Orologiao, ao, ao
Io sono ancora della generazione che per sapere che ora è usa un orologio. Essendo io quello che sono, il mio orologio è un Casio da 25 euro o giù di lì, con doppio display a lancette e a cristalli liquidi: quest’ultimo fa anche da datario e da cronometro, ed è in genere lasciato sulla data.
In trent’anni di orologi Casio di questo tipo, ho imparato che vanno tutti leggermente in ritardo: diciamo meno di un secondo al giorno, anche se non mi sono messo a fare esperimenti per verificare se c’è una diversità stagionale. Non è un grave problema, una volta al mese lo riallineo. Però ho scoperto che questo esemplare particolare ha un problema: la parte analogica rallenta di più. Mercoledì ho scoperto che mentre la parte digitale aveva un ritardo di una decina di secondi quella analogica era indietro di due minuti. Il guaio è che per l’appunto io tendo a guardare le lancette perché è più semplice conoscere l’ora, e per uno come me che si muove sempre sul filo dei minuti la cosa diventa problematica.
Se fosse tutto l’orologio a perdere colpi me ne farei una ragione senza pensarci troppo su, ma questo mi lascia davvero perplesso. Come è possibile che due orologi comandati dallo stesso quarzo si comportino in modo così differente?

Fantascienza dovrebbe significare “scienza su premesse fantastiche” ma in realtà oggi è un termine onnicomprensivo. Resta però un nucleo di persone che continua a fare fantascienza hard, cioè su serie premesse fisiche ancorché portate a conseguenze estreme, e parallelamente c’è chi si mette a questionare tali premesse dal punto di vista scientifico, come Adler fa in questo libro. (Charles L. Adler,