Passi che stamattina abbia lasciato a casa il telefonino con scheda Vodafone, quello insomma che Anna usa per chiamarmi a tariffa ridotta. Era lì in carica, e può sempre chiamarmi sul fisso. Però riuscire ad andare in palestra (circa otto minuti di camminata), entrare nello spogliatoio, e accorgermi di avere preso la borsa da ufficio e non quella da palestra – completamente diverse, ça va sans dire – mi preoccupa non poco. Chissà che cosa riuscirò a combinare entro stasera.
Camilla, Carlo e oroscopi
Se tutti i quotidiani “ufficiali” mettono in prima pagina la notizia delle prossime nozze del Principe di Galles con la sua amica da sempre, non si può certo pensare che i quotidiani gratuiti si tirino dietro. Divertente vedere il titolo di Metro, “Camilla la spunta” (Camilla?). Da non perdere la fondamentale notizia di City, che spiega che la vera matrimoniale sarà di “oro del Galles”. Ma oggi vince a mani basse Leggo, con l’oroscopo di Branko per i reali. Previsioni assolutamente azzardate, che non posso non riportare. Sposarsi l’8 aprile, giorno di un’eclissi totale di sole? “Per antica tradizione astrologica l’eclissi oscura i regnanti”, quindi “tutto fa pensare che Carlo non sarà mai re”. Inoltre “il principe avrà enormi contrasti con la figura materna”, ma “tra lui e Camilla sarà un matrimonio formidabile”.
Ah, l’eclisse sarà sul Pacifico, ma si sa che i regnanti inglesi hanno tutto il mondo ai loro piedi.
atomiche in Italia
A quanto si dice, la Nato (leggi: gli americani) mantengono in Italia 90 bombe atomiche. Nell’attesa della pubblicazione del rapporto del Natural Resources Defense Council dedicato a tutta l’Europa sono apparse queste anticipazioni.
Mah. Che ad Aviano ci fossero delle bombe atomiche penso fosse un segreto di Pulcinella. Sarà che mia mamma è sacilese, quindi da quelle parti ci ho passato innumerevoli estati, ma garantisco che nessuno lo metteva in dubbio. I maligni come me facevano anche notare come gli USA avessero finanziato proprio ad Aviano la costruzione di un centro per il trattamento dei tumori all’avanguardia in Europa… Che ci siano bombe anche a Ghedi… beh, manco sapevo che ci fosse una base là. Quante cose si imparano nella vita.
Credo però che sia più preoccupante l’idea che queste testate siano nel nostro territorio non tanto per qualche ragione legata alla posizione geografica italiana, quanto perché così “contiamo di più all’interno della NATO”. Non cambia insomma nulla nella politica estera dell’Italia: Cavour mandò i bersaglieri in Crimea e Mussolini i fanti a Nizza per la stessa ragione. (Sì, Silvio ha fatto lo stesso per la “missione di pace” in Iraq. Lo so, grazie).
Soluzioni all'italiana 2: posta elettronica certificata
A fine gennaio c’è stato un certo qual fermento giornalistico, quando il ministro dell’Innovazione ha presentato il DPR sulla Posta Elettronica Certificata, PEC per chi ha fretta. Stanca si è premurato di farci notare come l’Italia sia “tra i primi Paesi al mondo a disporre della posta elettronica certificata”, insomma della “raccomandata elettronica” come tradotto dai giornali. Volete poi mettere? con doppio controllo antivirus! Cintura e bretelle!
Il comunicato del CNIPA (come? non sapete che cos’è? È il Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) è disponibile qua, per gli amanti della burocrazia. Io personalmente mi sono divertito ad andare un po’ a sfrucugliare sul testo del decreto in via di pubblicazione. A dire il vero ho anche guardato l’allegato tecnico che è stato opportunamente tolto dal sito, ma non divaghiamo. E se ne scoprono delle belle.
Il concetto di “raccomandata” è legato alla consegna della lettera, non a un eventuale contenuto: Posteitaliane non sta certo a verificare se tu mandi un foglio bianco. Sarebbe stato bello che nella trasposizione elettronica venisse sfruttata la possibilità di raccomandare anche il testo del messaggio, ma la cosa non è stata fatta. Amen. Non che al ministero non conoscano l’esistenza di queste simpatiche cose: i gestori devono infatti apporre sulle ricevute la propria firma elettronica.
Ma fossero tutti qua i problemi! È infatti istruttivo scoprire all’articolo 3 che
Il documento informatico trasmesso per via telematica si intende spedito dal mittente se inviato al proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se reso disponibile all’indirizzo elettronico da questi dichiarato, nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore.
Letto? Compreso? Pensate adesso alla vecchia raccomandata cartacea. Arriva il postino, non ti trova e mette l’avviso sulla buca; tu non apri la buca delle lettere e dopo un mese le poste rimandano la raccomandata al mittente con indicato “non ritirata”. Se è solo per questo, tu puoi anche guardare la busta e dire al postino “no, non la accetto”. Non è un atto giudiziario: è tuo pieno diritto rifiutarla. In questo caso, niente da fare: non appena il tuo provider ha messo il messaggio a tua disposizione per essere ritirato con POP, il messaggio è considerato “ricevuto”. Tu non ti sei connesso perché hai dimenticato la tua password? peggio per te. La “firma di ricezione” è quella del provider, non la tua. l’articolo 6, comma 5, lo ribadisce per chi fosse tardo di comprendonio: “La ricevuta di avvenuta consegna è rilasciata contestualmente alla consegna del messaggio di posta elettronica certificata nella casella di posta elettronica messa a disposizione del destinatario dal gestore, indipendentemente dallavvenuta lettura da parte del soggetto destinatario” (neretto mio).
Ma forse ancora peggio è scoprire chi può fare da gestore di PEC, oltre alle pubbliche amministrazioni. Una persona di buon senso direbbe che i requisiti sono essere affidabili, e magari avere un’assicurazione che copra i rischi dell’attività. Siamo in Italia, e magari una certificazione – il “pezzo di carta” – è un pizzo che bisogna pagare per far vedere che almeno ufficialmente si è bravi. Naturalmente occorre tutto questo, ma (articolo 13, comma 3) occorre anche essere una società di capitali, e avere capitale sociale interamente versato di almeno un milione di euro. Traduzione: solo i soliti noti potranno fornire il servizio. Che gli altri si limitino a giocare nel recinto. Nota: sono due anni che si lavora a questo decreto, e “casualmente” questa norma è stata aggiunta solo adesso. D’altra parte non è certo una specifica tecnica, quindi non c’è alcun problema, no? e poi tutti i “piccoli” hanno potuto dare un prezioso contributo lavorando alle specifiche, anche questo è un lavoro di gruppo!
L’unica cosa che per il momento dà qualche speranza è che non siamo affatto obbligati nemmeno implicitamente a usare la PEC. L’articolo 4 recita infatti che un privato che la voglia usare lo deve indicare esplicitamente e per ogni procedimento; addirittura si ribadisce che se è semplicemente indicato il proprio indirizzo PEC, non è un’indicazione esplicita di volontà d’uso. Ma si sa come vanno queste cose: una modifichina “per semplificare” è sempre dietro l’angolo…
Insomma, saremmo anche tra i primi nel mondo, ma forse si poteva lasciar perdere. L’unico vantaggio possibile che vedo oggi è nella comunicazione interna alla pubblica amministrazione. Intendiamoci, non è poco, ma nemmeno quella svolta epocale.
Cartina muta
Via Storiedime, un simpatico giochino: lancia una freccetta e cerca di beccare le capitali europee. (occorre ampliare al massimo la finestra del browser). A parte avere messo Belgrado in Bosnia, e avere ciccato di 650 Km Mosca e di 350 Helsinki, non credo di essere andato così male.
a certa gente so io che farei
Dal feed dei freeware che ricevo avevo trovato questo: Free List Manager, merge smaller email lists into one big list. It is a full featured professional mailinglist manager software.
La cosa non mi interessava più di tanto, ma sono curioso e così sono andato a vedere il sito. Così ho scoperto che è un Bulk Email Software Store, cioè tradotto in italiano un paradiso per gli spammatori, che possono comprarsi i programmi per recuperare in giro indirizzi e spedirli. Dalla loro pubblicità di Hidden Sender: “sends real ANONYMOUS bulk emails. You won’t lose your ISP service”.
Sono i momenti in cui mi piacerebbe che una dozzina di fulmini finisse nella loro sede.
filobus senza filo?
Lo so, a Roma stanno cercando di fare il nuovo filobus 90 a tracciato misto: nel centro storico va a batterie per evitare di rovinare l’estetica dell’Urbe, mentre verso il Nuovo Salario possono tranquillamente fare dei parallelepipedoni in calcestruzzo per la centrale di distribuzione fili. Però ieri non ero a Roma ma a Milano, e sulla circonvallazione ho visto un filobus che se ne tornava presumo in deposito con le aste abbassate e senza nessun problema. Mi sono crollate molte certezze.
Indietro Savoia (libro)
Che il Glorioso Risorgimento Italiano non fosse andato esattamente come ci è stato propinato a scuola, magari qualcuno l’aveva anche subodorato. In ogni caso, questo libro (Lorenzo del Boca, Indietro Savoia, p. 281, Piemme Pocket 2004, € 7.90, ISBN 8838482691) scopre con dovizia di particolari gli altarini dietro a quel periodo. La lettura è sicuramente molto interessante, soprattutto quando Del Boca comincia a fare vedere come i re Savoia non fossero esattamente così coraggiosi e intelligenti come sembrerebbe da certi testi. Devo però dire che spesso tende a cascare sul pettegolezzo, magari ben noto (si dice che Vittorio Emanuele II fosse in realtà il figlio di un macellaio, che venne scambiato all’età di due anni quando il vero erede al trono morì in un incendio. Probabilmente è così, ma venire a dire lombrosianamente che è quella la ragione dei suoi modi plebei mi pare azzardato) e altre volte non entra sufficientemente nel dettaglio (che la spedizione dei Mille avesse dietro di sé degli addentellati politici – inglesi e mafia – belli forti è presumibile. Ma se si afferma che il regno delle Due Sicilie era molto più avanzato della Sardegna di allora, bisognerebbe chiedersi come mai la piccola borghesia e l’esercito meridionale abbiano deciso di cambiare campo senza pensarci su due volte). Detto tutto questo, penso comunque che valga la pena di leggere il libro, che è anche scritto piacevolmente.