Giuseppe Conte e l’effetto Oscar Giannino

Ricordate la storia delle finte lauree e specializzazioni di Oscar Giannino? A quanto pare, nemmeno il presidente del Consiglio dei ministri in pectore Giuseppe Conte ne è immune, continuando così una lunga tradizione che risale come minimo al Senatur Umberto Bossi. Il NYT scrive infatti «Asked about Mr. Conte’s experience at N.Y.U., Michelle Tsai, a spokeswoman, said Monday, “A person by this name does not show up in any of our records as either a student or faculty member,” adding that it was possible he attended one or two-day programs for which the school does not keep records.» (I diversamente anglofoni possono leggere il Post)

Ora, tutti noi siamo abituati ad abbellire un po’ i nostri curriculum per fare bella figura. Per esempio, io dico di avere contribuito alle modifiche degli standard internet sulla posta elettronica e su HTTP, ma non è che abbia fatto chissà che cosa. Una differenza però c’è: se andate a prendere gli RFC 1945 (HTTP 1.1) e 2822 (Internet Message Format) trovate il mio nome in mezzo a un centinaio di altri che hanno in effetti dato un contributo anche se piccolo allo standard. In definitiva la mia frase è verificabile e tecnicamente corretta (quando la uso scelgo sempre attentamente le parole 🙂 ) Perché Conte non ha fatto così? E perché – quando ci sono stati i primi contatti – non è comunque andato a riassestare il curriculum?

Interfacce bancarie 2

Ricordate il mio post di lunedì? Bene, ci sono degli aggiornamenti.

Mi è venuto in mente che non molto lontano dal mio ufficio c’è una filiale del gruppo bancario che è stata aperta un anno fa, e dove quindi si suppone che i bancomat siano più moderni. Lunedì esco in pausa pranzo, vado allo sportello, di quelli ultrafighi dove puoi anche versare contanti e assegni, infilo la mia bella tessera, clicco sul tasto “SERVIZI PIN”. Nulla. Dopo un po’ lo sportello va in timeout e mi ridà la tessera.

Provo allora con lo sportello standard lì a fianco. In questo caso il tasto una volta cliccato mi manda al menu, digito il vecchio pin, digito e ridigito quello nuovo… e mi viene di nuovo detto “carta non abilitata”.

A questo punto un vecchio esperto di interfacce utente quale io sono comincia ad avere un dubbio. Non è che il problema sia in effetti io? Meglio: non è che la maledetta carta voglia necessariamente un pin a quattro cifre anziché le cinque che avevo messo per abitudine? Nuova prova: vecchio pin, nuovo pin “breve”, ridigito pin… e mi arriva il messaggio “Codice pin errato”. Ok, finalmente qualcosa di sensato (e secondo me è sensato che ti venga detto alla fine della procedura e non all’inizio, tra l’altro). Ovviamente non avevo con me il codice pin originale, che avevo memorizzato venerdì mattina per l’operazione; ma il mio neurone si è improvvisamente svegliato, si è reso conto che il pin non era XYZW come avevo digitato ma XWZY, e finalmente sono riuscito a concludere l’operazione.

Risultato finale: forse il bancomat di venerdì scorso non è poi così vecchio. Sicuramente le istruzioni dovrebbero essere più precise (non c’era scritto nulla sulla lunghezza del pin scelto) e comunque il software dovrebbe essere un po’ rivisto. Ma finalmente posso digitare 1234 🙂

Interfacce bancarie utente

La mia banca ha deciso che avrei dovuto avere una nuova carta di credito, di quelle che non usano la firma ma un pin. Perfetto. Ha anche detto che se volevo potevo cambiarmi il pin (ma tenere da qualche parte quello originale, nel caso mi dimenticassi quello nuovo e dovessi chiedere alla banca di resettare il tutto): bastava andare a un loro sportello automatico e fare l’operazione. Bellissimo.

La nuova carta era automaticamente abilitata (!) a partire da giovedì sera. Venerdì a pranzo vado a un bancomat, inserisco la carta, aspetto un po’ perché evidentemente lo sportello non se l’aspettava, seleziono “operazioni pin” e “cambia pin”, aspetto ancora un po’, digito il pin originale e quello nuovo, ridigito il pin nuovo, aspetto ancora… e mi appare la scritta “Carta non abilitata – ritirarla entro trenta secondi”.

Arrivo in ufficio e chiamo l’assistenza. Risposta: “Ah sì, può succedere con gli sportelli più vecchi che non sono in grado di ottemperare alla richiesta”, al che la mia risposta è stata “E allora perché non scrivono che è lo sportello a non essere abilitato?” (dal punto di vista dell’interfaccia utente è meglio dire che il problema è suo e non tuo, piuttosto che non farti vedere nemmeno l’opzione e lasciarti col dubbio che ci sia qualcosa di tuo che non va)

Ah: prima di telefonare avevo provato a connettermi al sito per far partire una chat. Dopo avere messo i miei dati appariva una schermata bianca. Risposta “Ah sì, in questi giorni succede. Provi a cancellare la cache”. Alla facciaccia.

Il comune risponde (più poi che prima)

Il 24 aprile scorso, mentre pedalavo per andare in ufficio, mi sono accorto che un semaforo era stato girato e quindi puntava nella direzione opposta rispetto a quella corretta. Sono abbastanza convinto che ci sia qualcuno che si diverta a girare i semafori: qualche volta, se sono a piedi, li ho rimessi direttamente a posto io, ma qua era in una pessima posizione e quindi mi sono limitato a segnalare la cosa sul sito del comune, nella solita pagina dove ti devi tra l’altro autenticare per ridurre la possibilità che qualcuno si diverta.

La risposta («la Sua segnalazione è stata inoltrata al servizio tecnico competente che attiverà la procedura necessaria alla risoluzione del problema intervenendo quanto prima possibile per rimuovere l’inconveniente segnalato . a seconda del grado di urgenza riscontrato rispetto ad altre situazioni critiche presenti sul territorio.») mi è arrivata ieri pomeriggio, 10 maggio.

Attenzione: non mi sto lamentando per i tempi lunghi di ripristino del semaforo (che comunque è ancora storto, per la cronaca): non ho idea dei tempi necessari per mandare fuori una squadra. Mi sto lamentando per i dieci giorni lavorativi necessari per prendere una segnalazione dal CRM e smistarla. E mi sto lamentando per una ragione ben precisa: come puoi sperare di aumentare almeno un po’ il senso civico della gente se non mostri che effettivamente le segnalazioni servono a qualcosa?

Casamonica e la telecrazia

Premessa di base: se io fossi stato nel bar oggetto del raid dei Casamonica me se sarei stato zitto e muto. Il problema non è “solo la disabile ha protestato”, a meno che la NRA abbia aperto una filiale italiana e cerchi di venderci delle armi.

Le domande che mi faccio sono un po’ diverse da quelle standard, mi sa.
– com’è che l’aggressione è arrivata a Pasqua e lo si è venuto a sapere solo l’altro ieri?
– anche la polizia l’ha saputo solo l’altro ieri?
– com’è che all’atto dell’arresto erano presenti «Nello Trocchia e il filmaker Giacomo del Buono della troupe di Nemo»? Erano lì per caso?

Sarò grato a chiunque sappia darmi qualche risposta: magari sono sotto gli occhi, bastava cercare, ma non ci sono riuscito.

C’è qualcosa che non va

Quello che si ha nel campionato di calcio italiano è uno dei pochi casi in cui si può davvero dire “solo la matematica impedisce alla Juventus di dire di aver vinto lo scudetto”. Perché non lo vinca dovrebbe infatti perdere le prossime due partite mentre il Napoli le vince, il tutto con una differenza reti totale di almeno 16 gol, tipo due sconfitte 4-0 e due vittorie con lo stesso risultato. Diciamo che è alquanto improbabile.

Il punto è che in questo modo sarebbe il settimo scudetto consecutivo per la squadra bianconera. Se volete, potete dire che sono tutti rubati: non cambia molto la cosa. Quello che penso, da persona che viene a sapere i risultati delle partite tipicamente il giorno dopo, è che se non ci sono alternative vuol dire che il calcio nostrano qualche problema ce l’ha. Posso immaginare un gruppetto di quattro o cinque squadre più forti con le altre che fanno da comprimarie, ma almeno tra di esse un minimo di alternanza ci dovrebbe essere. Così mi pare invece una roba tipo la DC nella prima repubblica. Moriremo tutti juventini?

L’app di PosteItaliane pensa agli umarell

Ieri mattina sono dovuto andare a ritirare una raccomandata in posta. Una volta le lasciavano in un ufficio più lontano ma che era aperto al pomeriggio: ora invece devo andare in quello più vicino che però chiude alle 13:50.
Per evitare di perdere tempo ho pensato “usiamo l’app e prenotiamo”. Peccato che alle 8:05 il primo orario disponibile fosse per le 9:00, tanto che ho fatto prima ad arrivare, prendere il mio numerino e aspettare il turno. Non pretendevo le 8:20, ma immaginavo che 35 minuti di anticipo per il turno delle 8:40 fossero sufficienti, e invece no. Per la cronaca, il numerino preso con il furbofono era A00, quindi nemmeno da dire “avevano già riempito lo slot”.
Evidentemente non vogliono dare troppo fastidio ai pensionati e agli umarell che si fiondano non appena l’ufficio postale apre”.

Sai a quanto serve

Io sono contrario alla Polizia Postale che “si attiva nei termini di legge” per gli auguri di morte a Giorgio Napolitano.

Giusto per mettere le cose in chiaro, ritengo quei commentatori dei minus habens – mi sono scocciato di dire “analfabeti funzionali” – che non si rendono conto di quello che scrivono, e probabilmente cascheranno dalla nuvole quando la PolTel andrà a trovarli… salvo poi cercare i quindici minuti di notorietà facendosi intervistare da Corriere o Repubblica. L’unica condanna sensata sarebbe vietare loro l’uso di Internet e costringerli a tornare al bar a vomitare odio.

Quello che io vorrei è che i giornali smettessero di segnalare questi commenti. Tanto lo sappiamo tutti che i minus habens esistono, e siamo anche capaci di andare da soli a leggerli. Ogni volta che questi commenti vengono pubblicizzati è un passetto in più verso una leggina che con la scusa di evitarli taglierà pesantemente la libertà di opinione, cosa che mi preoccupa molto più di una serie di “possa tu morire male”.