L’anno scorso Nicola Calipari è stato ammazzato. Nelle commemorazioni che si sono tenute, il ministro della Difesa Martino è arrivato a parlare di “tragedia greca” e del “fato che impedisce all’eroe di cogliere il frutto del suo valore”. Questo deve essere sembrato troppo persino al governo, tanto che per fare una doverosa precisazione hanno scomodato nientemeno che Gianni Letta. Il modo con cui Letta è riuscito a dar torto a Martino merita di essere citato integralmente.
“La retorica ha sempre qualche piccola insidia. Forse nel tentativo di nobilitare la figura di Calipari è stata evocata la tragedia greca. Dove, è vero, è il fato che spiega tutto ciò che accade come conseguenza ineludibile di qualcosa che non è conoscibile né influenzabile dall’uomo: ma la tragedia greca è cosa antica, lontana, passata. [Oggi] la responsabilità impone di conoscere e agire coerentemente e conseguentemente. Anzi di agire per conoscere: solo così potremo onorare non soltanto a parole la memoria di un grande servitore dello Stato”.
Peccato che nessuno metterà in pratica queste parole.
Numb3rs
Ivano mi fa notare come da domenica prossima Rai2 inizierà a trasmettere la serie televisiva Numb3rs (con il 3 al posto della e), “un thriller-poliziesco, sulla scia di CSI, che combina l’FBI con la matematica”.
Detto così sembrerebbe preoccupante, ma sembra invece non sia così, e che la serie sia abbastanza godibile e soprattutto fatta bene (dal punto di vista matematico, intendo). Non so però se riuscirò a fare una recensione, visto che la premessa è “riuscire a guardarla” e io e la televisione non andiamo mai troppo d’accordo…
Una gita in Tilab
Visto che da mercoledì primo marzo siamo diventati tutti parte della grande famiglia Telecom Italia, ai Grandi Capi di IE – che non c’entra con la Microsoft, ma più prosaicamente sta per “Innovation and Engineering” – è sembrato opportuno convocare a Torino la sparuta rappresentanza dei quadri milanesi per le Puntuali Spiegazioni Su Cosa Faremo Nel Prossimo Futuro, di cui ovviamente non farò parola qua.
Ci siamo trovati così in sei stamattina alle 11 in Centrale per prendere l’Intercity per Torino: avevo pensato di partiire due ore prima per respirare l’aria torinese postolimpica, ma poi mi sono detto “e chi me lo fa fare?”. Beh, ad esempio il fatto che l’Intercity aveva tre quarti d’ora di ritardo – problemi non meglio chiariti tra Padova e Vicenza – e quindi abbiamo dovuto prendere l’interregionale, precludendomi qualunque possibilità di passare per il tratto ad alta velocità. Tra l’altro, Trenitalia sta migliorando: i dieci minuti di ritardo standard dei treni sembrano essere diventati cinque.
Torino ci ha accolti con una bella giornata di sole e le Olimpiadi che aleggiavano ancora, tra i drappi rossi per coprire i cantieri, le pubblicità relative ai giochi e ancora una certa qual pulizia. Peccato che essendo in ritardo ci siamo ingozzati con un pessimo panino che il mio stomaco mi farà pagare a lungo e ci siamo fiondati in taxi verso Tilab, dove ho passato il tempo più che altro a salutare gli ex-ma-ora-non-più-ex-perché-siamo-di-nuovo-tutti-telecom colleghi.
Il ritorno è stato ancora peggio dell’andata, visto il ritardo nostro che ci ha costretti a fare l’assalto alla diligenza a Porta Susa (a nessuno era venuto in mente che invece che l’interregionale si poteva prenotare il treno Artesia che tanto sarebbe arrivato cinque minuti dopo a Milano…). Però non ho potuto fare a meno di andare a vedere la stazione della metropolitana, tra le battutace dei miei colleghi che non riuscivano a capire tanto interesse. Si vede che non hanno vissuto per quarant’anni a Torino. Beh, è carina e soprattutto non rutilante, seguendo i dettami subalpini: colori chiari ma tenui.
Il prete giusto
Packaging speciale del quotidiano torinese (ma lo si può comunque trovare nell’edizione Einaudi), questo libro (Nuto Revelli, Il prete giusto, La Stampa 2005 [1998], pag. 94, 5.90, ISBN 977-1122-176164-50731) narra la storia di don Raimondo Viale, prete delle montagne sopra Cuneo che è stato partigiano durante la seconda guerra mondiale e fu uno dei Giusti che salvarono ebrei in quel periodo. Revelli lascia parlare il sacerdote, oramai anziano e scoraggiato, e gli fa raccontare la sua vita, limitandosi a inserire alcune note a piè di pagina dando una minima indicazione bibliografica sui nomi da lui fatti. Solo alla fine, in una postfazione, aggiungerà qualche nota storica per inquadrare il personaggio, senza dubbio “scomodo” tanto che nel dopoguerra sarà sospeso a divinis. La parte iniziale prende davvero il cuore, e forse proprio per questo alla fine nasce una punta di rabbia, perché la narrazione termina bruscamente con la fine della guerra, e Revelli lascia solo alcuni scarsissimi indizi su quanto successo dopo, quasi non volesse macchiare la storia del sacerdote. Un peccato, vista anche la non certo ampia mole del libretto che avrebbe permesso l’aggiunta di una biografia.
Che sta succedendo a Murphy?
Mi sono accorto che non so come si sono cancellati pacchi di indirizzi nella rubrica del mio telefonino. Presumo che sia capitato ieri, quando sono andato a lavorare in bici e non dovevo averlo bloccato.
Il fatto è che avevo fatto un backup… lunedì. L’unica cosa che mi viene in mente è che il restore – che ci sta mettendo una vita – dovrà fallire miserevolmente, oppure il mondo come lo conosciamo terminerà.
Aggiornamento: come volevasi dimostrare. A qualche minuto dalla fine si è piantato il collegamento…
Aggiornamento 2: però – anche se non capisco perché da un backup non riesco a selezionare solo la rubrica – ho scoperto che la sincronizzazione con Outlook era sufficiente. Microsoft è servita a qualcosa. Il mondo finirà.
Saga Alfa Romeo – fine reprise
Stamattina sono tornato in concessionaria a recuperare la mia povera 147. A parte il pedale della frizione che stacca non appena inizio a pensare di sollevare il piede, la situazione sembra tornata stabile… ovviamente con un altro motore ricondizionato che spero ardentemente essere di una versione successiva a quelli scassati.
La parte più ironica del tutto è che Fiat Auto, con la storia che continua a mettere motori ricondizionati (spero che questa volta sia di quelli più nuovi…) ha speso più soldi di quanto avrebbe fatto cambiandoci a spese loro tutto il motore la prima volta.
Miracolo a Milano
Dopo la segnalazione blogghistica di ieri, miracolosamente stasera i lampioni sotto casa funzionavano. In compenso viale Montello era al buio, il che non è il massimo per un povero piccolo ciclista che già deve destreggiarsi tra binari e auto parcheggiate.
Forse manca davvero elettricità?
E cinque
Oggi è l’ultimo giorno in cui lavoro in Tim Italia. Infatti domani la società viene incorporata in Telecom Italia, che diventa il mio nuovo datore di lavoro. Ricapitolando, da quando sono andato via da Tilab questa è la mia quinta società, il tutto senza mai avere spostato la mia scrivania.
Che ci perdiamo questa volta nel passaggio? un giorno di ferie, anzi per la precisione 8 ore annue di “riduzione orario”. Infatti l’orario Telecom è più breve di quello TIM per la bellezza di due minuti al giorno, che se fate i conti su 48 settimane viene giusto otto ore. Non si capisce ancora se perderemo il plafond di scatti sul telefonino, anche se credo che quelli resteranno, soprattutto dopo che il sindacato ha cominciato a fare circolare tra la gente un sms con testo “beh, potremmo andare da un altro operatore a chiedere che tariffa ci propongono a noi ex-TIM”. Vodafone sarebbe stata sicuramente interessata :-) Per il resto, sentiremo in assemblea.
Che ci guadagniamo? Beh, mentre fino ad oggi eravamo ospiti in una sede di un’altra società, adesso siamo a tutti gli effetti in una nostra sede, il che potrebbe significare che è la volta buona che ci spostano, considerando le dialettiche interne Telecom.
In teoria dovremmo anche iniziare a timbrare, visto che la timbratrice Telecom esiste; in pratica, inserendo i nostri badge appare la scritta “non in uso” il che dimostra come noi in realtà non esistiamo…