sentire i terremoti

Non ho sentito il terremoto di stamattina: stavo pedalando verso l’ufficio e i miei pensieri si concentravano sul non essere investito da nessuno. Non ho nemmeno sentito il terremoto di stanotte, che però aveva epicentro nel veronese… e infatti Anna che è lì per lavoro mi ha detto che lei invece l’aveva sentito bene. Quello che posso dire è che io stanotte mi sono svegliato intorno all’una perché Cecilia si lamentava: mi sono alzato, le ho dato un po’ di camomilla, lei ha continuato a lamentarsi e io ho mentalmente commentato “lamentati pure, che io intanto torno a letto!”.
Mi piacerebbe dire che Cecilia si è svegliata per il terremoto, ma la scossa è stata alle 0:54 e io mi sono alzato all’1:15. Quindi o ci sono voluti venti minuti perché io mi accorgessi di qualcosa – non impossibile, intendiamoci, ma poco probabile – oppure le due cose sono scorrelate.
Ah: gatte non pervenute. Avranno pensato che è comunque meglio un terremoto che i due duenni.

Il perché dei no ai referendum contro il Porcellum

Ieri sono state depositate le motivazioni della Consulta per la decisione di non ammettere i due referendum contro l’attuale legge elettorale. Siamo in Italia, e così a quest’ora la notizia non è già più nella homepage del Corriere, e galleggia a stento in quella di Repubblica. Si sa, la notizia era “referendum sì, referendum no”: il perché è pleonastico.
Come promesso, invece, due parole su queste motivazioni io le scrivo. Purtroppo non posso darvi il link alla sentenza 13/2012 se non dicendovi di cliccare qui e mettere 2012 nell’anno e 13 nel numero, perché il sito della Corte Costituzionale si aggiudica di gran lunga il titolo di meno internet friendly di tutta Italia: per dire, anche con la ricerca interna l’URL che ottengo è http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do che ovviamente non dice molto. Vabbè: vediamo.
– La Suprema corte inizia a dire “noi in questa sede non possiamo decidere se la legge attuale è costituzionale o no”, e su questo siamo tutti d’accordo, almeno spero.
– Le due proposte, anche se non lo dicono esplicitamente, tendono entrambe ad abrogare del tutto la legge attuale, la prima direttamente la seconda togliendole il toglibile: e anche qua siamo d’accordo. D’altronde non si vede dove dovrebbe essere scritto esplicitamente, no?
– Occorre che «risulti una coerente normativa residua, immediatamente applicabile, in guisa da garantire, pur nell’eventualità di inerzia legislativa, la costante operatività dell’organo», e quello lo si spera bene (anche se paradossalmente vengono citate a supporto due sentenze di ammissibilità di referendum, quelli a cui poi non ha votato nessuno)
– Ora però iniziano i miei dubbi. Per il primo referendum, il punto 5.2 afferma che «La tesi della reviviscenza di disposizioni a séguito di abrogazione referendaria non può essere accolta, perché si fonda su una visione “stratificata” dell’ordine giuridico, in cui le norme di ciascuno strato, pur quando abrogate, sarebbero da considerarsi quiescenti e sempre pronte a ridiventare vigenti.». A me (e a molti costituzionalisti che sicuramente ne sanno più di me) la cosa continua a parere strana: sarebbe forse concepibile nel caso di referendum per abrogare una legge che affermi nel suo ultimo articolo “ogni disposizione di legge in contrasto con il testo di questa legge è implicitamente abrogata”, ma in questo caso il Porcellum modificava solo parti del Mattarellum. Insomma, io non vedo quali potrebbero essere le «conseguenze imprevedibili per lo stesso legislatore, rappresentativo o referendario, e per le autorità chiamate a interpretare e applicare tali norme, con ricadute negative in termini di certezza del diritto». Né il riferimento alla sentenza 28/2011 parrebbe lecito: lì infatti si scrive che il decreto legislativo oggetto della richiesta di referendum «ha espressamente abrogato alcune preesistenti norme concernenti la disciplina in esame» . Nella legge Calderoli c’è un unico comma abrogato, il sesto dell’articolo 58 del D.Pr. 361/1957, che però non c’era già….
– Diciamo insomma che il punto 5.4, «La volontà di far “rivivere” norme precedentemente abrogate, d’altra parte, non può essere attribuita, nemmeno in via presuntiva, al referendum, che ha carattere esclusivamente abrogativo, quale “atto libero e sovrano di legiferazione popolare negativa” (sentenza n. 29 del 1987), e non può “direttamente costruire” una (nuova o vecchia) normativa (sentenze nn. 34 e 33 del 2000)», mi sembra molto tirata per i capelli.
– Paradossalmente, rispetto almeno alla mia idea di due settimane fa, sono pienamente d’accordo con il motivo del rifiuto del secondo referendum. In pratica, cancellando solo i 71 « alinea– cioè le frasi iniziali di ognuno dei commi oggetto della richiesta, che dispongono l’abrogazione o la sostituzione delle norme elettorali prima in vigore», si rischiava di avere delle doppie norme soggette poi a interpretazione. Insomma, non era un triciclo con le ruote sghembe ma un triciclo con due insiemi di ruote che si muovevano in direzioni diverse.
Commento finale? Continuo a pensare che la decisione sia stata molto politica, ma tanto non ci si può fare nulla.

Chi genera i dati?

Neanche a farlo apposta, dopo il mio pippone di ieri ho scoperto che Goodreads sta per eliminare con un preavviso minimo (una settimana…) un’enorme quantità di dati presi da Amazon, perché le condizioni d’uso sono diventate nel tempo sempre più restrittive e ora sembrano impossibili da gestire. Quelli di Goodreads stanno così chiedendo ai librarian di “salvare” i libri: c’è proprio un pulsante “rescue me” che permette di riscrivere i metadati del libro, indicando se la fonte è un sito (non una libreria online…) o la propria copia del libro. Il lavoro è massacrante: tanto per fare un esempio, io avrei 243 libri da rimettere in sesto.
Alcune considerazioni sparse:
– Mi domando quali siano i diritti che Amazon accampa sui “suoi” dati, che in pratica sono quelli che gli arrivano dagli editori qualche mese prima dell’effettiva pubblicazione dei libri.
– Come corollario, i libri che verranno salvati avranno dati migliori di quelli che ci sono stati fino ad ora. Garantisco che il numero di pagine, e a volte persino il titolo nel caso di editori minori, sono spesso errati e non vengono corretti se non dopo parecchio tempo: nulla di strano, perché tanto per dire il mio libro è stato aggiunto a fine novembre 2010 quando non avevo nemmeno terminato di correggere le prime bozze!
– È vero che i contenuti generati dagli utenti (user generated content) sono generalmente di buona qualità, soprattutto in casi come questo in cui chi opererà ha un interesse personale, ma sarebbe molto più logico che Goodreads si accordasse con gli editori. Tra l’altro già adesso c’è il campo “official URL”, che punta al sito dell’editore: una collaborazione di questo tipo è win-win, ancora più oggidì con i siti degli editori che fanno e-commerce.
Insomma, perché dover sempre sfruttare il volontariato senza mai pensare alla possibilità di accordarsi per generare dati semantici?

altro che web semantico

Premessa: come faccio quasi sempre, parlo di me stesso, visto che sono la persona che io conosco meglio.
Postpremessa: come sa chi mi legge, io nel mio piccolo cerco di produrre un minimo di aggregazione di conoscenza: recensisco i libri che leggo, faccio un po’ di post di argomento matematico, e via discorrendo. Questa conoscenza aggregata la spammo poi un po’ in giro.
Qual è il risultato pratico? Per esempio, se recensisco un libro non c’è solo il post sul blog, ma il tutto lo copio su aNobii,
Goodreads, Zazie, Amazon e Ibs (e ciascun sito ha piccole differenze, oltre a non avere a quanto ne so un’API: il che vuol dire che devo fare tutto a mano, mettendoci molto più tempo di quanto mi ci era voluto a scrivere la recensione stessa: per fortuna è ancora meno tempo di quello che ci metto a leggerlo, il libro). Per fare un altro esempio, starei cercando di raccogliere il secondo gruppo di post scritti sul Post, il che significa rimettersi a leggere quello che ho scritto, eliminare le idiozie peggiori, magari aggiungere qualche spunto dai commenti: non è un caso che stia procrastinando la cosa. Terzo e ultimo esempio: i problemini della domenica che hanno sostituito i giochi della domenica non sono solo sul blog ma anche sul mio sito, il che significa una preparazione relativamente complicata – nonostante abbia un template da copincollare per la struttura del file – e un doppio lavoro di editing.
Bene: tutte le volte che sento parlare di Web semantico, e sono più di quindici anni ormai, io continuo a chiedermi se chi ne parla ha ben chiaro tutto quello che servirebbe per fare un vero Web semantico. Io sono scettico sulla possibilità di un computer non tanto di aggregare dati (quello lo si fa egregiamente anche con metodi statistici, chiedere a Google per informazioni) quanto di estrarre effettivamente le informazioni in maniera utilizzabile da altri computer per ricavare qualcosa di diverso: e questo significa che questo lavoro lo dobbiamo fare ancora noi umani nonostante in tutto ciò di creativo non ci sia nulla. Mi sa tanto che alla fine si continuerà ad avere cose fatte alla bell’e meglio… e gli unici a guadagnarci saranno quelli che proporranno progetti sempre più arditi di Internet Molto Intelligggente.

Problema della domenica: Alla ricerca del tempo guadagnato

Tutte le sere prendo la metropolitana per tornare a casa: scendo al livello dei binari, aspetto il treno, salgo, faccio le mie cinque fermate, scendo e risalgo verso casa. Ieri però il treno mi ha chiuso le porte proprio davanti, e ho dovuto prendere quello successivo, che per fortuna è passato dopo novanta secondi (ah, la nuova segnalazione della Rossa!). Eppure ci ho messo esattamente lo stesso tempo per arrivare a casa. Come è possibile? Ho camminato alla mia solita (lenta) velocità, e non ci sono stati ostacoli come semafori o grumi osmotici di persone.
(un aiutino lo trovate qui; la risposta verrà postata mercoledì, a partire da quel link)

_Giochi matematici_ (libro)

[copertina] Questo libro (Nando Geronimi (ed.), Giochi matematici, Centro Pristem 2009, pag. 134, € 12, ISBN 978-88-96181-02-7) è la raccolta dei problemi apparsi nei vari giochi matematici organizzati dalla Bocconi negli anni 2001 e 2002. Chi conosce i giochi sa che sono rivolti ai ragazzi dagli 11 ai 99 anni, anche se penso gli ultracentenari verrebbero comunque accettati: come si può immaginare, quindi, ci sono vari gradi di difficoltà. I problemi più interessanti, ma anche i piu complicati da risolvere, sono gli ultimi; le prime due parti sono invece alla portata di tutti, naturalmente con carta e penna per fare le prove e trovare il risultato o i risultati corretti… e se non ci si riesce, basta voltare pagina per trovare la soluzione spiegata in modo esauriente. Carine poi le “curiosità”, generalizzazioni dei problemi che permettono di capire come si può sempre provare a fare qualcosa di nuovo.

ricontestualizziamo!

A margine della morte di Giancarlo Bigazzi, oggi il Corsera cartaceo ospita un coccodrillo di Mario Luzzatto Fegiz, che mi è capitato sotto gli occhi mentre cercavo di svegliarmi con un cappuccino. Una frase mi ha colpito particolarmente:

«”Ti amo”, un testo apparentemente banale che ripete fino all’ossessione le due parole del titolo, ma ricontestualizzate in continui cambi di accordo»

A me delle critiche positive o negative importa poco. Però pensare che i “continui cambi di accordo” sono in pratica un giro di do (praticamente la seconda cosa che ti insegnano quando strimpelli la chitarra, la prima è La canzone del sole che di accordi ne ha tre invece che quattro) e metterci assieme una ricontestualizzazione fa venire in mente almeno a me una cosa sola: che si era preso MLF prima di scrivere?
(ps: sì, lo so che Bigazzi ne scrisse solo il testo e non la musica. Ma perché infierire?)
(pps: corretti i cognomi del critico)

Sii grassetto!

In questi giorni ha circolato per la rete una foto che mostra la prima e l’ultima pagina del Gazzettino di domenica scorsa. I titoloni in prima pagina parlavano del naufragio della Concordia: la pubblicità in ultima pagina ci invita a vincere… una crociera. L’immagine è vera, non un fotomontaggio: il direttore del Gazzettino si è scusato pubblicamente, spiegando che in effetti c’è un controllo che blocca le pubblicità “inopportune”, ma in questo caso il committente della pubblicità era un produttore di confetti (la crociera è semplicemente il primo premio del concorso), e i giornalisti in redazione sanno solo chi è il committente. Il sottinteso è che gli unici che avrebbero potuto accorgersi del problema sarebbero stati il committente e i tipografi: ma essendo capitato di sabato probabilmente non c’era nessuno nell’agenzia del committente, e questo non è certo lavoro per i tipografi.
Ci ho pensato un po’ su, e mi è venuto in mente uno dei concetti chiave di Wikipedia: il “be bold!”, che letteralmente dovremmo tradurre come “osa!” ma in maniera ufficiosa è reso iperletteralmente come “sii grassetto”. Sarà la mia abitudine a lavorare dal basso, ma mi sarebbe sembrato naturale che l’impaginatore notasse la pubblicità non proprio adatta al momento e cercasse qualcuno in redazione perché prendesse una rapida decisione.
Poi ci ho pensato ancora un po’, e ho capito che la cosa non poteva funzionare. Tralasciamo la considerazione banale “ma gli impaginatori ce l’hanno un numero di telefono per le emergenze?”, e vediamo cosa sarebbe successo se fosse effettivamente successa una cosa simile. Il giornale sarebbe uscito con un’altra pubblicità, il committente magari sarebbe stato più felice (non è detto, visto che comunque il primo premio del concorso resta quello, ma immaginiamo di sì), ci sarebbero state meno polemiche… Sì, ma. Il “ma” è che nessuno si sarebbe accorto di nulla, quindi il tutto non sarebbe esistito. E allora, chi gliel’avrebbe fatto fare agli impaginatori?
Un titolo che avevo pensato per questo post era “la banalità del meglio”: su queste cose sono un inguaribile utopico, ma credo davvero che sia appunto questa banalità del meglio che ci sta mancando per riuscire a tirarci su. Voi che ne pensate?