L’obbligo dei vaccini

Io sono oramai abituato a vedere complottisti ovunque, e non ci faccio più nemmeno troppo caso: mi limito a dividerli in chi ci è e in chi ci fa. Non ho la capacità di rispondere ai secondi, che tipicamente hanno una conoscenza della retorica molto superiore alla mia, e non ho interesse di rispondere ai primi perché so che non ci guadagnerei nulla, come spiega la nota massima “non metterti a discutere con un imbecille: lui ti porta al suo livello e poi vince perché più esperto”.

Confesso però di essere rimasto perplesso davanti all’attuale crociata contro la nuova legge che rende obbligatori i vaccini. Trovo antivaccinisti insospettabili, e non riesco proprio a capire quale sia il loro ragionamento logico che li porta a fare questa scelta. So che non è la bufala dei vaccini che causano autismo. Forse è la richiesta di decidere da soli cosa sia meglio per i propri figli, cosa che andrebbe benissimo se non fosse per il piccolo fatto che non lo si decide solo per loro: come scrissi sul Post e poi ampliai in Matematica in pausa pranzo, i vaccini non possono dare una copertura al 100% e si basano su un equilibrio tra il minimizzare le possibili reazioni dei vaccinati e la probabilità di trovare il batterio o il virus in giro, e questa probabilità dipende dalla quantità di persone vaccinate.

Qualcuno saprebbe spiegarmi meglio? Astenersi pappagalli e perditempo.

Venderanno anche le pentole?

Mi era arrivato questo messaggio ieri pomeriggio (“Restano solo 50 posti!”), me n’è arrivato un altro adesso.
D’accordo che a Torino devono mostrare di essere più bravi di Milano, ma la cosa mi sembra più simile a quelle gite per vendere le pentole che andavano tanto di moda vent’anni fa.

(ah: ci sono anche due euro di sconto sul biglietto del Salone, ma il ritorno non è previsto. Sapevàtelo)

intercettazioni sospette

Io capisco che Silvio B. oramai non ha più l’appeal di un tempo, e che al Fatto Quotidiano abbiano fatto un esame costi/benefici e deciso che era opportuno trovare un altro bersaglio, nella fattispecie Matteo R. Nulla di male, bisogna pur vendere.

Però mi fa un po’ specie sbattere in prima pagina l’intercettazione di una telefonata del Matteo al su’ babbo del 2 marzo scorso. Non riesco proprio a credere che Renzi figlio non sapesse che il telefono di Renzi padre potesse essere intercettato; e di per sé quello che appare sulla registrazione a me dà tanto l’aria di uno che si stia parando il culo ad usum giornalorum, consigliando al padre di dire tutta la verità. Quindi la domanda si sposta: quelli del Fatto sono tanto stupidi da pensare che i loro lettori non se ne accorgano, oppure sono abbastanza furbi da sapere che i loro lettori sono tanto stupidi da non accorgersene?

stupri di serie A e di serie B

A me non pare che Deborah Serracchiani sia chissà quale cima politica: la sua fortuna nacque perché era andata contro “Minimo” D’Alema e in parte per la sua frangetta. La sua uscita di ieri (archivio) lo dimostra, e se volete dimostra anche che non ha scelto così bene il suo staff. Per chi non l’avesse vista, la frase incriminata è «La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese», riguardo al tentativo di stupro di una minorenne da parte di un richiedente asilo.

Però. Che cosa avrebbe fatto meglio a dire, Serracchiani? Avrebbe potuto tacere. In fin dei conti non penso che lei esterni in veste ufficiale ogniqualvolta accade un tentato stupro, ancorché di una minorenne. Avrebbe potuto limitarsi a dire che la violenza sessuale è un atto odioso e schifoso, ed esprimere una solidarietà generica alla ragazza. Beh, fosse successo così scommetto che la polemica sarebbe scoppiata lo stesso per la sua omertà. Io avrei forse continuato dopo “schifoso” con qualcosa tipo “Sono addolorata che tale atto sia stato compiuto da una persona che abbiamo accolto nel nostro Paese”, evitando i confronti ma comunque segnalando il fatto del richiedere asilo, che è una cosa ben diversa dall’essere genericamente stranieri, e soprattutto avrei evitato le sue frasi seguenti: «Per quanto mi riguarda, gesti come questo devono prevedere l’espulsione dal nostro Paese, ovviamente dopo assolta la pena. Se c’è un problema di legislazione carente in merito – ha aggiunto Serracchiani – bisogna rimediare». A parte questa deriva grillo-salviniana, la presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia dovrebbe sapere che in questi casi, anche se a posteriori rispetto all’identificazione, valgono le previsioni dell’articolo 6, comma 2c, del Decreto Legislativo 18 agosto 2015 n. 142; un politico nazionale di primo piano dovrebbe sapere bene queste cose. Poi per fortuna non faccio il politico, perché non garantisco andrebbe bene nemmeno il mio testo: ma almeno io posso parlare al vento.

Un gioiellino

Il capitalismo bancario in Italia è sempre funzionato così: quando una banca stava per fallire, la si faceva comprare da una più grande per nascondere le magagne e parare il culo agli azionisti (ok, venivano anche salvaguardati i piccoli correntisti, ma questo era un effetto collaterale). Insomma, che qualcuno abbia chiesto a Unicredit di prendersi Banca Etruria non è nulla di strano, e il fatto stesso che il possibile acquirente abbia fatto un controllo e gentilmente rifiutato l’offerta dimostra che non ci sono stati atti di concussione o simili.
Resta il fatto politico: che la richiesta non fosse arrivata così genericamente dal governo, ma dalla figlia del vicepresidente di Banca Etruria. È vero che i nostri governanti ci hanno ormai abituato a performance non proprio eccezionali, ma sono pronto a scommettere che alla fine si scoprirà che la richiesta è arrivata da qualcun altro che avrà accennato a Maria Elena Boschi (o perché gliel’avrebbe fatto presente lei, o perché sarebbe poi potuta essere contenta).

dinosauri

Queste sono le pagine bianche più pagine gialle di Milano, anno 2017/18. Le ho fotografate vicino al mio pc (15″) per dare un’idea delle dimensioni (oltre che del casino sulla mia scrivania). Il formato è leggermente inferiore a un A4, lo spessore 2,7 cm e 1 cm rispettivamente. Il numero di pagine non lo so perché non le ho nemmeno tolte dal cellophane, le ho solo prese per fotografarle. Tenete conto che sono arrivate il 28 aprile, una decina di copie lasciate sotto il portone, e a ieri ce n’erano ancora tre. Vent’anni fa c’erano due volumi ben più grandi per le pagine bianche, e uno per le gialle.

Quello che mi chiedo è quanta gente oggi usi davvero le guide del telefono (se non come fogli di carta velina per altri usi, ricordo da bambino che la merciaia vicino a casa vi avvolgeva le cose acquistate) e se non costerebbe meno fare un opt-in: chi vuole il cartaceo lo chiede e glielo danno alle stesse condizioni di adesso. O volete dirmi che riescono ancora a venderci pubblicità, e quindi devono millantare grandi distribuzioni?

Carmelo Zuccaro

Guardate, io posso anche accettare come ipotesi di lavoro che ci siano collusioni tra alcuni scafisti e alcune ONG che girano per il Mediterraneo. Il lavoro dei procuratori dovrebbe essere verificare ipotesi di reato e poi eventualmente rinviare a giudizio se ci sono fondati sospetti.
Ma se prendi le tue informazioni da Internet e non hai uno straccio di prova, perché mai ti metti a sbandierare ai quattro venti le tue idee – chiamarle ipotesi è davvero troppo – anziché fare indagini riservate e uscirtene fuori quando hai in mano qualcosa? Speri che l’intelligenza collettiva della Rete ti tiri fuori le prove, #ovviamentegratis?

Il concertone

Da quanto ho capito, lo scopo principale del Concertone del Primo Maggio è permettere ai commentatori di Facebook di lamentarsi di quanto sia brutto, e ai metacommentatori di lamentarsi perché la gente continua a guardarlo se è così brutto. Quest’anno devo dire che si è raggiunto un livello ulteriore, con l’ufficio stampa di Edoardo Bennato che si è lamentato (sempre su Facebook, non so se anche altrove) perché la Rai ha inopinatamente tagliato l’ultimo dei quattro brani della sua performance per mandare in onda la pubblicità.

Io non entro in queste dinamiche: non avendo mai seguito il Concertone non saprei decantarne i pregi e stigmatizzarne i difetti, né la cosa appunto mi cambia la vita. Però una curiosità mi resta: che ci azzecca la musica, bella o brutta che sia, con la Festa dei Lavoratori?