Come pagare due volte il bollo ACI

Tre anni fa abbiamo acquistato la nostra automobile di seconda mano: era un’auto aziendale immatricolata in Spagna per cui ci hanno fatto un prezzaccio. Sono andato a una sede ACI distaccata, ed essendo giugno ho pagato il mio bel bollo con scadenza maggio. Tutto bene per due anni: a fine maggio-inizio giugno Regione Lombardia scriveva ad Anna per ricordarle di pagare, io andavo al bancomat e pagavo.

Quest’anno non è arrivata la lettera. Io non mi ero ricordato di far partire la richiesta di pagamento via addebito su conto, e quindi non mi sono preoccupato più di tanto della cosa. Solo che quando sono andato a fine mese al bancomat per pagare, mi è arrivata una pernacchia e mi è stato detto di andare direttamente a pagare. Oramai giugno era terminato; quindi con un po’ di calma venerdì scorso sono andato alla sede distaccata ACI per pagare. Mi si dice che a inizio anno la regione ha riordinato tutte le scadenze del bollo, e quindi la scadenza per la nostra auto non è più maggio (immatricolazione in Italia) ma marzo (prima immatricolazione in Spagna). Vabbè, pago il bollo auto: ci sono sei euro di mora, il che mi pare corretto visto che la “mia” scadenza l’ho saltata. Il problema pratico è però che io ho pagato fino a marzo, e quindi due mesi sono pagati doppi. Forse (forse) se vado alla sede centrale ACI di via Durando potrò fare qualcosa, ma quella è una bolgia dantesca: non so se valga la pena di perderci almeno una mattinata per una sessantina di euro. Il tutto non è una bella cosa, non trovate?

Daniele Manca e il copyright

Ricordate il mio post di ieri su link tax e controllo del copyright? Bene. Oggi la mia azienda mi ha fatto stare a casa, per risparmiare. (Assieme ad altre 29000 persone, non preoccupatevi troppo per me). Così mi è capitato di mangiare al bar con Anna e mi è saltato l’occhio su un articolo in prima pagina, taglio alto, del Corsera: articolo a firma Daniele Manca – che poi ho scoperto essere vicedirettore del giornale – dal titolo Copyright e direttiva Ue, il lavoro intellettuale va riconosciuto (archiviato qui). Mal me ne incolse.

Per chi ha fretta: Manca è stato arruolato nel folto gruppo dei fan della nuova proposta della direttiva europea, insieme agli altri grandi nomi di cui ho dato conto ieri. Ma andiamo nel dettaglio. Riguardo all’articolo 13, quello sull’obbligo di verificare a priori il copyright di quanto caricato dagli utenti, il giornalista ha scritto

«Si fissa cioè il principio che un lavoro intellettuale non perché semplice prodotto della mente, della creatività, che si tratti di uno spettacolo teatrale di una canzone o di un racconto, possa essere tranquillamente scambiato on line senza che al lavoratore venga corrisposto il minimo compenso.»

Confesso che ho dovuto leggere tre volte la frase per comprendere cosa volesse dire: che cioè le opere dell’ingegno non possono essere scopiazzate a piacere e senza pagare chi le ha prodotte. Sorvoliamo sul fatto che a essere pagato non è “il lavoratore” ma chi detiene i diritti: se qualcuno pirata i miei libri il danno è recato all’editore, non a me. Il punto è che quel principio è già – giustamente – sancito nelle leggi attuali: la differenza è che ora è il titolare dei diritti che deve dimostrare di averli, mentre in futuro l’onere della prova finirà sul service provider che dovrà spesso tirare a indovinare e quindi per sicurezza si troverà costretto a censurare cose fuori copyright.

Per quanto riguarda la link tax, Manca spiega che

«la norma è stata battezzata furbescamente come link tax, cosa che non è. Si tratta del pagamento di informazioni, non di tassa. Si prenda il caso dei cosiddetti “snippet”. Molti aggregatori cosa fanno? Mandano in giro i loro spyder [sic], ragni elettronici, che prelevano dai siti di informazione titoli, sommari, foto e qualche rigo di testo, per trasferirli su proprie piattaforme. Anche qui in molti casi senza accordi o pagamenti con chi ha prodotto quelle informazioni.»

Peccato che gli OTT (Over The Top), le grandi corporation contro cui Manca si scaglia perché probabilmente sa che ha facile gioco verso i lettori, non se ne farebbero nulla di copiare semplicemente le righe e quindi mettono esplicitamente i collegamenti ai siti in questione. D’altra parte, si può anche stabilire che non si possono raccogliere gli snippet in nessun caso: basta che sia chiaro che questa scelta significa abolire il diritto di citazione e quindi rendere illegale un post come questo.

La mia domanda è se Manca ha presente tutte queste cose: la cosa peggiore è che temo che potrebbe non essere una domanda retorica.

ParteciPA! (si fa per dire)

Sto seguendo un corso di formazione online, che a un certo punto si è messo a parlare del portale delle consultazioni pubbliche ParteciPA! (anzi “PartecipaPA!”, come scritto nelle slide), dove dovrebbero esserci “consultazioni aperte”. In questo momento ci sono due consultazioni aperte: una fino al 26 aprile 2017 e l’altra fino al 27 maggio 2017 (sì, 2017, non 2018). Essendo poi indicate “consultazioni chiuse”, immagino che in effetti sia un po’ più di un anno che nessuno controlli quel sito. Bene ma non benissimo.

Notizie vere o false?

Leggo sul Post (che cita il Guardian) che il ministero della Sanità della striscia di Gaza ha tolto dall’elenco delle vittime palestinesi durante le rivolte dei primi di maggio la bambina di otto mesi che era stata inizialmente inserita.

Ricordo che la bambina sicuramente è morta come sono morte altre 60 persone in quella circostanza, e che non sto parlando di cosa sia effettivamente successo. Mi chiedo solo una cosa, anzi due. Il ministro (rectius, il portavoce) non ha detto “non è stata uccisa dai gas lanciati dagli israeliani” ma “non è certo che sia stata uccisa dai gas, o che almeno questi abbiamo aggravato la sindrome cardiaca di cui soffriva sin alla nascita, quindi dobbiamo fare ulteriori analisi”. Domanda uno: cosa hai fatto in queste tre settimane? Domanda due: se devi ancora fare analisi, perché intanto togli la bimba da quell’elenco?

Giuseppe Conte e l’effetto Oscar Giannino

Ricordate la storia delle finte lauree e specializzazioni di Oscar Giannino? A quanto pare, nemmeno il presidente del Consiglio dei ministri in pectore Giuseppe Conte ne è immune, continuando così una lunga tradizione che risale come minimo al Senatur Umberto Bossi. Il NYT scrive infatti «Asked about Mr. Conte’s experience at N.Y.U., Michelle Tsai, a spokeswoman, said Monday, “A person by this name does not show up in any of our records as either a student or faculty member,” adding that it was possible he attended one or two-day programs for which the school does not keep records.» (I diversamente anglofoni possono leggere il Post)

Ora, tutti noi siamo abituati ad abbellire un po’ i nostri curriculum per fare bella figura. Per esempio, io dico di avere contribuito alle modifiche degli standard internet sulla posta elettronica e su HTTP, ma non è che abbia fatto chissà che cosa. Una differenza però c’è: se andate a prendere gli RFC 1945 (HTTP 1.1) e 2822 (Internet Message Format) trovate il mio nome in mezzo a un centinaio di altri che hanno in effetti dato un contributo anche se piccolo allo standard. In definitiva la mia frase è verificabile e tecnicamente corretta (quando la uso scelgo sempre attentamente le parole 🙂 ) Perché Conte non ha fatto così? E perché – quando ci sono stati i primi contatti – non è comunque andato a riassestare il curriculum?

Interfacce bancarie 2

Ricordate il mio post di lunedì? Bene, ci sono degli aggiornamenti.

Mi è venuto in mente che non molto lontano dal mio ufficio c’è una filiale del gruppo bancario che è stata aperta un anno fa, e dove quindi si suppone che i bancomat siano più moderni. Lunedì esco in pausa pranzo, vado allo sportello, di quelli ultrafighi dove puoi anche versare contanti e assegni, infilo la mia bella tessera, clicco sul tasto “SERVIZI PIN”. Nulla. Dopo un po’ lo sportello va in timeout e mi ridà la tessera.

Provo allora con lo sportello standard lì a fianco. In questo caso il tasto una volta cliccato mi manda al menu, digito il vecchio pin, digito e ridigito quello nuovo… e mi viene di nuovo detto “carta non abilitata”.

A questo punto un vecchio esperto di interfacce utente quale io sono comincia ad avere un dubbio. Non è che il problema sia in effetti io? Meglio: non è che la maledetta carta voglia necessariamente un pin a quattro cifre anziché le cinque che avevo messo per abitudine? Nuova prova: vecchio pin, nuovo pin “breve”, ridigito pin… e mi arriva il messaggio “Codice pin errato”. Ok, finalmente qualcosa di sensato (e secondo me è sensato che ti venga detto alla fine della procedura e non all’inizio, tra l’altro). Ovviamente non avevo con me il codice pin originale, che avevo memorizzato venerdì mattina per l’operazione; ma il mio neurone si è improvvisamente svegliato, si è reso conto che il pin non era XYZW come avevo digitato ma XWZY, e finalmente sono riuscito a concludere l’operazione.

Risultato finale: forse il bancomat di venerdì scorso non è poi così vecchio. Sicuramente le istruzioni dovrebbero essere più precise (non c’era scritto nulla sulla lunghezza del pin scelto) e comunque il software dovrebbe essere un po’ rivisto. Ma finalmente posso digitare 1234 🙂

Interfacce bancarie utente

La mia banca ha deciso che avrei dovuto avere una nuova carta di credito, di quelle che non usano la firma ma un pin. Perfetto. Ha anche detto che se volevo potevo cambiarmi il pin (ma tenere da qualche parte quello originale, nel caso mi dimenticassi quello nuovo e dovessi chiedere alla banca di resettare il tutto): bastava andare a un loro sportello automatico e fare l’operazione. Bellissimo.

La nuova carta era automaticamente abilitata (!) a partire da giovedì sera. Venerdì a pranzo vado a un bancomat, inserisco la carta, aspetto un po’ perché evidentemente lo sportello non se l’aspettava, seleziono “operazioni pin” e “cambia pin”, aspetto ancora un po’, digito il pin originale e quello nuovo, ridigito il pin nuovo, aspetto ancora… e mi appare la scritta “Carta non abilitata – ritirarla entro trenta secondi”.

Arrivo in ufficio e chiamo l’assistenza. Risposta: “Ah sì, può succedere con gli sportelli più vecchi che non sono in grado di ottemperare alla richiesta”, al che la mia risposta è stata “E allora perché non scrivono che è lo sportello a non essere abilitato?” (dal punto di vista dell’interfaccia utente è meglio dire che il problema è suo e non tuo, piuttosto che non farti vedere nemmeno l’opzione e lasciarti col dubbio che ci sia qualcosa di tuo che non va)

Ah: prima di telefonare avevo provato a connettermi al sito per far partire una chat. Dopo avere messo i miei dati appariva una schermata bianca. Risposta “Ah sì, in questi giorni succede. Provi a cancellare la cache”. Alla facciaccia.

Il comune risponde (più poi che prima)

Il 24 aprile scorso, mentre pedalavo per andare in ufficio, mi sono accorto che un semaforo era stato girato e quindi puntava nella direzione opposta rispetto a quella corretta. Sono abbastanza convinto che ci sia qualcuno che si diverta a girare i semafori: qualche volta, se sono a piedi, li ho rimessi direttamente a posto io, ma qua era in una pessima posizione e quindi mi sono limitato a segnalare la cosa sul sito del comune, nella solita pagina dove ti devi tra l’altro autenticare per ridurre la possibilità che qualcuno si diverta.

La risposta («la Sua segnalazione è stata inoltrata al servizio tecnico competente che attiverà la procedura necessaria alla risoluzione del problema intervenendo quanto prima possibile per rimuovere l’inconveniente segnalato . a seconda del grado di urgenza riscontrato rispetto ad altre situazioni critiche presenti sul territorio.») mi è arrivata ieri pomeriggio, 10 maggio.

Attenzione: non mi sto lamentando per i tempi lunghi di ripristino del semaforo (che comunque è ancora storto, per la cronaca): non ho idea dei tempi necessari per mandare fuori una squadra. Mi sto lamentando per i dieci giorni lavorativi necessari per prendere una segnalazione dal CRM e smistarla. E mi sto lamentando per una ragione ben precisa: come puoi sperare di aumentare almeno un po’ il senso civico della gente se non mostri che effettivamente le segnalazioni servono a qualcosa?