Vale la pena di leggere l’intervista a Gianfranco Battisti, direttore AV di Trenitalia, che è apparsa oggi sulla Stampa, riguardo all’aumento del costo dell’abbonamento Frecciarossa Torino-Milano (“ma la prenotazione sarà gratuita!”). Già è interessante la frase finale «Il nostro indice di puntualità sotto i 15 minuti è del 97%». Se quello è l’indice globale dei Frecciarossa, ai pendolari Torino-Milano la cosa è ininfluente; se è l’indice della tratta Torino-Milano (50 minuti di viaggio) non è che sia un bel risultato.
Quello che mi stupisce è che venga affermato che «I pendolari devono rimodulare le proprie abitudini in base al modello di offerta possibile. Non possiamo reggere economicamente un modello di trasporto ad alta velocità nato per collegare città a medio e lungo raggio solo con il servizio pendolare» e che «Dal punto di vista economico e di disponibilità della rete, in quella fascia oraria, non si può aumentare la frequenza o la composizione di un treno ad alta velocità nato per le lunghe distanze». Quanti treni ci sono sulla tratta AV Torino-Milano? Non sono capaci di farsi dare una traccia in più sulla parte storica? (visti i coefficienti di riempimento indicati da Battisti, non serve di più). Possiamo discutere su un modello in cui Torino è diventata la città-dormitorio di Milano, ma allora il problema nasce alla radice: Trenitalia non dovrebbe fare abbonamenti AV, e accettare l’assalto alle sue sedi. Oppure, visto che gli altri treni hanno un coefficiente di riempimento del 30% ed evidentemente non hanno a disposizione un treno da aggiungere, possono fare prezzi differenziati anche per gli abbonamenti: prezzo totale bloccato e cinque euro in più a tratta nell’orario di punta. Ma forse così non si guadagnerebbe abbastanza.
Valdo Fusi non era torinese di nascita (nacque a Pavia) ma lo era indubbiamente di adozione. In questa sua opera postuma (Valdo Fusi,
Ieri il mio amico Alessandro ha postato la citazione churchilliana qui a sinistra, con il commento “Condivido una bufala ma bella”. Il testo è il seguente: «When Winston Churchill was asked to cut arts funding in favour of the war effort, he simply replied “then what are we fighting for?”» che possiamo tradurre come «Quando chiesero a Churchill di tagliare i fondi culturali a favore dello sforzo bellico, lui replicò “e allora per cosa staremmo combattendo?”»