Nome dell'autore: .mau.

rec-2025, recensioni

MATEMATICA – Lezione 53: Matematica e leggi di mercato

copertina
Il mese scorso, mentre tenevo una conferenza sulla storia della trigonometria, a un certo punto ho detto “Con la matematica non si fanno i soldi”. Ci ho pensato un istante, e ho subito aggiunto “A meno che non si sia agenti di borsa”. Quello che è successo è che da quando si è cominciato a comprare e vendere non solo beni, ma anche la possibilità di comprare i beni nel futuro (i futures), assicurazioni sul non rimanere in braghe di tela in caso di crolli o impennate del valore (i derivati) e via discorrendo, le cose si complicano. Negli anni ’70 viene però ideata un’equazione, quella di Black e Scholer, che ha permesso di riportare tutto questo nell’ambito della matematica e quindi dare loro una logica quantitativa. Alessandro Viani spiega bene in questo volume come sia nata l’equazione (per i curiosi: supponendo che la fluttuazione del valore segua un moto browniano sovrapposto a una funzione del valore del bene nel tempo) e soprattutto quali siano i suoi limiti, cosa che manca a parecchi analisti che prendono i risultati del modello come un oracolo. Insomma, mi spiace ma anche conoscendo la teoria non è detto che possiate guadagnare in borsa, però almeno dovreste limitare le eventuali perdite!

I giochi matematici preparati da Viani sono legati alla probabilità, come del resto capita anche nel moto browniano; Veronica Giuffré presenta la vita di Bruno De Finetti, statistico ed economista che ha coniato una definizione di probabilità molto diversa da quella formalistica insegnata a scuola e che è più utile in pratica.

Alessandro Viani, Matematica – Lezione 53: Matematica e leggi di mercato, allegato a Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera, €6.99 più il prezzo del giornale.

pipponi, pipponi-2025

La fine di Satispay?

logo satispay barrato In questi anni mi sono sempre chiesto quale fosse il modello di business di Satispay. È vero che io lo uso anche per acquisti di qualche decina di euro, ma in generale la sua grande utilità è per i micropagamenti, che erano comodi anche per i negozianti perché non pagavano commissioni sotto i dieci euro di spesa (e avevano una commissione fissa di 20 centesimi sulle spes superiori). E in effetti oggi è apparsa la notizia che tra due mesi introdurrà una commissione fissa dell’1% su tutti gli acquisti nei negozi fisici, e dell’1,5% sugli acquisti online.

In quest’ultimo anno molti negozianti accettano la carta di credito anche per microagamenti senza fare una piega: mi è capitato di prendere un caffè, provare a pagare con 10 euro e chiedermi se avevo una carta. E ho il sospetto che le commissioni VISA/Mastercard su questi pagamenti siano bassi. A questo punto perché un commerciante dovrebbe usare Satispay, che in fin dei conti è una peculiarità del tutto italiana? La mossa mi pare insomma disperata ma forse non risolutiva se non in negativo.

wikipedia

Doxxing su Wikipedia

Leggo su Slate che la Heritage Foundation, il think tank americano che sta gestendo il famoso Project 2025 che tanto piace a Trump, vuole “identificare e prendere di mira” gli utenti di Wikipedia che secondo loro “abusano della loro posizione” su Wikipedia. Il motivo del contendere dovrebbe essere il fatto che quegli utenti sono filopalestinesi.

Non entro sulla neutralità o meno delle voci in questione, che non ho nemmeno guardato. Sono almeno quindici anni che affermo che Wikipedia non può dare la verità, ma al più la verificabilità di quello che scrive (e sì, lo so che a volte non riesce nemmeno a fare quello). Quello che è proccupante è l’intimidazione degli utenti. Come sapete, anche quando nell’enciclopedia non si scrive come anonimi quello che si legge come autore è solo il nickname scelto: nel mio caso per esempio io mi firmo “.mau.”, con scarsissima fantasia. Il nickname, oltre che essere figlio della cultura di rete degli anni ’90, serve anche nel caso di testi che potrebbero generare reazioni anche sulla persona: chi scrive su argomenti delicati potrebbe quindi decidere di farlo sotto pseudonimo, cosa che non dovrebbe nuocere a Wikipedia perché si immagina che le affermazioni inserite abbiano le fonti a supporto e altrimenti verrebbero tolte, nome vero o falso che abbiano.

Io indico esplicitamente sulla mia pagina utente il mio nome e cognome, ma io non scrivo su temi caldi. Inoltre io sono da così tanti anni in rete e ho scritto pubblicamente così tante cose che trovare informazioni su di me è banale, e comunque parto sempre dal principio che tutto quello che scrivo potrà essere usato contro di me, e quindi sto attento a quello che scrivo. Ma appunto non è troppo difficile trovare informazioni su qualunque persona scriva in rete, se si cerca con sufficiente sforzo: tutto questo è il doxxing, e ne vediamo esempi tutti i momenti. Anche nel nostro piccolo circola una lista di “veri nomi di amministratori di Wikipedia in italiano” (con alcuni errori), tanto per dire.

Il fatto è che il doxxing è MOLTO pericoloso, sicuramente molto più della boutade di Musk che offre un miliardo di dollari a Wikipedia se cambierà il nome in Dickopedia. (Poi uno si può chiedere perché rosica così tanto, ma la gente è spesso strana). Io preferisco una Wikipedia poco perfetta a una Wikipedia ingessata, anche se la Heritage Foundation avesse ragione sulla mancata imparzialità di quelle voci: si comincia così e non si sa mai dove si finisce, anzi lo si sa benissimo.

IA e informatica, ia-2025

Tutti rubano da tutti

la homepage di libgen Che per addestrare gli LLM occorra una strabalardata di roba lo sanno ormai anche i sassi. Che la strabalardata di roba sia presa in modo più o meno onesto, pure. Però anche partendo da questi assiomi si può arrivare a qualcosa di divertente.

Leggo su ghacks.net che un gruppo di autori ha fatto causa a Meta perché avrebbe violato il copyright addestrando i suoi >modelli su 81,7 terabyte di libri piratati: più precisamente quelli di libgen. Fin qua nulla di strano: diciamo che sono tutti segreti di Pulcinella. Ma la parte più divertente è quella che viene indicata come linea di difesa da parte di Meta: loro hanno affermato che addestrare i modelli di intelligenza artificiale su dataset pubblicamente disponibili [grassetto mio] costituisce un “fair use” rispetto alla legge dul copyright e loro semplicemente fatto un uso trasformativo dei dati.

Tralasciando che per esempio per la legge italiana (ma mi sa anche per quella americana) si entrerebbe nel campo delle opere derivate che continuano a dover rispettare il copyright, vi rendete conto di cosa succederebbe se Meta vincesse la causa? Automaticamente libgen otterrebbe uno status legale, che ora ovviamente non ha. Chi l’avrebbe mai detto?

rec-2025, recensioni

International Mathematics Tournament of the Towns, Book 1: 1980-1984 (ebook)

copertina
L’International Mathematics Tournament of the Towns è una gara di matematica per gli studenti delle superiori nata nell’allora Unione Sovietica e poi estesa in tutto il mondo. La particolarità è che ci sono due categorie di artecipanti, e alcuni problemi sono presentati in due formati, uno più semplice e uno più generale. A diffferenza dei volumi sugli anni successivi, questa edizione di giochi essenzialmente russi dal 1980 al 1984 è praticamente introvabile fuori dall’Australia (non chiedetemi perché abbiano pensato di stamparlo e poi di ristamparlo là): è un peccato, perché ho trovato molti problemi davvero interessanti e soprattutto diversi dal solito. Una bella lettura, insomma: e come dice N. N. Konstantinov nella prefazione, “I giochi matematici mettono insieme divertimento e lavoro serio. È probabile che alcuni studenti troppo seriosi non siano interessati a risolvere problemi che appaiono loro troppo divertenti o frivoli. Ma vi avviso: in generale trovare la soluzione a questi problemi non è affatto uno scherzo. Molti di essi usano concetti matematici molto seri”.

Peter J. Taylor (ed.), International Mathematics Tournament of the Towns, Book 1: 1980-1984, AMT Publiching 2012 (1993), pag. 124, AU$ 29,95, ISBN 9781876420406

Voto: 4/5

trasporti

Stop a catena alla metro

Ieri sera dovevo andare alle prove del coro (non quello solito, un altro…) che di tengono dietro piazza Duomo. Ho preso la metropolitana, ma arrivato a Turati non è ripartita. Ogni tanto arrivava un messaggio (automatico) dagli altoparlanti interni che diceva ai viaggiatori che “si era in attesa del segnale di via libera dalla centrale” (non è molto noto che la Gialla a Milano è semiautomatica: il macchinista fa poco di più che aprire e chiudere le porte, oltre che controllare che nessuno si butti sotto il treno). Dopo cinque minuti mi sono scocciato, sono uscito e mi sono avviato a piedi, tanto è meno di un chilometro e andare al bikemi più vicino mi avrebbe fatto perdere troppo tempo.

La cosa che però mi ha lasciato perplesso è che giunto (in ritardo) alle prove mi è arrivato un messaggio da ATM dicendo che c’era un guasto agli impianti al capolinea di San Donato, tanto che i treni facevano capolinea a Rogoredo che è la fermata precedente. Ora, da Turati a San Donato ci saranno 10 fermate. Capisco che la segnalazione blocchi i treni se il tratto seguente non è libero, ma alle 20 non è che ci siano tutti quei treni in circolazione. Com’è possibile che il blocco arrivasse fino a Turati? E se ll guasto c’era da un pezzo, perché non segnalarlo subito, che mi prendevo un bikemi?

Aggiornamento: (12:30) A quanto pare il guasto era più grave del previsto, tanto che hanno dovuto bloccare la metro fino a Porta Romana (il primo punto dopo il centro in cui i treni tornano a essere sullo stesso livello). Turati-Porta Romana è un percorso dove posso immaginare che la congestione si propaghi, ma resta il fatto che il blocco ulteriore è stato annunciato un’ora dopo…

curiosita', curiosità-2025

I laghi Aral

i laghi Aral da Google Maps satellite Quando andavo a scuola, il lago Aral era il più grande lago interno asiatico, ma già i libri di geografia dicevano che era a rischio evaporazione perché non aveva immissari. Ieri ho scoperto che non si parla più di lago Aral ma di laghi al plurale, perché è rimasta davvero poca roba come si può vedere in figura. Pare però che il Kazakistan, dove è rimasto il lago Aral del nord, abbia un ambizioso piano per salvare il salvabile: qui si può leggere cosa è stato fatto fino ad adesso, con canali artificiali per creare un immissario.
Non so se sia solo la prosa ex=sovietica, ma a me queste operazioni sanno tanto di marketing politico, anche se non ho idea verso chi: la notizia è di un mese fa e non mi pare di averla vista prima in giro. Devo anche dire che non so come sia cambiata la situazione politica negli ultimi vent’anni, dopo che il padre-padrone Nazarbaev (che ho scoperto essere ancora vivo…) ha formalmente lasciato il potere. Tra l’altro ero anche convinto che fossero passati dall’alfabeto cirillico a quello latino, ma vedo che non è così…

(per i curiosi, John Baez ha postato una serie di foto che mostrano come il lago si è prosciugato negli anni)

Torna in alto