Io sono perfettamente d’accordo sul fatto che un medico possa decidere di non praticare aborti (a meno di situazioni di emergenza di vita della madre, per amor di precisione). Dopo averci pensato per molto tempo, sono anche d’accordo sul fatto che un ginecologo oggi abbia il diritto di dichiararsi obiettore: la banale ragione è che non è che fare il ginecologo significhi solamente fare aborti. Ma la legge 194 esiste, e (sotto certe condizioni) dà il diritto a una donna di abortire. Certo, è una legge ipocrita, basta vedere come è scritta: ma forse è ancora più ipocrita il fatto che non venga assolutamente toccata.
Dunque mi sembra doveroso che il presidente del Lazio abbia fatto un bando per l’assunzione di ginecologhi che intendano anche fare aborti; e dire, come fa il direttore dell’Ufficio nazionale CEI per la pastorale della salute, che «non si rispetta un diritto di natura costituzionale quale è l’obiezione di coscienza», significa voler scientemente mischiare i piani. Non rispettare il diritto sarebbe stato obbligare un medico già assunto a fare qualcosa che lui ritiene di non potere fare. Immaginiamo un concorso per una posizione lavorativa che richieda anche turni di notte, perché il servizio deve essere garantito h24. Molte persone non possono fare turni di notte: anch’io al momento con i figli piccoli sarei parecchio in difficoltà, e la Costituzione afferma che l’Italia è formata sul lavoro. Posso dunque lamentarmi che questo concorso non rispetta il mio diritto costituzionale?
Se Zingaretti ha preparato il concorso cercando persone “per esercitare interruzioni volontarie di gravidanza, ed eventualmente fare X, Y, Z” sai fin dall’inizio cosa devi fare come declaratoria. Se tutti i concorsi per ginecologo fossero così allora sì che ci sarebbe un problema, ma al momento non mi pare che funzioni in questo modo. O no?
