Un bacione a Saviano

Ovvio che l’abbia fatto apposta. Sono anche pronto a scommettere che la revisione dei criteri sulle scorte non toccherà Saviano: gli fa troppo comodo avere l’immaginetta. Quello che mi infastidisce è che anche questa volta i giornali ci sono cascati a pera e hanno aggiunto il pezzettino acchiappaclic alla notizia vera (mandare un bacione a Saviano non è una notizia, al più un pizzino). O mi state forse dicendo che l’hanno fatto apposta?

(ri)prenderai il cognome di tuo marito

La polemica era già scoppiata con le tessere elettorali (ho scelto apposta il link al Giornale che ovviamente ha come sottotesto “non rompete i cabasisi”). Ma Anna, mentre votava, ha notato che anche nel registro elettorale lei era indicata come Anna (Cognome) in Codogno.

Questa aggiunta nasce da una legge del 1999 del governo D’Alema che ne ammetteva la possibilità? Può darsi, e ciò mostra come la sinistra in Italia sia sempre riuscita a fare da apripista alle peggio cose della destra. Perché comunque è l’attuale titolare del Viminale ad avere dato l’ok alla messa in pratica dell’aggiunta, immagino per la gioia (senza ironia) di milioni di donne che l’hanno votato e che vogliono con forza rimarcare il loro essere state rese oneste. Però a me questo piccolo segnale pare molto più importante di tante altre cose per mostrare come stiamo tornando indietro. Ah: nel nostro nucleo familiare è Anna a essere indicata come capofamiglia. Chissà se lo sarà ancora per tanto tempo.

Il solito presenzialista

Io ho già dei dubbi sul fatto che la professoressa Rosa Maria Dell’Aria abbia dovuto confrontarsi direttamente col ministro dell’istruzione Bussetti per la storia del video dei suoi studenti, e non semplicemente con il provveditorato. Ma facciamo finta che questo sia stato l’equivalente della Cassazione.

Ma mi spiegate che ci faceva il ministro degli interni? (tanto che il confronto è stato tenuto appunto in prefettura). No, non venitemi a dire che è perché il suddetto si è sentito offeso dal confronto. Ha diritto di esserlo, ma allora va in tribunale.

(non) PagoPA

A dicembre avevo prenotato una visita di controllo oculistica per giovedì 23 maggio. Pensavo fosse tutto a posto, l’altro giorno mi è anche arrivata la mail dalla regione Lombardia per ricordarmelo: solo che naturalmente devo pagare il ticket. Essendo l’appuntamento alle 8:20, mi sono detto “paghiamo online, e morta lì.” No, non è così.

Ieri mattina mi sono connesso al sito. Trovo l’appuntamento, clicco su “paga” e mi arriva una finestra di errore

L’operazione richiesta non è andata a buon fine.

Ti invitiamo a riprovare più tardi, se il problema persiste contatta il call center al numero verde 800.030.606

Faccio la ricerca per ospedale: stesso errore. Chiamo il numero verde, l’operatrice risponde subito ma – dopo un paio di pause evidentemente per chiedere informazioni – le uniche risposte che mi dà sono “passi dal fascicolo sanitario e non dalla Regione, perché noi non c’entriamo con l’altro pezzo di pagamenti” (ci provo, ma lì non si vede nemmeno la prenotazione… e comunque il numero verde l’ho trovato là) e “ma può andare anche in tabaccheria” (lo so bene, ma perché devo pagare il pizzo alla Sisal?)

Ieri sera da casa riprovo. Stavolta per due volte non riesco a entrare con il messaggio

Situazione riscontrata:
Error while forwarding the authentication Response. – Cause: CODICE: IDPC000204 – Impossibile completare la procedura di autenticazione (sito web SISS attualmente non determinabile). Si consiglia di riprovare l’accesso tra qualche minuto

e quando finalmente sono dentro mi ritrovo all’errore di partenza.
Insomma, mi toccherà una levataccia :-(

insegnanti o vigili?

Non ho scritto fino ad adesso sulla vicenda dell’insegnante palermitana sospesa per “non avere vigilato” sul lavoro dei suoi studenti. Di per sé non dovrei scrivere nemmeno ora, perché continuo a non conoscere il testo esatto del decreto di sospensione, e quindi devo fare ipotesi più o meno fantasiose. Però perlomeno ho visto il video incriminato e quindi posso fare qualche commento non dico intelligente ma spero almeno sensato.

Non è che quel video sia chissà che cosa. È vero che stiamo parlando di quindicenni, ma mettere così assieme fatti del ’38 e odierni senza spiegare perché per loro sono simmetrici non serve a molto dal punto di vista didattico. È però anche vero che non vedo risvolti penali in quanto mostrato e detto dagli studenti, cosa che sarebbe l’unica ragione per cui potrei immaginare una colpa dell’insegnante per mancata vigilanza. Magari potrei anche immaginare qualcuno che si lamenta perché non ha “corretto” certe affermazioni, qualunque sia il significato che si voglia dare al termine: ma in questo caso comincerei a chiedermi se e come il video è stato commentato a lezione – il che è molto diverso dal far modificare il video in questione – e di questa cosa mi pare non si sappia nulla, come non mi pare nemmeno si sappia se il video fosse rimasto “interno” oppure pubblicato in un qualche modo che riportasse direttamente alla scuola e non agli studenti. Insomma, una faccenda che a diversi giorni di distanza dallo scoppio del caso (e quasi quattro mesi dalla produzione del video) continua a essere poco chiara, il che mi pare un segnale preoccupante per la stampa italiana.

Che poi il caso sia partito da un attivista di Monza che evidentemnte ha degli ottimi contatti mi pare ancora più preoccupante.

Poste online: adelante con juicio

Lunedì ho provato a iscrivermi al sito poste.it. Compilo tutti i campi, e mi arriva un messaggio di errore: codice fiscale già presente. Ci penso su un attimo, e mi viene in mente che nello scorso millennio avevo un conto corrente postale, il che probabilmente significa che mi ero anche iscritto al sito. Con che password? Boh. Quello che è peggio è che mi veniva detto che la password non mi sarebbe stata spedita all’indirizzo email – non avrei saputo quale, ma comunque probabilmente ce l’ho ancora a disposizione – ma al mio numero di telefono, vale a dire probabilmente tre numeri fa. Per fortuna, però, non avevo inserito il telefono e quindi mi si invitava ad andare all’ufficio postale.
Erano le 16: prendo l’app per prenotare e scopro che non c’erano più posti disponibili. Vabbè, un po’ prima delle 18 provo ad andare lo stesso nell’ufficio al Formigonio, prendo un numero, vedo che ho dodici persone davanti a me e tre sportelli aperti, ma poi vedo che qualcuno ha lasciato un numero che sta per essere chiamato: faccio finta di nulla, prendo il numero e vado allo sportello. L’impiegata in effetti trova un record a mio nome, con dati piuttosto scaduti: completa tutto (a dire il vero l’email ha dato errore, ma mi ha detto che è sempre così e comunque ho anche aggiunto la PEC), salva… e va a prendere un modulo cartaceo, spiegando che “comunque vogliono anche questo”. Notate: non ha stampato i dati per chiedermi poi di firmarli (e già qui ci sarebbe stato qualcosa da dire, visto che ho SPID livello 2): ha proprio dovuto riscrivere a mano la mia parte anagrafica.
Direi che c’è ancora qualcosa che non va.

Caster Semenya e l’ignavia IAAF e TAS

Caster Semenya è un’atleta sudafricana che ha un livello di testosterone molto più alto della media femminile, e che quindi corre molto più velocemente delle altre colleghe. La IAAF ha deciso che non potrà correre, a meno di fare cure per abbassare il testosterone: il TAS ha confermato la decisione della IAAF, specificando – come riporta il Post – che

«ha convenuto che le politiche adottate dalla IAAF per i casi di iperandrogenismo siano discriminatorie per gli atleti con differenze nello sviluppo sessuale, ma ha anche ritenuto che queste siano “necessarie, ragionevoli e proporzionate” per assicurare la validità e la competitività delle gare.»

In altri termini: Semenya è femmina, è ufficiale. Ma visto che la natura l’ha fatta diversa dalle altre femmine bisogna limitarla artificialmente; un po’ come dire che non si possono avere cestisti sopra i due metri e dieci. Persino nel ciclismo, dove hanno dovuto mettere il limite per l’ematocrio perché non riuscivano a scoprire se gli atleti si bombavano, hanno lasciato il passaporto biologico per chi riusciva a dimostrare che i suoi livelli alti erano naturali. Non trovate che stavolta ci sia qualcosa di strano? Capisco i problemi di collocazione che possono insorgere con gli atleti intersex, per non parlare dei transessuali, ma questo non è il caso di Semenya. Ma si sa, lo spettacolo è tutto.

Giulio Regeni e l’aula vuota

Leggo su Repubblica ma non solo della vergogna di Montecitorio, dove c’erano solo 19 deputati alla discussione sull’istituzione di una commissione di inchiesta sul caso Regeni.

Prima di indignarvi, rileggete la frase. Non stiamo parlando di una commissione d’inchiesta che non c’è ancora (e che probabilmente servirà a ben poco, purtroppo, ma quello è un altro discorso). Non stiamo nemmeno parlando del voto per istituire la commissione di inchiesta (dove in effetti è vero che non è così importante esserci dal punto di vista dei meri voti, ma dai un segnale con la tua presenza). Qui la presenza era assolutamente inutile, perché non c’era nulla da discutere: solo che le bizantine procedure parlamentari vogliono queste discussioni che sono sempre ben poco seguite proprio per la loro inutilità.

Però volete mettere i titoloni sui giornali?