “offferte a pacchetto” dicono che con tre o più oggetti non si pagano i dazi”, io ci ho provato in tutti i modi, ma ancora pagavo il dazio, se non per tutti almeno per qualche oggetto.
Così ho rinunciato del tutto, come hai dichiarato tu all’inizio, e come immagino tanti altri.
A proposito di iva, quanto incasseranno in meno per mancati acquisti su aliexpress i paesi ué con questa estor… bravata del dazio?
credo che l’idea non sia tanto il dazio (che comunque va all’UE e non alla singola nazione) ma il protezionismo verso i locali.
Per l’oggetto, se compri 24 penne sono un singolo oggetto. Secondo me un po’ di creatività ci può stare.
Io acquistavo per sfizio qualche euro al mese. Ora non lo faccio più, sai che protezionismo verso i locali.
Per quanto riguarda gli oggetti sì, se acquisto sette cavi usb dello stesso identico modello pago il dazio una volta sola, ma non mi occorrono sette cavi usb identici.
Tuttalpiù avrei potuto comperarli di metratura e colori diversi ma temo che informaticamente la gestione del dazio sia la stessa del sacchetto di frutta e verdura alla gdo, se acquisti un peperone rosso e uno giallo te lo addebitano due volte anche se tu ne hai usato uno solo.
Non so cosa intendi per “un po’ di creatività”, forse qualche cinese che agli aereoporti d’arrivo sta a rimescolare il contenuto di pacchi omogenei secondo gli ordini dei clienti. Probabilmente si starà pensando alla versione sofisticata di questa creatività “manuale”, vale a dire a magazzini su territorio ué, ma ci vorranno mesi o anni.
“Io acquistavo per sfizio qualche euro al mese. Ora non lo faccio più, sai che protezionismo verso i locali”.
Tu, ma quanti altri spendevano ben più di qualche euro al mese?
“sacchetto di frutta e verdura alla gdo, se acquisti un peperone rosso e uno giallo te lo addebitano due volte anche se tu ne hai usato uno solo”.
Ed è legale tutto ciò o semplicemente nessuno si mette a fare controlli?
far pagare i sacchetti è un obbligo di legge, e mi sa che la legge prevede di avere un sacchetto per ogni tipo di merce (un po’ come qua un dazio su ogni tipo di merce)
Ho provato a interrogare la IA, chiedendole di non inventare (ma si sa che a volte non riesce a non farlo), e sostiene che la Legge 123/2017 (che ha convertito il D.L. n. 91/2017 non contiene alcun obbligo specifico o divieto che imponga l’uso di sacchetti distinti per ogni singolo tipo di merce o alimento acquistato. Mentre disciplina l’obbligo di commercializzare esclusivamente bustine ultraleggere e leggere biodegradabili e compostabili e il divieto di cederle gratuitamente, imponendo che il prezzo di ogni sacchetto appaia sullo scontrino:
“Le borse di plastica di cui al comma 1 non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite”.
quindi all’atto pratico, visto che nessuno mette nello scontrino il sacchetto ma solo “frutta/verdura + sacchetto”, se metti due peperoni diversi nello stesso sacchetto il negoziante sarebbe fuorilegge.
https://substack.com/@christianblues/note/c-252629482
Resto impressionato dalla quantità di risposte in quel filone su Substack, Antonio: pensavo fosse morente (rispetto a IG o TT e un po’ meno X, che inizia a calare se non erro) più del fediverso
Curiosa la confusione su questa [TASSA TEMPORANEA] che taluni attribuiscono a Trump (pensando che siano i famosi dazi), altri ritengono che sia per educare i consumatori EU contro lo shit-fashion, altri ancora che serva a favorire i produttori europei (non saprei bene di cosa) o i piccoli negozi. Insomma ciascuno si inventa il suo, ripescando dalla recente propaganda macroeconomica a piacere. Forntunatamente il 1 luglio 2028 ci sarà una riforma EU della dogana la cui propaganda sostituirà quelle passate.
I 3 € + IVA si applicano per linea di fattura a parità di categoria merceologica (“item”), quindi 24 penne pagano 3 €, 24 penne + 2 cavi usb pagano 6 €, ecc.
Il tutto se il valore complessivo è sotto i 150 €, altrimenti vale la confusione doganale standard e non questa.
(“categoria merceologica” in senso EU, quindi anche qui vale la confusione totale e comunque il venditore cinese stabilisce senza appello quando gli articoli si possono davvero aggregare perché sono nella stessa “declaration line”)
“taluni attribuiscono a Trump […] altri ritengono che sia per educare i consumatori EU contro lo shit-fashion, altri ancora che serva a favorire i produttori europei […] o i piccoli negozi”. Insomma ciascuno si inventa il suo, ripescando dalla recente propaganda macroeconomica a piacere. Forntunatamente il 1 luglio 2028 ci sarà una riforma EU della dogana la cui propaganda sostituirà quelle passate.
“Il tutto se il valore complessivo è sotto i 150 €, altrimenti vale la confusione doganale standard e non questa”.
Tanto per semplificare ulteriormente la vita ai dipendenti ADM.
““categoria merceologica” in senso EU, quindi anche qui vale la confusione totale”
Aspè ma la UE non fa altro che usare i gruppi merceologici del sistema di classificazione globale chiamato sistema armonizzato (SA), che è dell’OMD (Organizzazione Mondiale delle Dogane), integrato da ulteriori suddivisioni chiamate con tutto il SA “nomenclatura combinata”. Il grosso è quindi un modello mondiale: sono le ulteriori suddivisioni microscopiche a farti dire della confusione totale?
https://trade.ec.europa.eu/access-to-markets/it/content/classificazione-dei-prodotti
Il fatto è che i prodotti cinesi non hanno nessun valore aggiunto.
Quindi l’IVA tecnicamente non li dovrebbe riguardare… ma ci sono mille altri motivi (sia tecnici che legali) per poter imporre tasse (o dazi) ben superiori all’IVA sui prodotti e i paesi che vivono di dumping.
Non è una tassa su una tassa, tecnicamente parlando, ma un dazio doganale. Come tale, è soggetto ad IVA.
Qualsiasi bene venduto ad un utente finale è soggetto ad IVA, che sia una cinesaglia farlocca o meno non fa differenza.
Il motivo per cui questo dazio è stato introdotto riguarda due entità distinte: chi i pacchi li spedisce (dato che devono sobbarcarsi i costi di milioni di pacchi da trasferire) e di alcune industrie (essenzialmente oggettistica ed abbigliamento) che hanno fatto lobby.
Gli impatti erano previsti unicamente sugli utenti finali, ma in realtà impatta anche alcune utenze professionali (riparatori, piccoli laboratori,etc) che usano aliexpress.com od alibaba.com per acquistare consumabili e pezzi di ricambio. Queste utenze tuttavia non sono rappresentate in UE, e l’analisi di impatto fatta ai tempi non li ha prese in considerazione.
È facile prevedere che le merci più richieste in queste piattaforme vengano messe a magazzino UE eludendo il dazio. Per il resto, mi sa che la dovremo tenere, a meno che non collassino alcuni business. Dovremo aspettare diverso tempo però per vedere gli effetti.
Se le merci vanno massicciamente in magazzino UE non si elude un bel niente perchè si ricade nel caso degli “oltre 150 €” e dei relativi dazi (a discrezione della dogana in termini di applicazione ed entità, ovviamente).
Ma un punto è assolutamente corretto “Dovremo aspettare diverso tempo però per vedere gli effetti”. Infatti questi dazi “semplificati” sono accuratamente monitorati per vedere se i consumatori cambiano i loro comportamenti sbagliati oppure se perseverano nei loro errori e, in ogni caso, adottare le opportune modifiche nel 2028.
No, sbagli. Se una merce qualsiasi viene tenuta a magazzino da qualcuno, quel qualcuno anche solo a bilancio l’ha messa in carico e “pagata”. Dal magazzino poi viene spedita cone ordine, e non paga assolutamente nulla perché origina dalla UE. Il tutto funziona se e solo se qualcuno si prende il rischio finanziario relativo allo stoccaggio. Il problema è che per coprirsi da questo rischio i prezzi debbono aumentare comunque, e non sempre il gioco vale la candela.
Se parli dei depositi doganali (depositi IVA non possono essere visto che parliamo di merci che arrivano da extra-EU), è vero che c’è un differimento del pagamento dei dazi e dell’IVA, ma (a meno di reati vari) non c’è mai una soppressione degli stessi.
Direi che si possono fare molte critiche allo stato ma, sia pure con i loro tempi, quando si tratta di incassare da soggetti generici tappano con cura tutti gli eventuali buchi. Dal reverse charge sui cellulari alle targhe polacche, lo stato non si rassegna a perdere per sempre delle belle fonti di denaro.