Telecom, OpenFiber e le aree bianche

A torto o a ragione, Telecom non è mai stata amata dal governo Renzi, tanto che le gare per l’assegnazione dei (pochi) fondi statali per cablare in fibra le tante zone italiane in perdita sono state esplicitamente scritte per penalizzare chi potrebbe direttamente vendere i servizi. Telecom ha promosso (e perso) una sfilza di ricorsi dopo la prima gara, e ha evitato di presentarsi alla seconda (e immagino anche alla terza) per evitare almeno la beffa oltre al danno.

A questo punto l’azienda ha cambiato completamente strategia, e ha deciso (spremendo fornitori e dipendenti per avere più soldi) di investire in proprio sulle zone in perdita. La logica, per quello che ho capito io, ha un certo qual senso: se si fa in fretta si riesce ad arrivare molto prima di una società nata più o meno dal nulla, e la tecnologia FTTC da un lato fornisce una banda tra i 30 e 100 Mb/s sufficiente per molti e dall’altro permette di continuare a mettere a bilancio la rete in rame. Insomma, una riduzione del danno (e possibilmente la capacità di vendere servizi video, anche se ho dei dubbi al riguardo).

Cosa sta succedendo? Che il governo Gentiloni – che pure di telecomunicazioni dovrebbe saperne – ha minacciato di chiedere i danni a Telecom per aver deciso di fare investimenti dove l’anno scorso aveva detto che non era interessata. (Oggettivamente a fine dicembre aveva comunicato questa volontà a Infratel, come da legge, ma la cosa non conta). Cattaneo ha risposto per le rime come sua abitudine; io nel mio piccolo mi chiedo perché il famigerato bando non abbia previsto delle revisioni nel caso il mitico “mercato” avesse cambiato le proprie idee, ma è chiaro che di economia e di politica non ci capisco nulla.

Perché mi sta sul gozzo…

L’altro giorno Filippo Facci si è lamentato su Facebook (http://archive.is/9Adg2) perché il Consiglio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia l’ha sospeso in primo grado per due mesi a ragione di un articolo da lui pubblicato il 28 luglio 2016, intitolato “Perché l’Islam mi sta sul gozzo”.

Io non capisco perché all’OdG lombardo sono stati necessari undici mesi per tirare fuori una sentenza, ma lasciamo stare. Quello che vi chiedo di fare è dire che cosa pensereste se quell’articolo (che Facci ha riportato) fosse stato “Perché il cristianesimo mi sta sul gozzo” (ci sono pochissime modifiche da fare) oppure “Perché gli omosessuali mi stanno sul gozzo” (qualche modifica in più, ma nemmeno troppe). Per gli amanti della reductio ad Hitlerum propongo “Perché i nazisti dell’Illinois mi stanno sul gozzo”. In genere questo è il sistema più semplice per farsi un’idea 🙂

Donnarumma

Io so che Donnarumma è un giovane portiere, in questo momento in forza al Milan. (Lo so perché c’è stata un numero di Topolino con Paperumma in copertina, cosa credevate?). Io so che ieri l’A.C. Milan ha emesso uno scarno comunicato nel quale si fa sapere che il calciatore non prolungherà il suo contratto, in scadenza alla fine dell’anno prossimo. Ho sentito un po’ di tifosi milanisti che dicono di tutto, dal suo trasferimento alla Juventus a quello al Real Madrid. Ho sentito un po’ di tifosi interisti e romanisti prendere in giro i tifosi milanisti, perché a quanto pare Donnarumma aveva giurato sempiterno amore alla squadra rossonera. Fin qui nulla di così peculiare.

Quello che non mi era mai capitato è vedere gente scrivere insulti verso il fedifrago su Wikipedia. Ma attenzione! Non nella voce su di lui o su quella del Milan: in voci a caso (l’ultima che ho visto è stata quella su Giosuè Carducci, che con tutta la mia buona volontà non riesco proprio ad associare al giuoco del calcio). D’accordo che il pallone è il nostro sport nazionale, ma non è che qui stiamo un po’ esagerando?

‘O sole mio

Ho scoperto leggendo Wikipedia che ‘O sole mio non è affatto nel pubblico dominio, nonostante i suoi autori Eduardo Di Capua (musica) e Giovanni Capurro (testo) siano morti rispettivamente nel 1917 e nel 1920, e quindi i settant’anni dalla morte dell’ultimo degli autori siano trascorsi da mo’.

Com’è possibile? Semplice. Casualmente, nel 1973 l’editore Bideri affermò che tale Alfredo Mazzucchi, morto quasi centenario l’anno passato, in realtà aveva collaborato con Di Capua per la parte musicale del brano, cime di altri 18 (o 23, non è ben chiaro). La SIAE, nella persona dell’allora presidente Bideri (no, non è un caso di omonimia), appoggiò la richiesta; dopo una lunga vertenza legale l’attribuzione fu accolta, e così il brano resterà sotto copyright fino al 2042, salvo ulteriori allungamenti che sono sempre possibili. Se fate conto che negli anni ’70 del secolo scorso il brano rendeva 300 milioni l’anno di diritti vi lascio immaginare la quantità di soldi in gioco.

Ah: Di Capua e Capurro sono morti in povertà, come leggete per esempio qui: giusto per darvi qualche argomento per rispondere a chi afferma che il copyright serve a tutelare l’autore. Il concetto era sensato quando nacque: poi sono arrivati gli squali.

Totò Riina

Avrete sicuramente letto sui giornali che la Cassazione ha sentenziato che Totò Riina, in quanto gravemente malato, ha il diritto di uscire dal carcere. Beh, naturalmente le cose non stanno proprio così.

Innanzitutto saprete certo che la Cassazione non dà un giudizio di merito ma di metodo; non entra nei fatti, insomma, ma controlla che gli altri organi giudiziari abbiano fatto bene il loro lavoro. In questo caso la sentenza – ve la potete leggere per esempio qui – afferma più o meno questo: “Caro tribunale di sorveglianza di Bologna: tu hai detto che le condizioni di Riina non sono tali da dargli i domiciliari ma sono compatibili con il carcere. Peccato che l’hai detto in modo confusionario e contraddittorio; per favore quindi riscrivi da capo e mostra seriamente che può restare in carcere”. Come vedete, la cosa è ben diversa. D’altra parte, a dirla tutta, è un anno e mezzo che Riina non è in prigione ma in ospedale, proprio per le cure di cui ha bisogno, e per il fatto che il letto speciale che gli occorrerebbe a quanto pare è troppo grande per entrare nella sua cella a Parma (ah, i grandi vantaggi dei mobili Ikea).

Messi i puntini sulle iota, posso aggiungere anche i miei due cent al dibattito di questi giorni sulla “morte dignitosa”. Dal mio punto di vista, chiunque ha il diritto di essere curato, e sapere Riina in ospedale (sempre in isolamento come da 41 bis) mi pare una cosa ovvia. Ben diverso è il punto sul “morire a casa propria”. Da un lato, non mi pare che il boss si sia mai pentito; dall’altro, anche se non fosse più totalmente capace di intendere e di volere – cosa che però non mi pare si verifichi – lui resta ancora un simbolo della mafia, e sarebbe comunque una meta di pellegrinaggi che nemmeno padre Pio. Nessuna gogna, insomma, ma un principio da mantenere, che non ha nulla a che fare con la punizione.

P.S.: non ho però ben capito quelli che fanno un paragone con la vicenda di DJ Fabo. Forse che pensano di procurargli direttamente quella morte dignitosa con una bella iniezione?

E tu ti fidi di Lennon?

Nel saggio che sto leggendo, a un certo punto c’è questa citazione dalle Playboy interviews di John Lennon:

«Il Maharishi apparve, Brian [Epstein, il manager del gruppo] morì, apparve Yoko [Ono]. […] Sembra impossibile che tutto accadde nel 1966!»

La citazione è corretta, nel senso che è quello che Lennon effettivamente disse; peccato che Epstein morì l’anno dopo, nel 1967. Che John sbagliasse le date è assolutamente normale, ma magari se stai scrivendo un saggio sulla musica pop di quegli anni incentrato sui Beatles ci dai un occhio.
Peccato veniale dell’autore? Non proprio, visto che tutta la frase è la seguente:

Certo, per i Beatles, il 1966 fu tutt’altra cosa anche per ragioni personali. Lo rievoca Lennon: «Il Maharishi apparve, Brian [Epstein, il manager del gruppo] morì, apparve Yoko [Ono]. […] Sembra impossibile che tutto accadde nel 1966!». Questa accelerazione troverà il suo massimo contrasto nell’anno successivo, il 1967, così fitto di eventi che tutto sembrò rallentare: […]

Ora, capisco che tu hai una tesi e devi fare in modo di trovare esempi che te la corroborino. Ma almeno fatti furbo, e ritaglia meglio gli esempi!

Il coraggio delle proprie idee

Di cosa io penso del COISP ne ho già scritto in passato. Scopro oggi che ieri mattina hanno scritto un tweet con il testo

«Dire “non tutti i musulmani son terroristi” è come liberare 10 leoni in città e dire: “Tranquilli, solo 4 sbranano. Gli altri son innocui…»

Il tweet è stato prontamente cancellato da questi leoni, nonostante avesse raccolto un certo qual numero di commenti positivi in materia; sono sicuro che la cancellazione sia stata un errore, perché non mi sembra un testo così diverso dalle altre esternazioni di tale sindacato di polizia.

Nel caso non fosse stato così e al COISP abbiano pensato che forse era meglio cancellare certe tracce, mi pregio ricordare loro che esistono siti (di terze parti…) dove certe pagine “interessanti” vengono archiviate, proprio perché non si sa mai.

Regole

Da buon ciclista urbano, so che in molti incidenti in cui sono coinvolte auto e biciclette il ciclista non è affatto senza macchia; il concorso di colpa è l’ipotesi di partenza, e a volte l’automobilista non può davvero accorgersi del ciclista. Guardando questo video, però, è evidente che l’automobile ha tagliato la strada al ciclista senza avere messo prima una freccia. Intendiamoci: io parto sempre dal principio che quello che si fa male sono io e quindi avrei tenuto in conto la possibilità di vedermi tagliata la strada, ma questo è irrilevante nel contesto. Quello che non è irrilevante sono i commenti: «La maggior parte è a favore dell’automobilista. C’è anche qualcuno che dice: “I ciclisti non rispettano nessuna regola” o anche “rispettate il codice della strada”, “se tutti gli sportivi si comportassero come i ciclisti, in Italia non si circolerebbe più”. E infine: “La strada è per le auto non per i ciclisti, esistono le piste ciclabili”.»; commenti che mostrano come la gente ormai non ragiona sui fatti ma parte in quarta con i pregiudizi.

Ciò detto, visto che non è che io possa sprecare un pippone così, aggiungo un po’ di cose. La prima: perché Repubblica non ha messo da nessuna parte il link al post di Facebook?. La seconda: perché Repubblica ha rallentato il video originale, facendo sembrare che l’incidente fosse avvenuto ai 15 all’ora? La terza: è possibile che qualcuno scriva un post che comincia con «Questo è quello che succede hai nostri ragazzi 😡😡😡😡 come vedete sono infila indiana» e in tre giorni non ha sentito il bisogno di correggere quegli strafalcioni?