Avvelenamenti da fumo del terzo tipo

Da lunedì è scattata la nuova legge antifumo, che da quanto ho capito dovrebbe impedire a chiunque di fumare se non è in casa, all’aperto, o in locali molto particolari. Le prime ore di applicazione della legge sono state all’insegna dell’usuale folklore italiano: la gara per fare la prima multa (per la cronaca, ha vinto Napoli con una sanzione comminata a mezzanotte e un minuto; i pianti degli operatori commerciali perché non erano pronti a mettere in regola i locali, per la solita abitudine procrastinatrice italiana dove non importa se viene lasciato un anno per adeguarsi alla legge; le minacce di raccolta di firme per un referendum abrogativo di questa legge liberticida; i telegiornali pronti con i loro servizi (La7 come prima notizia; il Tg5 nella cura Rossella come prima e seconda notizia). Sempre secondo le usanze delle italiche genti, i giornali del giorno dopo ancora hanno già lasciato la notizia in semplici trafiletti: ormai non è più “nuova”.
Eppure a ben guardare alcune piccole differenze ci sono. Ad esempio, il federalismo è ormai una realtà: la Provincia Autonoma di Bozen/Bolzano ha mostrato il Pragmatismo Crucco verso l’Osservanza Fattuale della Legge, promulgando immediatamente una proroga locale di sei mesi per la sua entrata in vigore. I soliti piagnistei inoltre sono di livello letterario assai superiore al solito: autorevolissime penne nostrane si sono infatti risolte ad mettere in campo la loro indubbia maestria con le parole per far giungere le loro accorate rimostranze nei confronti della legge a centinaia di migliaia dei loro lettori.
Io non posso naturalmente nemmeno avvicinarmi a simili vette, ma vorrei ad ogni modo porre all’attenzione dei miei ventitré lettori alcune flebili considerazioni. Tim e IT Telecom sono già da quasi un anno aziende “smoke-free”. Risultato? le scale e i corridoi esterni sono diventati il rifugio, illegale ma si direbbe tollerato, di tutti i tabagisti locali. A Rozzano li si può magari vedere all’ingresso oppure salire sul tetto; a santa Palomba, dove uscire all’aperto è più complicato, usare l’ascensore per passare da un piamo all’altro sta diventando quasi obbligatorio. Sui treni vale più o meno la stessa cosa. Le soste nelle stazioni vedono i passeggeri con sigaretta in bocca e accendino pronto in mano sgomitare per scendere prima dei passeggeri con le valigie; i bagni sembrano poi quelli di un liceo, con la gente che si mette a tirare compulsivamente quelle poche nascoste boccate che fanno la differenza rispetto a una vita non più degna di essere chiamata tale.
Purtroppo però l’Italia è sempre fatta così. Quando si decide una cosa, lo si fa con enorme ritardo, ma si decide che a questo punto bisognerà diventare i primi della classe. Così invece di creare zone fumatori non necessariamente sigillate ma con impianti di ventilazione sufficienti a non renderle nebbiose né a far sfuggire il fumo altrove, si mettono dei paletti talmente alti che la gente si sente moralmente autorizzata a non rispettare le norme. Vorrei a questo punto dare un sommesso suggerimento al nostro ministro dell’Economia: dare la possibilità a un locale pubblico di dichiararsi “per fumatori” dietro modico pagamento di una apposita licenza da 10000 euro l’anno. Potrebbe scapparci un’altra riduzione delle tasse.

Viaggio in prima classe

Oggi sto provando l’ebbrezza di un viaggio Milano-Roma in Eurostar Italia. Devo riconoscere che ci sono degli indubbi vantaggi: ad esempio, il nebiun di stamattina non mi ha dato soverchi problemi, anche se a Bologna avevamo comunque un quarto d’ora di ritardo. Inoltre l’avere le prese di corrente mi permette di usare il mattone (il portatile muletto che è l’unico funzionante che ho in questo momento) su cui scrivere è indubbiamente più veloce che sul palmare, per quanto comodo sia lo Zaurus. Non sono però riuscito a dormire quanto volevo, e questa non è esattamente una bella cosa. In fin dei conti, però, non si può pretendere tutto dalla vita, no? E poi, volete mettere l’Operazione Treno Pulito, con la collaborazione dei viaggiatori che hanno a disposizione un sacchetto di carta per la spazzatura?
Interessante notare come almeno la mia carrozza si sia svuotata notevolmente a Firenze. Si direbbe quasi che ci sia un pendolarismo tosco-lombardo.
(l’arrivo è stato con sei minuti di ritardo, non c’è quasi gusto)

Recluso rozzanese a vita?

Stamattina è passato il delegato sindacale a scusarsi perché si sono dimenticati di farci un’assemblea per la discussione della bozza di rinnovo contrattuale. Gli abbiamo chiesto cosa si sa del nostro ormai mitologico trasferimento di sede a Milano, e ci ha risposto che in questo momento sembra che i primi movimenti saranno quelli di parte della direzione generale, che verrà spostata da Roma a Milano. Questo significa che ci saranno duecento persone a riempire gli spazi di viale Jenner, spostando a loro volta altre persone da lì a via Valtorta. E noi? boh. Qualcuno dice che Telecom sta cercando di vendere tutto il comprensorio per far costruire ancora degli altri palazzi di abitazione… misteri. Per il momento, continuiamo a dover arrivare qua :-(

Torino-Milano

Ieri pomeriggio ho fatto una scappata a Torino per passare dal notaio a rimettere a posto con i dati catastali corretti lo scambio di pezzetti di casa che feci nel ’99 con mia mamma e mio fratello. Già che c’ero, ho pensato di recuperare una ventina di bottiglie di vino che avevo ordinato, così ho preso l’auto. Non mi è nemmeno andata troppo male. L’autostrada era relativamente vuota, non c’era affatto nebbia e i cantieri stanno lentamente diminuendo: c’è persino qualche centinaio di metri dove ci sono già le tre corsie allargate con inoltre la corsia di emergenza. Non tutto luccica, intendiamoci: mentre tornavo i cartelloni indicavano che dalle 21 ci sarebbe stata l’uscita obbligatoria a Biandrate, e mi chiedo come si può sperare che un povero automobilista si riesca a orizzontare nelle stradine locali, magari col nebiun.
Ma non è che le alternative poi siano tanto meglio: è notizia di oggi il blocco di quattro ore dei binari della ferrovia a Vittuone, con un paio di centinaia di pendolari esasperati per il treno non solo in ritardo, ma anche strapieno. A fine dicembre un altro blocco, stavolta a causa di un suicida; e anche nei casi migliori i treni hanno un ritardo costante tra i dieci minuti e il quarto d’ora, che su 150 Km non è malaccio. Il nuovo orario ferroviario ha recepito la cosa… anticipando di due minuti la partenza dei treni da Milano, e annunciando una linea S sulla direttrice.
Peccato che ci siano dei piccoli problemi: quella linea è assolutamente inadeguata per il traffico che c’è. L’Alta Capacità Torino-Milano sta andando avanti (in qualche tratto hanno già messo le linee aeree) ma se tutto va davvero bene avremo l’anno prossimo funzionante il tratto Torino-Novara, che servirà solo per chi vorrà andare alla Malpensa da Torino, ma non cambierà nulla per i pendolari del novarese che gravitano su Milano. E anche ammesso che tra qualche anno sarà costruito anche l’ultimo tratto – i lavori preparatori sono iniziati due mesi fa… – la vedo male. Probabilmente bisognerebbe portare tutta la tratta a quattro binari, o almeno creare un’altra linea per i merci ed eliminare tutti i passaggi a livello per avere una vera linea suburbana, ma chi ci crede?

micropolveri

Finite le feste natalizie, e il weekend dei Primi Saldi, sono ricominciate le limitazioni alla circolazione delle vetture non catalizzate – anche se se si è in tre si può circolare lo stesso. Si parla anche di estendere il blocco alle catalizzate più vecchie, le “Euro 1”. Mah. Oggi che ho preso la bici ho di nuovo fregato il mio collega sui 16 Km di percorso casa-ufficio.
Cosa è successo in pratica? il telegiornale regionale ha gioiosamente commentato che il valore delle micropolveri è rimasto sostanzialmente stabile, essendo aumentato di soli due microgrammi al metro cubo rispetto al giorno prima. Solo alla fine del servizio si è accennato che “rimaneva sopra soglia”. Per la precisione, al Verziere era più del doppio del limite che in un anno non si dovrebbe superare per più di trenta giorni, e in via Juvara due volte e mezzo. Peggio ancora, a Sondrio era una volta e mezzo il limite, checché ne dica il sito del comune di Milano che sta affermando “le concentrazioni di pm10 risultano quasi ovunque sotto i valori limite”. Se poi si guarda il trend di gennaio, in dieci giorni ce ne sono stati due appena sotto limite, mentre gli altri l’hanno sempre superato, col picco di Capodanno che ha superato i 200 μg/m³.
Lasciamo stare Capodanno: saranno state le polveri dei botti che stavano lentamente tornando a livello terra. Prendiamo pure atto che non è mai piovuto, non c’è mai stato vento serio e il riscaldamento è andato a tutta birra. Resta il fatto che mi sembra che non si stia pensando a fare nulla contro le micropolveri. E che questo qualcosa non può essere semplicemente un blocco delle auto.

binari unici e guerre

Qualcuno magari si è chiesto come mai una linea ferroviaria come la Bologna-Verona, che non è esattamente un ramo secco (fa parte della direttice Roma-Brennero) sia ancora a binario unico.
Quando ero al liceo, il mio professore di storia e filosofia (don Pederzani) ci raccontò che la ragione era legata al trattato di pace della seconda guerra mondiale, che aveva vietato il raddoppio della linea per rendere più difficoltosi i trasporti di truppe verso il nord Europa. Potete immaginare come io sia immediatamente andato a cercare informazioni al riguardo. Solo che nel 1981 non c’era Google, e quindi mi passai un paio d’ore in biblioteca fino a che non trovai il testo del trattato di pace dove non era indicato nulla di tutto questo. Amen.
Adesso, in mezzo alle polemiche sulla lentezza dei lavori di raddoppio della linea, ho scoperto sul Messaggero di sabato un articolo di Lanfranco Senn che dice praticamente la stessa cosa: “Per anni infatti la linea che dal Brennero e dal Nord-Est scendeva verso Bologna, e apriva quindi la strada per il Centro-Sud del Paese, è stata mantenuta a binario unico per motivi militari. Cioè per rallentare l’eventuale invasione dall’Est europeo.” Considerando che Senn è “direttore Centro Economia Regionale Trasporti e Turismo dell’Università Bocconi di Milano”, come scritto in calce all’articolo, la cosa potrebbe avere senso. Ci saranno stati degli accordi più o meno segreti in proposito?

Note esplicative

una noticina sulla mostra che ho visto ieri: non so chi abbia scritto le note esplicative, ma è sicuramente un genio. Io non sarei assolutamente riuscito a scrivere nulla del genere: e garantisco che posso scrivere molto meglio di quanto faccio qua (sono pigro, purtroppo). Nemmeno le prove dei degustatori di vino eguagliano una simile prosa: si direbbe davvero che tutti i significati delle opere, per quanto nascosti essi possano essere financo all’artista stesso, vengano sviscerati al colto. Purtroppo l’inclita dovrà farne a meno: il “parla come mangia” sembra non essere contemplato…

Spazi Atti/Fitting Spaces (mostra)

Titolo rigorosamente bilingue, perché il PAC a Milano non si fa mancare nulla.
Oggi abbiamo sfruttato la domenica con ingresso gratuito (ce ne saranno altre due: il 23 gennaio e il 13 febbraio) per vedere questi “7 artisti italiani alle prese con la trasformazione dei luoghi”. Diciamo che la mostra vale più di quanto abbiamo speso, ma non eccessivamente: facciamo due euro.
Tra le opere in visione, la più interessante era probabilmente 1:1 di Luca Pancrazzi: con un paesaggio dipinto in bianco che si può solo intravvedere (a meno di usare un percorso strano) perché tutto il resto della stanza era riempito da una bolla in pvc trasparente sì, ma non troppo. Anche le strutture di roulotte di Loris Cecchini non erano male, e Marzia Migliora divertiva abbastanza con le sue opere sensoriali. In compenso, l’idea di Alberto Garutti di dipingere le sedie e panche con vernice fosforescente in modo che nessuno possa vedere l’opera (per l’artista, la foto presa di notte “è da considerarsi parte interale di questo lavoro”) mi pare davvero esagerata.
Qualche noticina a lato: c’è un PC dove si può inserire il proprio indirizzo per entrare nella mailing list del PAC. Le istruzioni spiegano che per passare da un campo all’altro occorre cliccare il tasto blu, e in effetti sopra lo shift c’è un bel bollino blu. Inoltre si sono accorti che con una tastiera italiana quale avevano fare la chiocciola non era banale, così hanno messo il driver USA e già che c’erano hanno incollato sul tasto 2 il simbolo “@”. Non hanno però pensato che la gente userà le lettere accentate e si troverà caratteri a caso…
L’altra cosa interessante è il cartello appeso alla Galleria d’Arte Moderna, al momento chiusa per restauri. Vengono però fatte delle visite guidate dal martedì alla domenica, alle 9 e alle 11: orari comodissimi, vero? Il tutto spiegato appunto in italiano, inglese e… tedesco. Chiunque abbia scritto quella traduzione deve essersi divertito: “räumlichkeiten” (spazialità, così ad occhio) per indicare le sale interne a me fa venire in mente le Sturmtruppen…